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Vecchio 04-03-05, 10:21   #1 (permalink)
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Ministretta sul falso in bilancio

4 marzo 2005
Mini stretta sul falso in bilancio
Restano le soglie di punibilità La pena sale a due anni





ROMA • Per l'opposizione è una semplice operazione di maquillage. Per la maggioranza una correzione di rotta che non tradisce la filosofia di una riforma introdotta solo tre anni fa. Di sicuro sul falso in bilancio le polemiche non tramontano mai. E, anzi, dopo l'approvazione del disegno di legge sul risparmio sono destinate ad aumentare. Il tormentato provvedimento che ha ricevuto ieri il primo via libera, a un anno dalla presentazione, rivede alcuni aspetti dell'attuale disciplina del Codice civile, ma lascia inalterati alcuni di quelli più contestati.
Rimane così in piedi la distinzione tra falso in bilancio " semplice" e falso in bilancio con danno ai soci e ai creditori. Nel primo caso è stato deciso un inasprimento delle pene, che possono arrivare sino all'arresto per una durata di due anni a fronte del precedente anno e sei mesi. Via libera poi a sanzioni amministrative, come misure pecuniarie e interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche, quando la condotta non deve essere considerata punibile.
Ed è proprio sulla conservazione delle soglie di non punibilità che si è concentrata la maggior parte delle critiche. È sopravvissuta infatti l'esclusione quando la falsità o le omissioni non alterano in maniera sensibile la rappresentazione della situazione patrimoniale della società ( e a essere fissati sono anche i limiti tollerabili sulla variazione del risultato economico di esercizio, 5%, e del patrimonio netto, 1%, ma anche delle stime che possono differire sino al 10% dal valore corretto).
Per quanto riguarda, invece, il reato compiuto con danno dei soci e dei creditori, sono state conservate anche in questa fattispecie le soglie di punibilità, ma anche la procedibilità a querela di parte, come pure non è cambiato l'impianto sanzionatorio.
Novità sono state invece introdotte nell'ambito delle società quotate, per le quali scatterà l'aggravante del « grave nocumento » ai risparmiatori: la sanzione penale potrà arrivare sino a sei anni di detenzione. Anche in questo caso sono stati fissati parametri quantitativi per la determinazione della gravità del danno: coinvolgimento di un numero di risparmiatori superiore allo 0,5 per mille della popolazione e distruzione o riduzione di titoli per un valore superiore allo 0,5 per mille del prodotto interno lordo.
Sin dall'inizio della legislatura, e nel 2001 si era ancora nell'ambito di una legge delega, il progetto di riforma dei reati societari è stato campo di battaglia privilegiato per Casa delle Libertà e Ulivo. Il Governo intendeva proporre una considerazione del falso in bilancio come reato di danno e non di pericolo con criteri di punibilità diversi a seconda della presenza o meno di una lesione a soci e creditori. Un piano condotto a termine con una delega estremamente stringente, che lasciò pochi margini di manovra alla commissione del ministero della Giustizia incaricata di stendere i decreti delegati nell'ambito della più ampia riforma del diritto societario. Di sicuro sul versante penale l'intenzione fu quella di fare il più in fretta possibile. Tanto è vero che la revisione dei delitti societari entrò in vigore nella primavera del 2002 con parecchi mesi di anticipo rispetto alle novità per Spa e Srl. Con effetti immediati sui processi in corso, sia per l'abbassamento dei termini di prescrizione, come conseguenza delle pene più basse e della derubricazione a contravvenzione di alcune precedenti fattispecie di reato. Ma anche con la cancellazione dal casellario giudiziario di alcune condanne, anche a nomi noti, già passate in giudicato, ma non più rientranti nei limiti di punibilità.
In ogni caso la riforma passò due esami importanti: quello della Cassazione, che subito sancì la continuità tra vecchia e nuova fattispecie di reato, e quello della Corte costituzionale che considerò l'abbassamento delle pene e la determinazione delle soglie come legittime scelte di politica criminale del legislatore. Ancora tutto da scrivere è però l'ultimo capitolo: quello della Corte di giustizia europea che, ormai a breve, dovrebbe pronunciare la sentenza sulla compatibilità tra la nostra disciplina e le direttive comunitarie. E, in caso di bocciatura, si aprirebbe la strada per un nuovo intervento della Consulta. Da sinistra Bruno Tabacci ( Udc) presidente della Commissione Attività produttive della Camera, e Giorgio La Malfa ( Pri), presidente della Commissione Finanze.
Si sono battuti senza successo per una riforma più radicale che mettesse mano anche al mandato a vita del governatore della Banca d'Italia e trasferisse all'Antitrust la competenza sulla concorrenza bancaria ( Ansa)
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e040305ba.html
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Vecchio 05-03-05, 10:58   #2 (permalink)
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5 marzo 2005
Falso in bilancio, scarso impatto sui processi
Sulle norme riviste, che mantengono i limiti di non punibilità, la « spada di Damocle » della Corte di giustizia Ue:
vicina la pronuncia





ROMA • Sarebbe cambiato poco. Se anche la nuova versione del falso in bilancio, uscita dalla Camera dopo un tormentato percorso, fosse stata in vigore nel recente passato e si fosse quindi potuta applicare ai processi per i crack finanziari di questi anni le novità sarebbero state minime. Naturalmente si tratta di un esercizio in gran parte accademico visto che nel settore penale la successione di norme nel tempo è disciplinata dal principio del favor rei ( salvo poche e ben motivate eccezioni), e quindi anche nel caso di un giro di vite le decisioni già prese e i procedimenti in corso sarebbero proseguiti con la vecchia e più favorevole disciplina.
Come ricordato sul « Sole 24 Ore » di ieri a essere rimasto inalterato è uno dei punti cruciali della riforma voluta dal Governo ed entrata in vigore nel 2002: quello delle soglie di non punibilità per reati che il legislatore aveva considerato di lieve entità. A essere conservati sono stati così i parametri da calcolare in percentuale su stime corrette, rappresentazione della situazione economica e finanziaria, variazione del risultato economico di esercizio. Si tratta di uno dei cardini della riforma, che venne applicato retroattivamente e che porta, come conseguenza della parziale abolitio criminis, alla cancellazione di alcuni processi in corso, ma anche alla revoca di condanne già passate in giudicato. A giovarsene, tra gli altri furono l'ex presidente di Fiat, Cesare Romiti, che nel dicembre 2003 si vide cancellare una condanna definitiva a 11 mesi per falso in bilancio, che, per alcuni osservatori, gli era costata la scalata alla presidenza di Mediobanca. Ma a beneficiare della eliminazione dal casellario giudiziario furono, per le vicende legate ai fondi della Ferruzzi finanziaria, manager come Carlo Sama e Giuseppe Garofano.
Ora questa retroattività resta possibile, anche se la Cassazione ha riconosciuto una sostanziale continuità alle due diverse fattispecie criminali del falso in bilancio nella vecchia scrittura civilistica e nella nuova versione. Su processi come quelli dichiarati estinti per l'effetto soglie le modifiche decise dalla Camera avrebbero avuto un effetto limitato a conseguenze di natura amministrativa ( sull'applicabilità delle quali la stessa relazione al disegno di legge nutre peraltro qualche perplessità): esclusa la possibilità di condanna penale, si sarebbe invece applicata una sanzione pecuniaria ( con un meccanismo per quote, mutuato da quello applicato per le sanzioni alle persone giuridiche) e, soprattutto, un'interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche, ma anche dagli incarichi di amministratore o sindaco, per una durata massima di tre anni. Per quanto riguarda i termini di prescrizione, è rimasta la qualificazione come contravvenzione del delitto compiuto senza danno ai soci e ai creditori. Una scelta che conduce, di norma, alla prescrizione in tre anni, e questo anche in presenza dell'aumento di 6 mesi ( da un anno e 6 mesi a 2) per il massimo delle reclusione che può essere inflitta dai giudici. Già la Corte costituzionale meno di un anno fa, con la sentenza n. 161, aveva accolto con qualche perplessità questo aspetto della riforma dei reati societari, sconcertante per il generale disvalore che accompagna la condotta di chi altera deliberatamente le scritture contabili.
A potere incidere sui processi in corso, almeno nell'immediato e anche su quello stralcio del processo Sme che vede il solo Silvio Berlusconi indagato per falso in bilancio, sarà piuttosto la Corte di giustizia europea che ha messo al centro della sua attenzione proprio il meccanismo delle soglie. La pronuncia sembra ormai vicina e, nel caso il nuovo falso in bilancio dovesse venire giudicato incompatibile con le direttive comunitarie gli effetti potrebbero essere quelli di un'automatica disapplicazione delle norme nazionali ( come raccomandato dalle conclusioni dell'avvocato generale) oppure quelli di un nuovo intervento della Corte costituzionale che non potrebbe non tenere conto di quanto sarà stato deciso in Lussemburgo.

Per Parmalat e Cirio sarebbe scattato il « grave nocumento »

ROMA • Viene dal fronte delle società quotate la novità principale del disegno di legge sul risparmio per quanto riguarda la rilevanza penale.
Se le pene stabilite quando il reato è compiuto con danno dei soci e dei creditori sono rimaste identiche alla vecchia versione del Codice civile, entrata in vigore nella primavera del 2002, l'inedito è rappresentato dall'introduzione di un'aggravante che sanzionerà, con una pena che può andare da un minimo di due a un massimo di sei anni, il comportamento di amministratori e dirigenti che hanno provocato un « grave nocumento » ai risparmiatore. Una definizione che avrebbe certo peccato di astrattezza e che, peraltro, era già comparsa in precedenti stesure del disegno di legge. La Camera ha però provveduto a precisarla fissando alcuni paletti: il danno dovrà essere considerato grave quando coinvolge un numero di risparmiatori superiore allo 0,5 per mille della popolazione risultante dall'ultimo censimento Istat. Non solo. Da considerare ci sarà anche la distruzione di ricchezza operata dai maneggi finanziari.
Così l'aggravante andrà a colpire anche il reato che ha distrutto o ridotto il valore di titoli per un'entità superiore allo 0,5 per mille del Pil.
Valori oscillanti, quindi. Ma non tanto da impedire una valutazione sull'eventuale applicabilità dell'aggravante ai dissesti finanziari di questi ultimi anni. Con un'avvertenza: anche in questo caso, trattandosi di un misura che introduce un trattamento peggiorativo per gli indagati, non potrà essere applicata ai processi in corso, a meno di esporsi a una censura da parte della Corte costituzionale.
Uscendo dalle percentuali, l'aggravante del grave danno al risparmio dovrà essere applicata in tutti quei casi in cui la platea dei danneggiati sarà di almeno 28.500 risparmiatori oppure la quantità di risparmio dissolta sarà pari a 650 milioni di euro.
Nella nuova fattispecie potrebbero così rientrare tranquillamente sia i casi Parmalat ( Banca d'Italia aveva stimato in 85mila i cittadini coinvolti dal crack, mentre ammonterebbe a circa 10 miliardi di euro la ricchezza distrutta) e Cirio ( 35mila i risparmiatori interessati e 1,25 miliardi di risparmio azzerati). Ma in un'ipotetica applicazione delle nuove e più gravi sanzioni penali rientrerebbero anche i responsabili dei fallimenti di MyWay 4You ( con 10mila risparmiatori interessati per complessivi 1,35 miliardi di euro) e Bipo Carire ( anche in questo caso dieci i miliardi di euro di risparmi coinvolti per 100mila risparmiatori). Esclusi, invece, i casi Giacomelli ( 250 milioni e 6.500 risparmiatori) e Finmatica ( 350 milioni per 25.000 investitori).
Da questa prima ricognizione è quindi già possibile una sommaria conclusione sulla potenziale efficacia dell'aggravante visto che si applicherebbe a una buona parte dei dissesti venuti alla luce in questi due anni. Un'arma in più, quindi, nelle mani della pubblica accusa, anche se la sua forza deterrente sarà poi tutta da verificare, tenuto conto delle inchieste in corso relative a fatti criminali compiuti in un'epoca in cui ancora era in vigore la vecchia e più severa disciplina del Codice civile.
Ma è almeno questa la carta che la maggioranza potrà spendere per sostenere di avere provato a trarre una lezione, sul piano penale, dall'esplodere dei casi di malafinanza.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...050305ba2.html
tegio non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 05-03-05, 11:29   #3 (permalink)
 
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Scritto da tegio

Novità sono state invece introdotte nell'ambito delle società quotate, per le quali scatterà l'aggravante del « grave nocumento » ai risparmiatori: la sanzione penale potrà arrivare sino a sei anni di detenzione. Anche in questo caso sono stati fissati parametri quantitativi per la determinazione della gravità del danno: coinvolgimento di un numero di risparmiatori superiore allo 0,5 per mille della popolazione e distruzione o riduzione di titoli per un valore superiore allo 0,5 per mille del prodotto interno lordo.



Lo 0,05% della popolazione sono circa 28.000/30.000 persone.
Lo 0,05% del PIL sono circa 1.200/1.300 miliardi delle vecchie lire...

Quindi il grave nocumento ai risparmiatori non si attiva se la truffa riguarda magari 25.000 persone per magari 1.000 miliardi di vecchie lire...
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Vecchio 05-03-05, 11:32   #4 (permalink)
 
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Scritto da tegio

Uscendo dalle percentuali, l'aggravante del grave danno al risparmio dovrà essere applicata in tutti quei casi in cui la platea dei danneggiati sarà di almeno 28.500 risparmiatori oppure la quantità di risparmio dissolta sarà pari a 650 milioni di euro.

Appunto...per me sono soglie troppe elevate quelle che servono per far scattare il grave nocumento ...è un parere personale...
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Vecchio 05-03-05, 12:37   #5 (permalink)
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Originalmente inviato da harley-law
Appunto...per me sono soglie troppe elevate quelle che servono per far scattare il grave nocumento ...è un parere personale...
Sottoscrivo pienamente
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Vecchio 06-03-05, 10:00   #6 (permalink)
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Move to toughen Italy's law on false accounting fails
news.ft.com - By Tony Barber in Rome - March 4, 2005


Italy's centre-right government yesterday suppressed attempts to toughen a law on false accounting that political opponents said had been crafted to benefit Silvio Berlusconi, prime minister, and his business empire.

For the third time in two days, the government deployed its majority to defeat efforts in parliament to bring far-reaching changes to Italy's financial regulatory system in response to the fraud at the Parmalat food group.

The net effect is that, while the new law on post-Parmalat reform will strengthen some aspects of corporate governance in Italy, it will leave intact the existing regulatory structure.

The outcome is in keeping with the government's wishes but against the advice of most leading financial experts, including many within the coalition government parties who, as a result of the vote, are being subjected to harsh party criticism.

The Berlusconi government passed its false accounting law soon after coming to power in 2001 and caused an outcry by shortening the statute of limitations for prosecutions and softening punishments for corporate offenders. Mr Berlusconi, a billionaire businessman, was facing criminal charges for false accounting in a case related to SME, a former state-owned Italian food company, but the case was suspended after the law was introduced.

Opposition legislators tried to toughen the law as part of the post-Parmalat reform package, but they were defeated yesterday in a secret vote in the lower house of parliament. As a result, there will continue to be no penalties for company directors and board members who prepare or disseminate false balance sheets involving an amount that is below 5 per cent of a company's pre-tax profits.

The law was mildly toughened in one respect, in that the prison term for those responsible for certain types of false corporate financial statements will rise to two years from one and a half years.

The false accounting may still run into trouble at the European Union level, because Juliane Kokott, the advocate general to the European Court of Justice, issued an opinion last October that found parts of the law to be incompatible with EU legislation. The full court has to rule on the matter, but it usually follows the advocate general's advice.

Most of the opposition yesterday voted to transfer control of competition and mergers in Italy's banking sector from the central bank to the antitrust authority, and also to impose a fixed term of office on the central bank governor. With its clear parliamentary majority, however, the government prevailed.

The post-Parmalat reform bill now goes to the Senate for approval.
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