La Bce avverte l'Italia: "Dopo
le una tantum, rischio deficit"
ROMA - La progressiva sostituzione delle una tantum senza una contemporanea azione di risanamento dei conti portano ad "un rischio di disavanzo eccessivo che resta elevato nel breve termine". Ci sono Italia e Portogallo, nel mirino della Bce. Nell'ultimo bollettino mensile, il nostro Paese viene definito una nazione con "squilibri di bilancio rilevanti".
Si legge nel documento: "Poichè questi Paesi prevedono una progressiva eliminazione delle misure temporanee senza tuttavia che i piani di bilancio indichino una sufficiente azione di risanamento, almeno in alcuni anni, il rischio di disavanzo eccessivo resta elevato nel breve termine". E ancora, nel testo si segnala come alcuni Paesi non si prefiggano "di conseguire posizioni di bilancio prossime al pareggio o in avanzo entro la fine dell'orizzonte considerato nei programmi. In alcuni casi gli obiettivi di bilancio si basano su ipotesi di crescita piuttosto favorevoli e su misure non del tutto precisate".
Patto di stabilità. "E' necessario che il dibattito sulla revisione del Patto di stabilità giunga ora ad una convincente conclusione che salvaguardi la disciplina di bilancio" afferma la Bce, aggiungendo che "è necessario che la credibilità della procedura per i disavanzi eccessivi sia pienamente preservata". Ma il vicepremier Marco Follini prevede buone notizie per l'Italia: "Nei giorni scorsi dalla Ue sono arrivati segnali che certificano con chiarezza che siamo rimasti dentro i limiti del 3% ". Esclusa, dunque, "una manovra correttiva in primavera".
Euro forte. Il "brusco" rafforzamento dell'euro non è auspicabile per l'espansione dell'economia. "Per quanto riguarda i tassi di cambio - afferma la Banca centrale europea - il Consiglio direttivo conferma la posizione assunta nella fase di brusco rafforzamento dell'euro, ribadendo che questi movimenti non vengono visti con favore e non sono auspicabili per l'espansione economica".
Rischio petrolio. La crescita dell'area euro potrebbe esser messa a rischio "dall'elevato livello e la volatilità delle quotazioni petrolifere" e dalla "persistenza di squilibri mondiali".
Pil in crescita. Il Pil dell'area euro crescerà tra l'1,2 e il 2% nell'anno in corso, per vedere poi l'anno prossimo una crescita più robusta, tra l'1,6% e il 2,6%. Il bollettino mensile della Bce giudica "deludenti" i dati sulla crescita nella seconda metà del 2004: +0,2% nel quarto trimestre dello scorso anno, mentre è stato rivisto al ribasso il dato relativo al terzo trimestre (+0,2%). La Banca centrale mette però anche in luce alcuni "segnali positivi": "Il rafforzamento della domanda interna e, in particolare, dei consumi, potrebbe indicare che la ripresa dell'attività economica nell'area stia riacquistando un certo slancio".
Inflazione al 2%. L'inflazione nell'area euro oscillerà nei prossimi mesi intorno al 2%. E' questa la previsione della Bce che segnala come in gennaio il tasso di inflazione sia sceso "in misura piuttosto marcata" all'1,9% dal 2,4% di dicembre. Il calo è dovuto "dagli andamenti delle imposte indirette e dei prezzi amministrati in alcuni paesi". Per febbraio - ricorda la Banca - la stima di Eurostat indica un tasso di inflazione del 2%.
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