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Data registrazione: Feb 2005
Messaggi: 767
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Sicurezza e Tutela dei Risparmi presso le Banche
Salve a tutti,
come dal titolo desidero conoscere fino a quale somma e con che modalita' i risparmi bancari vengono tutelati per il risparmiatore privato. Elenco quello di cui sono a conoscenza e verifichiamo se risulta esatto oppure no. Ben vengano Link dove si tratta questo argomento. 1) In base alla nostra costituzione non mi e' chiaro se una Banca Italiana puo' fallire o no,si parla di riassorbimento da parte di Istituti piu' grossi nel caso di bancarotta,ma se gia' si detiene il tutto dentro Banche principali(Unicredit ad esempio)? 2) Banche estere con regolare mandato in Italia(vedi Deutsche Bank etc.) valgono regole differenti? 3) Bonificare ad Istituti esteri quali regole e tutele per gli Italiani con residenza in Italia? 4) Esiste il fondo tutela dei deposti che garantisce fino 20000€,in caso di insolvenza della Banca sono disponibili con che modalita',specialmente in quanto tempo?E in caso di eventi avversi in cui diverse Banche chiudano baracca c' e' garanzia sufficente? Mi sembra che pero' basti che il 5% dei risparmiatori presi dal panico vadono in banca a ritirare il contante e chiudono tutti, pertanto sto fondo di garanzia penso possa coprire solo saltuari casi di piccole Banche andate in Tilt e non casi piu' gravosi,o no? 5)Oltre il Fondo di garanzia le banche tutelano il conto del cliente fino a massimo 100000€,quindi per ulteriori 80000€ ma in questo caso non sono garantiti.Ovvero dipende da quanto il liquidatore riesce a rastrellare dalle varie attivita' della Banca,puo' dare anche solo 40000€ totali a correntista se non riesce di piu',e con tempi molto lunghi,penso si parli di anni,e in ogni caso non piu' di 100000€ a persona fisica.Cioe' se hai 2 conti da 100000€ per 200000€ totali in quella Banca non ricevi piu' di 100000€,immagino che valga anche per conti co-intestati,risulta una sola persona,o no? 6)Cosa succede ai titoli detenuti nel deposito titoli? Immagino che per pronti contro termine e certificati di deposito valgano le regole del punto N.5,ma per Titoli di stato,Azioni o altro?Ad esempio domani va in tilt la Banca congelano i conti e tra un mese va in scadenza un BOT da 80000€,che accade?Dal tilt della Banca fino alla scadenza si puo' movimentare e trasferirlo in un altro istituto o no? Nel caso uno non trasferisca niente alla scadenza i soldi vengono accreditati sul conto ma non sono esigibili al momento o cosa?E in caso di importi piu' elevati di 100000€ di controvalore in titoli,vale il punto N.5 o che? 7)Infine a parita' di tranquillita' meglio tenere il risparmio in titoli di stato o liquidita',chi tra le due parti e' piu' facile diventi insolvente,tralascio il discorso perdita di valore dovuta a inflazione,solo sicurezza di avere il capitale indietro. Non per sembrare assurdo ma se vi risulta esatto quanto sopra esposto,uno per avere un minimo di sicurezza dovrebbe dividere il capitale in tanti istituiti o che fare quale la scelta piu' intelligente? Mi scuso della lungaggine,potete ripondere anche a puntate,l ' importante e' rispondere con chiarezza ai singoli punti, magari allegando documenti o link a istituti ufficiali in modo da avere una certa attendibilita' delle fonti. Sono certo che l' agomento possa risultare utile a tutti,in quanto tali informazioni sono poco veicolate. Non sono certo Paperon de Paperoni(per ora almeno...)ma conoscere gli obbighi e doveri del sistema bancario aiuta a fare scelte piu' giuste e sensate. Grazie a tutti
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Member
Data registrazione: Feb 2005
Messaggi: 767
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Salve,
noto che ancora nessuno ha risposto in maniera chiara ai punti citati. Il tutto mi lascia perplesso,nel senso che l' argomento mi rendo conto e' un po' complesso ma cosi' poco interesse all' argomento lascia molte altre domande aperte. 1)Ovvero nessuno sa niente di questo,pertanto si lascia il sistema operare come meglio crede incuranti delle sue conseguenze(vedi Parmalat e Bond argentini). 2))Ci si interessa piu' se il titolo XY sale o scende che di comprendere qualcosa in piu' di macroeconomia e sistema bancario. 3)Oppure Poche persone possiedono somme importanti in liquidita' da porsi il problema? Grazie ancora per eventuali commenti. P.s. Ho notato post molto interessanti da parte del sig. FabioGaletti,magari qualcosa su questo argomento riesce a spiegarlo Grazie ancora
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Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
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Intanto questo articolo puo' dare un chiaro esempio della situazione...
Aldilà delle tutele giuridiche... 15 febbraio 2005 La banca vendeva tango-bond i risparmiatori li compravano La Centrale rischi di Bankitalia rivela che nel 2001, alla vigilia del default, il sistema-banche liquidò il 60% delle obbligazioni in portafoglio Nello stesso tempo allo sportello si consigliava l’acquisto. Da ieri deputati italiani a Buenos Aires Anno 2001: scatta la grande fuga delle banche italiane dai Tango-bond. È quanto emerge dalla documentazione inedita della Centrale dei rischi della Banca d’Italia di cui Finanza & Mercati è venuta in possesso. Il 23 dicembre del 2001 venne dichiarata l’insolvenza della Repubblica Argentina, ma le banche italiane avevano già provveduto a ridurre considerevolmente la presenza di Tango-bond nei propri portafogli, passando dai 460 milioni di euro del 1999 ai 173 del 2001. E le vendite hanno toccato il livello più alto tra il 2000 e il 2001, quando gli istituti si liberano di obbligazioni argentine per 246 milioni. Proprio mentre gli sportellisti degli stessi istituti, in talune circostanze, consigliavano ai risparmiatori l’acquisto di obbligazioni argentine, perchè a rischio medio-basso e con cedole interessanti. Ma andiamo con ordine. Il declino delle quotazioni dei bond emessi da Buenos Aires inizia nel 1998 quando scivolano di circa il 5 per cento. L’anno successivo la flessione è dell’1 per cento. Dal 2000 inizia il fuggi fuggi del sistema bancario. Secondo i dati di Via Nazionale, nel 1999, le obbligazioni argentine nel portafoglio degli istituti di credito ammontavano a 460 milioni. Dodici mesi dopo (nel 2000), con il mercato in calo di circa il 10%, gli istituti avevano ridotto l’esposizione a 419 milioni. Ma l’alleggerimento più massiccio avviene nel 2001, quando le quotazioni crollano di oltre il 50% e gli investimenti complessivi del sistema bancario in Tango-bond precipitano a 173 milioni. Passano altri dodici mesi (2002) e la centrale dei rischi rileva che la posizione delle banche è scesa a 135 milioni con le quotazioni in flessione di circa il 2 per cento. Il più è fatto, dopo il default gli istituti assottigliano i portafogli a 60 milioni. In sostanza, nell’arco di 4 anni, mentre le obbligazioni argentine hanno perso circa il 90% del loro valore, le banche hanno ridotto gli investimenti in questi titoli di oltre l’86%, vale a dire 397 milioni. Una cifra limitata, se confrontata agli oltre 13 miliardi finiti nei portafogli degli investitori italiani, ma comunque significativa per affermare che le banche si erano rese ben conto delle crescenti difficolta finanziarie dell’Argentina e si sono regolate di conseguenza. Ma questa loro preoccupazione non è stata tramessa alla clientela, che ha continuato a tenere in portafoglio i tango-bond. O addirittura si può ipotizzare che i titoli venduti dalle banche siano passati nei dossier della clientela, ma questa possibilità non può essere desunta dai dati della Centrale dei rischi. Nel frattempo, ieri è arrivata a Buenos Aires la delegazione di parlamentari italiani invitata dal governo argentino per una serie di colloqui istituzionali sull’Ops. La missione, di cui fanno parte Giorgio Benvenuto, Luigi Olivieri e Giovanni Didonè, aveva suscitato nei giorni scorsi le critiche del presidente della Tfa, Nicola Stock, il quale aveva chiesto ai parlamentari di «rinviare la partenza al termine dello swap». Benvenuto da Buenos Aires ha sottolineato come «l’Italia è l’unico Paese in cui i bond sono stati venduti tutti ai piccoli risparmiatori. Si tratta dunque di appurare se il comportamento degli intermediari è stato corretto o meno. Occorre evitare che i risparmiatori, prima danneggiati, siano ora circuiti e beffati». Forse i dati dell’istituto guidato da Antonio Fazio possono avviare il chiarimento su questo aspetto delicatissimo. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m150205bo.html |
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Member
Data registrazione: Feb 2005
Messaggi: 767
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Esplicativo l' articolo sui Bond Argentini.
Egregio Fabio Galletti,se ho compreso bene intendi dire che puoi rispondermi ai questiti un po per volta? In questo caso va bene cosi' e' piu' completo e facilmente digeribile. Ok grazie
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Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
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A mio avviso la risposta è implicita nell'art. 21 del TUF...
Peccato che venga spesso dimenticato perchè nell'intenzione del legislatore c'era sicuramente la tutela degli investitori (e non solo... vedi rubrica derivati) “Nella prestazione dei servizi di investimento e accessori i soggetti abilitati devono: a) comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza, nell'interesse dei clienti e per l'integrita’ dei mercati; b) acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi siano sempre adeguatamente informati; c) organizzarsi in modo tale da ridurre al minimo il rischio di conflitti di interesse e, in situazioni di conflitto, agire in modo da assicurare comunque ai clienti trasparenza ed equo trattamento; d) disporre di risorse e procedure, anche di controllo interno, idonee ad assicurare l'efficiente svolgimento dei servizi; e) svolgere una gestione indipendente, sana e prudente e adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei clienti sui beni affidati.” |
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Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
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