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Pagobancomat, assieme ai volumi aumentano i costi
Pagobancomat, assieme ai volumi aumentano i costi
Commercianti e grande distribuzione uniti in un ricorso alla Banca d’Italia contro la gestione dei Pos LUIGI GIA Il Bancomat, la moneta elettronica più usata in Italia, è nel mirino della Banca d'Italia. La Divisione concorrenza ha infatti da oltre un anno aperto un'istruttoria sulla normativa del funzionamento di PagoBancomat, procedimento recentemente integrato con il reclamo di una catena commerciale della grande distribuzione, la Supermercati Poli e Billig del Trentino Alto Adige. I nodi del contendere sono sostanzialmente due: la "posizione dominante" del consorzio Cogeban, nato nel 1995 con la missione di assicurare uno «sviluppo del sistema dei pagamenti con carte Bancomat e PagoBancomat» e la gestione delle commissioni che gli esercenti devono pagare per ogni transazione. Le banche aderenti a Cogeban sono circa 600 e, a dicembre 2003, il numero dei Pos (le macchinette che consentono la transazione) installati era di circa 720.000, con 25 milioni di carte in circolazione che hanno generato transazioni per circa 41 miliardi di euro. Cifre che hanno prodotto (secondo il ricorso che prende a parametro i dati del Servizio concorrenza di Banca d’Italia) un flusso di commissioni tra banche di 158 milioni di euro (circa lo 0,38%), sempre nel 2003. Ma l’intero mercato ha pagato alle banche un commissione dello 0,67% (lo 0,47% per la Gdo) , pari a circa 275 milioni di euro. Ed è su questo secondo problema che il mondo del commercio ha intenzione di dare battaglia. Si sostiene, infatti, che il Bancomat, nato per semplificare gli acquisti e per diminuire la circolazione di moneta con ovvi risparmi in termini di sicurezza, oggi costi troppo agli esercenti. Le commissioni prevedono una quota fissa e una variabile che, proprio per gli importi bassi di scontrino medio nei grandi magazzini, raggiungono percentuali non più sostenibili soprattutto in un momento di crisi. La posizione dominante di Cogeban, inoltre, ridurrebbe, sempre secondo il ricorso, la possibilità di negoziazione che, invece, esiste con i circuiti di carta di credito. Il Bancomat, che inizialmente aveva per la rete commerciale un "prezzo" irrisorio, ha visto via via lievitare i propri costi. Ma da dove provengono questi ricarichi? La Banca d'Italia ha autorizzato un sistema di compensazione fra le banche che obbliga l'istituto che negozia la transazione (acquirer) a corrispondere una commissione a chi ha emesso la carta Pagobancomat (issuer). Un sistema di tariffazione unica che non avrebbe dovuto, secondo il ricorso, venir trasferito a carico degli esercenti. Al contrario, nella maggior parte dei rapporti commerciali fra banca ed esercente la commissione unica interbancaria (interchange fee) è diventata base negoziale. E alla commissione tra le banche si è così aggiunta un’ulteriore percentuale a carico dei commercianti. Tempo fa la Grande distribuzione, pensava di aver trovato l'uovo di Colombo: l'installazione di Pos collegati con più banche in modo da far coincidere l'istituto emittente con quello che effettuava la transazione, facendo di fatto venire meno la necessità di compensazione dei costi. Ma Cogeban (sostenendo che l'adozione del sistema non è accettabile, perché diminuirebbe i livelli di sicurezza del circuito) si è subito opposto bloccando i nuovi Pos. E, di qui, il ricorso alla Banca d'Italia che entro febbraio dovrebbe prendere una decisione definitiva. Sotto la minaccia, neanche tanto ventilata, da parte del mondo del commercio, di non accollarsi più completamente il carico del Pagobancomat, ma di scaricarlo in parte sui clienti. Con un inevitabile aumento dei prezzi che, secondo alcuni studi, avrebbe sicuramente effetti macroeconomici con una crescita dell'inflazione stimabile fra 0,20% e 0,50%. http://www.repubblica.it/supplementi.../015sinex.html |
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Data registrazione: Nov 2004
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http://www.bancaditalia.it/vigilanza...a/provv/49.pdf
Il testo del provvedimento del 1 Luglio 2004 della Banca d'Italia bannato |
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