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Vecchio 09-02-05, 09:49   #1 (permalink)
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La prima banca non si scorda mai

07-02-2005
La prima banca non si scorda mai
Giovanni Ramello
Donatella Porrini

Le banche tornano nuovamente nel mirino dell’antitrust: in recente bollettino, infatti, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di avviare un’indagine per valutare costi, pecuniari e non, che gli utenti devono affrontare quando decidono di cambiare banca. (1)
Gli switching costs, o costi di cambiamento, assumono talora una dimensione rilevante e possono di conseguenza limitare la mobilità dei consumatori tra istituti di credito, restringendo significativamente la concorrenza.

Costi di cambiamento e strategie delle banche

La presenza di costi di cambiamento può essere strutturale, connessa ad alcune caratteristiche organiche al settore. Ma può essere anche strategica, determinata ad hoc dalle imprese per vincolare i consumatori nelle scelte e creare perciò uno spazio di monopolio.
In generale, l’effetto è quello di generare un’inerzia nelle scelte dei consumatori, anche tra alternative apparentemente identiche. Ora, sebbene la presenza di costi di cambiamento non implichi di per sé l’esistenza di un comportamento abusivo delle norme antitrust, essa nondimeno conferisce alle imprese potere di mercato, ovvero la possibilità di praticare prezzi più elevati di quelli concorrenziali, e procura quindi maggiori profitti. Tutto ciò, naturalmente, a scapito degli utenti e dell’efficienza del mercato nel suo complesso.
In ambito bancario, questa circostanza è talmente rilevante che in genere il cambiamento di istituto di credito avviene solo in concomitanza di eventi sufficientemente “traumatici” per il cliente, quale ad esempio il cambio di residenza. (2)
Inoltre, l’emergenza di costi di cambiamento è ulteriormente favorita dalla pratica dell’offerta multiprodotto che di fatto moltiplica la loro entità: l’apertura del conto corrente, la domiciliazione delle diverse utenze, la richiesta del bancomat e della carta di credito, la sottoscrizione di mutui, eccetera, sono tutte componenti dei costi finali che rendono maggiormente vincolante il rapporto cliente-banca. Ognuno dei servizi descritti, come è ben noto agli utenti, deve infatti essere estinto alla chiusura del conto corrente e richiede una nuova apertura, con relativi oneri - di tempo e denaro - presso il nuovo istituto di credito.

Gli effetti sulla concorrenza

La letteratura economica, benché in modo non sistematico, conferma queste affermazioni. In uno studio sul mercato norvegese dei mutui, ad esempio, è stato riscontrato che il 25 per cento del profitto marginale delle banche (il profitto, cioè, per ogni mutuatario addizionale) deriva dall’effetto lock-in e si sostanzia in media con un rapporto banca-cliente della durata di 13,5 anni. (3)
Tale arco di tempo è in linea con i valori riscontrati sia nel mercato europeo, sia in quello statunitense. (4)
Sul mercato britannico, la Uk Competition Commission (2001) rileva egualmente che i consumatori tendono a vedere il cambiamento di banca come un processo difficile e non premiante, e ciò di contro permette di creare un sostanziale potere di mercato che procura un tasso di profittabilità più elevato rispetto agli altri settori industriali. (5)
Almeno parzialmente, tutto ciò sembra confermare che il potere di mercato attribuito dai costi di cambiamento viene sfruttato dalle banche e ha un peso sui meccanismi competitivi e sugli esiti di mercato.

Cosa accade in Italia

Anche in Italia numerosi indizi supportano l’ipotesi di una situazione analoga: l’esistenza ad esempio di una tasso di interesse sui depositi bancari decrescente, più elevato cioè quando il deposito viene attivato e via via ridotto nel tempo, sembra confortare l’idea che all’estendersi del rapporto (e quindi al crescere dei costi di cambiamento), la remunerazione necessaria per conservare un consumatore può essere abbassata.
La situazione descritta sembra dunque complessivamente penalizzare la concorrenza del mercato bancario, già mortificata dai consistenti limiti imposti dalla regolamentazione che mira a mantenere la stabilità finanziaria ed evitare pericolosi dissesti del sistema economico nel suo insieme.
Esiste tuttavia una via d’uscita che potrebbe soddisfare esigenze diverse e che è già stata adottata con parziale successo in altri mercati: eliminare gli ostacoli alla mobilità dei consumatori.
Ciò è quanto avvenuto ad esempio nel settore telefonico mobile con la portabilità del numero tra operatori diversi o nel settore assicurativo con la portabilità del certificato di rischio. Queste soluzioni hanno di fatto “liberato” i consumatori dalla dipendenza da un’unica impresa e li hanno trasformati nei protagonisti dei mercati, promotori più o meno consapevoli della concorrenza. Una soluzione analoga parrebbe auspicabile anche nel settore bancario.
Di fronte alla nuova sfida, però, non appare ancora totalmente risolto il conflitto istituzionale che vede contrapposte Banca d’Italia da un lato e Agcm dall’altro. Anche in questo caso infatti non è ben chiaro a chi spetta l’ultima parola in materia di assetto del settore e di concorrenza. Questo nodo, ancora una volta, rischia di complicare le scelte e, magari, di danneggiare soluzioni efficienti.


(1) Apertura indagine conoscitiva n. 13771, 16/11/2004, Bollettino n. 47/2004, scaricabile da www.agcm.it

(2) Vedi Sharpe, S. A. (1997), “The Effect of Consumer on Prices: A Theory and its Aplication to the Bank Deposit Market”, in Review of Industrial Organisation, vol. 12, n. 1, pp. 79-94; Kiser, E.K. (2002), “Predicting Household Switching Behavior and Switching Costs at Depository Institutions”, in Review of Industrial Organisation, vol. 20, n. 4, pp. 349-365.

(3) Klim M., Kliger D. e Vale B. (2001), “Estimating Switching Costs: the Case of Banking”, Journal of Financial Intermediation, 12, pp. 25-56.

(4) Shy, O. (2001), The Economics of Network Industries, Cambridge University Press.

(5) Vedi Lloyds TSB Group plc and Abbey National plc, su www.Competition-Commission.org.uk




http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=1417
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Vecchio 10-02-05, 01:22   #2 (permalink)
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Ue, lettera a Fazio per chiarimenti su norme concorrenza banche

Tue February 8, 2005 12:04 PM GMT

BRUXELLES (Reuters) - Il commissario europeo per il Mercato interno Charlie McCreevy ha inviato una lettera al governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio per ricevere chiarimenti sulla sua posizione in tema di acquisizioni di banche italiane da parte di banche estere.

Lo ha riferito il portavoce del commissario Oliver Drewes durante il briefing quotidiano.

"La Commissione chiede chiarimenti sulla posizione ufficiale della Banca d'Italia, principalmente a causa delle voci riportate dalla stampa negli ultimi giorni", ha detto Drewes.

Successivamente il portavoce ha detto ai giornalisti che l'esecutivo Ue, se necessario, non ha paura di prendere misure contro l'Italia se ritiene che non stia applicando le regole sul mercato interno.
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Vecchio 10-02-05, 01:23   #3 (permalink)
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EU tells Italy to open its financial sector
www.iht.com - By Eric Sylvers, International Herald Tribune - February 9, 2005

Commission seeks Bank of Italy's aid


MILAN - The European Union's top market overseer on Tuesday warned Italy not to shield the country's banks from takeover efforts by foreign rivals, and asked the central bank to signal that it is clearly committed to opening the country's financial services sector to foreign competition.

In a letter to Antonio Fazio, the governor of the Bank of Italy, the country's central bank, European Financial Services Commissioner Charlie McCreevy said he was concerned about reports that foreign banks are being blocked from expanding in the Italian banking sector because of their nationality.

"It will be important for the Bank of Italy to issue a robust public statement of its commitment to an open and competitive banking sector in which foreign shareholding are subject to the same approval procedures as domestic shareholdings," McCreevy wrote in the letter to Fazio.

All mergers in the Italian banking sector and any acquisition of more than 5 percent of one of the country's banks must be approved by Fazio, who has used his power in recent years to block not only the expansion plans of European banks, but also several all-Italian banking mergers.

Consolidation in the industry has also been stymied by Italian banking foundations, which have large stakes in many of Italy's biggest banks and have opposed many mergers because they would lead to job losses and would dilute the power of the foundations.

"The Italian system has been too protected for a long time, and now the whole system is vulnerable because the banks didn't expand in the past," said Gianni Bizzarri, the chairman of Florence-based fund manager Ifigest.

The limited consolidation among Italian banks, and their limited expansion abroad, has produced an industry dominated by banks that are relatively small when compared to their European counterparts.

Banca Intesa, Italy's biggest bank by assets, does not rank in the top 20 of Europe's largest banks. A foreign bank could buy Banca Intesa for a small fraction of what it would cost to buy a similarly important bank in Germany, France or Spain.

Fazio has an iron grip on the industry because institutions, whether foreign or domestic, must get the Bank of Italy's approval to increase their stake in an Italian bank.

Once an investor owns 5 percent of an Italian bank, they must then get further approval to increase the shareholding past 10 percent. Another approval is necessary to pass 15 percent, then 20 percent, then 33 percent and then finally 50 percent.

The only law officially limiting shareholdings requires that companies whose primary business is not in the financial services sector cannot buy a stake of more than 15 percent in an Italian bank.

Other European countries also protect their banking sector, but regulatory issues have not come up as often probably because most of the banks that would be appealing takeover targets are much bigger than in Italy and therefore harder to buy, Bizzarri said.

A spokesman for the Bank of Italy said that Fazio had not yet seen the letter so it was not possible for the governor to comment.

Many European banks have built up their shareholdings in Italy in recent years, but they have found the door closed when they tried to increase their stakes significantly. ABN AMRO, the Dutch bank, has a 13 percent stake in the Italian bank Banca Antoniana Popolare Veneta and has been blocked several times when it has expressed interest in building that stake. ABN also has a 9 percent stake in Capitalia, the largest single shareholding in the Italian bank, but has been unable to play a significant role in the strategy of the bank even though it has some senior management positions.

"Among our objectives is to raise our shareholdings in Italy," ABN's chief executive, Rijkman Croenink, said Monday.

Banca Intesa's laregest shareholder is Credit Agricole, the French bank. Spanish banks have also bought significant stakes in the Italian banking sector, but like their French and Dutch counterparts have been unable to take control of the their Italian banks.

"In many cases the Bank of Italy should let the foreign banks expand in Italy, but there is the danger that if all the regional banks disappear that could have a negative effect on Italian industry," Bizzarri said. "Is a small business in an Italian village going to be able to get a loan from a big Spanish bank?"

A challenge to Argentina

Italian banks, which sold clients more than $14 billion of Argentine bonds, will fund lawsuits challenging Argentina's plan to restructure its defaulted debt, Bloomberg News reported from Rome.

"If there should be legal action, the Italian banking system would cover the costs," said Nicola Stock, who represents 450,000 Italian bondholders. A spokesman for Italy's banking association, ABI, confirmed that the banks would support the lawsuits.

The Argentine government already faces court judgments totaling $740 million in the United States in connection with the bonds and 39 suits by investors who rejected its offer are pending.

Argentina is offering to swap $81.2 billion of defaulted debt at about 25 cents on the dollar, half the proportion bondholders received in defaults by Russia and Ecuador in the past seven years. Argentina, which defaulted in late 2001, opened the offer Jan 14. and is set to close it Feb. 28.
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Vecchio 10-02-05, 12:09   #4 (permalink)
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Bankitalia, opinioni contrastanti sul monito dell’Ue
(09/02/2005)

Non si sono fatte attendere le reazioni alla lettera inviata da Bruxelles al Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.

La richiesta di chiarimenti sui presunti intenti protezionistici di Via Nazionale ha innescato un balletto mediatico, da subito su posizioni nettamente contrapposte.

Da una parte, il ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, ha ribadito l’apertura del mercato creditizio del Belpaese, dall’altra il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, da sempre contrario alla linea di Fazio, si è schierato nettamente a favore delle autorità comunitarie.

Nella stessa direzione di Tabacci si sono mosse anche le dichiarazioni di Danilo Broggi, presidente di Confapi, che ha addirittura rivolto un esplicito invito agli stranieri perché aumentino la loro presenza nel nostro mercato.

Di “netta chiusura” e di “iniziative drasticamente censorie” ha poi parlato il presidente dell’Adusbef, Elio Lannutti, citando come esempi le resistenze mostrate nei confronti dell’olandese Abn Amro e della spagnola Bbva, primi azionisti, rispettivamente, di Antonveneta e Bnl.

A dare man forte a Fazio sono però intervenute voci autorevoli come Carlo Cottarelli, funzionario dell'Fmi. La concorrenza nel sistema bancario italiano può essere certamente rafforzata, ha spiegato Cottarelli, ma importanti passi avanti sono stati già fatti.

Ancor più dirette le parole del presidente dell’Abi, Maurizio Sella. “Non c’è stata una attività protezionistica” ha dichiarato con tanto di dati alla mano: il capitale straniero in Italia arriva ''nella media al 12% contro una media nei principali Paesi europei compresa tra il 3 e il 5%”.

A sostegno di via Nazionale sono intervenuti anche molti esponenti del mondo politico. Vincenzo Visco dei Ds ha così respinto l’immagine di un sistema creditizio chiuso, sottolineando inoltre come gli interessi di banche olandesi per istituti di credito italiani dovrebbero indurre a maggiore “prudenza” soprattutto l’olandese Neelie Kroes, commissaria europea alla concorrenza.

Dello stesso tono anche le dichiarazioni del senatore Udc, Ivo Tarolli, e del presidente della commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama, Riccardo Pedrizzi (An). Unanime è stato inoltre le sdegno per il “circo mediatico” innescato da una lettera resa nota alla stampa prima che allo stesso destinatario.

Alla “collaborazione” e a “soluzioni diverse dalla pura contrapposizione” ha infine invitato il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli, e le sue parole assumono un significato ancora più importante visto che il 18% del capitale della banca meneghina è detenuto da un gruppo straniero: la francese Credit Agricole.
http://www.miaeconomia.it/retrieval/...darticle=74044
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Vecchio 10-02-05, 21:53   #5 (permalink)
nel blù ..
 
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E' veramente ora di fare qualcosa contro questo che è un malcostume titpicamente italiano. Una soluzione potrebbe essere quella di imporre per legge l'esenzione da spese di estinzione e di traferimento di titoli ad altra banca nei limiti di un trasferimento all'anno. Tempo fa si parlò di portabilty per il numero di conto corrente bancario. Ma quello che conta non è mantenere lo stesso numero di conto, bensì non avere spese per il traferimento.
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