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Vecchio 19-03-05, 10:54   #1 (permalink)
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Parità uomo donna nelle polizze

19 marzo 2005 da Borsa e Finanza
La parità uomo-donna c’è. Nelle polizze


È entrata in vigore la direttiva europea contro le discriminazioni all’accesso a beni e servizi. E gli assicuratori si stanno preparando a colpi di marketing

Persa la guerra sulla parità dei sessi nelle polizze vita, le compagnie si preparano a una pace armata. Dopo due anni di battaglie a colpi di emendamenti tra lobby europea delle assicurazioni, Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, la direttiva contro le discriminazioni nell’accesso a beni e servizi è entrata in vigore. Archiviata come numero 113 del 2004, impone agli Stati membri di adottare tutte le misure necessarie per evitare che le donne siano penalizzate nei contratti assicurativi. Nel ramo vita, oggi, a premi uguali per lui e lei corrispondono, a scadenza, prestazioni diverse. Nel comparto sanitario, la discriminazione si traduce talvolta con la disdetta della polizza al secondo parto. L’obiettivo della direttiva è arrivare a prodotti con costi in funzione dello stile di vita del contraente-assicurato. Le sigarette, per esempio, fanno aumentare di 3,5 volte il rischio di infarto. Lo stress lavorativo incide sulla stessa patologia per 2,9 volte. E questi sono solo due dei nove fattori di incidenza cardiovascolare, evidenziati a livello scientifico, dei quali oggi non si tiene conto. Ecco quanto propone il Fip delle Generali, Valore Pensione Extra. Mettiamo il caso di un uomo e una donna, entrambi di 35 anni, che paghino 2.500 euro l’anno per ritrovarsi fra 30 anni una rendita privata che integri la magra (e incerta) pensione pubblica. A scadenza, lui riceverà una rendita di 6.991,89 euro, lei dovrà accontentarsi di 5.999,97. Ovvero del 14,18% in meno. Mentre è dell’11,32% il taglio della rendita che subirà la donna con Rb Valore della Ras, un prodotto del tipo rendita rivalutabile con durata di 25 anni. L’unico modo che hanno oggi le donne per evitare il problema è, a scadenza del contratto, scegliere la liquidazione del capitale anziché la rendita. In base alla 113, queste disparità dovranno comunque sparire entro il 22 dicembre 2007. Ma già oggi le compagnie si stanno organizzando a due livelli. Sul piano politico stanno cercando di ottenere l’applicazione di una clausola di salvaguardia, che ammorbidisca la direttiva in fase di recepimento. Ma è soprattutto nel marketing di prodotto che gli assicuratori stanno preparando la loro risposta. Le Generali stanno spingendo LungaVita, una temporanea (decennale) caso morte che enfatizza il pari ammontare di capitale, 35mila euro, che i beneficiari di entrambi i contraenti riceveranno, anche se lui pagherà 93,12 euro l’anno e lei solo 66,52. Il criterio in effetti è sempre quello della speranza media di vita differenziata per uomo e donna (77 anni per lui, 83 per lei nel 2002, e rispettivamente 80 e 85 secondo le previsioni Istat per il 2010). Ma l’effetto è di maggiore equità per la donna. Reale Mutua offre Valore VitaPiù, una nuova polizza temporanea caso morte in base alla quale, con 75 euro l’anno per 10 anni, un trentaseienne, uomo o donna che sia, morendo garantisce ai suoi cari un capitale immediato di 29mila euro. Il gruppo Unipol, sotto l’insegna UniSalute, ha messo a punto una polizza sanitaria, Benessere Donna, che consente la stipula della polizza a una contraente già in stato di gravidanza, garantendo per quattro anni una diaria da ricovero o per il parto di 70 euro, esami completi durante la gestazione e diagnostica preventiva contro le forme cancerogene più frequenti. Il premio, per una trentacinquenne, è di 1.125 l’anno.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...190305fo4.html
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