19 febbraio 2005
Ci vuole in Italia l'azione collettiva
I l 4 febbraio scorso la Cassazione a sezioni unite ha sancito che i consumatori sono oggetto di diretta protezione da parte della normativa antitrust. L'affermazione di questo principio porta come conseguenza il fatto che nel caso in cui le pratiche anticoncorrenziali delle imprese, sia nella forma dell'abuso di posizione dominante sia nella forma del cartello, producano un danno per le tasche dei consumatori, questi avranno il diritto di rivolgersi all'autorità giudiziaria ordinaria, e segnatamente alla Corte d'appello competente per territorio, per ottenere il risarcimento del danno subito o la restituzione del prezzo eccessivo pagato. Detto così potrebbe sembrare che la Cassazione sia approdata alla scoperta dell'acqua calda: i consumatori sono le vittime sacrificali delle pratiche anticoncorrenziali delle imprese, finalizzate proprio ad aumentare i prezzi che verranno pagati dai consumatori stessi, e dunque è ovvio che siano oggetto della tutela e che possano ottenerne il risarcimento. Ma si sa, i giuristi sono campioni di sottili distinguo e dunque ci sono voluti ben quindici anni di accesi dibattiti, diverse pronunce contrastanti anche della Suprema Corte per arrivare alla recentissima fondamentale pronuncia che mette d'accordo tutti e chiude una prima fase del dibattito con l'affermazione, invero fondamentale e rispondente a un moderno sistema di repressione dell'illecito, della tutela dei consumatori.
Ma quale è il futuro delle azioni risarcitorie dei consumatori? Qualcuno ( cfr. A. Nicolussi sul Sole 24 Ore dell' 11 febbraio 2005) lo vede nerissimo e critica la Cassazione per non avere avuto il coraggio di affermare che l'azione risarcitoria dei consumatori dovesse essere sottratta ai vincoli della legge antitrust, e dunque alla competenza della Corte d'appello, ed essere assoggettata alle regole generali. In effetti questa era l'istanza delle centinaia di migliaia di cause conseguenti alla pronuncia dell'Antitrust sul cartello delle compagnie di assicurazione promosse innanzi ai giudici di pace sparsi per il Paese. La Cassazione ha respinto questo tentativo considerando i consumatori come protagonisti del mercato e come tali vincolati anch'essi alle speciali regole procedurali dettate dalla legge antitrust.
Credo che la recente sentenza sia corretta in ogni passaggio anche se non si può negare che la soluzione accolta rischia di rendere impraticabili le azioni di modesto contenuto economico individuale per un problema di costi.
Le azioni davanti ai giudici di pace possono essere promosse in proprio dal danneggiato senza l'assistenza di un legale e dunque a costi molto ridotti. Innanzi alla Corte d'appello questo non è possibile e dunque automaticamente risulteranno escluse quanto meno tutte le azioni che non giustifichino l'anticipazione dei costi da parte del danneggiato. Il problema degli incentivi è un profilo decisivo della strutturazione di un efficiente sistema di repressione dell'illecito, ma ritengo che si debba in ogni momento tenere conto di tutti gli interessi contrapposti e dunque anche di quello delle imprese coinvolte. Un sistema come quello della competenza ordinaria che può costringere l'impresa a fronteggiare milioni di cause in tutto il Paese innanzi a giudici ben difficilmente competenti della materia è un sistema a zero costi per i danneggiati, ma con costi elevatissimi per i danneggianti sia in termini di oneri processuali, che di prevedibilità del giudizio. Non può essere questo un buon sistema e bene ha fatto la Cassazione a fermarlo sul nascere.
Alla luce di questa sentenza, e non solo nell'ambito del diritto antitrust, urge l'introduzione nel nostro sistema processuale delle class action di origine anglosassone che hanno il pregio di accoppiare gli incentivi per i danneggiati, che possono realizzare costi individuali molto bassi, e la tutela dei diritti del presunto danneggiante che potrà concentrare i propri sforzi in un unico giudizio innanzi a un giudice specializzato, limitando i propri costi.
Il dibattito che negli Stati Uniti sta portando a una revisione dell'istituto va nella direzione di affidare queste delicate azioni a giudici competenti e affidabili per evitare abusi, ma in nessun modo mette in discussione l'efficacia di uno strumento indispensabile per la tutela dei diritti individuali. Occorre che il Parlamento italiano si affretti: ogni dilazione consente a nuovi illeciti di restare impuniti.
DI ALBERTO TOFFOLETTO*
* Ordinario di diritto commerciale all'Università di Castellanza
http://www.assinews.it/rassegna/arti...190205ac2.html