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Vecchio 22-02-05, 08:58   #1 (permalink)
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La riforma del risparmio

22 febbraio 2005
Siniscalco fa scudo a Bankitalia
LA RIFORMA DEL RISPARMIO • All'avvio della discussione alla Camera, il ministro del Tesoro fissa la linea
del Governo: l'antitrust resti a Via Nazionale





ROMA • Di emendamenti, non ha parlato. Il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, si è presentato ieri pomeriggio in aula alla Camera, all'avvio della discussione generale sul Ddl risparmio, per ribadire la linea del Governo: la concorrenza bancaria deve restare una competenza della Banca d'Italia. Quanto al mandato a termine, è un argomento estraneo alla tutela dei risparmiatori e « più correttamente deve essere trattato altrove » . Ma Siniscalco ieri ha aggiunto qualcosa in più: « La linea che il Governo auspica ha spiegato è che la Banca d'Italia, per marcare la sua indipendenza, identifichi nel proprio statuto la soluzione migliore per uniformarsi alle indicazioni della Bce e alle pratiche diffuse in tutte le banche centrali dei Paesi del G7 e della stessa Europa » . Una frase diplomatica, ma che suona come un'indicazione a via Nazionale ad adeguarsi autonomamente a ciò che accade in Europa ( l'Italia è l'unico Paese che ha un mandato del Governatore a tempo indeterminato). Sarebbe un modo per sgombrare il campo da uno dei nodi che finora hanno ritardato l'iter della legge e su cui si potrebbe creare un ulteriore caso politico nella votazione in aula. E potrebbe essere anche un primo segnale nei confronti di Bruxelles che ha messo l'Italia nel mirino, con l'accusa di un'eccessiva tutela in campo bancario. La giornata di ieri è stata solo l'avvio del dibattito. Per il voto, bisognerà aspettare martedì della prossima settimana, a causa del calendario della Camera. C'è ancora tempo, quindi, per cercare eventuali mediazioni. Siniscalco non ha prennunciato emendamenti per sopprimere gli articoli del testo che prevedono il passaggio della concorrenza bancaria all'Antitrust e il mandato a termine del Governatore. E il sottosegretario all'Economia, Gianluigi Magri, relatore per conto del Governo, non si è sbilanciato: « L'Esecutivo seguirà il corso del dibattito parlamentare » . Del resto, nei quasi 400 emendamenti presentati per l'aula, alcuni riguardano proprio i due temi in questione, concorrenza e mandato a termine ( sono a firma di Armani, An, e di Falsitta, Fi, Renzo Patria, Fi, e D'Agrò, Udc). E il Governo non deve rispettare limiti di tempo, ma può presentare emendamenti in qualsiasi momento.
Ciò che l'Esecutivo vuole evitare, è una seconda bocciatura, dopo quella ottenuta il 20 gennaio in commissione. La maggioranza appare in larga parte a difesa di Fazio. Un'incognita però è la Lega: nei giorni scorsi il ministro del Welfare, Roberto Maroni, aveva annunciato un cambiamento rispetto al voto in commissione, dichiarandosi favorevole a mantenere la concorrenza bancaria in capo a via Nazionale.
Ma ciò stride con le battaglie storiche del Carroccio e nessun leghista ha firmato emendamenti su concorrenza e mandato a termine. Il rischio di qualche colpo di scena, grazie ad un voto bipartisan, esiste. L'invito di Siniscalco è che il provvedimento vada approvato « in tempi ragionevoli » . Quindi, in fretta, dal momento che i mercati internazionali sollecitano il provvedimento sulla tutela del risparmio. « Era tempo di intervenire a prescindere dagli accadimenti » , ha detto il ministro. A suo parere, i testo è positivo, può essere migliorato, ma è comunque « comprensivo » e « maneggevole » . Al ministro ha risposto Bruno Tabacci, presidente della Commissione attività produttive della Camera, contestando che il mandato a termine sia estraneo al Ddl. « Negarne la coerenza è come dire che esiste un diverso equilibrio di potere da preservare che testimonia un'assoluta debolezza della politica » , ha detto il deputato Udc, che ha motivato i ritardi per « i troppi interessi in campo » . I due relatori, Gianfranco Conte, Fi, e Stefano Saglia, An, hanno difeso il proprio testo. Saglia però ha aperto un varco sulla concorrenza: il passaggio all'Antitrust è giusto in linea di principio, ha detto, ma forse l'Italia non è pronta. Mentre sul mandato a termine ha sollecitato la Banca d'Italia ad un'autoriforma. Dal centro sinistra, sono arrivate proteste sul falso in bilancio da Mario Lettieri, Margherita, mentre Sergio Gambini, Ds, ritiene che l'indipendenza di Bankitalia sia più difesa con un mandato a termine. il ministro dell'Economia e delle Finanze, Domenico Siniscalco ( Ansa)

Nuovi paletti nel rapporto banche imprese

ROMA • Nuovi paletti sono in arrivo per il finanziamento bancario non solo per gli azionisti imprenditori di banche ma anche per chi ha ruoli di amministrazione, direzione e di controllo. Ma l'articolo 8 del Ddl risparmio che affronta il conflitto di interesse tra banca e impresa, va oltre: si profila un giro di vite, con l'attuale formulazione del testo, soprattutto per chi è al tempo stesso socio e amministratore di una banca ma anche per il sottoscrittore di un patto di sindacato — a prescindere che sia un accordo che controlla un gruppo bancario o un patto di consultazione — che possieda quote superiori al valore di 500mila euro o allo 0,75% del capitale.
In ognuno di questi due casi il finanziamento non potrà superare i 3/ 4 del valore della partecipazione azionaria del socio imprenditore.
La norma è destinata ad avere ripercussioni: basti pensare al caso di una banca come Capitalia. Nel patto di sindacato della banca romana ci sono 13 azionisti, di cui 10 sono imprenditori, tra cui Pirelli, Sai Fondiaria, Alfio Marchini, la Tosinvest di Angelucci.
Alcuni di questi sono da tempo clienti dell'istituto. Prendiamo il caso di Pirelli Finance, socio con l' 1,89%: la società fa capo al gruppo guidato da Marco Tronchetti Provera che controlla la galassia societaria di Telecom Italia, uno dei maggiori gruppi italiana che inevitabilmente è tra i clienti di Capitalia.
Se l'articolo 8 diventasse legge, visto che fa riferimento anche a partecipazioni detenute indirettamente presso banche, par di capire che il gruppo Pirelli Telecom dovrebbe ridurre l'esposizione verso Capitalia entro 120 milioni di euro, pena la sterilizzazione dei diritti di voto nel patto. E questo è solo un caso a titolo di esempio. Nonostante l'inasprimento rispetto alle previsioni del Testo Unico bancario ( Tub), dalle maglie del Ddl risparmio sfugge la regolamentazione di anomalie nel rapporto impresa azionista e banca divenute una consuetudine in alcuni gruppi bancari.
L'articolo 8 prevede il caso di un azionista che si finanzi l'acquisto di quote in una banca ricorrendo al finanziamento da parte di quest'ultima. « La disposizione tende a evitare l'insorgenza di conflitti di interesse nei casi in cui l'acquisizione di quote di una banca sia finanziata — spiega la relazione del Ddl — attraverso il credito concesso dalla banca medesima » . Il punto è che raramente l'imprenditore che " scala" si fa finanziare dalla stessa banca: si rivolge invece, come hanno fatto molti nuovi soci di Bnl, ad altri gruppi bancari mettendo in garanzia al prestito gli stessi pacchetti azionari dell'istituto scalato. Ma questa fattispecie non è toccata dal Ddl, che non entra nel merito nemmeno del limite al possesso azionario di una banca per un imprenditore. Il tetto è fissato al 15% dal Tub, ma nella vicenda della contrapposizione tra patto e contropatto in Bnl l'interrogativo che ci si è posti è se più imprenditori con quote entro il 5%, legati da un patto che va oltre il 15% del capitale, siano da considerare come un unico soggetto. Le scelte del legislatore non sciolgono l'enigma, rinviando forse a una soluzione " interpretativa" del Tub da parte della Banca d'Italia.

Investitori traditi / Le aspettative sono altissime
La lotta agli scandali in 42 articoli

ROMA • Se entrasse in vigore oggi, così com'è, formata da 42 complessi articoli, la riforma a 360 gradi mirata a migliorare la tutela del risparmio dovrebbe misurarsi con aspettative elevatissime. A gran voce il popolo delle centinaia di migliaia di risparmiatori " traditi" reclama da oltre un anno regole più ferree, controlli più pressanti, sanzioni temibili e fortemente deterrenti, persino " gendarmi" forniti dei più ampi poteri pur di evitare il ritorno di scandali della portata del crac Parmalat ( 15 lunghi anni di truffa per mascherare un buco da oltre 10 miliardi di euro), dei Tango bond ( 450mila investitori esposti al default argentino per 14 miliardi di euro), degli strumenti derivati ultracomplessi ( venduti per anni a decine di migliaia di Pmi e agli enti locali provocando svariati miliardi di euro di perdite potenziali). Governo, Parlamento, maggioranza e opposizione hanno raccolto la sfida: il ddl risparmio è stato concepito con l'ambizione di colmare all'istante qualsiasi vuoto emerso nelle vicende Parmalat, Cirio, Tangobond e derivati.
Il testo della riforma, tutt'altro che definitivo dopo oltre un anno di scritture e riscritture, si propone al momento di stringere tutte le viti della corporate governance, rafforzare qualsiasi presidio interno ed esterno alle società, sanare la piaga del conflitto d'interessi banca impresa, erigere invalicabili muraglie cinesi all'interno delle banche universali, aumentare la trasparenza nel processo di vendita dei prodotti finanziari, migliorare il collocamento dei " famigerati" corporate bond, favorire conciliazioni e arbitrati ( evitando il mostro della class action all'americana), creare persino una qualche forma di indennizzo senza sconfinare nel terreno minato del " moral hazard". La riforma ambisce a migliorare l'assetto delle autorità di vigilanza, imponendo maggiore coordinamento e collaborazione, evitando sovrapposizioni di ruoli che possono sfociare in pericolose zone grigie o allargare le maglie dei controlli. Come se non bastasse, il ddl inasprisce quà e là l'apparato sanzionatorio, introducendo in Italia la forma deterrente di multe e reclusioni, imprimendo una stretta — più o meno forte — dal falso in bilancio al falso in prospetto, dalla corruzione dei revisori al ricorso abusivo al credito, per finire alle false comunicazioni sociali. Il caso Parmalat più di tutti ha posto l'accento sulla corporate governance e sulle società di revisione: per questo verrà potenziato il ruolo degli azionisti di minoranza, l'indipendenza dei membri del collegio sindacale, la supervisione della Consob sui revisori, creando la figura del dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili. La fitta ragnatela delle società estere negli imperi Cirio e Parmalat ha imposto norme di maggiore trasparenza nelle informazioni divulgate sulle controllate basate nei centri off shore. In risposta al fatto che Cirio bond senza rating e Tango bond siano finiti nel portafoglio di investitori privati ignari dei rischi, e che derivati complessi siano stati venduti a imprese inconsapevoli delle implicazioni speculative, il ddl prevede un maggior uso dei prospetti informativi e rafforza il flusso d'informazioni scambiate tra clienti, investitori e intermediari finanziari. La riforma tenta anche di gettare un faro sulle opacità del conflitto d'interessi, leit motiv dei mercati finanziari. E di dotare i principali organi di vigilanza ( Banca d'Italia, Consob e Antitrust) di strumenti, norme, risorse e poteri maggiori.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...e220205ri.html
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Vecchio 22-02-05, 08:59   #2 (permalink)
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22 febbraio 2005
Il ddl di riforma sul risparmio in aula. Il ministro del Tesoro: "Sulla durata del governatore decida via Nazionale". La prossima settimana il voto

Il governo difende i poteri di Fazio


Siniscalco frena sul mandato a termine. "Concorrenza a Bankitalia"


ELENA POLIDORI

ROMA - La concorrenza bancaria deve restare alla Banca d´Italia: «Vi è più di un motivo, in questa fase storica». Il problema del mandato a termine del governatore Antonio Fazio è «estraneo» al disegno di legge sul risparmio, ma l´istituto dovrebbe autoriformarsi.
In un´aula semivuota, il ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco, detta alla Camera la linea del governo. Rispetto all´ultima audizione, la novità è che c´è un invito a Via Nazionale perché adegui da sola lo statuto, fissando una scadenza (oggi inesistente) alla durata dell´incarico del governatore. «La questione del mandato è «controversa», «in grado di bloccare il dibattito», dunque è meglio che sia «trattata altrove», scandisce il ministro. «La soluzione che il governo auspica e che ritiene preferibile è che l´Istituto, nella sua indipendenza, identifichi al suo interno la via migliore per uniformarsi ai dettati della lettera della Bce e alle migliori pratiche invalse in tutte le banche centrali nei paesi G7 e della stessa Ue». Il testo, viceversa, dice che «entro quattro mesi» lo statuto della banca deve cambiare e che la concorrenza bancaria va all´Antitrust. A fine gennaio, su entrambe le misure, il governo è stato battuto in Commissione. «Rimedieremo in aula», disse allora il premier Berlusconi.
E ora siamo appunto in aula. «Ma io non cambio idea», avverte subito Gianfranco Conte (Fi), uno dei due relatori. «I parlamentari votano senza vincoli di mandato e dunque possono essere in disaccordo. Comunque, mi rimetto al voto, augurandomi che si chiuda alla svelta». Il suo collega di An, Stefano Saglia, sembra dubbioso: «In teoria è giusto affidare la concorrenza all´Antitrust ma bisogna domandarsi se l´Italia è in grado di reggere questo cambiamento». Poi, sul governatore: «Se Bankitalia introduce il mandato da sola anticipando il legislatore ci guadagnerebbe in autorevolezza». «Relatori e governo si mettano d´accordo», esorta il diessino Alfiero Grandi, mentre avanza l´ipotesi dell´autoriforma. Conte: «Non avremmo nessun problema». Mauro Agostini (Ds): «Benissimo».
Nell´attesa, l´Aula torna a dividersi mentre sul ddl arriva una pioggia di oltre 300 emendamenti. Ecco Bruno Tabacci (Udc) prendersela con i «troppi interessi in campo» e puntualizzare che le norme sulla Banca indicate nel testo «non sono affatto estranee alla tutela del risparmio». Dice: «Posso anche adattarmi, ma mi spieghino perché». Ecco invece Vittorio Emanuele Falsitta (Fi) invocare lo stralcio di queste misure. Come fanno con dichiarazioni pubbliche, Luigi Grillo (Fi)e Riccardo Pedrizzi (An). Assente la Lega che però sul mandato aveva già cambiato idea. Mario Lettieri (Margherita) stigmatizza invece il «silenzio» del ministro sul falso in bilancio. Siniscalco sostiene di aver «sminato» un ddl «perfettibile» ma «positivo». E invita a chiudere perché «tutte le volte che mi reco sui mercati internazionali me lo chiedono. E io sono sempre un po´ in imbarazzo». Oggi si riunisce l´organismo ristretto che affianca i lavori dell´Aula. Il voto è previsto per il 1 marzo.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...p220205ri.html
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Vecchio 22-02-05, 09:30   #3 (permalink)
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La « market abuse » è in dirittura d'arrivo



ROMA • Blindato, non più emendabile, è in dirittura d'arrivo al Senato al traguardo della votazione in aula fors'anche domani stesso l'articolo 9 della Legge Comunitaria che recepisce la direttiva europea su abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato. La maggioranza ha ritirato tutti gli emendamenti in totale il Senato ne avrebbe dovuti esaminare 168 per accelerare i tempi di un iter legislativo che ha già accumulato un imbarazzante ritardo. L'entrata in vigore di questo provvedimento sul cosiddetto market abuse, che sancisce tra le altre cose la nascita della SuperConsob dotando la Commissione di 150 dipendenti in più e nuovi poteri inquisitori e investigativi con anche l'accesso alla Centrale dei rischi della Banca d'Italia, è « una prima, anche se parziale, risposta a quanti hanno sollecitato l'adozione di una serie di strumenti diretti a rafforzare la tutela dei risparmiatori, dopo gli scandali finanziari come Parmalat e Cirio » , ha commentato il senatore Riccardo Pedrizzi ( An).
La Legge Comunitaria fino a ieri sera non risultava in calendario a Palazzo Madama. Ma una decisione potrebbe essere presa oggi in tal senso dalla capogruppo: è possibile che la discussione in aula della Comunitaria venga programmata per domani, giorno in cui è prevista per ora « la discussione di ddl non conclusi » . La norma sul market abuse è quanto mai estesa: introduce modificazioni e integrazioni al Tuf in materia di comunicazioni al pubblico, segreto d'ufficio, organizzazione dei mercati e cooperazione transfrontaliera degli organi di vigilanza come anche nuove regole su analisti finanziari, giornalisti e società di rating; accresce i poteri inquisitori, investigativi e sanzionatori della Consob, che potrà procedere anche a perquisizioni avvalendosi della Guardia di finanza; infine inasprisce l'apparato sanzionatorio con multe fino a tre milioni di euro e reclusione fino a sei anni. In quanto all'accesso della Consob in Centrale Rischi, il Governo attraverso le assicurazioni di Rocco Buttiglione si è impegnato a rispettare, nella stesura del regolamento, i vincoli all'ordine del giorno varati in commissione Finanze al Senato.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...220205ri2.html
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Vecchio 22-02-05, 09:32   #4 (permalink)
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Il ddl di riforma sul risparmio in aula. Il ministro del Tesoro: "Sulla durata del governatore decida via Nazionale". La prossima settimana il voto

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In un´aula semivuota, il ministro dell´Economia, Domenico Siniscalco, detta alla Camera la linea del governo. Rispetto all´ultima audizione, la novità è che c´è un invito a Via Nazionale perché adegui da sola lo statuto, fissando una scadenza (oggi inesistente) alla durata dell´incarico del governatore. «La questione del mandato è «controversa», «in grado di bloccare il dibattito», dunque è meglio che sia «trattata altrove», scandisce il ministro. «La soluzione che il governo auspica e che ritiene preferibile è che l´Istituto, nella sua indipendenza, identifichi al suo interno la via migliore per uniformarsi ai dettati della lettera della Bce e alle migliori pratiche invalse in tutte le banche centrali nei paesi G7 e della stessa Ue». Il testo, viceversa, dice che «entro quattro mesi» lo statuto della banca deve cambiare e che la concorrenza bancaria va all´Antitrust. A fine gennaio, su entrambe le misure, il governo è stato battuto in Commissione. «Rimedieremo in aula», disse allora il premier Berlusconi.
E ora siamo appunto in aula. «Ma io non cambio idea», avverte subito Gianfranco Conte (Fi), uno dei due relatori. «I parlamentari votano senza vincoli di mandato e dunque possono essere in disaccordo. Comunque, mi rimetto al voto, augurandomi che si chiuda alla svelta». Il suo collega di An, Stefano Saglia, sembra dubbioso: «In teoria è giusto affidare la concorrenza all´Antitrust ma bisogna domandarsi se l´Italia è in grado di reggere questo cambiamento». Poi, sul governatore: «Se Bankitalia introduce il mandato da sola anticipando il legislatore ci guadagnerebbe in autorevolezza». «Relatori e governo si mettano d´accordo», esorta il diessino Alfiero Grandi, mentre avanza l´ipotesi dell´autoriforma. Conte: «Non avremmo nessun problema». Mauro Agostini (Ds): «Benissimo».
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23 febbraio 2005
Risparmio al test-emendamenti
Oltre 400 proposte sono state presentate alla Camera sul disegno di legge: metà della maggioranza




ROMA - Quasi 400 emendamenti. Con l’attenzione dei deputati che non si è concentrata in modo particolare sui due nodi che
hanno frenato l’iter del provvedimento: solo otto emendamenti riguardano il mandato a termine del Governatore, e sette il passaggio della concorrenza bancaria da via Nazionale all’Antitrust. Con convergenze trasversali, che vedono sulle stesse posizioni elcuni esponenti di maggioranza, come Pietro Armani, An, e di opposizione, come Nerio Nesi, Comunisti Italiani. Mentre il centro-sinistra si è mosso compatto, con 17 emendamenti, sul falso in bilancio, per inasprire le sanzioni, senza trovare sponde nella maggioranza. Il Ddl sul risparmio sarà votato la prossima settimana. Ieri si è riunito il comitato dei nove,
l’organismo ristretto che dovrà valutare gli emendamenti, programmato anche per oggi. A quanto sembra, i relatori, Gianfranco
Conte, Fi, e Stefano Saglia, An, si rimetteranno all’aula. I testi, quindi, dovrebbero essere tutti votati, mentre il Governo
sta ancora riflettendo se presentare emendamenti, come ha fatto in commissione, o se si limiterà a dare parere favorevole
ai testi in sintonia con le posizioni ribadite lunedì dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco. E cioè che il mandato a termine del Governatore non è pertinente al disegno di legge e che la concorrenza bancaria in questa fase deve restare
a Banca d’Italia. Circa la metà degli emendamenti sono stati della maggioranza, maggioranza, i più attivi Armani, che ne ha
firmati 52, e Giorgio Benvenuto, Ds. Armani ha chiesto la soppressione di 15 articoli sui 42 che compongono il testo del disegno di legge. Sul mandato a termine del Governatore, Armani, An, Falsitta e Patria, Fi, Liotta, Udc hanno presentato ognuno un emendamento per sopprimere l’articolo. Il deputato di Forza Italia, Giorgio Jannone, prevede un incarico di cinque
anni, rinnovabile un sola volta, e che il mandato del Governatore in carica termini entro due anni dalla data di entrata in vigore
della legge. Altri emendamenti all’articolo 28 (mandato a termine) riguardano il capitale della Banca d’Italia: per Nesi, lo statuto
di via Nazionale deve stabilire entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge, la struttura del capitale della Banca d’Italia
in modo che sia assicurato il mantenimento della struttura pubblica. Stesso tema anche per un emendamento di Canelli, An,
in cui si afferma che la partecipazione al capitale di Bankitalia può essere solo dello Stato o di società a maggioranza statale.
Sul passaggio della concorrenza bancaria all’Antitrust, accanto agli emendamenti soppressivi c’è quello di Grandi, Ds, che propone un regime transitorio, facendo entrare in vigore la riforma dal 1° gennaio 2007. È stato anche introdotto un emendamento a firma Gamba, An, Degennaro, Udc, e Scherini, Fi, che riguarda la copertura di 2,5 milioni di euro dal 2005 per il rafforzamento dell’Antitrust, se il testo dei relatori dovesse passare, da individuare nel fondo speciale del ministero dell’Economia, utilizzando l’accantonamento relativo al ministero del Lavoro. Su questo punto, la Commissione Bilancio ha fatto slittare il parere, chiedendo al Governo una relazione tecnica. «È già pronta», ha detto il sottosegretario all’Economia Gianluigi Magri. Altro tema, i bond argentini: il centro-sinistra ha presentato un emendamento che prevede il riacquisto da parte delle banche per il 50% del valore nominale dei bond posseduti. NICOLETTA PICCHIO

http://www.assinews.it/rassegna/arti...e230205ri.html
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Centrale rischi, limiti all’accesso Consob



ROMA - L’accesso diretto e telematico alla Centrale dei rischi da parte della Consob, novità prevista dall’art. 9 della Legge comunitaria in recepimento della direttiva Ue sugli abusi finanziari, sarà ridimensionato dalla disciplina di attuazione della disposizione che dovrà essere emanata dal Cicr, Comitato interministeriale per il credito e il risparmio. Il Senato, con un ordine del giorno messo agli atti dalla Commissione affari comunitari nel corso di una delle sedute conclusive dell’iter della norma sul market abuse, ha impegnato il Governo a emanare un atto di indirizzo per la Consob «con il quale, nell’indicare le concrete modalità dell’accesso telematico alla Centrale dei rischi, sia puntualizzato che l’accesso stesso deve avvenire di volta in volta con riferimento ai dati di un singolo nominativo e solo dopo che il Presidente della Consob ne abbia fatto motivata richiesta al Governatore della Banca d’Italia ai sensi delle disposizioni sul segreto d’ufficio». Gli oneri per il collegamento e le responsabilità connesse all’accesso dovranno restare a carico della Commissione. I senatori che hanno presentato l’ordine del giorno Salerno, Morselli, Tirelli. Boldi, Chirilli) hanno fissato questi paletti in quanto «l’estensione del novero di soggetti con accesso alla Centrale dei rischi pone rilevanti problemi di riservatezza». A tutela della privacy di cittadini e imprese sono necessari «accorgimenti tecnici e organizzativi» per far sì che gli accessi avvengano «esclusivamente nei casi resi necessari da esigenze
di vigilanza». Per le richieste aventi oggetto un periodo storico superiore a 13 mesi o gruppi industriali con struttura finanziaria particolarmente complessa, la ricostruzione dei dati rende «comunque necessaria la collaborazione operativa tra soggetto richiedente (la Consob ndr.) e soggetto gestore » che è Banca d’Italia. Il Governo, secondo fonti bene informate, avrebbe
accolto integralmente le indicazioni di questo ordine del giorno. Ieri intanto l’onorevole Giorgio Benvenuto (Ds) ha presentato alla Camera un emendamento al ddl risparmio per renderlo compatibile, senza lasciar spazio ad ambiguità, alla nuova norma sulla Centrale dei rischi contenuta del provvedimento sul market abuse. Benvenuto propone di terminare l’art. 20 sulla collaborazione tra le Autorità con il solo riferimento al segreto d’ufficio, sopprimendo la parte finale «secondo le disposizioni previste dalla legge per l’Autorità che li ha prodotti o acquisiti per prima». ISABELLA BUFACCHI

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L'INTERVISTA / « Il nuovo Patto di stabilità è intelligente, però senza crescita non funzionerà mai »

Rajan: sì alle tutele, no al risparmio assistito


Pochi riassumono in sé la storia di questi anni come Raghuram Rajan. Dal 2003 capoeconomista del Fondo monetario internazionale ( posto di solito offerto ad un americano), a 40 anni Rajan è il prodotto di una globalizzazione fulminea nel decretare i vincenti.
Ingegnere elettrico all'Istituto di Tecnologia di Delhi nell' 85, dottore in economia bancaria al Massachusetts Institute of Technology nel ' 91, docente di Finanza a Chicago dal ' 95, Rajan ha un curriculum che gli fa guardare l'Italia e l'Europa senza filtri. Né neri, né rosa. « Se l'Ue avesse un mercato finanziario efficiente come gli Stati Uniti l'industria crescerebbe di 0,75% 1% in più ogni anno » , dice. Ma restano le barriere. Colpa del nazionalismo economico? « Non c'è bisogno di ricorrere alle teorie del complotto. In fondo una cultura del mercato azionario è rinata da poco in Europa continentale: era stata vibrante a inizio ' 900, poi si era spenta. Ma subito dopo il suo ritorno c'è stato il collasso della bolla tecnologica, e ora servirà altro tempo » . Le banche possono supplire? « In effetti da voi c'è un sistema centrato su banche dotate di rapporti stretti e tenaci con la clientela domestica. Certo non mancano pressioni protezioniste per i " campioni nazionali". Se il controllo è nel Paese, per i politici è più facile esercitare influenza » . Bruxelles preme sulla Banca d'Italia perché non ostacoli gli istituti esteri. Altri la criticano perché sarebbe troppo vicina alle banche su cui vigila. Si riferisce a questo? « Non conosco i dettagli. Ma in generale i regolatori devono essere come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto » . Intanto l'Italia rivede la tutela del risparmio. Leggi migliori avrebbero evitato agli investitori i casi Cirio o Parmalat? « Certo è importante che i risparmiatori ricevano piena e pubblica informazione e buoni consigli. Ma non si avrà mai una cultura di mercato se coloro che investono sono spinti a credere di poter avere guadagni elevati senza rischi » . Peggio per loro insomma? « No: dispiace e molto per i pensionati che hanno perso forti somme. Ed è giusto penalizzare i consulenti che non hanno applicato i principi di base di diversificazione e tolleranza del rischio. Ma non si crea una cultura dell'investimento se i risparmiatori vengono salvati ogni qualvolta subiscono una perdita » . In un suo libro con Luigi Zingales, un ex bocconiano, lei vede in Italia « una degenerazione del capitalismo in un sistema di élite, fatto dalle élite, per le élite » . La pensa ancora così? « Nel libro seguiamo il principio del vantaggio comparato e lei indovinerà chi avesse il vantaggio comparato nello scrivere sull'Italia. La buona notizia è che da voi la concorrenza e le riforme, per esempio nel settore finanziario o nell'energia, si sono sviluppate e continueranno » . « Nel rapporto sulla competitività del World Economic Forum siete 47esimi. In quello di Transparency International sulla percezione di corruzione, 42esimi. E negli indicatori della Banca mondiale sul clima per le imprese, siete sotto la media dell'area euro: ecco le cose da cambiare per riprendere la crescita di non troppo tempo fa. Visto il dinamismo degli italiani, spero sia questione di tempo » . Un nuovo Patto di stabilità più morbido nell'Ue aiuta? « Un quadro di bilancio ci vuole, trovando un equilibrio fra la troppa rigidità e la troppa flessibilità. E certo molte proposte ora in esame hanno un loro valore.
Ma uno può passare tutto il tempo che vuole a mettere a punto le regole precise: alla fine, funzioneranno solo se i Paesi decidono di investirci in proprio » . « Che nessuna regola funzionerà se non c'è una presa di responsabilità in chi vi è soggetto. I costi in termini di politica interna devono sembrare ragionevoli. E a meno che l'Europa non aumenti la crescita potenziale ( e reale) grazie alle riforme strutturali, ci sarà tendenza ad aumentare il deficit e la tentazione politica di violare qualunque regola entri in vigore » . DA DELHI ALL'FMI Raghuram Rajan L'Fmi ( nella foto Raghuram Rajan) ha compiuto una missione di valutazione del sistema finanziario in Italia dopo il caso Parmalat.

E sulla Banca d'Italia riparte la « corrida » degli emendamenti

ROMA — Il più scontato è l'emendamento della Lega che propone il trasferimento a Milano della sede principale della Consob lasciando nella capitale solo quella secondaria. I più lunghi quelli presentati da Giorgio Benvenuto, Ds, per chiedere alle banche di ricomprare i bond argentini venduti dalla clientela. Per il resto, maggioranza e opposizione si sono divisi la mole, 356 in tutto, delle richieste di modifica del testo in attesa della proposta del governo dopo l'annuncio dato dal ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, di voler mantenere ferme le attuali prerogative della Banca d'Italia.
Pietro Armani presidente di An della commissione Ambiente di Montecitorio, protagonista assieme a Benvenuto dello show degli emendamenti per numero di richieste, e fan della prima ora del governatore Antonio Fazio, è andato intanto avanti da solo.
E ha proposto la soppressione dell'articolo che prevede, pur affidandone la definizione al Consiglio superiore di Bankitalia, una scadenza per il mandato del governatore.
Sulla spinosa questione vi sono state altre due richieste di soppressione firmate dagli esponenti di Forza Italia Vittorio Emanuele Falsitta, Renzo Patria e Silvio Liotta, nonché una proposta di durata quinquennale della carica, firmata da un altro azzurro, Giorgio Jannone, e una di durata settennale non più rinnovabile presentata come molte altre dal trio di Rifondazione comunista Francesco Giordano, Giovanni Russo Spena e Alfonso Gianni. Nient'altro, anche se qualche parlamentare sembra pronto a cogliere al balzo il suggerimento di un'autoriforma di Bankitalia al di fuori del Parlamento avanzato da Siniscalco per confezionare una soluzione di compromesso che senza dare scadenze chieda al governatore Antonio Fazio di assumere l'impegno a prendere l'iniziativa entro un termine fissato dalla legge.
E' ancora di soppressione la proposta di Armani, Falsitta e Liotta sulla norma che trasferisce all'Antitrust la vigilanza sulla concorrenza bancaria. Su questo fronte s i schiera anche il rappresentante dei Comunisti italiani, l'ex banchiere ed ex ministro Nerio Nesi, il quale però rilancia nel contempo la verifica dell'operato di Via Nazionale in materia di concorrenza da parte del Cicr.
I Ds ripropongono compatti l'ipotesi Fassino che trasferisce all'Antitrust la concorrenza bancaria ma lascia alla Banca d'Italia l'ultima parola in materia di concentrazioni e fusioni, cross border comprese, tra banche. La novità degli emendamenti riguarda però le proposte per risolvere il problema del capitale della Banca centrale diventato « privato » con la trasformazione delle casse di risparmio in aziende di credito. Nesi affida tout court l'onere di far tornare pubblico il capitale della Banca allo stesso statuto mentre Vincenzo Canelli di An propone che a comprarlo sia il ministero dell'Economia finanziando l'operazione con una poderosa cartolarizzazione.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...r230205ri.html
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