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Gennarino Fan's Club
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Adesso sì che il risparmio è tutelato.....
Ho appena letto la cronaca della seduta di ieri alla Camera. Pochissimi presenti, chi dormiva, chi camminava, chi faceva il pianista e votava pure per gli altri. Più volte il Presidente Casini ha richiamato all'attenzione i presenti.
Poi, quando si è trattato di votare il mandato a vita e la sorveglianza sulle banche, Forza Italia ha mandato sms a tutti i deputati imponendo la presenza in aula per votare, il ministro Alemanno si è messo a telefonare agli assenti per fare lo stesso. C'è anche stata una riunione della maggioranza per chiarire che nessuno doveva fare scherzi durante il voto. Ed ecco che la maggioranza "a favore del mercato" e "contro lo stato assistenziale" si è presentata ed ha votato compatta. Se qualcuno ancora non ci credeva, ecco l'ulteriore prova che a questi qui (nessuno escluso) dei cittadini non gli frega niente. |
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Gennarino Fan's Club
Data registrazione: Mar 2000
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Divertente (per noi che siamo solo osservatori) come la Lega abbia votato a favore di Fazio in cambio della copertura del crack di Crediteuronord (...gestita peggio delle banche pubbliche anni 70-80...), dove tremila disgraziati militanti hanno perso tutto per scoprire poi che i dirigenti non avevano nemmeno un'azione.....
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Era un mitomane?
Data registrazione: Nov 2003
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4 marzo 2005
Punibilità solo in casi estremi 6 anni per i danni ai bond people Via le regole volute dai relatori: si rialzano le soglie oltre cui scatta il reato. La legge attuale resta intatta Riabbassate anche le pene. Introdotto il "grave nocumento al risparmio" Ecco le altre misure della riforma Resta la perseguibilità soltanto su querela di parte per le società non quotate. Per false comunicazioni si rischiano da due a tre anni Il nuovo reato sussiste se si è distrutto valore per almeno 600 milioni di euro o si colpisce lo 0,5 per mille della popolazione ROMA - Ma c´è, alla fine, il reato di falso in bilancio? La nuova legge, votata ieri alla Camera con scrutinio segreto, stabilisce che non c´è punibilità penale se le falsità o le omissioni provocano una variazione del risultato economico lordo non superiore al 5% o una variazione del patrimonio netto non superiore all´1%. Nessuna punizione di rilevanza penale anche nel caso in cui singole poste di bilancio differiscano da quelle corrette in misura non superiore al 10% (era 5, nella proposta di legge) . In pratica, chi fa danni entro questi limiti, non rischia nulla, se non una sanzione amministrativa, cioè una multa o anche una interdizione dagli uffici di amministrazione e controllo delle società. Chi invece supera le cosiddette «soglie di non punibilità», rischia 2 anni di prigione, sei mesi in più dell´attuale normativa del 2001, un anno in meno se paragonato alla proposta iniziale del relatori del disegno di legge nel caso in cui il falso non arrechi danno agli azionisti e ai creditori e quindi in ultima analisi alla società. Se invece la falsità danneggia questi stessi soggetti, chi la commette rischia fino ad un massimo di tre anni di prigione, uno in meno rispetto alla proposta dei relatori, lo stesso limite della normativa del 2001. La novità del disegno di legge è l´inserimento del concetto di «grave nocumento del risparmio», voluto a suo tempo dall´allora ministro dell´Economia, Giulio Tremonti e considerato una «aggravante» al reato base. La pena, in questo caso, è elevata a sei anni di reclusione che scattano in due fattispecie molto criticate dall´opposizione che le ritiene vaghe e confuse. Quindi, alla prova dei fatti, «sostanzialmente inapplicabili». Il primo caso: quando i risparmiatori colpiti superato lo 0,5 per mille della popolazione. «Che s´intende per risparmiatori? E nel parametro popolazione conta l´individuo o il nucleo famigliare?», si chiede Sergio Gambini, Ds, che è stato relatore quando il testo era bipartisan. Il secondo caso in cui scatta il nocumento è quando questo crea una riduzione del valore dei titoli superiore allo 0,5 per mille del Pil. «Anche qui: è il Pil dell´anno del reato? O quale altro? Non c´è chiarezza», dichiara ancora il parlamentare. «A scuola ci hanno insegnato quanto è importante la veridicità dei conti. Ci dicevano che il bilancio aziendale è come la carta d´identità di un individuo. E adesso?», argomenta il suo collega Mauro Agostini. Per denunciare le norme sul falso in bilancio i Ds, i cui emendamenti restrittivi sono stati tutti bocciati, hanno organizzato una conferenza stampa . A loro giudizio la soglia dello 0,5 per mille del Pil è arbitraria e anche molto elevata. Forniscono pure un calcoletto: assumendo come base il Pil 2004, la percentuale di danno equivarrebbe a oltre 600 milioni di euro. Una cifra enorme. Il reato di falso in bilancio è regolato dall´articolo 30 del disegno di legge sul risparmio. Tutti i tentativi dell´opposizione di renderlo più stringente, sono falliti. Per mesi le forze politiche hanno negoziato per cercare di trovare un´intesa che ripristinasse il reato come era una volta, cioè prima della riforma del 2001. Niente da fare: malgrado i 30 voti segreti contrari, la maggioranza ha retto compatta. E il contestato articolo è passato così com´è. Invariata la perseguibilità su querela di parte per le società non quotate e d´ufficio per le quotate. (e.p.) Fazio si è comportato come il plantigrado marsicano, suo animale "totemico", potente e diffidente La zampata del governatore-orso per tenersi stretti tutti i poteri quattro soldi I risparmiatori coinvolti nel crac della Parmalat sono un milione? Allora stiamo parlando di quattro soldi, i bond ammontano a un miliardo e novecento milioni l´esperto Sì, sulla stretta sorveglianza sui mercati off shore sono d´accordo con il ministro Tremonti. Del resto lui è un grande esperto di paradisi fiscali FILIPPO CECCARELLI Gratta gratta, dietro ogni scontro di potere si nasconde la natura belluina, con le opportune ricadute non solo zoologiche, ma addirittura totemiche. E dunque, per quanto gli studiosi lo classifichino tra i carnivori, l´orso bruno marsicano (ursus arctos marsicanus), che certo popolava l´area della Ciociaria da cui proviene il Governatore Antonio Fazio, è per il 90 per cento vegetariano. Ma qui interessa anche il restante dieci per cento. Si tratta infatti di una bestia che pesa oltre 160 chili. Sembra goffa, ma nella corsa è molto più veloce di un uomo e può arrampicarsi sugli alberi fino a sette metri. Piuttosto miope, ha però udito e olfatto finissimi. Ma soprattutto ha una forza poderosa e - attenzione qui - con una zampata può scagliare in aria una pecora. Ecco. Converrà a questo punto ricordare che tempo addietro Fazio si era paragonato a un orso bruno marsicano. Creatura in via d´estinzione, un po´ come i democristiani. Ma non per questo disponibile a farsi fare la pelle. E infatti. Dopo mille peripezie, la maggior parte delle quali dannose per l´Istituto che Fazio rappresenta, il Parlamento ha riconfermato il suo potere: a vita. E´ questa una regale prerogativa che in realtà ha a che fare con l´autonomia della Banca d´Italia: dovrebbe proteggerla dalle intromissioni della politica. Ma quando queste sono più che evidenti, e tra Palazzo Grazioli, via Nazionale e il Parlamento tocca registrare un vortice di telefonate, biglietti, consigli, riunioni, pranzi e cene, ecco che l´interminabile mandato del Governatore sa di privilegio anacronistico, di concessione misteriosa, di ipocrita do ut des. In omaggio all´indipendenza della Banca d´Italia il governo nemmeno partecipa alla cerimonia delle Considerazioni finali. Ma anche le liturgie si svuotano, e facilmente le istituzioni perdono la loro sacralità attorno al tavolo di una trattativa. E comunque: quando mesi orsono un giornalista italiano ha cercato di spiegare a Paul Volcker che il numero uno di Bankitalia non aveva scadenza, l´ex presidente della Fed stentava a crederci, o forse faceva finta: «E´ sicuro di questo?». Sicurissimo. Com´è sicuro che anche dalla Bce, hanno rimarcato a tale riguardo la «eccezionalità del caso italiano». Ancora più eccezionale, poi, per la posta in gioco, i poteri coinvolti, il garbuglio di alleanze, la battaglia che s´è combattuta attorno a Fazio. Battaglia quant´altre mai oligarchica, di Palazzo, combattuta non solo dentro il centrodestra e il centrosinistra, ma anche fra europeisti e «nazionali», liberisti e sociali, tecnocrati e politici, guelfi e ghibellini e chi più ne ha più ne mette. Ecco: ieri è finita. E Fazio ha vinto, ma da cristiano studioso di Agostino e Tommaso, appassionato di etica, frequentatore di parrocchie, pellegrino a Compostela, amico di cardinali, capofila dei banchieri cattolici, persona attenta ai problemi della povera gente, che ce n´è sempre tanta in giro, non solo quel barbone cui diede l´elemosina in una celebre fotografia, ecco, Fazio non può non sapere che con questa sua vittoria rischia di perdersi nel suo stesso orgoglio di vincitore. Ha salvato la poltrona, insomma, ma l´anima - vanitas vanitatum! - è più importante. Come pure l´anima, la reputazione, la fiducia in quella specie di tempio o di convento che è la Banca d´Italia, beh, anche questa entità è qualcosa che vale per tutti, mica solo per lui, o per Berlusconi che deve salvare i figlioli dal reato di falso in bilancio, o fare un favore al cardinal Ruini. Né si esaurisce nell´aiuto ai leghisti rimasti impicciati nei loro fallimenti finanziari, o serve a Tremonti che è rimasto scornato, a Tabacci, a La Malfa e a un´altra dozzina di potenti. Sarebbe bello poterla ricostruire come una storia edificante: non un ferino conflitto di potere fra orsi, leoni e volpi, zuffa a tratti anche onirica, o da circo. Viene in mente la scena di Staffelli che insegue il Governatore con un enorme tapiro dorato, 31 ottobre 2003, 79esima Giornata del Risparmio, e non è la prima volta, le telecamere hanno già mostrato a milioni di telespettatori il labiale di Fazio che, messo alle strette, avrebbe detto alla scorta qualcosa tipo «dategli un po´ di botte». Stavolta l´appostamento è meglio organizzato, i tapiri sono due, tutt´intorno c´è un umanità surreale, in costume, ballerini di tango per la questione dei bond argentini, barattoli di pomodoro per i guai della Cirio. L´orso è furbo, scappa da un´uscita secondaria. Arriva Tremonti, a piedi, sorridente. Chiede lui il tapiro: «Datemi quello piccolo, lo metterò sulla scrivania accanto al barattolo della Cirio». E´ questo il clima in cui esplode lo scandalo Parmalat: 140 mila azionisti fregati dalle banche che lui dovrebbe o avrebbe dovuto controllare. Fino a quel momento Fazio si è mosso sulla scena politica come un consumato democristiano. Ha convissuto e litigato con il centrosinistra, polemizzando e adattandosi poi al centrodestra, al quale ha offerto la promessa di «un nuovo miracolo economico», figurarselo. Se proprio deve, si sente un jolly centrista; come tale si lascia corteggiare da questo o da quello, ma scenderebbe in campo solo come salvatore della Patria. A via Nazionale, di tanto in tanto, succede. Tremonti invece gli scarica addosso la Parmalat trascinandolo nel gorgo delle umiliazioni. Sentito alla Camera divulga 18 tra lettere e biglietti per dimostrare che Fazio colpevolmente ha relegato la questione fra le cose minori, «de minimis». Lui minimizza, appunto: «Sono quattro soldi». Ma resiste, anzi a quel punto la famosa zampata alza-pecore va a segno: Tremonti è «esperto di paradisi fiscali». Dura così per mesi. Berlusconi lascia fare. Fazio resta sulle sue. Ha dalla sua i numeri, può fare la Cassandra: l´economia non cresce, il paese è in declino, la riforma delle pensioni non basta, il taglio delle tasse non serve a nulla, vanno ridotte le spese. Poi la verifica travolge tutti e tutti costringe a rifare i conti, a ribaltare desideri ed equilibri. Si capirà tra anni cosa è successo davvero. Certo Fazio non resta con le mani in mano. C´è un partito «fazista» che si mobilita in ogni partito, in ogni palazzo, anche apostolico, plausibilmente. Questa è l´eterna storia del potere. Resterebbe il tema dell´autonomia della Banca d´Italia. Ma quella ormai sembra una roba superata, una roba da Einaudi, da Baffi, da Ciampi. http://www.assinews.it/rassegna/arti...040305ri2.html |
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marzo 2005
Risparmio, primo sì alla riforma Falso in bilancio soft, no al parziale rimborso dei tango people Dopo oltre un anno di polemiche, la Camera approva il ddl che ora passa al Senato. Nasce il fondo di garanzia Vincoli agli incroci banche-imprese Torna il reato di mendacio bancario Berlusconi: "Un buon lavoro" ELENA POLIDORI ROMA - Innescato dai crac Cirio e Parmalat, dopo oltre un anno di dibattito rovente, fra colpi di scena e polemiche senza fine, il disegno di legge sulla riforma del risparmio riceve il primo sì della Camera. Ieri mattina, l´atto finale con l´approvazione a scrutinio segreto dell´articolo sul falso in bilancio che passa con 249 sì e 196 no nella sua forma più soft, meno restrittiva. In un´aula come al solito rissosa e distratta, c´è anche un «brivido-cappuccino»: in due occasioni la maggioranza ha rischiato grosso, superando l´opposizione per una manciata di voti, perché molti deputati erano alla buvette, a fare colazione. Nello scrutinio segreto non sono mancati franchi tiratori e «pianisti». Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, li riprende: «Per favore non fatemi fare la maestra». Alla fine, comunque, la maggioranza tiene: ben cinque ministri-Claudio Scajola, Giuseppe Pisanu, Giuliano Urbani, Carlo Giovanardi e Antonio Marzano - e non più il solo sottosegretario Gianluigi Magri siedono al tavolo del governo; ad un certo punto arriva anche il sottosegretario alla Presidenza, Paolo Bonaiuti. E il ddl va. «Sono soddisfatto. La maggioranza ha fatto un buon lavoro nonostante molti deputati fossero dislocati nelle varie regioni», commenta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. «Finalmente, non si poteva aspettare oltre, la Camera ha fatto il suo dovere», dichiara Casini, aggiungendo che «sul merito, non spetta a me decidere». E il merito, in questa vicenda, non è certo secondario. Il testo che esce da Montecitorio, partorito dopo una infinita indagine conoscitiva e dopo un naufragato tentativo bipartisan, riscritto innumerevoli volte e subissato da oltre 300 emendamenti, è molto diverso da quello originario, abbozzato dall´allora ministero dell´Economia, Giulio Tremonti. Non solo per il falso in bilancio morbido, ma anche perché, tra mille polemiche, escono riconfermati tutti poteri del governatore della Banca d´Italia, Antonio Fazio. La Casa delle Libertà parla di «obiettivo centrato» e Scajola assicura «che il governo continua nell´attuazione del suo programma». L´opposizione denuncia invece «l´occasione mancata», sospetta che il testo, così com´è troverà opposizioni in sede Ue e Francesco Rutelli (Margherita) accusa: «E´ una riformicchia». In aula, ad un certo punto, scoppia anche un «caso Covip»: un emendamento svuota l´organismo dalla facoltà di vigilanza unitaria nel controllo dei Fondi pensione. Subito il ministro Roberto Maroni chiede correzioni, perché altrimenti non può decollare la previdenza complementare: porrà oggi la questione al consiglio dei ministri. Le principali novità: saranno cinque le autorità a difesa del risparmio - Banca d´Italia, Antitrust, Consob, Isvap e Covip - e dovranno collaborare. Nasce il fondo di garanzia dei risparmiatori. Arrivano nuovi vincoli agli incroci banca-impresa e nuove «muraglie» ai conflitti di interesse nei servizi di investimento con la loro separazione societaria. I consiglieri di minoranza acquistano un maggior peso nei consigli di amministrazione. E´ ripristinato il reato di mendacio bancario a tre anni dalla sua abrogazione (chi racconta falsità a una banca per ottenere un affidamento). I «depositi dormienti», cioè i conti bancari inutilizzati da più di cinque anni, finiranno allo stato. Niente da fare, invece, sui tango-bond: sono respinti gli emendamenti dell´opposizione che prevedevano il rimborso parziale alla clientela da parte delle banche che hanno collocato i titoli. Questo risultato, ma anche la legge nel suo complesso, spinge i consumatori a fare un sit-in di protesta davanti a Montecitorio. Insoddisfatte, le associazioni definiscono il ddl una «controriforma» che «ignora i problemi dei risparmiatori». Il provvedimento passa ora all´esame del Senato. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p040305ri.html |
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5 marzo 2005
Risparmio, revisione al Senato Nel mirino le misure su banca impresa e Consob Tarolli: « Chiariremo se il ruolo di Cardia è stato abbastanza potenziato per i nuovi compiti » ROMA • Complimenti alla maggioranza: per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto « un buon lavoro » . E così, il giorno dopo il via libera, il numero uno del Governo si dichiara « soddisfatto » . Tolta di mezzo la questione della Banca d'Italia e, cioè, i poteri e la durata del mandato del Governatore, per una Casa delle libertà in campagna elettorale la legge sul risparmio è un fiore all'occhiello da presentare agli elettori. Il Senato vuole stringere i tempi, ma già dalle prime dichiarazioni una terza lettura sembra inevitabile. Su alcuni punti i senatori di Palazzo Madama hanno deciso di mettere le mani, non tanto e non solo per protagonismo, ma per affrontare veri e propri problemi tecnici e politici. Il ventaglio è ampio e va dall'articolo 8 che riguarda il rapporto bancheimprese al rafforzamento della Consob alla definizione delle cosiddette " muraglie cinesi". Mentre dal Centro sinistra arriva il messaggio che la battaglia sul falso in bilancio non si è chiusa affatto a Montecitorio, così come quella sulla Banca d'Italia. Per Riccardo Pedrizzi ( An), presidente della commissione Finanze, la modifiche dovranno essere ridotte al minimo: « Il testo deve restare il più possibile fedele a quello della Camera, per varare la legge rapidamente e dare un segnale di fiducia ai mercati » , ha commentato ieri, annunciando che la prossima settimana si riunirà l'ufficio di presidenza per scegliere i relatori e mettere a punto il calendario. Ma c'è già chi si prepara a presentare emendamenti. « Ora che non ci sono più le questioni politiche legate a Bankitalia, possiamo avere quella serenità di valutazione che è mancata alla Camera » , dice Ivo Tarolli ( Udc), uno dei senatori più vicini a Fazio. A suo parere bisogna approfondire se il ruolo della Consob sia stato sufficientemente potenziato per far fronte ai nuovi compiti; bisogna verificare se ci siano sovrapposizioni tra le autorità, verificare se i risparmiatori siano stati sufficientemente tutelati. Ed è d'accordo con Luigi Grillo di Forza Italia che si debba approfondire anche l'articolo 8 sul rapporto tra banche e imprese che, secondo Grillo, è a maglie troppo strette. Non sembra intenzionato a dare battaglia sulla legge il senatore di Forza Italia, Giampiero Cantoni, che da sempre sostiene una riforma più incisiva sulle autorità, con il passaggio della concorrenza bancaria all'Antitrust, e il mandato a termine del Governatore: visto che i problemi vengono affrontati altrove, è la posizione di Cantoni, non vale nemmeno la pena proporre modifiche. Lo farà, invece, e con molta determinazione il Centro sinistra. « Per i Ds bisogna riprendere la battaglia sul falso in bilancio. Inoltre, ci daremo da fare per ripristinare il testo uscito dalla commissione della Camera sui temi della concorrenza bancaria e del mandato a termine del Governatore » , dice Lanfranco Turci. Sul rapporto bancheimprese, l'idea di Turci è semmai di garantire ancora di più l'indipendenza tra i due mondi. « Gli intrecci cui assistiamo non sono tranquillizzanti » , continua il senatore ds, soddisfatto che il proprio partito alla Camera abbia mantenuto inalterata la posizione durante le votazioni in aula. « Il Centro sinistra dimostra di aver capito che sia per modernizzare il Paese, sia nel rapporto con i poteri forti è meglio puntare a riforme chiare che acquisire simpatie con operazioni gattopardesche » , dice ancora Turci. Convinto che sul falso in bilancio si debba andare avanti è anche Nicola D'Amico della Margherita. Altro dubbio che solleva, la necessità di mantenere la norma sul comitato di coordinamento tra le autorità di vigilanza. Se le responsabilità sono ben definite, secondo D'Amico il coordinamento è una complicazione burocratica. Inoltre si sofferma sulla questione delle « muraglie cinesi » , introdotte alla Camera: il testo del Ddl prevede che sia la Consob a definire se sia necessaria una separazione solo funzionale o societaria. « Bisogna evitare di dare alla Consob la possibilità di vietare in Italia la banca universale » , continua D'Amico, ricordando che la Margherita al Senato aveva presentato sia sulle riforme delle autorità sia sulla tutela del risparmio due disegni di legge. W A PAGINA 26 Il testo del Ddl approvato alla Camera. Emendamento ( respinto) del Governo per sterilizzare i voti oltre il 30% Tentato blitz sulle fondazioni ROMA • Il mondo delle fondazioni è in fibrillazione per un " tentato blitz" da parte del Governo, poco prima dell'approvazione alla Camera del Ddl sul risparmio. Il capogruppo della Margherita in commissione Finanze, Roberto Pinza, ha infatti riferito ieri che il comitato dei Nove ha respinto « per estraneità di materia » un emendamento presentato dal sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri, che puntava a sterilizzare, a decorrere dal 1 ? gennaio 2006, il diritto di voto nelle assemblee delle banche partecipate, per le quote eccedenti il 30% del capitale. Immediata la presa di posizione dell'Acri: « Non crediamo sarebbe utile per i nostri concittadini inserire, né nella legge sul risparmio né tantomeno nel decreto legge sulla competitività di imminente approvazione da parte del Governo— spiega una nota dell'associazione— elementi portatori di ulteriore instabilità nell'industria del credito del Paese » . Una norma come quella adombrata, secondo i calcoli dell'Acri, riguarderebbe 36 fondazioni su 88: tra le big c'è la fondazione Mps, che detiene il 49% del capitale ordinario di Banca Mps; ma nella schiera compaiono anche la Fondazione Cassa di Firenze o la fondazione Carige. E l'associazione guidata da Giuseppe Guzzetti avverte: « Un'eventuale violazione dell'autonomia statutaria e gestionale delle fondazioni di origine bancaria, che sono soggetti privati, determinerebbe senz'altro nuovi conflitti di carattere giurisdizionale, sulla cui valutazione di fondo, nel recente passato, gli organi deputati sembrano essersi già chiaramente espressi » . Si fa aspro, intanto, il confronto sul ripristino al Senato dei poteri di vigilanza della Covip in materia di trasparenza delle condizioni contrattuali praticate dai fondi: il ministro Maroni si dichiara « fiducioso » ma polemizza con la Cgil e con l'Ania. Per la Cgil non aiuta « il fatto che il presidente del Consiglio abbia un interesse diretto su questa partita » . Ma il ministro ribatte: « Solite insinuazioni » . È però con l'Ania che il confronto si accende: l'associazione delle imprese assicuratrici in una nota dichiara di non aver « mai appoggiato » e, anzi, di giudicare « sbagliato e inopportuno » l'emendamento che ha trasferito la competenza alla Consob. Per il ministro, però, le cose stanno diversamente: « Siccome l'emendamento porta a una riduzione dei controlli, in particolare sulla previdenza individuale e, cioè, quella gestita dalle assicurazioni, mi risulta difficile pensare che non ci sia qualcuno che abbia suggerito questo intervento » . Dietro le quinte / Parla lo « sconfitto » Tabacci « Vi spiego perché sono rimasto solo » ROMA • La parola al « grande sconfitto » . Bruno Tabacci, 59 anni, una laurea in economia, ex Dc e ora Udc, presidente della commissione Attività produttive della Camera, dovrebbe festeggiare l'approvazione del Ddl risparmio. E invece non sprizza gioia da tutti i pori. Anzi. Ha qualche recriminazione da fare per come è andata a finire. Soprattutto la partita sulle competenze della Banca d'Italia e sulla scadenza del mandato del Governatore. Onorevole Tabacci, come mai alla fine si è trovato solo? La politica è in una fase di grande debolezza. Il potere vero sta altrove. Perché la Lega ha cambiato così radicalmente opinione? Hanno sempre sostenuto il Ddl e l'exministro Tremonti che l'aveva proposto. Poi è saltata fuori la difesa della padanità delle banche. Forse c'entra qualcosa la storia di Credieuronord, la banca della Lega, amministrata da alcuni suoi dirigenti ( Maurizio Balocchi, Stefano Stefani, Giancarlo Giorgetti, ndr), che ha avuto una storia sfortunata: con 4 5 affidamenti si sono mangiati tutto il capitale. La Popolare di Milano voleva intervenire, a patto che gli amministratori ripianassero il buco. Poi è arrivata la Popolare di Lodi, guidata da Giampiero Fiorani, molto vicino a Fazio, che l'ha rimessa in bonis. Non mi sembra una buona ragione per cambiare linea su una questione così delicata. E quella metà di An che stava dalla vostra parte, La Russa, Saglia? Nel partito ha prevalso la posizione di Alemanno e gli altri si sono adeguati. Il povero Saglia ha rimediato una brutta figura. Tremonti si è dileguato? Ci aveva già rimesso la poltrona di ministro. Poi gli hanno spiegato che, se voleva rientrare in gioco, non doveva occuparsi di questa partita. E si è fatto venire, come l'ha chiamata lui, « un'amnesia » . D'altra parte lo scontro era stato senza precedenti. Mai era accaduto che un Governatore disertasse il Cicr. Perché Berlusconi ha fatto blocco con Fazio? Mi sembra strano che un presidente del Consiglio, con un mandato regolarmente sottoposto al giudizio degli elettori, accetti che il Governatore non abbia scadenza: un mandato a vita dovrebbe coincidere con una forte subordinazione alla politica non con una forte autonomia. Se c'è autonomia, allora c'è, come nella Bce, un mandato a termine. Quanto a Berlusconi, si è schierato con Fazio per difendere le norme sul falso in bilancio. Ancor più quando ha capito che con il voto segreto la Lega avrebbe potuto fargli qualche scherzetto. E l'opposizione? Grandi mal di pancia anche lì. I Ds, nel giorno delle votazioni più delicate, hanno fatto sapere che si sarebbero astenuti sul mandato se fosse passata la norma sulla concorrenza. Il Pdci ha addirittura votato a favore della soppressione dei due articoli. I banchieri hanno lavorato molto sotto traccia? L'Abi ha giocato un ruolo di fiancheggiamento. Ricordo il documento sottoscritto insieme a Confindustria, Ania e altre associazioni imprenditoriali per ridurre il Ddl ai soli primi 13 articoli. D'altra parte le vicende legate alla grande industria, spesso fortemente indebitata, vengono giocate dai manager bancari. Alla luce di quello che è successo come prevede che vada a finire la contesa intorno alla Banca Antonveneta? Penso che Fazio sia dalla parte di Fiorani, soprattutto dopo la conversione della Lega a suo favore. Ma non fa i conti con l'oste olandese. E con l'Unione europea. L'Abn Amro si è mobilitata e giocherà le sue carte. È giusto difendere il concetto di reciprocità: lo ha fatto anche lo Stato nel caso Edf, imponendo la sterilizzazione dei diritti di voto in Edison. Ma nel caso delle banche nessuno impedisce ai gruppi italiani di espandersi in Europa e poi non tocca al Governatore decidere su questioni come questa. La magistratura non è ancora arrivata a grandi conclusioni sulle vicende Cirio e Parmalat. Pensa che ci arriverà? I procuratori che mi hanno voluto ascoltare avevano, mi è sembrato, un quadro molto preciso. D'altra parte Tanzi e Cragnotti hanno detto cose che sembrano coincidere per molti aspetti. Sulle grandi stangate bisogna andare fino in fondo. Compresa quella sui bond argentini. La Banca d'Italia dovrà spiegare che cosa hanno fatto le banche a ridosso del default: a quanto avevano comprato e a quanto hanno scaricato sui clienti i bond prima del crack http://www.assinews.it/rassegna/arti...e050305ba.html |
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Italian bank chief keeps oversight role
news.ft.com - By Tony Barber in Rome - March 2, 2005 Italy's parliament significantly watered down legislation intended to reform the financial markets regulatory system on Wednesday, and it voted against a move to strip Antonio Fazio, the country's central bank governor and a stalwart of the current system of oversight, of his powers. Legislators in the lower house voted not to remove his authority over competition and mergers in the Italian banking sector. The vote strengthened Mr Fazio in his campaign to fight off pressure from the European Commission to open up the Italian banking sector to foreign takeovers. It also handed him a victory over critics who accused him of bearing some responsibility for the scandal surrounding the collapse of Parmalat, the food group. The reform bill was drawn up in response to Parmalat's €14bn ($19.5bn, £9.8bn) bankruptcy, and promised significant regulatory change. However, legislators voted on Wednesday to preserve all five Italian regulatory agencies - the central bank, the stock market watchdog, the antitrust authority, and the pensions and insurance regulators - rather than create an all-powerful single authority, as in the UK. Legislators also voted against a measure to impose a fixed term of office on the Bank of Italy governor, currently appointed for life. On Tuesday, parliament passed several measures aimed at improving corporate governance, such as one erecting "Chinese walls" between the banking and analytical research departments of investment banks. If the government had lost Wednesday's vote on banking competition, supervision would have passed to the antitrust authority from the Bank of Italy. Mr Fazio, the governor since 1993, has maintained tight control over the banking sector, guiding every merger, discouraging deals he disliked, and stressing the financial sector's close relationship with industry. Silvio Berlusconi, prime minister, and Domenico Siniscalco, finance minister, were keen to preserve good relations with Mr Fazio. Measures to curb the central bank's powers and impose a fixed term of office on the governor were passed against the government's wishes in January by two parliamentary committees, due to dissatisfaction with the performance of Mr Fazio. Mr Fazio has found himself under fire from Charlie McCreevy, the new European Union internal market commissioner, who wrote to him last month demanding assurances that the Italian banking sector not be artificially protected against foreign takeovers. Last month he justified his resistance to foreign takeovers of Italian banks by pointing out that foreigners owned 17 per cent of the four biggest banks. |
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