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Antitrust e mandato tutto come prima
3 marzo 2005
Antitrust e mandato, tutto come prima Bankitalia conserva la concorrenza, cancellato l'incarico a termine ROMA • Non ci sarà nel Ddl risparmio il passaggio della concorrenza bancaria dalla Banca d'Italia all'Antitrust e non ci sarà nemmeno il mandato a termine del Governatore. Gli articoli 26 e 28, e cioè i due nodi politici che hanno tenuto bloccata la riforma, sono stati soppressi. « Rimedieremo in aula » , aveva detto il 14 gennaio scorso Silvio Berlusconi, dopo che a sorpresa le commissioni Attività produttive e finanze di Montecitorio avevano dato il via libera ai due articoli. E l'aveva ripetuto subito dopo ad Antonio Fazio, con un invito a pranzo a Palazzo Chigi, rassicurandolo che il disegno di legge non avrebbe intaccato ruolo e poteri di via Nazionale. E così è andata, con la maggioranza che ha votato compatta a favore degli emendamenti soppressivi e l'opposizione nel curioso ruolo di difesa del testo dei relatori, Gianfanco Conte ( Forza Italia) e Stefano Saglia ( An). Il voto di ieri ha portato allo scoperto le tensioni dentro la Casa delle libertà: Ignazio La Russa, vicepresidente vicario di An, è arrivato a chiedere le dimissioni dei presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze, Bruno Tabacci e Giorgio La Malfa, e ha fatto scoppiare un caso politico. C'è voluta poi più di un'ora per approvare l'articolo 26 sulla concorrenza e risolvere un inciampo politico e procedurale che ha visto la maggioranza spaccata. Ieri mattina nella riunione del comitato dei nove ( l'organismo ristretto che deve dare il parere sugli emendamenti) il Governo aveva deciso di non presentare sugli articoli 26 e 28 emendamenti propri, ma di dare parere favorevole a quelli soppressivi; i relatori avevano scelto di rimettersi all'aula, per non smentire se stessi ma per non trovarsi nemmeno in difficoltà con la propria maggioranza, visto l'input del Governo e di Palazzo Chigi. Ma quando alle 18 circa, dopo una giornata intera di votazioni, si è arrivati a discutere sulla concorrenza, il relatore Saglia si è dichiarato a favore degli emendamenti soppressivi, ed eventualmente disponibile ad approvare, nel caso la norma fosse rimasta in vigore, l'emendamento a firma di Alfiero Grandi ( Ds) che prevedeva il passaggio della concorrenza all'Antitrust dal 2007. Secondo indiscrezioni circolate in mattinata, sembrava che l'ipotesi di un periodo transitorio potesse essere una mediazione per mettere d'accordo maggioranza e opposizione. Invece così non è stato: Tabacci ha contestato il cambiamento di posizione di Saglia, dicendosi « sorpreso e amareggiato » , il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, è intervenuto: « Non mi è mai capitato che il relatore dia un parere e il presidente della commissione ne dia un altro. Io faccio il notaio, sono garante del metodo » , ha detto Casini, suggerendo una sospensione per trovare l'accordo. Alla fine è stato deciso di votare. Risultato: con 237 voti a favore, cinque astenuti e 182 contrari è passato l'emendamento di soppressione a firma Pepe, Patria, D'Agrò, Armani, Falsitta e Liotta ( Forza Italia, An, Udc). Più rapido il voto sul mandato a termine del Governatore: An, Fi e Lega hanno immediatamente pronunciato le dichiarazioni di voto favorevoli all'emendamento soppressivo, a firma Armani ( 217 a favore, 188 contrari). Casini ha negato il voto segreto. L'impegno della maggioranza era evidente dalle presenze di ministri e sottosegretari, con Forza Italia che ha diramato messaggi sms per convocare i deputati. Gianni Alemanno, ministro per le Politiche agricole, e il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, hanno commentato positivamente il voto. Delusi i Ds, che parlano di « riformicchia » . La Russa ha chiesto le dimissioni di Tabacci e La Malfa, colpevoli di svolgere un ruolo di opposizione nella maggioranza. « Richiesta inaccettabile » , ha commentato il leader dell'Udc, Marco Follini. Mentre Tabacci non ha raccolto: « La Russa è un simpatico collega, i presidenti di commissione non sono sfiduciabili » , ha detto. Piuttosto, ha denunciato la « resa » , con una « politica che ormai non conta nulla contro lo strapotere delle banche coivolte in un circuito di interessi che vede un arbitro che fa il giocatore. Bazoli, Banca Intesa, e Geronzi, Capitalia, hanno dimostrato che Fazio è l'anello di congiunzione » . Comunque, ha detto Tabacci in aula, « aver parlato di questi argomenti è una conquista democratica, sono convinto che il Parlamento ci tornerà sopra » . Ieri la votazione si è fermata all'articolo 29: sono stati affrontati i temi del conflitto banca impresa, i depositi dormienti, l'obbligo di prospetto, il fatto che ogni decisione di Bankitalia e delle altre autorità deve essere motivata. Oggi la legge avrà il via libera e si voterà, a scrutinio segreto, sul falso in bilancio. Intanto dal Senato gli esponenti vicini a Fazio, Riccardo Pedrizzi e Luigi Grillo, sono soddisfatti e annunciano: ora la strada è in discesa. Emendamenti 1 / Il conflitto d'interessi Banca impresa, inasprita la stretta ROMA • Si profilano tempi duri per chi vuole finanziare lo shopping nel capitale degli istituti di credito dando in pegno ad altre banche i titoli del gruppo di cui è socio. Un norma ad hoc è stata introdotta nel Ddl risparmio, all'articolo 8 dedicato ai conflitti di interesse tra banca e impresa, proprio per mettere un argine a una prassi alquanto diffusa. « I possessori di partecipazioni rilevanti in una banca— recita il passaggio approvato ieri dalla Camera — non possono dare in pegno, a garanzia di crediti loro concessi da banche o da società appartenenti a un gruppo bancario, partecipazioni nella stessa o in un'altra banca o in una società che la controlli, in misura superiore, per il complesso dei crediti medesimi, ai tre quarti della quota che costituisce una partecipazione rilevante » . La norma è ispirata dalla vicenda della contesa per il controllo di Bnl: immobiliaristi del contropatto come Danilo Coppola e Giuseppe Statuto si sono finanziati in questo modo, così come, del resto, ha fatto anche Diego Della Valle, socio del patto guidato dal Bbva. C'è però un aspetto di questo articolo che lascia qualche perplessità: la definizione di « partecipazione rilevante in una banca » è quella ereditata dal Testo unico bancario ( Tub, articolo 53 legge numero 385 del ' 93) che con il Ddl risparmio si va a modificare. Il Tub intende per partecipazione rilevante in una banca quella relativa al 5% del capitale: dunque la norma, così come è stata formulata, sembra introdurre paletti al finanziamento su pegno solo ai soci con una quota pari almeno al 5 per cento. Se si va a ripercorrere quanto accaduto per Bnl si nota che tutti coloro che hanno fatto ricorso alla prassi del pegno sono partiti con partecipazioni inferiori al 2% e tutt'oggi sono al di sotto del 5 per cento. Dunque, per aggirare il vincolo del Ddl è sufficiente tenersi al di sotto di quella soglia. Le novità approvate ieri prevedono che le banche o le società controllate da gruppi creditizi debbano comunicare alla Banca d'Italia, « nei termini e con le modalità da questa stabilite, le partecipazioni nel capitale ( qui non si fa più riferimento alla soglia « rilevante » ; sarà solo un caso?, ndr) di banche o di società che le controllano, da esse ricevute in pegno a garanzia di crediti da loro concessi » . Nei confronti dei soggetti che costituiscono in pegno partecipazioni in misura superiore al limite è prevista una sanzione amministrativa commisurata al valore della quota data in pegno oltre il limite massimo stabilito. Rispetto alle previsioni del Tub ( è Bankitalia sentito il Cicr a stabilire i limiti al credito per soci imprenditori con quote rilevanti) il Ddl introduce restrizioni anche per amministratori e " controllori" di banche. I soci presenti in patti di sindacato ( con quote di almeno l' 1% del capitale della banca) non possono avere finanziamenti per importi superiori ai 3/ 4 del valore della propria partecipazione. Le ripercussioni, vedi casi come il patto di Capitalia, non mancherebbero: un sociocliente come Pirelli Telecom si vedrebbe ridurre il finanziamento potenziale a 120 milioni di euro, altrimenti si profilerebbe la sterilizzazione dei diritti di voto. Emendamenti 2 / La trasparenza Esteso il prospetto obbligatorio MILANO • Le polemiche sui Cirio bond venduti senza prospetto informativo possono finalmente chiudersi. La Camera ha approvato ieri, anche con il voto favorevole dell'opposizione, l'articolo 11 della riforma del risparmio. È stato così introdotto l'obbligo di consegnare ai risparmiatori che acquistano qualunque prestito obbligazionario un prospetto informativo. Approvato dalla Consob. La logica di questa norma è chiara: evitare che i bond originariamente destinati ai soli investitori istituzionali giungano ai risparmiatori senza le adeguate informazioni. Evitare, in parole povere, che si ripetano altri casi Cirio, Parmalat e Giacomelli: le loro obbligazioni, emesse in Lussemburgo senza un prospetto Consob, erano state infatti vendute a migliaia di risparmiatori molto spesso ignari dei rischi. Ebbene: questo non sarà più possibile. E gli intermediari che violeranno questa norma saranno tenuti al rimborso del bond. Ma andiamo con ordine. Tutto nasce con l'articolo 11 della riforma sul risparmio. Che, testualmente, dice: « La negoziazione di obbligazioni ad opera di investitori professionali nei confronti di soggetti diversi avviene, a pena di nullità e quindi di rimborso al valore di acquisto, mediante consegna di un prospetto informativo contenente le informazioni stabilite dalla Consob con proprio regolamento, anche quando la vendita avvenga su richiesta dell'acquirente » . Questa norma — si legge — « si applica anche ai prodotti finanziari diversi dagli strumenti finanziari, nonché dai prodotti assicurativi emessi da imprese di assicurazione » . Insomma: si applica a tutte le obbligazioni. Estendendo l'obbligo di prospetto, che fino ad ora era molto più limitato. Come detto, questo articolo nasce da una polemica divampata con il default della Cirio e resa ancora più scottante dal crack Parmalat. Come noto, infatti, molte obbligazioni societarie italiane sono state emesse senza prospetto e vendute ai risparmiatori. Il meccanismo — tipico dell'euromercato e non certo utilizzato solo in Italia — era semplice. Una società che voleva lanciare un bond creava una controllata estera ( solitamente in Lussemburgo o in Olanda). Il prestito obbligazionario veniva dunque emesso da quella società estera e garantito dalla casa madre italiana. Come tutti i bond sull'euromercato, questi titoli non erano dunque sottoposti alla legge italiana ma a quella inglese. Per questo non avevano un prospetto approvato dalla Consob, ma solo un documento legale di diritto britannico chiamato " Offering circular". Ebbene: questi documenti legali affermavano a chiare lettere che le obbligazioni non potevano essere vendute ai risparmiatori. Ma questo divieto era limitato solo al mercato primario: cioè alla fase di collocamento. Successivamente, quindi in fase di negoziazione, chiunque poteva comprarle. Anche i piccoli risparmiatori, purché non sollecitati dalle banche venditrici. Morale: migliaia di italiani acquistavano le obbligazioni Cirio, Giacomelli e Parmalat credendo ( talvolta) di comprare titoli sicuri. Senza avere alcuna informazione se non quella — talvolta non corretta— data dallo sportellista. L'articolo 11 della riforma sul risparmio si pone l'obiettivo proprio di chiudere questo capitolo. Il prospetto diventa dunque obbligatorio. Per tutti i bond. Altrimenti la banca venditrice è tenuta al rimborso del titolo al valore di acquisto: il che non limita il diritto al risarcimento di altri eventuali danni. L'Italia degli " spaghetti bond" volta pagina. INTERVISTA / ROBERTO RUOZI « Ma una legge non risolve tutti i problemi » MILANO • « Un passo avanti importante, anche se avrei preferito vedere un mandato a termine per il Governatore e la concorrenza tra banche affidata all'Antitrust. Non illudiamoci comunque che i problemi del risparmio si possano risolvere tutti per legge » . Roberto Ruozi, ex rettore dell'Università Bocconi di Milano, profondo conoscitore del sistema finanziario italiano, invita alla cautela mentre la Camera vota il disegno di legge di riordino del risparmio. Dopo più di un anno di attesa per i risparmiatori arrivano nuove tutele: mai più crack finanziari d'ora in poi? Intanto bisogna rallegrarsi del fatto che dopo tanti tentennamenti il Parlamento abbia infine deciso. L'incertezza era deleteria per l'intero sistema. Io ad esempio sto seguendo un progetto per rilanciare Milano come piazza finanziaria internazionale. La mancanza di un nuovo sistema di garanzie e tutele per il sistema era un grave handicap, mancavamo di credibilità. Tuttavia, inviterei alla cautela. Eliminare gli scandali finanziari per via legislativa mi sembra impossibile. Il settore è delicato. Nonostante sia costellato di leggi e regolamenti, la pratica continua e continuerà a riservare sorprese. Si possono creare deterrenti, migliorare le regole, ma anche sistemi più avanzati del nostro, come gli Stati Uniti, si sono trovati in grave difficoltà. Si è discusso a lungo del mandato del Governatore di Bankitalia, che resta senza un termine. Era giusto concentrarsi su questo aspetto? Credo che il mandato a termine per il Governatore prima o poi dovrà essere accettato come un fatto naturale, come accade per tutte le altre Banche centrali. E poi che cosa c'entra questo con l'indipendenza dell'istituzione? Forse Alan Greenspan è meno autonomo del Governatore di Bankitalia perché il suo mandato ha un termine? La Banca d'Italia dovrebbe essere indipendente da tutto e da tutti, Governatore incluso. Comunque su questo punto si è perso troppo tempo e personalizzare il tema non ha giovato alla discussione. In materia di concorrenza tra banche, le competenze restano alla Banca d'Italia. Condivide il voto della Camera ? Direi di no. Nessuna autorità al mondo vigila allo stesso tempo sulla stabilità e sulla concorrenza delle banche, non vedo perché l'Italia debba essere diversa. Nella situazione attuale vedo potenziali conflitti di interessi molto forti. Una operazione di fusione tra banche potrebbe essere autorizzata da un ufficio di Bankitalia perché positiva dal punto di vista della stabilità del sistema, vietata invece da un altro ufficio perché lesiva della concorrenza. Inoltre, chi chiede il mantenimento dello status quo per arginare la calata in massa degli istituti stranieri in Italia agita un falso problema ed esprime posizioni di retroguardia: prima o poi dovremo confrontarci con acquisizioni dall'estero. Non vedo rischi, saranno invece salutari iniezioni di concorrenza. Tra le nuove norme già approvate dalla Camera, quali sarebbero servite in particolare per evitare i casi Cirio e Parmalat? Anzitutto la riduzione dei potenziali conflitti di interessi all'interno delle banche. È estremamente importante aver imposto la separazione tra le attività di consulenza svolte nei confronti dell'emittente e quelle legate al collocamento degli strumenti finanziari presso il rispamiatore. La rete, infatti, influenzata dai prodotti resi disponibili dal gruppo, potrebbe non sempre essere incentivata a vendere i prodotti migliori per i clienti. La separazione organizzativa tra queste attività può funzionare, io preferirei però un taglio netto con la creazione di società distinte. Qui deciderà la Consob, ma forse sarebbe stato meglio prevedere regole uguali per tutti, senza lasciare la possibilità di interventi caso per caso. Comunque, tornando alla valutazione di partenza, anche in questo caso eviterei trionfalismi eccessivi: le " muraglie cinesi" aiutano, riducono la probabilità che i conflitti di interesse generino comportamenti patologici ma non c'è la garanzia assoluta che questo accada. Vedo con favore anche l'estensione dell'obbligo del prospetto informativo per le emissioni dirette ai risparmiatori. Attenzione però: fornire 250 pagine di cifre e indicazioni non significa necessariamente informare, anzi. Bisogna lavorare ancora sulla qualità dei prospetti e dare al risparmiatore solo le informazioni davvero rilevanti. Bruno Tabacci, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera in passato ha imputato alle pressioni delle banche i ritardi nel varo di questa legge. Condivide? Credo che i ritardi siamo piuttosto da ricondurre al clima politico complessivo, alle difficoltà nell'assumere decisioni in generale. Quanto alle banche, non credo che abbiano " frenato". E vorrei anche contestare l'idea che questo insieme di norme sia punitivo nei confronti di qualcuno, ad esempio del settore del credito. Incontro spesso i principali banchieri italiani, mi pare che abbiano accettato con tranquillità la situazione, hanno capito che l'ambiente era in movimento, che restare fermi era impossibile. Non credo inoltre che queste nuove norme impongano agli istituti di credito costi aggiuntivi da scaricare poi sulle imprese. Osservo però che finora l'attenzione è stata tutta verso la creazione di valore per gli azionisti, forse ora si dovrà cambiare in parte strada e pensare maggiormente ai clienti. LUCA ORLANDO http://www.assinews.it/rassegna/arti...030305ba2.html |
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3 marzo 2005
Niente mandato a termine e resta a Bankitalia la vigilanza sul risparmio. La telefonata di Berlusconi Fazio mantiene tutti i poteri Sì all'emendamento del governo: decisiva la marcia indietro leghista ROMA — Per la Banca d'Italia e per il suo governatore Antonio Fazio non cambia nulla. La Camera ieri ha cancellato le due norme più delicate della riforma del risparmio: quella che prevedeva l'introduzione del mandato a termine del governatore della Banca d'Italia e quella che disponeva il passaggio del controllo sulla concorrenza bancaria dalla Banca d'Italia all'Antitrust. • Gli emendamenti soppressivi dell'articolo 28, che consentono al governatore di restare in carica a vita, sono stati approvati con il voto del Polo mentre tutta l'Unione si è espressa contro. La cancellazione dell'articolo 26 ( concorrenza) è avvenuta, invece, oltre che con il voto della Cdl, anche con il sostegno del Pdci. • La vittoria dei sostenitori del governatore è stata osteggiata dai presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze, Bruno Tabacci e Giorgio La Malfa, al punto che il coordinatore di An, Ignazio La Russa, ne ha chiesto le dimissioni. Decisiva la decisione della Lega di fare marcia indietro. La rassicurazione di Silvio Berlusconi era arrivata al governatore martedì sera. Telefonata del premier al Governatore prima del voto Il governo ha rassicurato Via Nazionale. La soddisfazione di Bankitalia: rispetto per il Parlamento ROMA — La rassicurazione del governo, espressa direttamente dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è arrivata al governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio, martedì sera. La telefonata tra Palazzo Chigi e Palazzo Koch ha allentato la tensione cresciuta nel corso del weekend , quando era apparso chiaro che il governo non avrebbe presentato emendamenti per sostenere le indicazioni fornite in Parlamento dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco. E quindi non avrebbe difeso, di fronte a una maggioranza divisa, le attuali prerogative di Fazio e della Banca d'Italia. Nella telefonata Berlusconi avrebbe quindi ribadito al governatore la sua intenzione di appoggiare la cancellazione delle norme sul mandato a termine e sul trasferimento all'Antitrust della tutela della concorrenza bancaria. E avrebbe informato Fazio di avere espresso direttive precise a riguardo al capogruppo di Forza Italia alla Camera. LA « DIRETTA » IN VIA NAZIONALE — Il nervosismo però nei piani alti di Palazzo Koch non si è attenuato. Perlomeno non del tutto, vista l'attenzione con cui Fazio avrebbe seguito ieri i lavori dell'Aula di Montecitorio in televisione, sintonizzandosi sull'apposito canale satellitare del Parlamento. Seduto nel suo studio assieme ai più stretti collaboratori, ai quali nelle fase più calde del dibattito si sono uniti anche gli altri componenti del Direttorio, il governatore non si è perso una parola degli interventi dei vari esponenti politici. Probabilmente tirando un respiro di sollievo solo dopo le dichiarazioni di voto dei capigruppo di An, Ignazio La Russa, di Forza Italia, Renzo Patria, e di Massimo Polledri della Lega, favorevoli, senza esitazione, alla soppressione degli articoli sulla Banca d'Italia. Non per nulla Fazio considerava il voto dell'Aula di Montecitorio sulle norme riguardanti la Banca d'Italia come una sorta di conta sul suo operato. Anche se parziale, dato che per tirare le somme di questa sorta di referendum avrebbe comunque aspettato la conclusione dell'iter del provvedimento. Puntando sul clima più favorevole all'istituto di via Nazionale che sembra esistere in Senato rispetto alla Camera. La Banca d'Italia « esp rime rispetto per le scelte del Parlamento » è stato il commento di rito fatto trapelare ieri da Palazzo Koch. Ma sembra che la reazione di Fazio all'esito delle votazioni sia stato un più informale « Evviva! » detto e ripetuto per sciogliere la tensione accumulata nella giornata. GRAZIE AI « FAZISTI » IN PARLAMENTO — Soddisfatto, del resto, Fazio lo è di sicuro. Prima di partire in serata per Francoforte alla volta della Bce lo ha anche detto ai parlamentari che lo hanno sempre sostenuto. Ai cosiddetti « fazisti » del Parlamento, senatori e deputati, che chi da più o chi da meno tempo non gli hanno fatto mai mancare dichiarazioni di sostegno. « Tutto è bene quel che finisce bene » , dice Luigi Grillo, senatore di Forza Italia, regista di quel pranzo dello Sciacchetrà ( vino bianco delle Cinque Terre) tra Berlusconi e Fazio, contestato da più parti in Parlamento. « Ha prevalso il pragmatismo sulle posizioni ideologiche » , commenta invece il senatore dell'Udc Ivo Tarolli, che rivendica la palma di primo ( perché da più tempo) sostenitore del governatore. Tarolli dichiara infatti di aver contestato le critiche piovute sulla Banca d'Italia sin dalla presentazione del primo testo di riforma delle tutele del risparmio da parte dell'allora ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Negli ultimi giorni il senatore dell'Udc dice però di aver dichiarato di meno e tessuto di più cercando « con pazienza e determinazione » ( le parole sono sue) di smussare le ostilità dirette contro il governatore presenti sia nel suo partito, l'Udc, sia nel resto della maggioranza e anche nell'opposizione. In prima fila nel cantar vittoria per i risultati del voto sono stati il ministro delle Politiche agricole di An Gianni Alemanno, che ieri ha presenziato, unico ministro, ai lavori della Camera, e sempre di An Pietro Armani, autore di uno degli emendamenti di soppressione sui quali si sono concentrate le preferenze della maggioranza, e Riccardo Pedrizzi, presidente della Commissione Finanze del Senato. Ma anche Vittorio Emanuele Falsitta di Forza Italia, autore di un altro degli emendamenti soppressivi che ha criticato i « maldestri » tentativi di « confondere l'alto e insostituibile ruolo » della Banca d'Italia. La vittoria di un giorno e l'interesse italiano in Europa SEGUE DALLA PRIMA Negli ultimi tre lustri, seppur tra lacune, omissioni e con gli inevitabili ritardi, la legislazione finanziaria ha fatto grandi passi in avanti. E' riuscita comunque a modernizzarsi. Basta pensare alle norme sulla tutela della concorrenza, a quelle che regolano l'attività delle Sim, ai testi unici sul credito e sulla finanza. Era urgente dotarsi di una moderna e condivisa legge sul risparmio che rispondesse alla necessità di europeizzare il sistema ma anche che riaprisse un canale di comunicazione con l'opinione pubblica e i risparmiatori. Di fronte a queste esigenze l'istituzione Banca d'Italia si è arroccata a difesa delle sue prerogative anche quelle più anacronistiche come il mandato a tempo indeterminato, mentre avrebbe dovuto muoversi in direzione di una maggiore liberalizzazione e di una rimozione dei conflitti di interesse esistenti. Non è stato così e per il provvedimento che uscirà dalle Camere onestamente si fa fatica a usare la parola riforma. Volendo essere benevoli si può solo dire che si è trattato dell'ennesima occasione mancata. Quella di Fazio è la vittoria d'un giorno perché non ha saputo e voluto creare le condizioni di un ordinato ricambio al vertice della banca e non ha posto le premesse di una politica flessibile e intelligente capace di affrontare il nodo rappresentato dalle inevitabili fusioni bancarie cross border. La difesa dell'interesse italiano in Europa passa attraverso un nuovo giro di aggregazioni ( che il governatore osteggia) tra i nostri maggiori istituti creditizi e un dialogo aperto con la Ue sui criteri, i tempi e le modalità dell'apertura delle frontiere. Il muro contro muro con Bruxelles non ci aiuta, quando sarà lampante che siamo l'anello debole della catena protezionistica forse sarà troppo tardi per correre ai ripari. http://www.assinews.it/rassegna/arti...r030305ba.html |
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3 marzo 2005
La maggioranza cancella le normeanti Bankitalia All'Autorità restano tutte le prerogative. La Russa chiede le dimissioni di La Malfa e Tabacci ROMA — Per la Banca d'Italia non cambia nulla. La Camera ieri, al termine di un vivace dibattito che ha visto incidenti nel centrodestra e tensioni fra la stessa maggioranza e il presidente dell'aula Pierferdinando Casini, ha cancellato le due norme più delicate della riforma del risparmio: quella che prevedeva l'introduzione del mandato a termine del governatore della Banca d'Italia e quella che disponeva il passaggio del controllo sulla concorrenza bancaria dalla Banca d'Italia all'Antitrust. Gli emendamenti soppressivi dell'articolo 28, che consentono al governatore di restare in carica a vita, sono stati approvati con il voto compatto della Casa delle libertà mentre tutta l'Unione si è espressa contro. La cancellazione dell'articolo 26 ( concorrenza) è avvenuta, invece, oltre che con il voto della Cdl, anche con il sostegno del Pdci. L'esame della riforma dovrebbe concludersi oggi, poi il provvedimento passerà al Senato. La vittoria dei sostenitori del governatore Antonio Fazio è stata osteggiata, nella maggioranza, dai presidenti delle commissioni Attività produttive e Finanze, Bruno Tabacci ( Udc) e Giorgio La Malfa ( Pri), al punto che il coordinatore di Alleanza nazionale, Ignazio La Russa, ne ha chiesto le dimissioni. La discussione si è animata improvvisamente ieri pomeriggio quando, prima del voto sull'articolo 26, il relatore di maggioranza Stefano Saglia ( An) si è pronunciato a favore degli emendamenti soppressivi presentati da alcuni deputati del centrodestra. Immediatamente Tabacci è intervenuto per sottolineare che Saglia si era discostato dalla decisione delle commissioni competenti ( la sua e quella presieduta da La Malfa) di rimettersi alla decisione dell'aula. A quel punto il relatore si è giustificato spiegando che la sua posizione derivava da « un'intuizione personale » , alla luce dei nuovi orientamenti emersi nel governo e nella maggioranza. È quindi intervenuto Casini, richiamando Saglia al rispetto delle regole, ma poi si è arrivati al voto e gli articoli 26 e 28 sono stati cancellati. E subito La Russa ha attaccato: « Tabacci e La Malfa valutino l'opportunità di dimettersi » . « Ignazio è un simpatico collega... ma i presidenti delle commissioni non sono sfiduciabili » , ha replicato Tabacci. Secco La Malfa: « La Russa si occupi delle cose del suo partito » . Secondo i Ds, a questo punto, « si rischia di approvare una riformicchia » . Il partito rivendica il tentativo di Alfiero Grandi di trovare una mediazione sulla concorrenza bancaria ( trasferire la competenza all'Antitrust non subito ma dal 2008), sulla quale era d'accordo anche Saglia, e sul mandato a termine del governatore ( lo avrebbe disciplinato la stessa Banca d'Italia). « Ma su tutto — conclude Mauro Agostini — è calata la scure delle soppressioni » . Entusiasta, invece, Luigi Grillo ( Forza Italia): « Chi ha voluto fare una battaglia impropria al sistema bancario è stato sconfitto. Merito del governo che ha assunto una posizione nell'interesse del Paese » , che, secondo i sostenitori di Fazio, rischierebbe altrimenti l'invasione delle banche estere. Ieri sera, a fine giornata, lo sfogo dello sconfitto Tabacci: « Deluso? No, diciamo che contavo di più sulle divisioni dei cosiddetti poteri forti. Invece il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, e quello di Capitalia, Cesare Geronzi, hanno dimostrato che Fazio è l'anello di congiunzione. Potenti come in questa fase i banchieri non sono mai stati: hanno il controllo dell'industria e dei giornali » . « Meno poteri al Governatore, anzi no » Saglia ( An) cambiò idea. Per tre volte ROMA — Se una qualità gli va riconosciuta, paradossalmente, è la coerenza. Già un paio d'anni fa Stefano Saglia aveva firmato una proposta di legge presentata dal presidente della commissione Attività produttive della Camera Bruno Tabacci, per trasferire le competenze sulla concorrenza bancaria dalla Banca d'Italia all'Antitrust e fissare un termine al mandato del governatore. Ma quando il leader del suo partito ( Alleanza nazionale) Gianfranco Fini, forse allertato da Antonio Fazio, era venuto a saperlo, lo aveva costretto a ritirare la firma. E così Saglia ha dovuto fare anche ieri. Salvando appena la faccia: non ha votato. Ma non è riuscito a evitare una sonora tirata d'orecchi da parte del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. Per un contrario eccesso di zelo. Quando il vertice di Alleanza nazionale gli ha ordinato di adeguarsi alla linea pro Fazio, ha dichiarato, in qualità di relatore della legge sul risparmio, che le commissioni erano favorevoli a sopprimere la norma che avrebbe spostato poteri da Bankitalia all'Antitrust. Trasgredendo così il proprio convincimento, ma soprattutto, quel che conta per il regolamento, anche la reale posizione espressa dalle Commissioni, che avevano invece deciso di rimettere il giudizio all'Aula. Questione di esperienza. Saglia è al primo mandato. E Montecitorio non è certo il consiglio comunale di Brescia, dove il giovane deputato di An sedeva qualche anno fa. Anche se in un partito i cui vertici sono schierati compatti con Fazio Saglia non è una mosca bianca ( per esempio Gian Paolo Landi e Pierfrancesco Gamba la pensano come lui), certamente è quello che si è più esposto. Qualche mese fa avanzò una proposta di mediazione: tornare al testo originario del governo, che per le concentrazioni bancarie stabiliva una procedura parallela condotta da Bankitalia e Antitrust. E nemmeno dopo che il governo ha deciso invece di lasciare tutto così com'è ( per bocca del ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, che quand'era direttore generale del ministero la pensava in modo opposto) ha mollato. Sostenendo che il passaggio all'Antitrust dovesse comunque avvenire, anche se solo dal 2008. Decisamente controcorrente rispetto al governo e al suo stesso partito. E non è stata l'unica volta. Come quando presentò un emendamento per impedire che i colossi del gas e dell'elettricità potessero sanare le multe milionarie dell'Autorità per l'energia con un piccolo versamento di 51.600 euro, come consente loro un codicillo di 24 anni fa. Il governo ( azionista di Enel ed Eni) gli chiese di ritirarlo, lui obbedì, ma poi per puntiglio votò l'emendamento identico dei Ds. Sulle nomine dell'Antitrust è stato poi uno dei pochi, nel centrodestra, che hanno dato ragione alle critiche di Mario Monti. « Una destra liberale dev'essere consapevole del ruolo centrale che hanno le Authority in un'economia di libero mercato » , ha detto. E neppure dopo l'ultima sconfitta la sua fede « liberale » è venuta meno. « Abbiamo deciso di non decidere, e questo ci travolgerà. La difesa della Banca d'Italia non si fa con una norma che l'apertura del mercato voluta dall'Unione Europea farà crollare » , è la sua amara conclusione. Se questa è una consolazione... La rivincita del partito di Via Nazionale Le tensioni nel centrodestra erano prevedibili: sono state il prezzo pagato alla fine di una saga politico economica che ha lacerato per mesi governo e Parlamento. E hanno finito per sottolineare ancora di più la rivincita del « partito della Banca d'Italia » su coloro che avevano puntato al suo ridimensionamento. Le votazioni di ieri alla Camera sulla riforma del risparmio hanno confermato quanto si era delineato da tempo. Via Nazionale conserva il controllo sulla concorrenza bancaria; e l'incarico del Governatore rimane senza un limite di tempo. La richiesta di dimissioni avanzata da Ignazio La Russa, di An, contro Tabacci e La Malfa chiude il cerchio. I due presidenti delle commissioni finanziarie erano rimasti quasi gli unici avversari dichiarati della soluzione emersa ieri. E sono accusati di svolgere « un ruolo di opposizione alla maggioranza » : un segno di quanto sia cambiato l'atteggiamento del governo, nonostante il vicepremier Follini giudichi la richiesta « irricevibile » . Non a caso, ieri era assente Giulio Tremonti, ex ministro dell'Economia, che aveva puntato sul ridimensionamento di Fazio. E il presidente della Camera, Casini, ha detto « no » al voto segreto sul mandato del Governatore. L'aveva chiesto la Margherita, sperando che qualche leghista si esprimesse contro Bankitalia: d'altronde, dopo lo scandalo della Parmalat il partito di Bossi era stato un alleato fedele di Tremonti; e il censore più severo di Via Nazionale. Ma nelle ultime settimane le posizioni dei lumbard si sono quasi rovesciate. I leghisti sono diventati meno ostili a Via Nazionale: ufficialmente in nome dell' « italianità » delle nostre banche, tutelate dai vertici di Via Nazionale. Così, la modifica del disegno di legge sul risparmio è stata approvata anche da loro. E alla fine, oltre al governo, ha votato a favore perfino il Pdci di Diliberto: 237 sì contro 182 no, e 5 astenuti. I ministri Alemanno e Gasparri, di An, salutano il risultato come « un segnale che chiude una fase di incertezza sul ruolo di un'istituzione importante come Bankitalia » . Ma il modo convulso in cui ci si è arrivati fa parlare di « caso politicoparlamentare » . L'opposizione addita una frattura nel governo, dopo l'avvertimento rivolto ai « ribelli » Tabacci e La Malfa. Accredita pressioni pesanti sui relatori della riforma: i diessini parlano di un « diktat » per indurli a chiedere la soppressione delle norme che limitavano i poteri di Bankitalia. Si indovina una « riformicchia » senza effetto sui « gravissimi fatti che hanno sconvolto il mondo del risparmio » , sostiene il prodiano Pinza. E adesso si teme una possibile reazione dell'Unione Europea contro il provvedimento. Ma è un'altra storia: sul piano interno, ieri si è assistito all'epilogo di una vicenda già segnata. http://www.assinews.it/rassegna/arti...030305ba2.html |
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3 marzo 2005
Doppia vittoria per Bankitalia sul ddl risparmio La Camera cancella il mandato a tempo del governatore e lascia la vigilanza sulla concorrenza bancaria a Fazio La Russa striglia Tabacci e La Malfa: «Ora dimettetevi» Oggi il voto sul falso in bilancio e il via al provvedimento Bankitalia esce incolume da Montecitorio. Il lunghissimo scontro per ridimensionare i poteri del governatore ha un chiaro vincitore: l’asse Silvio Berlusconi-Antonio Fazio. È questo l’esito del voto di ieri sul provvedimento per la tutela del risparmio, che sarà licenziato solo oggi dalla Camera dopo una gestazione durata più di un anno. Con la cancellazione dell’art. 26 e dell’art. 28, l’aula ha deciso di lasciare a Via Nazionale la vigilanza sulla concorrenza bancaria (che il testo originario trasferiva all’Antitrust) e di bocciare l’introduzione del mandato a termine. Una duplice vittoria, dunque, per la Banca centrale, che dovrebbe ottenere facilmente il bis anche in Senato, dove sono più numerosi i sostenitori di Fazio. Doppia sconfitta, invece, per l’opposizione e soprattutto per i presidenti delle commissioni Finanze e Attività produttive, Giorgio La Malfa e Bruno Tabacci (gli unici ad avere preso le distanze dal voto compatto della Cdl), ai quali il vicepresidente di An, Ignazio La Russa, ha chiesto di dimettersi. Una débacle annunciata da Silvio Berlusconi lo scorso 20 gennaio («rimedieremo in aula», aveva promesso il presidente del Consiglio), e che ieri si è concretizzata in maniera nettissima visto che in 217 hanno detto «sì» al mandato a vita del governatore. La strada del provvedimento è ora tutta in discesa. Le votazioni si sono concluse con l’articolo 29, che istituisce il sistema di indennizzo e il fondo di garanzia per i risparmiatori. Oggi dovrebbe sciogliersi l’ultimo nodo della riforma, quello sul falso in bilancio, per arrivare all’approvazione integrale del provvedimento. Tra le novità, anche la soppressione della cosiddetta tutela preventiva del risparmio (art. 16). Il testo imponeva ai promotori finanziari addetti all’assistenza agli investimenti una serie di obblighi di informazione nei confronti dei risparmiatori. Via libera invece alla stretta sul conflitto di interessi tra banche e imprese (art. 8), al trasferimento dei cosiddetti «depositi dormienti» nelle casse dello Stato (art. 13), alla sopravvivenza di Isvap e Covip (art. 20). Piazza Affari rimarrà titolare dei poteri di listing e delisting sul mercato e la Consob avrà una sorta di potere di veto (art. 14), potendo modificarne le decisioni entro cinque giorni. Lo stesso articolo apre la strada al collocamento di Borsa spa. Se la società di gestione del mercato intendesse quotarsi la competenza sull’ammissione sarebbe tout-court della Consob, eliminando eventuali conflitti di interessi. Disco verde infine all’introduzione di un regolamento che permetterà di quotare in un segmento distinto le holding il cui attivo sia prevalentemente composto dalla partecipazione in società quotate in mercati regolamentati. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m030305ri.html |
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