Indagine Eurisko-Prometeia: nel 2004 il ritorno alle obbligazioni dello Stato e alle azioni
Dopo i crac primi segnali di fiducia gli italiani risparmiano sempre più
Calano ancora i consumi e gli investimenti sul mattone
LUCA PAGNI
MILANO - Gli italiani si confermano un popolo di grandi risparmiatori. Nonostante il perdurare della crisi e gli scandali finanziari, la propensione a mettere soldi da parte non è diminuita. Anzi, piuttosto che rinunciarvi preferiscono fare meno acquisti. È la tesi contenuta nel rapporto che ogni anno viene redatto da Eurisko e Prometeia. Si tratta dell´"Osservatorio sui risparmi delle famiglie" in cui si legge che «la maggior incertezza relativa al clima di fiducia sembra essersi riflessa in comportamenti che hanno ulteriormente sacrificato una quota di consumo sul reddito disponibile a favore di una maggiore accumulazione di risparmio rispetto all´anno precedente». Una massa monetaria che «fatto nuovo del 2004, è stata destinata agli investimenti finanziari, sostenuti dalla minor propensione all´investimento diretto in abitazioni rispetto al 2003».
Ma non è tutto. Mentre negli anni passati i risparmiatori segnati dai crac di aziende di primo piano come Cirio e Parmalat e dal default delle obbligazioni di uno Stato sovrano (l´Argentina), avevano dirottato le proprie risorse su strumenti iperdifensivi (fondi liquidità e prodotti assicurativi), nel 2004 c´è stato un ritorno alle obbligazioni dello Stato e ai titoli azionari. Anche se questi ultimi limitatamente ai titoli a maggiore capitalizzazione.
Secondo i ricercatori di Eurisko e Prometeia si tratta di primi segnali di ripresa, per quanto non ancora rassicuranti. I risparmiatori – a loro dire – ragionano soltanto su un orizzonte di breve periodo e hanno difficoltà a cogliere le opportunità che vengono offerte loro dai mercati. Come rivela un altro passaggio del rapporto: «Nonostante l´andamento dei corsi di Borsa, soprattutto quella italiana, siano stati positivi per il secondo anno consecutivo, non vi è stata una particolare influenza di questo fattore sugli atteggiamenti di risparmio». Non a caso l´interesse sui titoli azionari è stata indirizzata verso le blue chip, trascinata da due collocamenti di successo – e molto pubblicizzati – come Terna e la terza tranche di Enel.
Inoltre, i crac finanziari degli ultimi anni se non hanno reso il risparmiatore più maturo lo hanno di sicuro reso più consapevole: «I risparmiatori non sono più disposti a consegnare senza condizioni risparmi, patrimoni e progetti di vita» alle istituzioni finanziare. Le quali ora «saranno obbligate ad assumere una nuova cultura di servizio nel rapporto con il pubblico».
Tutto questo mentre ieri è iniziato in Senato, nelle commissioni riunite Industria e Finanze, l´iter del ddl risparmio già licenziato dalla Camera. La maggioranza conferma i poteri di Bankitalia, mentre saranno riviste le norme fissate nell´art.8. La norma, che potrebbe favorire l´uscita di imprenditori italiani a vantaggio di banche estere, attualmente fissa limiti molto stringenti (1% di capitale con diritto di voto) alla partecipazione al capitale delle banche da parte delle imprese debitrici.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...170305pa2.html