Registro e concessioni, scattano i rincari
Pubblicato sulla Gazzetta il decreto con i nuovi valori dei tributi. Gli aumenti per famiglie e imprese.
di Saverio Fossati e Marco Mobili
La manovra sui bolli va all’esame delle Camere. Con la pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del decreto legge n. 7 del 31 gennaio 2005 licenziato il 21 gennaio da Palazzo Chigi, il Governo conferma la necessità di sostenere l’aumento delle imposte indirette dovute in misura fissa con un provvedimento di legge.
La scelta è stata, quindi, di adeguare gli importi, ma non con un decreto direttoriale, come invece previsto espressamente dal comma 300 della Finanziaria per il 2005. L’articolo 7 del Dl e le sue oltre 20 pagine di allegato confermano anche che l’Esecutivo ha di fatto rinviato a metà anno gli aumenti di tutte le imposte pagate dai contribuenti con l’applicazione di marche: soprattutto note, fatture e ricevute. E questo per l’imposta di bollo così come per alcune concessioni governative.
Per tutte le imposte fisse e gli importi fissi relativi alle imposte di bollo, di registro, ipotecarie, catastali, alle tasse ipotecarie e ai tributi speciali catastali, non aumentate espressamente con il provvedimento entrato in vigore oggi, gli aumenti, ancora da decidere, scatteranno dal 1° giugno 2005. Indipendentemente dalla data di entrata in vigore del provvedimento (che dovrà essere, questa volta, un semplice decreto ministeriale non regolamentare) che li definirà. Pertanto, fino al nuovo decreto non regolamentare (sempre che questa formula resista), per fare alcuni esempi, il passaporto costerà ancora gli attuali 39 euro di concessione, mentre per gli atti di notorietà e le pubblicazioni di matrimonio saranno sufficienti ancora 11 euro per ogni foglio. Ma dal 1° giugno in poi tutti gli importi fissi dovrebbero scattare all’insù. Di quanto non si sa. Per ora abbiamo solo il dato medio dell’aumento che entra in vigore oggi: dal 29 al 31 per cento.
La strada intrapresa della decretazione d’urgenza obbliga comunque il Governo a "scortare" il viaggio in Parlamento del decreto legge. Ogni eventuale modifica che deputati e senatori vorranno apportare al provvedimento, infatti, rischierebbe di intaccare la "tabella dei rincari", creando due vie per gli aumenti: la prima in vigore dall’entrata in vigore del decreto legge (dunque dal 1° febbraio) e l’altra a partire dalla pubblicazione della legge di conversione quando gli emendamenti apportati da Camera e Senato al testo presentato dal Governo entrano in vigore.
Il risvolto della medaglia sta nel fatto che con il ricorso al decreto legge si possono evitare pericolosi contenziosi. La previsione della Finanziaria di utilizzare un decreto direttoriale sarebbe stata di dubbia correttezza costituzionale, in quanto il decreto direttoriale mal si sarebbe potuto conciliare con l’articolo 23 della Costituzione che pone la riserva di legge per ogni prestazione patrimoniale. In sostanza ogni aumento delle imposte fisse di registro, ipotecarie, catastali di bollo e concessioni governative avrebbe potuto generare centinaia di questioni di illegittimità costituzionale. Un problema che potrebbe porsi in modo del tutto analogo con il decreto ministeriale che dovrebbe disporre la seconda tranche di aumenti.
Da oggi, comunque, per gli uffici pubblici è corsa all’adeguamento: di fatto nessuna comunicazione è arrivata agli uffici finanziari e alle Camere di commercio, che devono applicare i nuovi importi. I notai non avranno particolari problemi, come ha dichiarato al «Sole-24 Ore» il presidente del Consiglio nazionale, Paolo Piccoli. Ma per le migliaia di sportelli della pubblica amministrazione, che si dovranno anche occupare di verificare la correttezza dell’importo pagato, non sarà una passeggiata.
È vero che nel disporre gli aumenti si è avuta l’accortezza di escludere le voci che prevedono l’assolvimento dell’imposta con marca o bollo a punzone (a secco, come nella carta da bollo). Quindi i numerosi professionisti che, come i medici, devono apporre la marca da bollo da 1,29 euro sulla parcella, possono stare tranquilli: per loro non cambia nulla fino al 31 maggio 2005
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