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Vecchio 24-03-05, 11:03   #1 (permalink)
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Il caro conti correnti bancari record italiano

La spesa media annua è di 113 euro, contro 93 in Germania,
89 in Francia e 65 in Gran Bretagna. Nel 2004 aumenti del 2%
Il caro conti correnti bancari
all'Italia il record dei costi
di ANDREA GRECO


MILANO - L'italianità delle banche, e va bene. Ma i costi allo sportello? Non così bassi da scaldare l'animo patriottico dei risparmiatori. Anzi, i più alti d'Europa. Lo dimostra la seconda edizione di World Retail Banking Report, presentata a Parigi dopo che gli analisti di Cap Gemini, Efma e Ing hanno setacciato 130 istituti di credito ordinario in 19 paesi. Il documento pare fatto a misura per infastidire il tricolore creditizio, anche se averlo arricchito in quantità e qualità rispetto all'anno scorso, con una migliore ponderazione delle specificità locali, ha permesso ai dati italiani di avvicinare un po' quelli degli altri paesi.

Chi se la passa meglio, ironia, è però il signor Rossi olandese, il cui conto corrente costa solo 25 euro l'anno, se si considera l'utenza media di quattro servizi base: il conto, i mezzi di pagamento, l'uso del contante e le operazioni extra. Viaggia poco sopra la media del campione (78 euro) il correntista spagnolo, che sborsa 81 euro l'anno. E al sistema Italia non basta un ridotto incremento dei costi, il 2% rispetto al 2004, per uscire dal terzetto delle "maglie nere": Svizzera (137 euro) e Australia (123 euro), che superano il Bel Paese (113 euro). "Non è tanto: siamo in media con l'Ue - ha commentato il direttore generale dell'Abi, Guglielmo Zadra - inoltre va tenuto presente che questa cifra comprende il bollo, la cointestazione del conto e la remunerazione delle giacenze. Quindi siamo sui livelli più bassi d'Europa".

Ma ai consumatori poco importa se i soldi vanno all'erario o ai manager in grisaglia, e dalla ricerca risulta che in Eurolandia nessuno paga questi servizi più di 113 euro. Purtroppo la tenue concorrenza nel credito nazionale tiene alti i costi di base, anche se il dato 2005 è quasi la metà dei 206 euro del 2004, per una migliore analisi degli usi locali. In Italia, per esempio, è molto diffuso l'utilizzo di conti correnti "a convenzione", con prezzi inferiori rispetto a quelli classici. Così come gravano negativamente l'incidenza dei costi fiscali (24 euro l'anno), un ricorso agli Atm di banche concorrenti nettamente inferiore e la scarsa frequenza di utilizzo del denaro elettronico - carte di credito e altro - a vantaggio dei depositi di contanti in agenzia.

Tuttavia, c'è almeno da dire che nell'ultimo anno l'aumento medio riscontrato dalla ricerca nel paese è di appena il 2%, circa al livello dell'inflazione.
In prospettiva, comunque, la dinamica dei costi per i correntisti di casa nostra è tiepida. Niente a che vedere con il +16% degli spagnoli (proprio loro), o coi rincari attorno al 10% di Gran Bretagna, Belgio e Olanda, che però rimangono i paesi con i costi assoluti più bassi. Questo movimento, rileva la ricerca, denota una convergenza di costi che sta lentamente allineando i migliori e i peggiori, come effetto "della diffusione della moneta unica" in Europa. Tale movimento dovrebbe peraltro proseguire, con l'introduzione dell'area singola dei pagamenti in euro (Sepa).

C'è un altro indicatore interessante, che confronta il Prodotto interno lordo per abitante dei 19 paesi analizzati e i costi dei loro servizi bancari. Ne esce una correlazione diretta tra convenienza dei servizi bancari e "grado di maturità" del mercato nei singoli paesi. Lo studio individua una soglia dello 0,6% per delineare i paesi "maturi", e l'Italia vi rientra per un pelo (0,55%). Il meglio messo è ancora l'Olanda, dove le spese bancarie ammontano allo 0,1% del Pil pro capite. Quasi tutti i paesi Ue e cosiddetti sviluppati oscillano tra 0,1% e 0,4%, mentre faticano i paesi emergenti: 1% Repubblica Ceca e Slovacchia, 2,1% la Polonia, 3,3% la Cina.

(24 marzo 2005)
http://www.repubblica.it/2004/l/sezi...carissime.html
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Vecchio 25-03-05, 09:17   #2 (permalink)
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C/c, è di nuovo bagarre sui dati
(24/03/2005)



È di nuovo scontro tra l’Associazione bancaria italiana (Abi) e i Consumatori. La pietra dello scandalo è sempre la stessa: i conti correnti.
A far discutere è il secondo World Retail Banking Report 2005, un’indagine presentata dagli analisti della Cap Gemini, in collaborazione con Efma e Ing, nella quale sono stati esaminati i costi dei conti correnti applicati da 130 istituti di credito in 19 paesi del Mondo tra cui gli stati appartenenti alla zona Euro, gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia e la Cina.

Rispetto allo scorso anno, l’indagine ha utilizzato la rilevazione dei prezzi “Local Profile”, vale a dire l’analisi delle abitudini di utilizzo dei correntisti, misurando così il costo effettivo della gestione del conto corrente per ogni singolo Paese.

E il rapporto parla chiaro. In Italia un ogni anno si spendono 113 euro per la gestione del conto corrente: circa il 30% in più che nel resto d’Europa, dove la media è pari a 78,28 euro. Un prezzo che è quindi superiore agli altri principali Paesi, anche se in Italia lo scorso anno si è verificato la minor crescita del prezzo teorico di conto corrente pari al 2% (par a un valore di 252 euro annui), al di sotto dell’indice d’inflazione e inferiore agli incrementi registrati nel resto d’Europa (3,1% in media).

Numeri alla mano, secondo il rapporto, in Olanda un conto corrente che comprende quattro servizi base (il conto, i mezzi di pagamento, l’uso del contante e le operazioni extra) costa 25 euro l’anno. Il correntista spagnolo spende 81 euro, mentre il costo schizza a 123 euro in Australia e a 137 in Svizzera 123 euro. Invece il cliente tipo italiano ha, come detto, una spesa pari a 113 euro.

Un costo che il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, considera in media con l’Unione europea, dal momento che il prezzo medio viene calcolato considerando anche la differente frequenza d’uso dei prodotti. L’analisi - ha infatti spiegato Zadra – ha preso in esame anche l’imposta di bollo, la contestazione del conto corrente e la remunerazione delle giacenze.
Per quanto riguarda il bollo, riscosso per conto dello Stato, in Italia si paga il prezzo più alto: circa 24 euro nel 2004, ma di recente si è verificato anche un ulteriore incremento. La cointestazione, molto utilizzata dai correntisti italiani, consente a più persone di operare sullo stesso conto, mentre la remunerazione (ovvero il tasso di interesse che spetta al correntista) è un fenomeno sconosciuto all’estero.

“Fattori - ha quindi commentato il direttore generale dell’Abi - molto forti e che influiscono sul prezzo finale. “Così - ha tuonato Zadra - al netto delle tasse, il costo dei conti italiani è sui livelli più bassi d’Europa. Inoltre - ha aggiunto - per avere un’idea il più possibile reale del prezzo del conto corrente, si dovrebbero considerare anche le diverse politiche di prezzo applicate dagli istituti di credito. I conti - ha concluso - costano inevitabilmente meno dove le famiglie fanno maggiore ricorso ai servizi finanziari.

Pronta la replica dei Consumatori
“I correntisti - ha spiegato il presidente dell’Adusbef Elio Lannutti - spendono 550 euro l’anno. Con 113 euro non si riesce neppure a pagare le spese di chiusura del conto, fissate tra una media di 120/150 euro”. Mentre - prosegue - la media delle retribuzioni delle giacenze è pari allo 0,01% e gli aumenti registrati negli ultimi 24 mesi sono stati del 19,7%. A conti fatti quindi, secondo l’Adusbef, i costi praticati su un conto corrente non convenzionato (11,5 operazioni mensili) e senza custodia titoli ammontano a 550 euro l’anno. Si sale invece a 750 euro con l’annessa custodia titoli.

Secca la risposta dell’Abi: “L’indagine sui prezzi dei conti correnti in Europa non è stata né realizzata, né commissionata dall’Associazione o da una banca italiana. Le critiche dell’Adusbef sono quindi fuori luogo”.

Non tarderà ad arrivare l’ennesima smentita.

Patrizia De Rubertis

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...Conti+correnti
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Vecchio 09-05-05, 10:58   #3 (permalink)
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Consumatori, illegali le spese di chiusura del c/c
(09/05/2005)



Sono illegali e vessatorie le pratiche bancarie di far pagare le spese di chiusura dei conti correnti e custodia titoli, anche nel caso in cui l’uscita dal conto venga decisa in seguito a modifiche unilaterali di tassi, prezzi ed altre condizioni da parte degli istituti di credito.
Questa la nuova denuncia partita da Adusbef e Federconsumatori che - come si legge in una nota congiunta - si preparano a dare battaglia, con citazioni in tutta Italia ed inviti a non pagare questi pedaggi feudali.

Una pratica, quelle per la chiusura dei conti, che secondo i dati forniti dalle due associazioni costa ai correntisti una media di 130-170 euro, anche in caso di modifica unilaterale dei tassi e delle condizioni Mentre i costi di chiusura e il trasferimento dei titoli a custodia arrivano a superare anche i 1.500 euro.
Importi ingiustificati che, fanno sapere Adusbef e Federconsumatori, negli ultimi tempi sono ulteriormente saliti: ben 337 istituti, cioè il 40% delle banche italiane, hanno infatti rincarato i costi.

E in proposito, le due associazioni ricordano che a difesa del diritto di recesso dei consumatori, se le banche hanno rincarato i costi, c’è la normativa speciale in materia bancaria (Testo unico bancario) e la decisione favorevole ai correntisti che il giudice del Tribunale di Bolzano ha pronunciato nei giorni scorsi sull’applicazione ai contratti di conto corrente delle spese di estinzione del conto stesso.

Il Tribunale - si legge nel comunicato diffuso - ha sancito l’abusività della clausola che prevede l’obbligo del cliente di corrispondere una somma a titolo di “commissione richiesta estinzione conto” anche nell’ipotesi in cui il diritto di recesso sia stato esercitato dal cliente a seguito della comunicazione da parte dell’istituto di credito della unilaterale modificazione dei tassi, prezzi ed altre condizioni”.

Ecco un vademecum utile sulla chiusura del conto corrente.
Se il conto corrente non è “in rosso”, il titolare può chiuderlo quando vuole ed eventualmente trasferirlo in un’altra banca. La richiesta deve essere comunicata all’istituto di credito in forma scritta, allegando il libretto con gli assegni non utilizzati, tessera bancomat e carta di credito. I tempi per l’effettiva chiusura dipendono dalle operazioni che sono ancora in sospeso sul conto: pagamenti tramite carta di credito e assegni, accrediti di stipendio o pensione, ecc.
Questi i costi che la banca addebiterà al correntista (riducendo così il deposito da trasferire):
•spese di tenuta conto dal 1° gennaio dell’anno al momento della disdetta del conto
•spese di invio dell’estratto conto finale
•spese di chiusura (fissate in misura standard)
•eventuali addebiti di interessi passivi. Se sul conto sono stati depositati anche titoli, l’operazione di trasferimento ad altra banca è decisamente più costosa, ma il titolare potrebbe decidere di mantenere in vita il conto corrente anche solo a questo scopo, trasferendo esclusivamente il deposito monetario.

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...Conti+correnti
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Vecchio 21-09-05, 17:57   #4 (permalink)
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PREZZI. Conti correnti alle stelle? Il parere dell'ABI e dei consumatori
21/09/2005 - 16:47
Botta e risposta tra Commissione Ue e ABI sui costi dei conti correnti italiani. Insorge anche l'Adusbef :" il correntista soffoca".

"Siamo stanchi, stufi di assistere ad una reiterazione basata su analisi vecchie e superate. Stupisce che queste dichiarazioni arrivino da persone che per ruolo dovrebbero tenere presente la realtà dei fatti". E' la replica del presidente dell'ABI (Associazione Bancaria Italiana), Maurizio Sella, al Commissario Europeo al Mercato Interno, Charlie McCreevy, che ieri aveva affermato che i conti correnti italiani sono i più costosi.

Secondo i dati forniti dall'ABI il costo di un conto corrente in Italia è in media di 65 euro l'anno, un costo inferiore a quello degli altri Paesi. Al termine del comitato esecutivo di oggi, l'ABI ha diffuso uno studio sui prezzi dei servizi bancari, condotto dalla società di consulenza internazionale Mercer Oliver Wyman e da un apposito gruppo di lavoro con i principali gruppi bancari ed una rappresentanza dei piccoli istituti. Lo studio ha preso in considerazione i servizi di conto corrente (inclusi gli strumenti di pagamento), i servizi di investimento e lo scoperto di conto corrente "ed è giunto alle seguenti conclusioni: se si considera il numero di persone che utilizzano il conto corrente e lo sconto derivante dalla remunerazione delle giacenze, il prezzo medio effettivamente pagato per chi opera sul conto corrente in Italia è di 65 euro, più basso di Francia (94 euro), Spagna (86 euro) e Germania (68 euro).

Ampliando il perimetro della ricerca - ha aggiunto l'ABI - l'Italia é risultata inoltre molto competitiva rispetto agli altri Paesi, con il secondo minor prezzo per lo scoperto di conto corrente e per la compravendita di azioni, e con il prezzo più basso per la compravendita di obbligazioni sia allo sportello che via Internet. Infine se si considerano tali risultati nel più ampio contesto dei servizi finanziari offerte alle famiglie, emerge come i ricavi complessivi per singolo utilizzatore di conto corrente generati dall'insieme dei servizi bancari appoggiati su un conto corrente in Italia sono pari a 754 euro. Un dato, questo, superiore solo a quello della Spagna ma decisamente inferiore agli altri paesi (2.762 euro nel Regno Unito, 2.388 in Olanda, 1.708 in Germania e 1.334 in Francia)".

Secondo l'analisi dell'ABI si ha la conferma "che a differenti comportamenti finanziari della clientela si associano differenti modelli di business degli intermediari finanziari e diverse politiche di prezzo sui conti correnti. In buona sostanza - ha aggiunto ancora l'ABI - le banche che operano in mercati con un più elevato tasso di finanziarizzazione offrono migliori condizioni sui conti correnti perché possono contare su ricavi più elevati sui servizi a maggior valore aggiunto".

Di tutt'altro parere l'Adusbef secondo cui un conto corrente con 11,5 operazioni al mese costa 46,37 euro, cifra che moltiplicata per i dodici mesi dell'anno fa balzare a 556,44 euro l'anno il costo del conto e non 65 euro come affermato dall'ABI.. L'associazione afferma infatti che "con 65 euro il povero e spremuto correntista "soffoca", non riesce neppure a pagare le spese di chiusura del conto corrente a causa di consolidate politiche di cartello (l'ABI fino a pochi anni fa imponeva "Norme bancarie uniformi" alle banche associate) e del protezionismo di un Governatore di Bankitalia, tutt'ora impegnato a difendere l'italianità delle banche: il Governo avrebbe il dovere, in occasione della legge di riforma del risparmio, di trasferire la concorrenza bancaria all'Antitrust per rivitalizzare un settore troppo a lungo protetto",

L'Adusbef ricorda poi come "secondo Capgemini, che ha esaminato i costi in 19 Paesi, per eseguire le più semplici operazioni bancarie in Italia si spendono 252 euro l'anno, contro una media di 108 euro. Ed è attorno a questa cifra che si aggira il costo pagato dai cittadini nella maggior parte dei 19 Paesi. Solo Italia, Svizzera, Germania e Stati Uniti vanno oltre i 108 euro". "Pur essendo le meno virtuose le banche italiane - aggiunge ancora l'associazione - non hanno rinunciato a aumentare i costi, cresciuti in un anno del 9,7 per cento (come ha certificato dall'Istat)".

Adusbef mette poi in evidenza che "alcune banche (Intesa,Unicredit,Capitalia), anche per riconquistare la fiducia tradita, stanno eliminando le spese di chiusura conto per alcune conti particolari e si stanno impegnando a non modificare le condizioni contrattuali sottoscritte, come ha disinvoltamente fatto il rag. Fiorani,con un avviso sulla Gazzetta Ufficiale, per un periodo di 2/3 anni. Questa è la strada maestra, ma occorre anche che venga affrontata la questione nella legge di riforma del risparmio,eliminando la prassi, di modifiche unilaterali peggiorative per gli utenti nei contratti".

HC 2005 - redattore: CC

http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=3189
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Vecchio 21-09-05, 17:58   #5 (permalink)
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Troppo cari i c/c italiani
(21/09/2005)



Il sistema dei bonifici transfrontalieri tra i Paesi Ue appare “insoddisfacente”. A denunciare la situazione è il commissario europeo per il Mercato interno Charlie McCreevy, durante un intervento a Parigi alla European Finance Management Marketing Association.
I mercati dei pagamenti - sottolinea McCreevy - si sono sviluppati lungo delle linee nazionali per una serie di motivi giuridici ed economici. E la situazione così come la vediamo oggi è semplicemente non soddisfacente per tutti i consumatori che devono sopportare il costo di servizi di trasferimento di denaro inefficienti e non competitivi”.
E tra gli stessi correntisti - continua- è alta la percentuale di coloro che si lamentano degli effetti della “frammentazione” di questo mercato dei transfert che risulta “limitato” perché i correntisti non hanno accesso alle strutture di altri Paesi europei che, invece, potrebbero offrire servizi meno costosi.

Situazione che per McCreevy deve essere cambiata al più presto grazie alla “tecnologia” e alla “volontà politica”. L’invito del commissario è chiaro: “Ora spetta alle banche giocare il proprio ruolo”.

E per dimostrare gli effetti negativi della frammentazione del mercato a livello europeo, Charlie McCreevy ha preso come esempio in negativo il sistema bancario italiano dove risultano troppo alti i costi delle operazioni bancarie rispetto al resto d’Europa.

I clienti in Italia sborsano in media 252 euro l’anno per i servizi bancari di base che includono i pagamenti. Mentre gli utenti olandesi pagano solo 34 euro l’anno in media. “E questo - ha spiegato- accade non solo per il fatto che gli olandesi si dice siano prudenti con i loro portafogli”.

Così per far fronte a questa situazione il 12 ottobre McCreevy proporrà all’esecutivo Ue una nuova direttiva per armonizzare il mercato unico dei pagamenti europei. L’iniziativa - ha spiegato - punta ad eliminare le differenze tecnico-giuridiche tra i paesi dell’Ue che impediscono di creare una zona efficace di pagamenti nel mercato interno. Secondo Bruxelles, infatti, i pagamenti transfrontalieri dovrebbero essere effettuati con facilità, come avviene oggi per quelli nazionali, e le regole dovrebbero essere uguali in tutti i paesi Ue. La Commissione prevede invece una distinzione tra i pagamenti effettuati tra i paesi di Eurolandia e quelli fuori dalla moneta unica.

McCreevy inoltre si è detto sorpreso degli elevati costi del sistema dei pagamenti Ue, stimati in circa il 2-3% del prodotto interno lordo (Pil) dell’Unione. Situazione che pesa anche sulle spalle delle stesse banche che dedicano ai pagamenti un terzo dei loro costi di gestione.

In particolare, in Europa le transazioni bancarie elettroniche valgono circa 56 miliardi annui di spese in beni e servizi. E di questi, ogni anno, circa 52.000 miliardi di euro cambiano mano nella Ue.

Così se i costi dei pagamenti bancari - ha concluso McCreevy - dovessero diminuire del 20%, allineandosi con i Paesi più a buon mercato, questo significherebbe un guadagno per le banche europee di circa 10 miliardi di profitti in più”.

Il commissario Ue al Mercato Interno ha anche annunciato che sta investigando sul mercato delle carte di credito e di debito, tenendosi in contatto con il suo collega alla Concorrenza, Neelie Kroes.

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...Conti+correnti
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Vecchio 22-09-05, 19:41   #6 (permalink)
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BANCHE. Lazio, al via indagini per verificare costi dei conti correnti
22/09/2005 - 17:47


"Indagine a tappeto per verificare il reale costo dei conti bancari nelle banche operanti nel territorio della regione Lazio". E' l'iniziativa lanciata oggi dall'assessore regionale alla tutela dei consumatori, Mario Michelangeli. "Se il commissario Europeo McCreevy denuncia in 252 euro il costo annuo di un Conto Corrente Bancario in Italia e per contro il presidente dell'Abi Maurizio Sella lo contesta sostenendo che, al contrario, si attesta a 65 euro, è evidente che un problema esiste - dice Michelangeli - 252 euro posizionano il costo del conto corrente bancario in Italia al doppio della media mondiale e comunque al posto più alto in assoluto in Europa. Il secondo paese è la Francia con 99 euro"

"Occorre fare chiarezza - conclude l'assessore regionale - perché se così fosse risulta urgente un allineamento alla media europea, pur tenendo presente il contesto nazionale e le variabili che definiscono un costo. In tal senso, questo Assessorato si muoverà per una rilevazione del problema nella Regione Lazio e, in concerto con le Associazioni dei Consumatori, per produrre proposte utili".

HC 2005 - redattore: VC
http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=3220
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Vecchio 20-11-05, 13:35   #7 (permalink)
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Costi record per i conti correnti, ma anche mutui e piccoli prestiti
In 9 mesi i primi 10 gruppi hanno guadagnato quasi 9 miliardi
Caro-sportello, clienti spremuti
e banche sempre più ricche
Il credito al consumo fenomeno che promette grande crescita:
l'indebitamento delle famiglie è un terzo rispetto alla Francia
di ETTORE LIVINI e VITTORIA PULEDDA


MILANO - Il 2005 del mondo bancario non andrà agli annali solo per i casi Antonveneta e Bnl. Mentre i riflettori della cronaca sono rimasti accesi sulle due scalate, gli istituti italiani, zitti zitti, hanno continuato a macinare utili. Nei primi nove mesi dell'anno - prendendo solo i dati delle prime 10 banche del paese - il bottino ha raggiunto quota 8,6 miliardi (56% rispetto al 2004). Quasi 1 miliardo al mese di guadagni al netto delle tasse. Una pioggia di soldi che regalerà agli istituti di casa nostra un 2005 da record.

Le spiegazioni del boom sono tante. I vertici di molte banche hanno varato piani di risparmi sui costi che iniziano ora a dare i loro frutti. Così come nei bilanci di qualche big è arrivata in questi mesi qualche plusvalenza straordinaria (il risultato operativo è cresciuto "solo" del 27%).

Ma l'incredibile exploit, visto con gli occhi di chi sta in coda dall'altra parte dello sportello, è difficile da capire. Come fanno le banche a guadagnare così tanto mentre l'economia del paese arranca e le famiglie faticano a far quadrare i conti a fine mese? Il sospetto di molti è sempre lo stesso: che a riempire di utili i bilanci del settore, alla fine, siano i clienti "tosati" dal caro-prezzi dei conti correnti. Un po' - sicuramente - è una semplificazione. Dettata dal fatto che le banche di casa nostra, da Cirio, Parmalat e Argentina in poi, non godono proprio di una reputazione specchiata. In questo caso però i dubbi della gente finiscono spesso per coincidere con i numeri ufficiali e con il parere di chi, di banche, mastica qualcosa: "Quelle italiane sono le più care d'Europa", ha sentenziato un mese fa Lorenzo Bini Smaghi, membro tricolore del board della Bce. E anche l'ex ministro del Tesoro Domenico Siniscalco, certo non un arruffa-popolo, ha espresso più o meno lo stesso concetto.

Non solo. Lo studio 2005 di Capgemini sui costi dei servizi bancari ha ribadito anche quest'anno che il costo medio di un conto corrente nel Belpaese (252 euro) è largamente al di sopra della media Ue (130 euro). E persino la ricerca messa in campo dall'Abi per confutare questi conti - stilata dalla Mercer Oliver Wyman - fatica a nascondere i problemi: "Il livello medio dei prezzi in Italia ponderato per i vari tipi di conti è superiore del 30-40% alla media europea". Senza oltretutto che si intraveda qualche segnale di moderazione visto che dal '98 a fine 2004, in base ai dati Istat, l'aumento dei prezzi dell'indice bancario è stato del 48% contro il +17% dell'indice generale.

Piazza Affari dà però anche altre spiegazione a questo 2005 d'oro: per gli analisti il segreto - visto che i costi erano già alti l'anno scorso - sarebbe soprattutto l'esplosione del credito al consumo e dei mutui ipotecari. I prestiti per comprare la casa garantiscono ricchi guadagni in termini di commissioni e rappresentano un'attività relativamente priva di rischi, visto che il privato difficilmente diventa moroso sulle rate del mutuo. Non solo. I mutui casa si portano dietro anche un'altra serie di servizi accessori, in larga misura coperture assicurative sui vari rischi legati all'immobile e al reddito familiare, che fanno guadagnare altri soldi alle banche. Poi c'è il credito al consumo: il fenomeno è appena emergente in Italia ed ha ancora ampli spazi di miglioramento.

L'indebitamento delle famiglie italiane rispetto al pil è pari a un terzo di quello che hanno accumulato i vicini francesi, mentre il raffronto con gli americani non è nemmeno proponibile, tanto sono lontani quei valori. Ebbene, queste due voci - credito per gli acquisti e mutui - stanno crescendo a due cifre e rappresentano una buona fetta degli utili delle banche. Per tutto quest'anno, inoltre, sono andate avanti le vendite a piene mani di obbligazioni strutturate. Che, nel caso in cui abbiano il marchio di fabbrica di una banca diversa da quella venditrice, consentono ancora per questo periodo di contabilizzare per intero le commissioni di sottoscrizione (le cosiddette front fee) invece di spalmarle su più esercizi. E lì, per le banche, è arrivata un'altra bella parte di guadagni, insieme a tutte le altre voci di bancassurance. I risparmiatori danno così il loro contributo pagando fior di commissioni. Per le associazioni dei consumatori, le banche provano a convincerli a spostare i loro soldi verso strumenti come le obbligazioni strutturate proprio perché sono i prodotti su cui riescono a guadagnare di più.

A gonfiare il conto economico nel 2005 non sono però solo i privati. Se è vero che su di loro gli istituti hanno fatto man bassa, la clientela corporate, cioè le imprese, ha pure avuto un ruolo importante. Non con l'attività tipica di una banca, quella di prestare soldi a fronte di investimenti, ma proprio con l'aiuto a fronteggiare la crisi economica. Che, come sempre, porta un gran lavoro di ristrutturazione, finanza straordinaria, fusioni e acquisizioni, consulenza che si sono tradotti in una buona fonte di ricavi bancari.

Le polemiche sul caro-conti non possono nascondere nemmeno un'altra realtà: il taglio ai costi di gestione operato negli anni scorsi con saggezza da molti istituti. Il rapporto tra spese e entrate è migliorato per tutti e ormai è considerato molto alto se supera il 60%, contro il 70% di pochi anni fa. Non a caso, il Roe - il principale indicatore di redditività - nel campione considerato va da un minimo del 10% della Popolare Milano fino alla vetta massima rappresentata da Unicredit (23,1%). Valori ancora lontani da molti concorrenti continentali, soprattutto gli inglesi, ma inimmaginabili fino a pochissimo tempo fa. La speranza dei loro clienti è che adesso le banche italiane avvicinino i livelli d'eccellenza dei rivali stranieri non solo sul fronte della redditività, ma anche su quello dei costi per i consumatori.

(20 novembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/j/sezi...a/costiba.html
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22 novembre 2005
Fazio: «Banche troppo care»
di Rossella Bocciarelli

Sono le imprese più innovative quelle che fanno da traino alla modesta espansione ciclica in corso, ed è in questa direzione che le banche dovrebbero indirizzare più decisamente i loro flussi di credito, in modo da aiutare l'apparato produttivo italiano a cambiar pelle.


È questo uno dei risultati della discussione che si è svolta ieri nella " sala del consiglio" al piano nobile di Palazzo Koch, durante l'incontro di fine anno fra i vertici esecutivi delle maggiori banche italiane e il Direttorio della Banca d'Italia.
L'altra esortazione che è stata rivolta alle aziende di credito riguarda l'opportunità di dedicare il massimo di attenzione ai servizi resi alla clientela, assecondando una tendenza alla riduzione del costo dei servizi stessi. C'era molta attesa e curiosità per questo incontro, il primo momento di contatto plenario tra il mondo delle aziende di credito e i propri " guardiani" dopo l'estate rovente delle Opa bancarie e mentre per il disegno di legge sul risparmio sta per profilarsi lo show down definitivo.
Eppure, nel grande salone rosa con i ritratti dei sette predecessori di Antonio Fazio, tutto si è svolto come al solito: relazioni a " tema" su aspetti specifici della congiuntura reale e creditizia da parte di tre banchieri ( ieri toccava ad Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, Matteo Arpe, amministratore delegato di Capitalia, e Fabio Innocenzi, amministratore delegato della banca popolare di Verona e Novara) e poi discussione generale sullo stato di salute dell'economia.
Al dibattito, hanno partecipato tutti: i più noti protagonisti del mondo finanziario come Corrado Passera ( Intesa), Alfonso Iozzo ( San Paolo Imi), Alberto Nagel ( Mediobanca) e i nuovi arrivi come l'amministratore delegato di Bpi Giorgio Olmo, chiamato a sostituire Gianpiero Fiorani. La riunione è cominciata poco dopo le dieci del mattino ed è finita alle tre di pomeriggio dopo la " coda" informale rappresentata dalla colazione.
Nel dibattito, gli uomini della Banca d'Italia hanno ricordato la loro valutazione: c'è un quadro economico con segnali non univoci, ma certo le prospettive a breve termine hanno segnato un miglioramento, sulla scia della ripresa che si profila anche in Eurolandia. Però i problemi dell'economia reale sono da ricondurre in larga misura ai fattori di natura strutturale che frenano la produttività e limitano la competitività delle imprese e finiscono con il risentirne le esportazioni, che continuano a espandersi meno del commercio internazionale. In questo contesto, gli spunti di miglioramento congiunturale si devono soprattutto alle unità produttive in grado di innovare, che sono sparse un po' in tutto il sistema. Nel corso della riunione, inoltre, è emerso come il sistema bancario abbia continuato a sostenere il f i n a n z i a m e n t o dell'economia, in particolar modo al Sud.
Nel 2005, secondo quanto sottolineano fonti di Via Nazionale, il credito erogato dalle banche italiane ha registrato un'accelerazione più forte rispetto al resto dell'area dell'euro sia nel comparto delle grandi imprese, sia in quello delle aziende più piccole e si è mantenuta elevata la dinamica dei prestiti alle famiglie. Il credito alla clientela del Mezzogiorno, poi, ha continuato ad aumentare a un ritmo più sostenuto che nel resto del Paese, riflettendo anche il rallentamento dell'autofinanziamento delle aziende meridionali. Sul versante più specificamente creditizio, è emerso che la qualità dei prestiti bancari non ha risentito in modo significativo della debolezza dell'economia reale negli anni scorsi. Quanto ai conti economici delle banche, nel primo semestre del 2005 il risultato di gestione delle banche italiane ha registrato una flessione, però si sono contemporaneamente ridotte le rettifiche nette di valore su cespiti patrimoniali; complessivamente, in ogni caso, il rendimento del capitale e delle riserve è aumentato. Nella serata di ieri, il Governatore Fazio ha incontrato anche una delegazione di senatori spagnoli, accompagnata in Bankitalia dal senatore di An Riccardo Pedrizzi. La riunione, secondo fonti dell'istituto d'emissione, « era stata organizzata nel quadro del protocollo d'intesa tra gruppi di contatto parlamentari italiani e spagnoli » e aveva all'ordine del giorno « una presentazione - analisi delle rispettive economie » .

http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...lesView=Libero
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Vecchio 15-12-05, 18:24   #9 (permalink)
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BANCHE. Altroconsumo: "Banca popolare deve rimborsare i correntisti"
15/12/2005 - 16:17


Altroconsumo chiede che la Banca Popolare Italiana restituisca in modo volontario, immediato ed esplicito a tutti i correntisti - almeno un milione di utenti, a cui sono state prelevate illecitamente, le commissioni che ammonterebbero, secondo segnalazioni giunte dai nostri soci, anche oltre i 30 euro per conto corrente. L'associazione ha scritto oggi al direttore generale della BPI per esigere il rimborso immediato di quanto indebitamente sottratto ai correntisti, senza se e senza ma. Tale richiesta è stata girata anche a diversi parlamentari affinché sia presentata un'interrogazione. Altroconsumo sta inoltre valutando iniziative legali per tutelare oltre che i correntisti anche gli azionisti della Popolare italiana, che sembrerebbero aver subìto anch'essi dei danni. L'associazione indipendente di consumatori ricorda che combattere il caro-banca è possibile, poiché il problema non è dovuto solo agli illeciti: le commissioni sui conti correnti bancari sono alle stelle e riguardano trasversalmente gran parte del mondo del credito. Ma risparmiare si può.

Al numero verde 800.331177, con il patrocinio del ministero delle Attività produttive, l'associazione fornisce consulenza personalizzata e gratuita per la scelta del conto corrente bancario più adeguato al proprio profilo di utente. Dalle inchieste ddei cittadini è emersa una possibilità di risparmio concreto di oltre 100 euro l'anno, scegliendo il conto corrente meno caro. Per informazioni sull'avvio dell'eventuale causa inviare una mail a popolareitaliana@altroconsumo.it.

HC 2005 - redattore: NZ

http://www.helpconsumatori.it/news.php?id=4909
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