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Data registrazione: Nov 2004
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l'Asl paga ma non per i reati
L'Asl paga ma non per i reati
I Codici / Attenzione al sistema delle prove I l sistema della responsabilità del personale sanitario ha vissuto una continua metamorfosi giurisprudenziale, ispirata a un'estensione della tutela del danneggiato che veda leso il diritto costituzionale alla salute ( articolo 32 della Costituzione). Si può distinguere tra le prestazioni del singolo medico e le prestazioni più complesse che coinvolgono le strutture sanitarie o più professionisti. L'interesse alla prestazione di cura da parte del paziente, così come i criteri di imputazione della responsabilità al medico, sono i medesimi, ma a essi si affiancano altri possibili percorsi risarcitori. Infatti, sia per il medico singolo che non adempia la prestazione con la dovuta diligenza e causi un danno, sia per l'ipotesi di danno in una struttura sanitaria, il medico si troverà esposto a responsabilità civile. Il paziente, dimostrando il danno, la colpa o il dolo del medico e il nesso di causalità tra la condotta del professionista e la lesione, otterrà il risarcimento. L'inversione dell'onere. Tale, in sintesi, è stato il percorso della giurisprudenza, facilitato sul piano probatorio in diversi modi. Ad esempio, in caso di operazioni chirurgiche di routine si ritiene non sia il paziente a dover dimostrare la colpa del medico, quanto questi a dimostrare la propria diligenza. Tale inversione dell'onere della prova facilita notevolmente il danneggiato con risultato di fatto simile a una responsabilità contrattuale. Nella responsabilità contrattuale, il creditore ( paziente) della prestazione deve provare l'inadempimento, mentre è il debitore ( medico, Asl, ospedale) inadempiente a dovere dimostrare di non avere potuto adempiere. Invero, il contratto di prestazione professionale o il cosiddetto contratto di spedalità rendono possibile l'azione risarcitoria per inadempimento nei confronti sia del medico sia della struttura in cui questi operi. E lo schema della responsabilità contrattuale legata al contratto di spedalità è oggi dominante. Medico e struttura. Sul piano processuale spesso l'azione basata sul contratto e quella sulla responsabilità extracontrattuale vengono entrambe proposte ed accompagnate da querela per i reati connessi. Gli ultimi approdi della tutela risarcitoria intrecciano la responsabilità del medico con quella della struttura. Alcune decisioni chiamano le strutture sanitarie a coprire i danni causati da difetti organizzativi ( la cosiddetta responsabilità sanitaria). Nella realtà le aziende pagano i danni causati dal proprio personale potendosi rivalere di fatto sul medico solo nelle rare ipotesi di dolo o colpa grave. Tuttavia, se è vero che il medico strutturato vede rispondere economicamente in prima battuta l'azienda, è anche vero che esso resta esposto alla responsabilità penale per eventuali lesioni personali o omicidio, e ciò complica i processi di transazione http://www.assinews.it/rassegna/arti...140205in3.html |
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Data registrazione: Jul 2002
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Rianimazione senza letti liberi Sud, due morti in sette giorni
Ieri un´altra vittima. Ospedali, calvario per un posto Viaggio nelle terapie intensive in crisi del meridione dopo gli ultimi casi in Puglia e Sicilia Pazienti trasportati come pacchi da città in città, ore e giorni di calvario. E di attese infinite Fra risse e denunce, tocca ai militari dell´Arma accompagnare i malati più gravi per sistemarli "in nome della legge" E a Bari, tagli e polemiche: guerra aperta fra il governatore Fitto e i sindacati "Numeri occultati e troppi equivoci" ATTILIO BOLZONI BARI - Per sopravvivere nell´Italia che sta sotto Roma bisogna sempre sperare che qualcun altro muoia. E prendere rapidamente il suo posto, prima che sia troppo tardi. Altrimenti in ospedale non vi fanno entrare più: c´è il «tutto esaurito» nei reparti di terapia intensiva sparsi per il nostro Sud. C´è proprio il pienone. L´ultima volta, è capitato ieri l´altro. Alle 15,10 di martedì 15 febbraio non c´era un solo letto libero nelle rianimazioni dalla Sicilia fino alla Puglia, passando per Calabria e Basilicata e Campania. È la Sanità pubblica che ha «chiuso» anche per le emergenze, pazienti trasportati come pacchi da città in città o posteggiati da qualche parte in attesa di migliore sistemazione, ore e giorni di calvario inseguendo la sorte tra riforme e tagli e quelli che gli esperti della materia chiamano misteriosamente "riordini". Sempre molto incerta è la linea tra la vita e la morte nella casba ospedaliera che è oggi l´altra Italia, il Meridione. È però qui a Bari che in queste ultime settimane è cominciata la più grande caccia mai vista a un posto in terapia intensiva, un posto per salvarsi la pelle. Nella Bari dove le corsie «scoppiano» più che altrove, dove da qualche tempo va in scena perfino il ricovero scortato, i blitz dei carabinieri per assicurare nei casi estremi assistenza con uso della forza. E proprio qui a Bari, tragico paradosso, è finita anche l´ultima telefonata di quei medici siciliani che martedì pomeriggio cercavano disperatamente un riparo di emergenza per Angelo F., un uomo di cinquantaquattro anni che se n´è andato anche lui senza quel posto letto. Non gliel´hanno trovato un reparto di rianimazione ad Angelo, non gliel´hanno trovato in cinque grandi regioni del Mezzogiorno. Dalle 5 del mattino alle 5 del pomeriggio è rimasto in coma a Licata, provincia di Agrigento. E a Licata è morto. Racconta Tommaso Fiore, il primario di anestesia del Policlinico di Bari: «Martedì ci hanno chiamato da Agrigento perché da molte ore non riuscivano a individuare un centro, da Palermo a Napoli, che poteva ricoverare quel paziente». Conferma Vincenzo Malcangi, il suo collega che ha ricevuto personalmente l´Sos: «Avevano provato in Sicilia e in tutta l´isola non c´era disponibilità nei reparti di terapia intensiva, poi hanno provato in Calabria con lo stesso risultato. E così sono saliti su, in Basilicata prima e in Campania poi. Alla fine, nel primo pomeriggio, sono arrivati qui in Puglia. Ma anche noi non potevamo aiutarli». Non c´era spazio per Angelo e non c´è spazio per tanti altri da almeno un mese al Policlinico e al "San Paolo" e al "Di Venere" di Bari. Al completo anche nelle altre 13 "rianimazioni" della regione: a Foggia, a Lecce, a Monopoli e a Taranto, a Brindisi, a Casarano. Ogni giorno così. Ogni posto letto in terapia intensiva sempre occupato. Fino a quando qualcuno se ne va. Da morto. Liste di attesa dolorosissime, risse e denunce per accaparrarsi un respiratore artificiale, i soliti carabinieri che accompagnano i malati più gravi per piazzarli "in nome della legge" in qualche ospedale. Ma non c´è più possibilità di finire "normalmente" in rianimazione, non ce n´è più dopo uno di quei famigerati "riordini" voluti dalla nuova politica sanitaria del governatore delle Puglie Raffaele Fitto, quello che anche in quest´ultima campagna elettorale usa come parola d´ordine: «La Salute prima di tutto». Sulla carta, le terapie intensive in Puglia sono addirittura quasi raddoppiate. Passate da 14 a 24 negli ultimi tre anni. In realtà hanno messo insieme reparti e segato posti letto. Quanti ce ne sono, esattamente nessuno lo sa. Sicuramente meno di quanti ce n´erano prima. Forse cento o forse centoventi. Comunque pochi, troppo pochi al confronto di altre regioni italiane con lo stesso numero di abitanti. Sono più del triplo - 376 - quelle in Emilia Romagna. E almeno il quadruplo, quattrocento, quelle del Veneto. Ma, a Bari, conoscere i dati veri sui posti letto è impresa difficile. Denuncia Massimo Mincuzzi, il segretario regionale della Cgil sanità: «I numeri sono occultati, nessuno è in grado di quantificare i posti letto perché giocano sull´equivoco tra i reparti disattivati e quelli ancora da attivare con il nuovo piano sanitario». Vecchie strutture che sono state cancellate e quelle nuove che ancora non sono in funzione (ben 57), una riconversione che ha consentito a qualcuno di bluffare e far divampare un´aspra polemica: da una parte il governatore, dall´altra i sindacati e le vittime di una malasanità che uccide. Un uomo morto ieri l´altro nell´ospedale di Licata e una donna morta una settimana fa tra Polignano e Foggia, sette ore e duecento chilometri prima di un ricovero tardivo. Il giorno dopo il figlio della signora ha preso carta e penna e ha scritto al governatore delle Puglie: «Caro Presidente, la sua riforma sanitaria ha ucciso mia madre Anna». Firmato Vito Montalbò. Neanche ventiquattro ore dopo Fitto gli ha risposto: «Le posso assicurare che il piano ospedaliero non ha niente a che vedere con il decesso di sua mamma». È cominciato così una scambio di battute a distanza tra la vittima e il governatore sui tempi dei soccorsi e sui famigerati posti letto della terapia intensiva in Puglia («Sono aumentati e sono ben distribuiti sul territorio», ha garantito il presidente della Regione), è montata una querelle politica in piena contesa elettorale, hanno aperto inchieste giudiziarie, ha avviato un´indagine conoscitiva pure il ministro Sirchia. Ma la vicenda delle rianimazioni che non funzionano come dovrebbero ha fatto veramente infuriare il governatore, che ha difeso la sua riforma sanitaria con il coltello tra i denti. Anche a "Tutte le mattine", la trasmissione di Maurizio Costanzo su Canale 5. Lunedì Costanzo gli ha chiuso il telefono in faccia. Stavano parlando della vicenda della donna morta, in studio c´era anche il figlio Vito quando Fitto ha forse esagerato: «Non penso che si possa parlare di cose così delicate con un´eccessiva approssimazione». E Costanzo: «Perché approssimazione? Non faccia lezioni a noi, eh? Perché io non l´accetto dalla prima all´ultima parola che ha detto. Abbiamo ascoltato un cittadino italiano che ha espresso i propri dubbi e quindi noi facciamo benissimo il nostro lavoro e mi auguro che tutti, prima o dopo le elezioni, facciano bene il proprio lavoro». Ancora Fitto: «Io... «. Ancora Costanzo: «Grazie al Presidente, ho la pubblicità, non posso parlare ancora». Clic. Quella stessa mattina due uomini e due donne nella Puglia della "Salute prima di tutto" hanno chiamato il 112 per farsi ricoverare d´urgenza nell´ospedale di Francavilla Fontana, uno di quelli dove il reparto di rianimazione c´è, nei piani della Regione ma non ha mai aperto. L´ultima incursione lì dentro l´ha fatta il tenente Pasquale Ferrario. Portandosi dietro una ragazza che al pronto soccorso l´avevano rispedita a casa. Quella mattina non c´erano posti letto neanche in Medicina. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p170205re.html |
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