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Malattie da inquinamento
19 febbraio 2005
Malattie da inquinamento, dossier choc « Persi 37 milioni di giorni lavorativi » Trentanovemila morti in un anno, in Italia, causati dalle polveri sottili. Cinquemila dall'ozono. Ma non è tutto. L'inquinamento ha enormi costi sociali: in dodici mesi gli italiani perdono 37 milioni di giornate lavorative per malattie legate allo smog. Tosse, asma, bronchiti. Che sono anche alla base di 10.700 ricoveri. Di questi dati si parlerà a Bruxelles, la prossima settimana. La Commissione europea presenterà ai delegati per l'ambiente dei singoli Stati una ricerca effettuata dalla società inglese Aea Technology Environment. Lo studio, già inviato al ministero dell'Ambiente a Roma, costituisce la base per le future strategie antismog dell'Unione. Un capitolo descrive gli effetti di Pm10 e ozono sulla salute. Fotografia della situazione attuale e scenari fino al 2020. Le tabelle che riguardano l'Italia contengono la stima più aggiornata, l'unica nazionale, sui danni da inquinamento nel nostro Paese. Soltanto a causa del Pm10 ( polveri sottili sospese nell'aria) i ricercatori stimano per l'Italia 39.436 morti in un anno. Peggiore soltanto la situazione della Germania, con 6 5 . 0 8 8 morti. « Il dato è attendibile » , spiega Paolo Crosignani, oncologo ed epidemiologo dell'Istituto dei tumori di Milano. L'ultima ricerca italiana, il Misa 2, parlava di 2.000 morti calcolando gli effetti a breve termine dell'inquinamento in 15 città ( 9 milioni di abitanti). « Se ci riferiamo all'intera popolazione — continua Crosignani — e consideriamo anche gli effetti a lungo termine dell'esposizione al Pm10, quel numero diventa assolutamente plausibile » . Lo studio realizzato per la Commissione europea calcola anche la riduzione dell'aspettativa di vita causata dalle polveri sottili. La proporzione: per ogni 10 microgrammi di Pm10 nell'aria, dopo un periodo di 15 20 anni, la vita si accorcia di 6 mesi. « La media annuale di polveri sottili a Milano — spiega l'oncologo — supera i 60 microgrammi per metro cubo. Se si passasse a 40, e si tenesse quel livello per vent'anni, alla fine il beneficio per i cittadini sarebbe di un anno di vita » . È proprio quello, 40 microgrammi, il limite massimo previsto dalle nuove norme europee entrate in vigore dal primo gennaio 2005. L'ozono, sempre secondo la ricerca inglese, provoca 5.019 morti in un anno. È sulla fondatezza scientifica della relazione tra inquinamento e malattie che si basano le direttive comunitarie che impongono la riduzione dello smog. Direttive già violate dall'Italia, finita sotto processo davanti alla Corte di Giustizia europea. Anno 2001. Secondo le norme in vigore da 2 anni, gli Stati devono comunicare alla Commissione i rilevamenti sulla qualità dell'aria. L'Italia non trasmette i dati. Parte la procedura di infrazione. Molti altri Paesi sono nelle stesse condizioni. Così la Commissione inizia a inviare i cosiddetti « pareri motivati » ( secondo avvertimento scritto). Man mano, nel corso dei mesi, i dati arrivano. Via via i tecnici della Commissione « spuntano » i ritardatari. Tutti tranne uno: la Calabria resta oggi l'unica regione d'Europa in cui, nel 2001, non è stata rilevata la qualità dell'aria. Per questo c'è un giudizio pendente di fronte alla Corte di giustizia. La sentenza dovrebbe arrivare entro l'anno. Nel 2002, alla Commissione, i moduli sui rilevamenti dell'aria sono arrivati. Anche quelli della Calabria. Ma la colonna del Pm10 era in bianco http://www.assinews.it/rassegna/arti...r190205ma.html |
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