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Vecchio 22-03-05, 08:59   #1 (permalink)
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L'altolà della Ue: sulle banche decidiamo noi

22 marzo 2005 Corriere della Sera
Il commissario McCreevy: Antitrust, la competenza è nostra. Le mosse possibili di Bankitalia

L'altolà della Ue: sulle banche decidiamo noi


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BRUXELLES — La Commissione europea si riserva l'ultima parola sull'offensiva delle banche straniere in Italia. Visto da Bruxelles il percorso è lineare. Primo: la competenza sulle fusioni fa capo alla Commissione, precisamente al titolare della Concorrenza, Neelie Kroes, purché le imprese in questione, messe insieme, totalizzino un fatturato superiore a 5 miliardi di euro ( e almeno una delle due deve avere un giro d'affari di 250 milioni di euro nella Ue). Le « offerte italiane » del Banco Bilbao Vizcaya e della Abn Amro superano abbondantemente queste soglie e dunque a Bruxelles hanno già acceso i fari. Secondo passaggio: il governatore Antonio Fazio può chiedere una specie di « deleg a a giudicare » , invocando la necessità di tutelare gli equilibri del sistema. Nel dettaglio la Banca d'Italia può addurre tre motivazioni: la sicurezza pubblica, il pluralismo e le regole prudenziali ( cioè il timore di alterazione del mercato n. d. r. ) » .
Terzo: spetta comunque ancora all'esecutivo europeo, questa volta al Commissario al Mercato interno, Charlie McCreevy, decidere se lasciare il dossier nelle mani del Governatore.
Tutto ciò è stato chiarito ieri, per così dire in via preventiva, dai portavoce della Kroes e di McCreevy, vale a dire da quello che a Bruxelles viene considerato « l'asse liberista » del collegio esecutivo. Le parole del portavoce Mc Creevy rendono bene il clima: « La Commissione è molto felice se vede che il mercato funziona. Il nostro ruolo è quello di assicurare che il mercato interno europeo funzioni in modo appropriato anche nel settore bancario. Se le operazioni dovessero essere bloccate per motivi non strettamente economici, dovremmo occuparcene e non resteremo a braccia conserte nell'attesa che qualcuno presenti una denuncia » . Inoltre gli uffici stampa di Bruxelles ieri hanno richiamato un precedente che potrebbe fare scuola: nel 1999 il Commissario Mario Monti portò il governo portoghese davanti alla Corte di giustizia, con l'accusa di aver bloccato l'acquisizione del 40% nel gruppo finanziario lusitano da parte degli spagnoli del Banco Santander.
L'irlandese McCreevy aveva già preso l'iniziativa all'inizio di febbraio, inviando una lettera a Fazio, nella quale chiedeva « chiarimenti » sulle informazioni raccolte sulle « manovre in corso » per bloccare l'avanzata italiana del Banco di Bilbao Vizcaya e dell'Abn. In parallelo la Kroes, a fine gennaio, chiese esplicitamente al ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, nel corso di un pranzo al « forum » di Davos, se il governo avesse intenzione di ostacolare le « operazioni transfrontaliere delle banche » . Siniscalco rispose di no, ma evidentemente il duo McCreevy Kroes aspetta la prova dei fatti. D'altra parte spagnoli e olandesi, prima di uscire allo scoperto con le offerte di questi giorni, avevano coltivato con intensità il terreno europeo.
Le lobby bancarie si erano messe in moto fin dal settembre scorso, inviando tre figure di spicco del credito continentale sulla spiaggia di Scheveningen, a lamentarsi per i « vincoli nazionali » con i 25 ministri della Ue. Della terna faceva parte anche Rijkman Groenink, presidente dell'Abn Amro. Poi, nei mesi successivi, spagnoli e olandesi non hanno mai perso di vista la Kroes e McCreevy. Giuseppe Sarcina Lo scontro Bnl Bilbao
BNL Il gruppo Bbva ha preannunciato un'Ops sul 100% del capitale di Bnl. L'operazione ( una nuova azione Bbva ogni cinque titoli Bnl, valutando l'istituto romano 7,6 miliardi di euro) dovrebbe chiudersi entro giugno Lo scontro Antonveneta Abn
BANCA ANTONVENETA Abn Amro ha depositato una settimana fa una pre notifica alla Banca d'Italia preannunciando la possibilità del lancio di un'Opa su Banca Antonveneta, di cui già possiede una quota del 12,8%.

Gli spagnoli offrono carta, ma in buona quantità Adesso il rilancio è difficile

Con la proposta di un'offerta pubblica di scambio di un'azione propria contro 5 della Bnl, il Banco Bilbao porta sul mercato la contesa per il controllo dell'ex banca del Tesoro.
I baschi non fanno regali. Propongono carta contro carta. Al momento della notizia, il titolo Bnl è valorizzato a 2,52 euro con un premio del 10 15% sulle ultime quotazioni. Il banchiere José Ignacio Goirigolzarri potrà forse migliorare la sua offerta, ma la proposta è chiara: caro azionista Bnl, ti offro la possibilità di diventare socio del Bilbao consolidando in azioni di una grande banca internazionale i tuoi titoli Bnl, che a questi prezzi sono arrivati non per meriti di bilancio ma sotto la spinta della speculazione.
E' un discorso serio. Il Bilbao capitalizza 41,5 miliardi di euro contro i 6,8 di Bnl. E' una « public company » con oltre un milione di azionisti il primo dei quali è Telefonica de España, che ha l' 1%. Più della metà del capitale sta all'estero. Nel 2004 ha guadagnato 2,8 miliardi dopo aver ammortizzato avviamenti per mezzo miliardo, mentre Bnl ha perso 34 milioni. Il suo ritorno sul capitale, calcolato in modo omogeneo a quelli italiani, è pari al 18,7%. Più o meno come Unicredito. Il Bilbao è ben patrimonializzato con un Tier 1 di 8 e un eccesso di capitale di 8 miliardi. Ha crediti dubbi per meno dell' 1% degli impieghi contro il 4,9% di Bnl.
Ma soprattutto questi crediti di incerta riscossione sono coperti al 247% perché gli amministratori si proteggono dal rischio che qualche credito « in bonis » non lo sia. Bnl, nonostante gli sforzi, copre i crediti dubbi al 51,46%. Il grado di efficienza dei baschi è molto alto se i costi operativi, inclusi gli ammortamenti, sono pari al 49,2% dei ricavi contro il 64,8% della banca romana.
Il consiglio di amministrazione di Bnl, presieduto da Luigi Abete, valuterà se la mossa del Bilbao è congrua e amichevole. La Banca d'Italia, intanto, sta controllando le forme dell'Ops e il piano industriale. Fazio assolve con ciò a un obbligo di legge, ma sta anche offrendo la sponda a un ipotetico " cavaliere bianco". Una contromossa, in questi casi, non può scandalizzare. Anzi. Ma una cosa sarebbe comprare a caro prezzo il 31% di Bnl dai soliti noti, in questo caso da Caltagirone e soci, e riservare al parco buoi l'offerta d'acquisto obbligatoria a prezzi decisamente inferiori bruciando sul tempo il Bilbao; altra cosa è rivolgere una proposta, più attraente di quella basca, a tutto l'azionariato.
Nel primo caso, i conti del " cavaliere bianco" e dei " nazionalisti" potrebbero forse tornare, ma ne patirebbe la reputazione del settore bancario italiano come terreno d'investimento dei capitali internazionali. Nel secondo caso, il mercato sarebbe felice. Ma dov'è la banca italiana che ha i numeri — e la convenienza — per sfidare il Bilbao in campo aperto?


E il Bilbao Vizcaya schiera i più potenti banchieri d'affari

Effetto « doppia Opa » . A metà delle contrattazioni di ieri, a Francoforte, anche i titoli di due banche da tempo in odore di « consolidamento » come Commerzbank e Hypovereins hanno preso il largo. Il motivo? Che l'annuncio delle offerte paneuropee degli olandesi di Abn Amro e degli spagnoli del Bbva sulle italiane Antonveneta e Bnl faccia saltare il « tappo » che frena una nuova ondata di conquiste in tutto il Vecchio Continente. E a giudicare dalla massa di manovra di consulenti e banche d'affari che sta scendendo in campo, e dai loro incroci pericolosi, il sospetto si fa tremendamente concreto.
Gli spagnoli, a d e s e m p i o , avrebbero scelto come advisor un gruppo di merchant bank che da solo vale la maggior parte degli affari conclusi nel 2004 sui mercati mondiali del « Merger & acquisitions » ( fusioni e acquisizioni). Ovvero Goldman Sachs e Lehman Brothers, nonché Morgan Stanley e Merrill Lynch. Per la prima, ad occuparsi della questione sarebbe Andrew Chisholm, uno dei « managing director » della casa americana, e non Mario Draghi, l'ex direttore generale del Tesoro che nei dieci anni trascorsi in via XX Settembre ha curato il programma nazionale di privatizzazioni ( tra cui, a fine ' 98, quella di Bnl) e che ha dato i l suo nome alla legge che disciplina il sistema finanziario di casa nostra. La norma che regola, tra l'altro, le offerte pubbliche di acquisto, le Opa.
Altri nomi in campo? Galeazzo Pecori Giraldi per Morgan, Vittorio Pignatti e Ruggero Magnoni per Lehman, Maurizio Tamagnini per Merrill.
Ma Goldman Sachs, oltre che per conto degli spagnoli, sarebbe in pista per quanto riguarda la tutela degli interessi di Antonveneta, oggetto non solo del desiderio olandese, ma anche di quello « padano » espresso dalla Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani. E ad occuparsene, in questo caso, sarebbe Claudio Costamagna, da poco salito a uno dei più alti incarichi europei della banca d'affari Usa.
Alleate su un fronte, le merchant bank internazionali possono invece ritrovarsi come rivali su un altro. Così la Lehman Brothers potrebbe diventare « nemica » di Goldman, visto che agirebbe da consulente per conto degli olandesi sulla loro offerta di acquisto di Antonveneta. In compagnia, questa volta, di un altro dei più prestigiosi nomi della finanza internazionale, la Rothschild, che in Italia conta tra gli altri su Franco Bernabè e Alessandro Daffina.
Ma l'elenco degli advisor blasonati può proseguire ancora: le ambizioni della Lodi sull'istituto padovano sarebbero riposte nelle capacità della francese Lazard e della tedesca Dresdner Kleinwort Benson. E altri prestigiosi ( e lauti) incarichi attendono di essere conferiti, soprattutto quando e se sarà il turno degli avvocati d'affari. Un gran movimento.
Che si spiega perché il mercato bancario italiano all'estero piace. Soprattutto per i margini di guadagno che offre ( un po' come nell'energia, che costa di più in Italia che nel resto d'Europa) e per il fatto di essere frammentato e passibile di ampie ristrutturazioni. Come scrive la stessa Goldman Sachs in un rapporto redatto proprio ieri ( e con il quale si spiega ai clienti che essendo parte in causa dovrà sospendere le sue valutazioni su Bbva e Bnl) le banche italiane guadagnano in media l' 1% in più sui prestiti rispetto, ad esempio, agli istituti spagnoli, e hanno un rapporto medio tra costi e redditi del 66%, contro una media Ue del 60% e spagnola del 48%. Cifre che mostrano come nell'Italia delle banche lo spazio per interventi rivoluzionari, e per le relative commissioni, sia notevole.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...r220305ba.html
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Vecchio 22-03-05, 09:02   #2 (permalink)
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22 marzo 2005 da La repubblica

Bnl, la cordata italiana non c´è

Fazio prende tempo, oggi Abn Amro decide sull´Opa

Vani i tentativi di formare uno schieramento alternativo a Bbva Voci su un rilancio spagnolo
Interlocutoria la prima risposta di Bankitalia agli olandesi Bagarre sui titoli a Piazza Affari


GIOVANNI PONS

MILANO - La cordata italiana che dovrebbe opporsi agli spagnoli del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria nel lancio di un´Opa sulla Bnl non esiste. Non sono serviti a questo scopo né l´ennesima visita in Banca d´Italia del costruttore editore Francesco Gaetano Caltagirone, che guida il cosidetto contropatto, né i contatti sviluppati ieri attraverso la filiale della banca centrale di Milano tra gli altri immobiliaristi azionisti della Bnl, il loro advisor Lazard ed esponenti del Monte dei Paschi e della Banca Popolare di Vicenza. Il tentativo di coagulare un gruppo di azionisti forti tra cui anche le Generali non ha avuto successo e a questo punto Antonio Fazio dovrà battere altre strade se vorrà impedire al Bbva di conquistare la Bnl.
Ma oggi sarà una giornata importante sull´altro fronte caldo del sistema bancario italiano. Il consiglio di amministrazione della banca olandese Abn Amro deciderà se lanciare effettivamente l´Opa sulla Banca Antonveneta. L´informativa preliminare che prevede questa possibilità è già stata depositata in Banca d´Italia e ieri da via Nazionale è arrivata una prima risposta interlocutoria. In una lettera che sarebbe partita in serata all´indirizzo di Amsterdam, Bankitalia ha semplicemente richiamato l´attenzione sulle condizioni necessarie al mantenimento della stabilità e della sana e prudente gestione senza esprimersi nel dettaglio con un via libera all´operazione o una bocciatura tout court. Una risposta che a molti osservatori è apparsa debole, in quanto l´informativa preliminare è stata pensata da Antonio Fazio con lo scopo di «prospettare l´esistenza di ostacoli a cui l´operazione può andare incontro». E se tali ostacoli non sono stati indicati significa che non esistono. Dunque oggi si tratterà di vedere se il presidente di Abn Rijkman Groenink troverà il sostegno degli altri consiglieri nello sferrare la mossa più audace, cioè un´offerta pubblica sulle azioni Antonveneta. Da Amsterdam ribadiscono che «tutte le opzioni sono aperte» ma non si vede quale altra strada potrebbe imboccare l´istituto olandese dopo che i contatti con la Banca Popolare di Lodi non hanno portato ad alcun risultato concreto. Il titolo Antonveneta ha aperto nella mattinata di ieri in rialzo del 3,55% a 23,60 euro per poi ripiegare in attesa delle comunicazioni provenienti da Bankitalia. Ma nel finale si è verificato un nuovo balzo delle quotazioni fino a 23,36 euro (più 2,5%) proprio sulle attese di una conferma dell´Opa.
I movimenti borsistici hanno riguardato da vicino anche il titolo Bnl. L´attività sulle azioni della banca romana è stata frenetica, con il 5,7% del capitale scambiato e un controvalore di 174,8 milioni di euro. Il titolo è salito del 4,94% a 2,46 euro in base alle indicazioni di prezzo comunicate al mercato venerdì scorso: concambio tra un´azione del Bbva ogni cinque azioni Bnl.
I movimenti sul titolo Bnl hanno seguito l´andamento delle dichiarazioni della giornata. L´evanescenza di una cordata italiana e l´ennesima riunione del contropatto degli immobiliaristi. Gli alleati di Caltagirone hanno tentato di alzare il prezzo del loro consenso dichiarando la loro perplessità a che il controllo della Bnl sia preso dal «soggetto industriale che ha partecipato alla gestione nel recente periodo nel corso del quale i risultati della banca non hanno brillato e non hanno dato agli azionisti le soddisfazioni che si sarebbero attesi». E Stefano Ricucci ha aggiunto di «guardare in maniera privilegiata a una soluzione italiana come la più adatta a risolvere la complessa situazione di stallo che si è venuta a creare nell´azionariato di Bnl». In realtà se venerdì il Bbva dovesse confermare il lancio dell´Opa sulla Bnl il patto e il contropatto si scioglierebbero automaticamente e tutti gli azionisti sarebbero liberi di consegnare o meno le proprie azioni nelle mani degli spagnoli.


McCreevy e Kroes sottolineano che sarà la Commissione a valutare l´eventuale no di Fazio

Su Bankitalia doccia fredda dalla Ue "L´ultima parola spetterà a noi"

Il premier da Bruxelles: sono molto preoccupato


Monti: le Opa fanno parte delle logiche di mercato, ci sono regole che saranno applicate

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
FRANCO PAPITTO

BRUXELLES - La Commissione europea deve «garantire che il mercato interno per le banche funzioni in modo corretto e per questo motivo sta seguendo molto da vicino gli sviluppi della situazione» che coinvolge la spagnola Bbva e l´olandese Abn Amro, decise a prendere il controllo di Bnl e Antonveneta. È abbastanza inconsueto l´avvertimento mandato in questo modo a Bankitalia perché nella stessa occasione la Commissione fa sapere, tramite un suo portavoce, che «ad oggi nulla è stato notificato» alle autorità comunitarie. È un avvertimento preventivo, dunque, che non mancherà di irritare Fazio e i suoi collaboratori che già avevano protestato nelle scorse settimane per un´irrituale richiesta di «chiarimenti» sulla presunta chiusura del mercato italiano. In pratica, il messaggio che i commissari europei Charlie McCreevy (Mercato interno) e Neelie Kroes (Concorrenza) mandano al governatore Fazio è il seguente: siete già sotto osservazione e un eventuale «no» alle operazioni di Bbva e Abn Amro dovrà essere dettagliatamente motivato.
Fazio ha già risposto ai rilievi formulati dal commissario McCrevy sulla presunta chiusura del sistema bancario italiano ma Bruxelles non considera chiusa la vicenda. Si confermava ieri che i funzionari della Direzione generale del Mercato interno stanno preparando una seconda lettera alla Banca d´Italia e si aggiungeva che essa «prenderà in considerazione anche gli ultimi sviluppi». Oliver Drewes, il portavoce di McCreevy, precisava che la Commissione «può muoversi anche autonomamente in un caso del genere, senza aspettare comunicazioni formali». «Non è che possiamo aspettare cinque anni – ha spiegato Oliver Drewes – finché qualcuno arriva e ci segnala che c´è un problema». Perciò «intendiamo agire di nostra iniziativa ogni qualvolta riterremo che sia necessario agire».
Il portavoce della signora Kroes, Jonathan Todd, ha ricordato ieri che il governatore Fazio può bloccare eventuali acquisizioni invocando i «motivi prudenziali» previsti dalla direttiva europea in materia di attività bancaria in casi particolari e motivati, per esempio in caso di possibile turbativa della stabilità del sistema finanziario nazionale. Ma «sarebbe comunque la Commissione europea a dover valutare se gli invocati motivi prudenziali sussistono o meno». In caso di fusioni di «dimensione comunitaria» – quando il fatturato complessivo delle imprese interessate supera i 5 miliardi di euro – è direttamente la Commissione ad occuparsene, come prevede il regolamento dell´anno scorso sulle concentrazioni.
In Italia Berlusconi, secondo quanto riportato da alcuni suoi collaboratori, «non ha celato allarme» perché «è un problema se inizia l´assalto alle banche italiane» e molti, nella maggioranza e in Forza Italia, avrebbero «l´impressione che si tratti proprio di un assalto». L´ex commissario europeo Mario Monti ha ricordato che «le Opa fanno parte delle logiche di mercato», che «esistono delle regole europee e che queste saranno senz´altro applicate». In ogni caso, per Monti, «quando qualcuno vuole tutelare l´italianità di questa o quell´impresa bisogna sempre chiedersi nell´interesse di chi lo fa».

http://www.assinews.it/rassegna/arti...p220305ba.html
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Vecchio 22-03-05, 09:37   #3 (permalink)
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BUON GIORNO !!!!
REUTERS - STOCK TO WATCH ORE 8,50 - PARTE

BNL - Spunta l'ipotesi di formazione di un nocciolo duro italiano attorno a Mps e Unipol con il contropatto guidato da Caltagirone, scrive oggi Il Sole-24 Ore, secondo cui Generali potrebbe uscire di scena cedendo il proprio pacchetto a Unipol.

Secondo Milano Finanza, una cordata italiana per Bnl vedrebbe invece la Popolare Lodi alla guida, insieme a Popolare Emilia-Romagna, Carige e contropatto. Mps e Generali resterebbero per il momento fuori, secondo MF.

Finanza & Mercati scrive che Fazio lavora a una nuova cordata italiana, con Pop Emilia, Carige, Bpu e Pop Lodi.

Secondo La Repubblica, la cordata italiana che dovrebbe opporsi agli spagnoli del Bbva non esiste.

La spagnola BBVA prevede che le adesioni all'offerta pubblica di scambio su Bnl raggiungeranno almeno il 60% del capitale di via Veneto, secondo il quotidiano finanziario Cinco Dias. [nL21373723]

Fitch potrebbe alzare il rating di Bnl attualmente a BBB+ a lungo termine. [L2128644]

ANTONVENETA - Secondo Milano Finanza, nuovi alleati di Pop Lodi per una possibile cordata per Bnl (contropatto, Carige, Bper) potrebbero sostenere la banca lodigiana in Antonveneta contro l'opa di Abn Amro. Secondo il quotidiano finanziario, nel cda di oggi Abn potrebbe rinviare una decisione su Antonveneta al 29 marzo.

Il Wall Street Journal scrive che il governatore di Bankitalia Fazio potrebbe aprire la porta a Abn o a Bbva per il controllo di Antonveneta o Bnl, per evitare un confronto diretto con la Commissione Europea.

I giornali scrivono che ieri il presidente del Consiglio Berlusconi ha espresso "grande preoccupazione" per le possibili offerte su Antonveneta e Bnl da parte di gruppi non italiani.

Bankitalia ha richiamato, nella risposta alle note informative ricevute dalla banca olandese Abn Amro su una eventuale Opa su Antonveneta, il rispetto delle regole italiane ed europee e ha sollecitato la tutela di tutti gli azionisti, riferisce una fonte politica. [L2152398]

Il consiglio di amministrazione di Unipol nella riunione del 28 gennaio scorso ha dato mandato al management della compagnia di assicurazione per rilevare fino al 5% di Antonveneta, ha riferito a Reuters una fonte vicina alla società. [L21620561]

MA STA BIPIELLE COSA VUOLE FARE ......... MI SA TANTE CHIACCHIERE E NIENTE FATTI....... PIU' FUMO CHE ARROSTO...... INTANTO BNL RNC HA GIA PERSO DA IERI OLTRE IL 5 % . ME NE VADO A COMPRARE LE ARANCE......
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Vecchio 23-03-05, 09:21   #4 (permalink)
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23 marzo 2005 FINANZA E MERCATI

Bnl, Fazio prepara la contro-Opa del made in Italy



Prende forma la cordata made in Italy per contrastare l’offensiva di Bilbao su Bnl. Il sistema bancario italiano, è questa la linea che sembra emergere, risponderà con una contro-Opa alla manovra spagnola. La Banca d’Italia comunque non intende rendere la vita facile al Bbva. Secondo quanto preannunciato dal senatore Luigi Grillo, il governatore Antonio Fazio contesterà agli spagnoli anche le modalità della comunicazione preventiva dell’Ops. Intanto il contropatto di Francesco Gaetano Caltagirone si prepara a salire dal 24,5 al 28,5 per cento: l’annuncio è atteso nei prossimi giorni. Secondo quanto risulta a F&M, la strategia difensiva coordinata da Fazio prevede infatti il rafforzamento dell’asse degli immobiliaristi e al tempo stesso l’ingresso di nuovi soci in Bnl: il cda della Popolare dell’Emilia ha già deliberato l’acquisto di un pacchetto superiore al 2%, ammettendo di essere pronto «a valutare progetti credibili». La Carige e la Popolare di Lodi entreranno con almeno l’1,9 per cento; la Bpu, sempre più vicina a Capitalia, ha invece deciso di tenersi fuori dalla mischia. Nella nuova cordata avrà un ruolo di primo piano anche Unipol, i cui vertici ieri sono stati ricevuti in Bankitalia. L’obiettivo è creare un azionariato stabile e abbastanza diffuso per resistere all’Ops del Bbva. In questa «formazione» dovrebbero entrare Mps (4,4%), Popolare di Vicenza (2,9%) e probabilmente Generali (8,6%), che quando partirà l’Ops non sarà più legata al patto con Bilbao e Della Valle. E anche gli altri soci amici di Caltagirone, i vari Macrì, Calcaterra, Gnutti e alcuni fondi, potranno finire nella cordata italiana, anche se dovranno cedere alcuni pacchetti al contropatto. Costituita la cordata italiana, scatterà il secondo step dell’operazione anti-Bilbao: uno dei nuovi soci, forse la Popolare dell’Emilia, si incaricherà di lanciare la contro-Opa per spiazzare il Bbva. E se la manovra andrà in porto, nascerà la nuova Bnl, che avrà fra gli azionisti stabili Caltagirone (fra l’altro candidato numero uno alla presidenza) e i suoi principali alleati, anche se a quel punto gli immobiliaristi che lo vorranno potranno vendere e incassare le plusvalenze. Ieri, comunque, le azioni di Bnl sono state colpite dalle prese di beneficio: hanno perso il 2,29%, restando però sopra 2,4 euro. Ma la tensione resta altissima.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...230305ba2.html
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Vecchio 25-03-05, 09:00   #5 (permalink)
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25 marzo 2005 da LA REPUBBLICA
Il ministro: il governo non interverrà. Sulla Banca nazionale del lavoro Fazio chiede a Mps di tenere la posizione. Bbva non rilancia

"Banche, italianità indifendibile"

Siniscalco si schiera. Montepaschi: nessuna controfferta su Bnl

MILANO - «L´italianità delle banche è indifendibile in sede Ue». Così si è espresso il ministro dell´economia, Domenico Siniscalco, durante la trasmissione "Porta a porta", intervenendo sul tema caldo della doppia Opa lanciata dagli spagnoli del Banco Bilbao e dagli olandesi di Abn Amro per conquistare il controllo rispettivamente di Bnl e Antonveneta.
«Mi sento ogni giorno con la Consob e il governo non ravvede motivi di intervento in quello che sta accadendo nel settore bancario, le banche devono esplicare le loro funzioni», ha aggiunto il ministro auspicando così che il mercato faccia il suo corso. «La nazionalità delle banche - ha sottolineato ancora Siniscalco - non è una categoria di mercato, a Londra c´è una sola banca inglese e non mi risulta che ci siano difficoltà». Siniscalco ha concluso il suo intervento augurandosi che la Banca d´Italia e la Consob facciano il loro lavoro vigilando sui temi della trasparenza, la stabilità e l´Antitrust.
La presa di distanze del governo dal governatore Antonio Fazio arriva alla fine di una giornata convulsa, contrassegnata dalle ormai quotidiane riunioni in Banca d´Italia e dalle indiscrezioni di mercato sulle possibili mosse del Bbva. Da giorni circolano sul mercato notizie di un possibile rilancio sul prezzo da parte dell´istituto spagnolo che forse già lunedì prossimo riunirà il consiglio di amministrazione per ufficializzare l´offerta. Ma ciò, con molta probabilità, avverrà in un momento successivo, come succede in quasi tutte le Opa, per invogliare coloro che sono ancora incerti. «Il Bbva conferma e mantiene integralmente i termini della comunicazione divulgata al mercato lo scorso 18 marzo», hanno fatto sapere da Bilbao su richiesta della Consob. Dunque per il momento viene mantenuto fermo il concambio già annunciato venerdì scorso di un´azione Bbva ogni cinque azioni Bnl.
Sul fronte della possibile "cordata tricolore", continua l´opera di Antonio Fazio tra le fila della finanza nazionale. In mattinata il numero uno di Mps Pier Luigi Fabrizi e il suo primo socio, il presidente della Fondazione Mps Giuseppe Mussari, hanno varcato le porte di Via Nazionale. Un modo per fare il punto della situazione, anche davanti al governatore che vuole capire come vanno le cose a Siena. Dove, come spesso accade, le anime della città-banca sono divise: il socio Comune appare nettamente contrario a ogni intervento e auspica invece l´uscita dalla sfortunata esperienza in Bnl, la Provincia sembra leggermente più possibilista, e ai due enti Mussari guarda, anche perché la sua scadenza di mandato è prossima e non può permettersi errori o colpi di testa. I vertici della banca, infine, paiono più favorevoli a riaprire il dossier Bnl. Tuttavia le sirene della senesità dovrebbero precludere ogni impegno sostanziale di Mps a Roma, mentre è più probabile che la banca, come Fazio le avrebbe chiesto, si tenga in stand by nella prospettiva di non aderire all´Opa spagnola.
Lo schema di Fazio prevede infatti che una manciata di gruppi finanziari italiani racimolino un 10% a testa di Bnl per proteggerlo dalle mire del Bbva e, in un momento successivo, possano metterlo al servizio di un nuovo patto che esprima una governance. L´elenco è abbastanza sovrapponibile a quello dei "chiamati" a conferire in Via Nazionale: dapprima la Unipol, poi il Monte, e pronti nelle retrovie ci sarebbero vari istituti cooperativi come la Lodi, la Emilia Romagna, la Popolare di Modena. Se questo schieramento sarà disponibile (oppure obbligato) a formulare una controfferta sull´intero capitale Bnl, è cosa che per ora nessuno sa; ieri, replicando alle voci secondo cui tale mossa era imminente da parte del Monte, da Siena è venuto un secco diniego: «L´ipotesi è destituita di ogni fondamento». Anche perché Mps non ha la forza finanziaria per un rilancio solitario.
(a.gr.-g.po.)
http://www.assinews.it/rassegna/arti...p250305ba.html
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25 marzo 2005 da IL SOLE 24 ORE
«Banche italiane troppo piccole»
Per il presidente di Generali Antoine Bernheim le azioni di Bnl «vanno valorizzate al meglio»


DAL NOSTRO INVIATO VENEZIA - «Per noi la situazione è molto difficile. L’interesse degli azionisti di Generali è che le azioni di Bnl siano valorizzate al meglio. E l’interesse della compagnia sta anche nella bancassurance » Con le sue parole il presidente del leone triestino Antoine Bernheim quasi fotografa la fase di incertezza che caratterizza la vicenda Bnl dopo il preannuncio di un’Opa da parte degli spagnoli del Bbva e le discussioni in corso tra un composito gruppo di soggetti italiani alla ricerca di un progetto alternativo. Il consiglio d’amministrazione della compagnia, convocato per esaminare il bilancio nell’ultimo esercizio, si è appena concluso nella storica sede di Piazza San Marco. Ma, a dispetto dei risultati da record raggiunti nel 2004 (vedi altro articolo a pag.33), la discussione si è soprattutto concentrata sulla difficile partita finanziaria che ha per oggetto l’istituto di credito romano. Il comunicato finale della riunione indica soprattutto il metodo al quale i manager triestini intendono
attenersi anche in questa c i r c o s t a n z a . Quando tutte le c o n d i z i o n i dell’offerta spagnola saranno conosciute la compagnia le valuterà «sulla base dei propri interessi complessivi e strategie industriali ». In ogni caso le sue scelte — si sottolinea — «rifletteranno il pieno rispetto delle regole e delle logiche del mercato». La preoccupazione, in questa fase, è soprattutto quella di evitare di schierarsi da una parte o dall’altra e nel comunicato si coglie, piuttosto, l’esigenza che il confronto avvenga sui progetti industriali e sulle strategie. Se questo è l’approccio della compagnia, il suo presidente acconsente a svolgere in pubblico le riflessioni che in queste ore il suo gruppo dirigente sta facendo. Soprattutto per sgombrare il campo da alcuni "equivoci". Il primo è quello della "italianità". «Occorre distinguere — spiega — nel caso delle Generali l’italianità difesa, sono ridiventate il portabandiera dell'economia italiana all0’estero. È l’unica compagnia italiana presente a livello internazionale che va bene in Europa». E le banche? «La Bnl è un piccolo istituto che non va particolarmente bene e
che può interessare qualcuno. Ora si sono fatti avanti gli spagnoli. Antonveneta va meglio. Nel sistema bancario italiano
non ci sono banche così importanti che possono essere paragonate, ad esempio, al Santander, al Credit Agricole, a Paribas,
al Credit Lyonnais, alla Sociètè Gènèrale».
D’accordo, ma se ben gestite, anche gli istituti della penisola possono crescere mantenendo il tricolore al portone d’ingresso. Il fatto è che, per Bernheim, gli istituti minori hanno una diversa opportunità di sviluppo. «È importante per l'economia italiana che le piccole banche siano integrate in organizzazioni internazionali potenti così da aver un ruolo europeo, per potersi confrontarsi
con i colossi Usa». Ed i pericoli di razionamento del credito per le aziende italiane che da diverse parti vengono evocati in questi giorni? «Ma questo — obietta il presidente delle Generali — vale per Intesa, Unicredito, Sanpaolo, forse per Mps. Non certo per la Bnl». E la sua proverbiale franchezza, a questo punto, prende il sopravvento.
«In Italia non ci sono interessi al controllo della Bnl. È una fortuna che gli spagnoli siano interessati». E lo schieramento
alternativo? «Sembra che sia in corso un’azione volontaristica per bloccare il Bbva. La speranza è che Bnl sia meglio gestita» Il problema, però, è che «il gruppo italiano che si oppone a BBVA non ha un'omogeneità, una gestione unitaria, competenze.
Chi si occuperà della gestione?» La domanda, al momento rimane senza una risposta. Quel che comunque è certo è che, in questa complicata partita, gli amministratori triestini sono decisi a «difendere gli interessi finanziari delle Generali » ciò che significa valorizzare al meglio una partecipazione dell’8,7% iscritta in bilancio a 2,19 euro e «aumentare il campo d'azione della
compagnia nella bancassurance ». Accanto a Bernheim l’amministratore delegato del gruppo Giovanni Perissinotto annuisce.
«Bisogna fare come ci dice il nostro presidente. Occorre essere pronti a cogliere le opportunità e, dopo, a spiegare come tutto ciò faccia parte di una strategia» Bernheim infine non rinuncia a commentare i dati del bilancio. «Abbiamo realizzato
risultati mai raggiunti in precedenza dal gruppo. Non si poteva fare meglio. Sono performance raggiunte senza il
contributo di particolari partite straordinarie ma rappresentano soprattutto il frutto di proventi tecnici. Certo non è possibile
ogni anno aumentare l’utile del 30%. Il nostro sviluppo passa anche per una crescita esterna. Il target è difficile ma dobbiamo tornare alla vecchia tradizione di avere un ruolo importante nell’Europa orientale, Russia eclusa». RICCARDO SABBATINI

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Vecchio 25-03-05, 09:25   #7 (permalink)
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25 marzo 2005 FINANZA E MERCATI

Quel siluro in arrivo a Bilbao



Tra il venerdì di passione e il lunedì dell’Angelo, a mercati chiusi, vedremo se Bbva e Abn scioglieranno le campane delle loro rispettive Opa su Bnl e Antonveneta. I fatti nuovi sulla prima sono sostanzialmente tre, quelli sulla seconda uno solo, determinante: si sa che l’assalto, dopo settimane di tentennamenti, potrebbe arrivare già martedì 29 marzo, seppure condizionato al raggiungimento del 50,1% del capitale, cioè del controllo della banca di Padova. Ma soffermiamoci per ora sul capitolo Bnl, dove - dicevamo - i fatti sono tre. Il primo è che le divisioni diessine in campo senese non hanno comunque impedito ieri di ribadire al governatore della Banca d’Italia che Siena non accetterà l’offerta spagnola sin qui nota, sulla base cioè di una valutazione del titoloBnl di 2,5 euro. Analoga considerazione vale per Generali, che nel cda di ieri ha solo sfiorato l’argomento. Nessuna apertura reale a un patto di sindacato italiano eventualmente da costruire sulla base della sconfitta o del ritiro spagnolo, ma anche il Leone è disponibile, se necessario, a dire no agli spagnoli. Se a ciò si somma l’attività, che continua, di rastrellamento sul mercato di titoli da parte di molti simpatizzanti del fronte immobiliaristi-Lodi, ecco che Fazio può considerare con una certa soddisfazione di aver eretto una buona linea del Piave; per resistere nella battaglia di contenimento, poi si vedrà. La terza novità è quella però per certi versi più rilevante. Nelle prime osservazioni al preliminare di Opa che oggi stesso dovrebbero partire alla volta di Bilbao da Via Nazionale, infatti, è contenuta una mina non dappoco. Osservazioni di fronte alle quali anche il mercatista a cui non piace che Bankitalia facciamestieri impropri non può che invece essere grato. Perché al Bilbao rimette per iscritto sommariamente quanto già era stato sottoposto formalmente in 16 cartelle ai vertici e agli amministratori del Bnl, il 20 gennaio scorso. Si tratta delle conclusioni formali cui pervenne l’ispezione di vigilanza guidata daDomenico Caccavo che si occupò di Bipop. Come unico socio creditizio sindacato a Generali e Diego Della Valle a presidio della gestione targata Luigi Abete, il Bilbao era chiamato direttamente in causa avendo avuto voce rilevante nella scelta dei vertici - il direttore generale Mario Girotti dopo l’addio di Davide Croff - come nella gestione della banca. Quel rapporto, mai reso noto, era scritto con la mano pesante a differenza di quanto tante volte avviene da parte di Bankitalia: diciamo che era un modo per Fazio di mettere sul tavolo una garanzia, quella cioè che la lotta diuturna tra patto e contropatto non facesse dimenticare a nessuno che Via Nazionale aveva formalizzato tutto quel che non andava nella banca. Ed ecco ora che Fazio gioca proprio quella garanzia, e lo fa nel pieno e doveroso esercizio delle proprie responsabilità di vigilanza sulla sana e prudente gestione. Il cda Bnl tenne due riunioni nel giro di 48 ore dalla ricezione del rapporto, ma dovette fermarsi subito di fronte alla necessità di porre mano a un piano industriale nuovo di zecca per il quale a quel punto era necessaria una ben diversa solidità di compagine azionaria. Era per il rapporto che si rendeva necessario l’aumento di capitale straordinario per coprire la svalutazione di 630 milioni di crediti dubbi. Sui criteri per la valutazione di sofferenze e incagli esaminati, quelli fino a fine 2003, la vigilanza esprimeva forti dubbi, invitando a rafforzare i coefficienti patrimomiali e ponendo domande a maggior ragione impegnative in vista di Basilea2. Pesanti erano le osservazioni sul mancato interfaccia interno del sistema telematico tra le diverse divisioni della banca, con conseguenze che si spingevano fino a considerare dubbie e incerte diverse poste di bilancio poiché dal 1998 in avanti nessuna innovazione e investimento risultavano introdotti per risolvere i problemi. Perplessità e domande venivano avanzate sull’annunciata cessione della filiale argentina all’Hipotecario, e non stupitevi dunque che l’imprenditore oriundo Franco Macrì dichiari oggi di esser pronto a unirsi agli immobiliaristi solo in cambio dell’impegno che la Bnl resti a Buenos Aires.
Sono tutte domande alle quali il Bilbao deve dare una risposta contestuale al lancio formale dell’Opa, visto che sono tutti problemi maturati quando nel board della banca i suoi rappresentanti c’erano e non possono dire oggi che se c’erano dormivano. In questo caso, bisogna darne atto a Fazio, non si tratta di artifici per difendere il feticcio dell’italianità che ieri il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ha stracciato definendolo «indifendibile in sede Ue» e subito aggiungendo che «una delle due offerte (quella del Bilbao, ndr) rispecchia in pieno la reciprocità», dimenticando - non si sa per quale ragione - di ponderare il peso di quella reciprocità tra la capitalizzazione di un gigante e quella di un nano. Si tratta, dicevamo, secondo Fazio di evitare offerte d’acquisto incaute da parte di chi ha un ruolo nell’inefficienza di Bnl. Ottenute le risposte dovute, a quel punto starà agli spagnoli decidere se eventualmente rilanciare per superare un 50 per cento che oggi non sembra ancora alla loro portata
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Vecchio 29-03-05, 10:44   #8 (permalink)
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29 marzo 2005
Bnl, il Bilbao scopre le carte
Oggi l'annuncio dell'offerta: un titolo ogni cinque





MADRID • Il Bilbao rompe gli indugi e parte all'assalto di Bnl.
L'offerta di acquisto per il 100% dell'istituto di via Veneto sarà annunciata con ogni probabilità questa mattina: ieri sera diverse agenzie spagnole anticipavano già la decisione del consiglio di amministrazione del Banco Bilbao Vizcaya Argentaria. Secondo fonti vicine all'operazione — citate dall' « Efe » — il cda del Bbva, riunitosi nel pomeriggio di ieri coperto da un muro di silenzio, ha approvato l'offerta pubblica di scambio su Bnl. Mancano ormai solo le conferme ufficiali ma l'operazione è definita. La banca presieduta da Francisco González ha mantenuto fino all'ultimo il silenzio più assoluto. Un portavoce del secondo istituto spagnolo non ha confermato né smentito neppure la celebrazione della riunione del consiglio.
Il cda del Bilbao Vizcaya Argentaria sottolineano le fonti spagnole avrebbe dunque deciso di andare avanti con l'offerta su Bnl, nonostante le reticenze della Banca d'Italia, mantenendo invariati i termini rispetto a quanto preannunciato: un'operazione tutta in carta, con un concambio di un'azione Bbva per ogni cinque titoli Bnl.
L'istituto iberico non aveva annunciato il giorno esatto della riunione del suo consiglio nel documento del 18 marzo, in cui confermava l'intenzione di lanciare un'offerta sul 100% di Bnl che non controlla. Il Bbva si limitava ad indicare come estremi temporali per il vertice i giorni dal 28 marzo al 1 aprile. Ma la stampa spagnola aveva già anticipato che la riunione si sarebbe verificata all'inizio di questa settimana.
Se oggi verrà confermata la notizia e il Bilbao Vizcaya Argentaria annuncerà l'Ops su Bnl, a partire dal momento in cui sarà depositato anche il prospetto dell'operazione, inizierà il conto alla rovescia per il gruppo spagnolo. Dall'ufficializzazione dell'offerta pubblica di scambio, la Banca d'Italia avrà 30 giorni di tempo per rispondere con un'autorizzazione o meno.
Il calendario dell'operazione è strettamente vincolato a quello del prossimo cda di Bnl, che dovrebbe esprimersi sulla mossa del Bbva. Secondo il quotidiano « Expansión » , l'obiettivo del Bilbao Vizcaya Argentaria ( almeno dal punto di vista tecnico) potrebbe essere quella di lanciare concretamente l'Opa il 18 o il 19 aprile. Ma se la celebrazione del prossimo consiglio della sesta banca italiana fosse ritardata a maggio, i tempi ovviamente slitterebbero. In qualsiasi caso, dal " calendario italiano" dipenderebbe anche la convocatoria dell'assemblea straordinaria del Bbva necessaria per approvare l'ampliamento di capitale con cui verrebbe sostenuta l'operazione.
Negli ultimi due giorni la stampa locale ha sottolineato la determinazione del Bbva a procedere con l'offerta preannunciata, nonostante gli " ostacoli" e i dubbi che Bankitalia potrebbe sollevare. Quanto alle presunte " critiche" sottintese nella lettera inviata al Bbva da Bankitalia, c'è chi vicino alla banca spagnola considera insostenibile quest'ipotesi: il gruppo guidato da González mantiene solo 4 consiglieri su 13 nel cda di Bnl e fino al 18 marzo scorso ( giorno dell'annuncio dell'intenzione di Opa) « non ha fatto molto altro, rispetto a mettere denaro per risanare un'entità in difficoltà » .
Il Bbva ha ribadito nei giorni scorsi che l'intenzione è quella di mantenere l'offerta così come era stata anticipata. L'operazione prevede uno scambio azionario: un titolo di Bbva per ogni cinque di Bnl, per un valore complessivo di circa 7 miliardi. La banca guidata da González potrebbe emettere 600 milioni di nuove azioni per rilevare i circa 3.000 milioni di titoli Bnl in circolazione. Ma bisognerà attendere il prospetto dell'operazione.
Al momento l'istituto spagnolo è il primo azionista di Bnl con il 14,72% del capitale. Per quanto riguarda i soci del Patto Della Valle e Generali mentre il primo ha chiarito più esplicitamente la sua posizione, sul gruppo di assicurazioni si sono moltiplicate le ipotesi e le speculazioni.
Ma fonti vicine al Bbva hanno affermato che la banca ha piena fiducia nei suoi soci. Se il Bbva mettesse a segno l'operazione su Bnl, il secondo gruppo bancario spagnolo diventerebbe il terzo della zona euro e il settimo in Europa ( per capitalizzazione), con un valore di circa 50 miliardi di euro.

Via Veneto prepara la risposta

ROMA • Borsa spa potrebbe decidere già questa mattina la sospensione dalle quotazioni del titolo Bnl. Il cda del Banco di Bilbao ha deciso ieri di andare avanti con l'Ops sulla banca italiana, ma soltanto oggi diffonderà maggiori dettagli sull'operazione che potrebbero influenzare le quotazioni azionarie della società oggetto della scalata. Le alternative che il Bbva ha di fronte, alla luce della normativa italiana, sono il semplice annuncio dell'operazione oppure il contestuale deposito della bozza di prospetto alla Consob, la quale ha poi quindici giorni per dare il suo via libera.
L'eventuale deposito del documento informativo ha rilevanza perché fa decorrere i termini per la cosiddetta " passivity rule", vale a dire il divieto per gli amministratori della società sotto Opa dimettere in atto operazione difensive senza aver avuto l'approvazione, a maggioranza, dell'assemblea. In verità il board di Bnl non dovrebbe essere contrario, visto che almeno quattro consiglieri sono espressi dal Bbva.
Ma non ci può neanche essere la certezza su una deliberazione che dichiari l'operazione " non ostile". Su tredici componenti, 4 spagnoli, Luigi Abete, presidente, e Diego Della Valle, azionista presente nel patto e che già si è dichiarato favorevole all'Ops, sicuramente non si opporranno. Ma gli altri sette? Due consiglieri, Pierluigi Fabrizi, a. d. di Mps, e Giovanni Zonin, presidente della Popolare di Vicenza, soci poco propensi ad aderire all'offerta di acquisto. Ci sono poi tre consiglieri espressione delle minoranze— Trapani, Tosato e Catania—: e se decidessero di astenersi? Infine i due consigliere di Generali, anche loro nel patto col Bbva: le assicurazioni triestine hanno detto di voler valutare l'offerta prima di decidere. Ma non è da escludere che passino al " nemico", cioè a una cordata italiana che intenda contrastare l'Ops. Una riunione ordinaria del board si dovrebbe tenere comunque nella prima metà di aprile: non è da escludere che sia già l'occasione per esprimersi sulla proposta del Bbva. C'è poi il delicato fronte della Banca d'Italia. Gli spagnoli hanno deciso di proseguire nonostante via Nazionale, venerdì scorso, abbia notificato un parere non favorevole all'Ops. Anche se, da quanto emerge dall'ultima versione della lettera del Governatore Antonio Fazio, i rilievi non farebbero riferimenti diretti alla qualità della gestione della Bnl e al ruolo del Bbva. Le istruzioni sulla vigilanza prevedono che il Bilbao debba presentare la richiesta per l'autorizzazione alla Banca d'Italia entro 30 giorni dalla presentazione dell'informazione preventiva, depositata lo scorso 18 marzo. Via Nazionale ha poi trenta giorni per esprimersi.
Sono proprio i tempi tecnici richiesti dalle autorizzazioni a rendere poco probabile che l'Ops— e persino una eventuale quanto remota contro Opa — possano scattare prima del 19 aprile. Entro questa data vanno presentate le liste per l'elezione del nuovo cda, da eleggere in assemblea il 30 aprile o il 21 maggio in seconda convocazione. Gli azionisti dei tre patti di Bnl, quello guidato dal Bbva, il contropatto che fa capo a Francesco Gaetano Caltagirone e il patto di consultazione tra Mps e Popolare di Vicenza, stanno cominciando a riflettere sui candidati da proporre o da votare. Il contropatto terrà una riunione per mettere a punto una propria lista già questa settimana. Mentre entro sabato l'immobiliarista Giuseppe Statuto dovrà portare la sua partecipazione dal 4,1 al 4,9%. Agli attuali corsi azionari gli costerà circa 55 milioni di euro. Ieri intanto Vito Bonsignore, azionista del contropatto, ha ribadito l'intenzione di non aderire all'Ops del Bbva.

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29 marzo 2005 il sole 24 ore
« Italianità, ha ragione Bernheim »
« Gli iberici non si fermeranno »
PARLANO FRANCESCO COSSIGA E NERI ONESI



ROMA
• Premette di non essere un esperto di economia e di finanza. Sulle ultime vicende delle Opa bancarie ( Bnl e AntonVeneta) getta l'occhio incuriosito dello storico e del giurista.
Però spiega nel dettaglio come è potuto accadere che in Italia la " governance" dell'economia sia stata ceduta alla Banca d'Italia fin dai tempi di Luigi Einaudi « preoccupato che a succedergli fosse qualche statalista comunista » . Sull'oggi critica il silenzio del Governo sulle Opa e rileva come il Governatore di Bankitalia, Antonio Fazio « è l'uomo che si sta occupando degli interessi del nostro Paese » mentre tra gli imprenditori l'unico a difendere l'italianità è il francese Antoine Bernheim, presidente delle Generali.
Il presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, ha una visione della sovranità e dell'indipendenza economica come parte integrante della sovranità degli Stati, quella sovranità che « il piccolo anatroccolo di Laeken, ossia la Costituzione europea » di certo non è riuscita a scalfire. Del resto, spiega Cossiga al Sole 24 Ore « se in Italia oltre al sistema bancario e assicurativo anche Rai e poi Mediaset e poi Telecom passassero in mani straniere non credo che potremmo dichiararci indipendenti per i quattro aerei e le sei fregate di cui disponiamo; unico baluardo alla nostra indipendenza rimarrebbero polizia e carabinieri » . Cossiga da atto al presidente delle Generali di essere stato l'unico a levarsi in difesa dell'interesse italiano. « Mi sembra — osserva Cossiga— che solo un francese di grandi qualità, amico del nostro Paese come il presidente delle Generali, Bernheim, abbia avuto il coraggio di parlare dicendo cose rispettose della sovranità italiana.
Uomo — aggiunge Cossiga — salito al vertice delle Generali, posto da cui alcune banche " liberali" italiane volevano cacciarlo via mentre io, nel pochissimo che conto, l'ho difeso » .
In questa situazione, argomenta Cossiga, c'è da chiedersi se al di fuori di Bankitalia vi sia un centro di direzione della nostra economia. In realtà, racconta il presidente emerito, l'Italia non ha mai avuto un ministero del Tesoro paragonabile a quello delle Finanze tedesco o al Cancelliere allo Scacchiere inglese. Tutto è iniziato con Luigi Einaudi che « per timore che il suo successore fosse uno statalista comunista trasferì a Bankitalia i poteri di vigilanza » . Ora, dopo che tasso di sconto e poteri di emissione sono emigrati alla Bce « il Governo non ha alcun potere di Governo dell'economia » . Silenzio del Governo, per Cossiga, attribuibile a un diffuso « entusiasmo europeista » . Nel passato solo il Governo di centrosinistra guidato da Giuliano Amato, ricostruisce Cossiga, intervenne direttamente nelle vicenda Edf Edison sterilizzando al 2% i diritti di voto di Edf. Oggi sulla vicenda Bbva, Cossiga ricorda che quella spagnola è una banca di Stato alla guida della quale siede Francisco Gonzales, uomo di Aznar che, per lo " spoils system" teme di venire soppiantato da un socialsta dal premier Zapatero. Per questo « punta disperatamente a questa operazione » .
Nè preoccupano Cossiga le dichiarazioni di due commissari Ue sulle Opa. « Solo uomini come Prodi eMonti— osserva— hanno creduto veramente ai doveri di indipendenza della Commissione dagli interessi nazionali mentre per gli altri Governi la Commissione non è altro che il luogo dove tutelare meglio i propri interessi spacciandoli per interesse europeo » . Sulle mosse del Governatore della Banca d'Italia Cossiga dice di « non avere la certezza che Fazio sia nel giusto ma di certo è l'uomo che si sta occupando degli interessi del Paese; il consiglio che mi permetterei però di dare a Berlusconi e al ministro dell'Economia Siniscalco è che, poiché nulla possono fare, tacessero, a meno che non si abbia il coraggio di un Amato » .
GERARDO PELOSI

MILANO • « Ricordo che l'iniziativa venne seguita personalmente da José Angel Sanchez Asiai'n, all'epoca presidente del Banco di Bilbao, esponente di una delle grandi famiglie dell'alta borghesia basca, nazionalista e cattolico molto considerato in Vaticano. » Nerio Nesi, deputato della Sinistra indipendente ed ex presidente della Bnl, ricorda così la primamossa del Bilbao sul mercato italiano, all'inizio degli anni ' 80, con la partecipazione alla nascita di Nomisma, la società di ricerche costituita per studiare i problemi dell'economia reale che ebbe Romano Prodi presidente del comitato scientifico e il gruppo bancario romano come fondatore. « La volontà di Asiai'n, banchiere un po' anomalo con la passione per la cultura, attualmente consigliere di amministrazione dello Ior, era di creare un ponte verso l'Italia, premessa per quella che considerava una scelta strategica: la nascita di una grande banca spanoitaliana con la massa critica necessaria per essere protagonista in Europa » , spiega Nesi, osservatore attento del mondo spagnolo. Lo conferma il fatto che l'ex presidente di Bnl è uno dei quattro italiani nominati cavaliere di gran croce dell'Ordine della Regina Isabella, la principale onoreficenza spagnola che si è guadagnato sul campo come ambasciatore del Psi a supporto dei socialisti spagnoli quando erano clandestini e protagonisti della lotta antifranchista ( gli altri tre sono Norberto Bobbio, Leonardo Sciascia, Vittorio Gassmann).
Dice Nesi: « Aisiai'n era in buoni rapporti con il socialista Felipe Gonzales, all'epoca capo del Governo, ma soprattutto era banchiere di stretta fiducia del re. » Il successore al vertice del Bilbao, nel frattempo protagonista dell'unione con il Banco di Vizcaya, la seconda banca spagnola, è stato nel 1990 Emilio Ybarra, anche lui erede di una grande famiglia basca e anche lui di area cattolica, convinto dell'opportunità che il gruppo bancario spagnolo entrasse sul mercato italiano cogliendo l'occasione rappresentata dalla privatizzazione della Bnl e tentando nel 2000 la fusione con UniCredit, la prima, grande operazione crossborder in Europa. « Una mossa analoga a quella compiuta con il Sanpaolo dal Santander, principale concorrente spagnolo del Bilbao » , fa notare Nesi, che proprio in questi giorni sta definendo tempi e metodi del ritorno alla casa madre socialista con l'adesione allo Sdi di Enrico Boselli. E sottolinea che « il clima di competizione tra le due banche spagnole è totale, con il Santander che affonda le radici nel mondo cattolico tradizionalista » .
Ybarra è stato l'ultimo presidente del Bilbao in linea con la tradizione basca. Dopo di lui, travolto da un oscuro scandalo di fondi neri a fine 2002, è toccato a Francisco Gonzàles, uomo d'affari di Madrid designato da José Maria Aznar, leader del Partito popolare spagnolo. « Gonzales ha cambiato in misura significativa il management, puntando su un gruppo dirigente giovane » , dice Nesi. E aggiunge: « Il nuovo presidente è un uomo di numeri, convinto che le azioni si contano e non si pesano.
Certo ha scontato l'essere stato nominato da Aznar ma, per il momento, ha disinnescato le difficoltà di relazioni con il nuovo capo del Governo spagnolo, il socialista José Luis Rodrìguez Zapatero. Così a sostegno delle mosse del Bilbao in Italia è schierato l'intero Paese. Il dado per gli spagnoli è tratto: indietro non torneranno. Anche perché lo scambio carta contro carta tra titoli Bnl e del Bilbao significa riconoscere il principio della reciprocità permettendo agli italiani di avere una presenza significativa nella banca spagnola, il cui capitale è molto frazionato. » FABIO TAMBURINI
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Vecchio 30-03-05, 09:12   #10 (permalink)
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30 marzo 2005 IL SOLE 24 ORE
Corsa a tappe per l'offerta spagnola
« Passivity rule » al via: nessuna reazione senza l'ok dei soci



MILANO • Dopo lunghi preliminari in cui è stato a seconda delle parti in causa temuto o auspicato, il " gioco dell'Opa" tra Bbva e Bnl è da ieri ufficialmente iniziato. Con la comunicazione al mercato delle proprie intenzioni e, soprattutto, con la consegna alla Consob del proprio documento informativo la Banca spagnola ha avviato il complesso iter che la porterà a raccogliere le adesioni alla sua offerta pubblica di scambio ( 5 azioni della Bnl contro una della Bbva) in un periodo compreso tra il 20 giugno, data massima di avvio dell'Opa, e il 30 settembre ( data limite per la conclusione dell'operazione). Questo, almeno, secondo il timing che l'istituto basco ha ieri comunicato ufficialmente. E l'annuncio della scalata ha già comportato effetti rilevanti sulla sua " preda potenziale". Normalmente i takeover sono spesso segnati da complesse battaglie legali in cui le parti che si fronteggiano cercano di prendere vantaggio in vista del responso che il mercato è chiamato a dare. Sarà così anche nel caso della Bnl e della Bbva? Almeno per il momento il terreno dello scontro sembra sgombro di particolari insidie giuridiche. Ecco quelli che appaiono i nodi più problematici. Scatta la passivity rule.
Da ieri con l'annuncio dell'Opa sono in vigore particolari norme di trasparenza e correttezza espressamente indicate dalla Consob nei suoi regolamenti, cui sono sottoposte tutte le parti in causa. E soprattutto è ufficialamente scattata la" regola della passività" ( passivity rule) che inibisce la società oggetto di scalata dall'intraprendere misure di contrasto se prima i suoi amministratori non hanno ricevuto il via libera degli azionisti. Attualmente la norma non comporta particolari problemi visto che nel Cda della Bnl vi è una maggioranza di amministratori indicati dal patto di sindacato di cui la stessa Bbva fa parte. Certamente ciascuno ragiona per sé ma è difficilmente immaginabile, al momento, un " muro contro muro" come quello che segnò le battaglia per il controllo di Telecom ( all'epoca dell'Opa di Roberto Colaninno) e dell'Ina ( nell'offerta lanciata da Generali).
L'incognita, in questo caso, potrebbe venire da un ribaltone degli assetti di controllo alla prossima assemblea degli azionisti ( il 21 maggio in seconda convocazione), un ricambio sempre possibile in relazione ai numerosi scambi di pacchetti azionari avvenuti sul titolo Bnl negli ultimi mesi.
I patti di sindacato si sciolgono. In caso di Opa gli obblighi imposti ai partecipanti di patti parasociali si sciolgono e chiunque può aderire senza danno all'offerta. La " clausola di Fotogramma dissolvenza", naturalmente, avrebbe in questo caso effetto sul patto Generali Bbva Della Valle e sui membri del cosiddetto contropatto ( gli immobiliaristi raccolti attorno a Caltagirone). Ma attenzione. Mentre ciascuno sarebbe libero di portare le sue azioni al Bbva non è detto che una simile facoltà verrebbe riconosciuta in caso di diverse destinazioni. Ad esempio, vi sono molti dubbi che le Generali potrebbero vendere il loro robusto pacchetto ( 12,8%) ad altri soggetti ( si è parlato in questi giorni dell'Unipol) se non nell'ambito di una " contro Opa".
I tempi dell'Opa. Da ieri la Consob ha 15 giorni di tempo per autorizzare la pubblicazione del p r o s p e t t o d ' o f f e r t a mentre le p r o c e d u r e della Banca d'Italia prevedono un periodo più lungo ( 30 giorni) per valutare la v a l i d i t à dell'operazione sotto il profilo della " sana e prudente gestione". Quest'ultimo esame — precisano gli stessi regolamenti della Consob — si dovrà concludere prima dell'avvio dell'Opa. Ciò che potrebbe comportare qualche problema in relazione alla diversa durata delle procedure. C'è infine l'iter dell'Antitrust europeo ( 30 giorni) incaricato, per il profilo sovrannazionale dell'operazione, di valutarne i profili concorrenziali. L'esito, in questo caso, è pressoché scontato visto che già nell'agosto scorso la commissione comunitaria, in seguito ad una richiesta della Bbva presentata dopo la costituzione del patto di sindacato con Generali e Della Valle, autorizzò la concentrazione tra le due banche.


Entro il 28 aprile, salvo sospensioni, via Nazionale si esprimerà sull'operazione
Adesso Fazio ha trenta giorni

ROMA • La clessidra ha già cominciato a funzionare, dal momento che ieri è stata depositata in Banca d'Italia la richiesta ufficiale del Banco di Bilbao a lanciare la propria offerta pubblica di scambio sulla Bnl. Sono quindi scattati i 30 giorni di tempo concessi dalle istruzioni di vigilanza agli uomini di Antonio Fazio per esprimere il proprio parere definitivo sull'operazione. Se non ci saranno intoppi, il pronunciamento di Palazzo Koch dovrebbe arrivare, quindi, entro giovedì 28 aprile prossimo.
La Banca centrale italiana, tuttavia, potrebbe anche richiedere ulteriore documentazione al Bbva o ad autorità pubbliche nazionali o estere. In questo caso, sempre a norma di legge, il termine risulterebbe sospeso per il tempo necessario al reperimento delle informazioni supplementari.
A quali requisiti baderanno i tecnici di via Nazionale? Per il rilascio dell'autorizzazione contano solo due criteri: se ricorrano o meno le condizioni necessarie a garantire una sana e prudente gestione della banca oggetto dell'Ops, nonché la sua stabilità. Quanto al Bbva, è tenuto a comunicare la propria situazione economico patrimoniale, le relazioni di affari in corso con via Veneto e con i suoi azionisti e le fonti di finanziamento che vuole attivare per realizzare l'operazione. La richiesta deve inoltre contenere il piano industriale che gli spagnoli intendono realizzare, con precise indicazioni sulle modalità tecniche dell'acquisizione, sulle ipotesi su cui si basano i programmi di espansione, sulle sinergie che si vogliono attivare e sui rendimenti attesi. Particolare rilievo, nella valutazione dell'istituto centrale, assumeranno i riflessi dell'operazione sul patrimonio e sul livello dei costi. Il progetto deve fornire poi anche indicazioni sugli assetti proprietari futuri, per consentire di individuare con chiarezza i soggetti controllanti chiamati ad assicurare gli indirizzi gestionali dell'istituto. Secondo uno degli uomini che si sono dimostrati più vicini al Governatore Fazio durante il dibattito del provvedimento sul risparmio, il presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato Luigi Grillo, la Banca d'Italia « è solo un arbitro » di una partita che a questo punto si gioca interamente sul mercato e non è il caso, quindi, di attendersi nessun intervento a breve termine di via Nazionale. « Non vedo perché — ha dichiarato Grillo — la Banca d'Italia debba fare delle mosse » . Però l'auspicio politico del senatore azzurro è che nel frattempo « il mercato, che è il giudice supremo, possa reagire e che all'interno del mercato imprenditori e banche italiane possano organizzare una difesa, perché non mi pare che gli spagnoli meritino tutta questa attenzione e questo spazio che hanno già avuto » .
Di fronte alla sfida spagnola si appella alla cultura imprenditoriale italiana anche l'Udc Ivo Tarolli: « Chi ha disponibilità finanziarie e capacità progettuale industriale, chi ha voglia di rischiare e di competere, organizzi un'ipotesi alternativa a Bbva » esorta.
Ma, intanto, l'assist politico più consistente Fazio lo ha incassato ieri dal presidente del Consiglio, che ha ribadito la propria fiducia nelle capacità arbitrali di Bankitalia. Nel ddl sul risparmio approvato alla Camera, ha infatti spiegato alla radio Silvio Berlusconi, i poteri di vigilanza sono stati lasciati alla Banca d'Italia « perché non si può inventare dal nulla un ente e un'esperienza sul controllo » . E ha aggiunto che « si è ritenuto che l'esperienza della Banca d'Italia e le professionalità di cui la Banca d'Italia è dotata dessero maggiori garanzie, rispetto allo spostamento a un'Authority della concorrenza, che non è dotata di queste possibilità » .

In palio anche il 2,83% della stessa Banca d'Italia

ROMA • Se l'Ops lanciata dal Bbva su Bnl avesse successo, il gruppo spagnolo si troverebbe a controllare il 2,83% del capitale della Banca d'Italia, pari alla quota attualmente detenuta dalla Bnl. E, statuto di Via Nazionale alla mano, nessuno potrebbe impedirlo. Non esistono infatti norme relative alla nazionalità degli azionisti.
« Le quote sono nominative— recita lo statuto — e non possono essere possedute se non da: a) casse di risparmio; b) istituti di credito di diritto pubblico e banche di interesse nazionale; c) società per azioni esercenti attività bancaria risultanti dalle operazioni di cui all'art. 1 del decreto legislativo 20.11.1990, n. 356; d) istituti di previdenza; e) istituti di assicurazione » .
E ancora, si legge nello statuto di Via Nazionale, « le quote di partecipazione possono essere cedute, previo consenso del Consiglio superiore, solamente da uno ad altro ente compreso nelle categorie indicate nel comma precedente.
In ogni caso dovrà essere assicurata la permanenza della partecipazione maggioritaria al capitale della Banca da parte di enti pubblici o di società la cui maggioranza delle azioni con diritto di voto sia posseduta da enti pubblici » .
Gli altri azionisti della Banca d'Italia, oltre alla Banca nazionale del lavoro, sono: Gruppo Intesa ( 27,2%), Gruppo San Paolo Imi ( 17,23%), Gruppo Capitalia ( 11,15%), Gruppo Unicredito ( 10,97%), Gruppo Assicurazioni Generali ( 6,33%), Inps ( 5%), Banca Carige ( 3,96%), Banca Monte dei Paschi di Siena ( 2,5%), Gruppo Premafin La Fondiaria ( 2%), Cassa di Risparmio di Firenze ( 1,85%), Ras ( 1,33%).


Asse Roma Madrid tra energia e finanza

ROMA • Negli anni ' 90 l'italiana Rcs deteneva circa il 35% della Uniedisa, editoriale di « El Mundo » ( secondo quotidiano spagnolo dopo « El Pais » ) . Oggi controlla il 95% dell'editoriale. « È un investimento molto qualificato in un settore particolarmente sensibile — dice Raniero Vanni d'Archirafi, ex ambasciatore d'Italia a Madrid ed ex commissario Ue — ma qui in Spagna nessuno ha fiatato per quell'investimento. Mi domando cosa sarebbe successo in Italia se un gruppo spagnolo avesse assunto il controllo del " Corriere della Sera" » .
Come a dire: gli spagnoli hanno ormai digerito la lezione europea delle privatizzazioni, delle liberalizzazioni e della concorrenza, lezioni che in Italia faticano ad essere metabolizzate. Nell' 89 la Spagna era un Paese entrato da appena tre anni nella Comunità europea. Ma quell'anno, durante il Consiglio europeo di Madrid, il premier Felipe Gonzales aprì la strada per l'adozione dell'euro, posizione rafforzata da José Maria Aznar e dal suo Governo di centro destra, fiero sostenitore, poi, dell'intervento americano in Irak e sempre strenuo difensore del proprio interesse nazionale ( fino alla richiesta di ingresso nel G8) anche a prezzo di pericolose derive disgregatrici in Europa. Ora il nuovo Governo di sinistra guidato da José Luis Rodriguez Zapatero è tornato a praticare una politica europea più " integrazionista" che ha saputo ritagliarsi uno spazio di maggiore visibilità.
Basti dire che ormai la Spagna siede stabilmente insieme a Francia, Germania e Regno Unito, in quello che può essere definito, a seconda dei casi, " direttorio" o " nocciolo duro" o " gruppo di Paesi pionieri" tra i 25. Posto che fino al 2001 era occupato dall'Italia, paese fondatore della Comunità europea.
Il rapporto tra Italia e Spagna ha sempre oscillato tra l'abbraccio e la forte competizione. Nel novembre del 2004 nel vertice bilaterale tenutosi a Cuenca, nella Mancha, Berlusconi e Zapatero hanno riconosciuto che i due Governi, pur avendo connotazioni politiche diverse intensificheranno i rapporti economici. Ma ci sono differenze che pesano in questi rapporti. La presenza italiana in Spagna è quella radicata da anni come la Fiat ( nove fabbriche e 6mila dipendenti) o l'Eni ( Agip Espana). la Telecom pur avendo vinto la gara per la rete fissa e mobile in consorzio con Union Fenosa ed Endesa è uscita perché non aveva il pieno controllo. È di questi giorni, infine, l'Opa di Autogrill sulla Aldeasa, catena di negozi negli aeroporti.
Nel frattempo gli investimenti spagnoli in Italia stanno conoscendo un vero e proprio " boom". Nei primi sei mesi del 2004 hanno superato i 163 milioni di euro con un incremento del 128,5% rispetto allo stesso periodo del 2003. Il settore bancario e finanziario si colloca al primo posto nel ranking merceologico, tutto merito dell'acquisto da parte del Bbva del 14,9% della Bnl. La Endesa, che nel 2001 aveva vinto al gara per l'italiana Elettrogen, opera come Endesa Italia e produce tanti profitti che sta ipotizzando perfino l'acquisto di Edison.
« È un fatto — spiega Enrico Letta, copresidente del foro di dialogo italo spagnolo — che sui grandi temi dell'energia, delle banche e dei servizi gli spagnoli hanno camminato speditamente; quanto al rapporto con l'Italia i legami sono ancora troppo deboli per due economie così complementari; c'è ancora troppa competitività che nuoce a entrambi mentre abbiamo bisogno di fare grandi alleanze nei settori strategici » .
« Quello spagnolo è un sistema che ha saputo sfruttare al meglio le opportunità offerte dalle privatizzazioni e dalle regole europee » osserva Vanni d'Archirafi. In settori come le infrastrutture hanno investito molto. Con l'Ave ( alta velocità) hanno portato a 2 ore e un quarto il tempo di percorrenza dei 500 chilometri tra Madrid e l'Andalusia mentre le prime 5 imprese di costruzione grazie al fiorente mercato interno fatturano tra 3 e 5 miliardi di euro ( l'Impregilo italiana non arriva a 2 miliardi). Quanto alle banche, aggiunge Vanni d'Archirafi, « la direttiva europea entrata in vigore il 1 ? gennaio ' 93 era attesa dagli inglesi che pensavano di conquistare il mercato continentale ma sono stati gli spagnoli a rivelarsi i più attivi. E ora Santader ha acquistato la Abbey national » .
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e300305ba.html
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