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Invecchiamento Emergenza
27 gennaio 2005
Invecchiamento, emergenza nascosta Non solo problemi per la sanità e il welfare, ma anche di competitività Dall'emergenza dell'esplosione demografica largamente sottolineata nel secolo scorso, siamo ora in presenza di una "emergenza" che deriva dall'invecchiamento della popolazione e dalle differenti fasi dello sviluppo demografico. Credevamo che ci si fermasse alla prima transizione demografica. Ci si aspettava che con il processo di modernizzazione, fecondità e mortalità delle varie popolazioni calassero fino a portare alla crescita zero e a una stabilità del processo di invecchiamento. Sarebbe stata così una condizione ideale. E invece è venuta fuori, per ora solo nei Paesi più progrediti, una seconda transizione demografica che consiste in una prolungata bassissima fecondità, in un allungamento della durata della vita che va al di là di ogni aspettativa e in un conseguente intenso e inarrestabile invecchiamento della popolazione. Per un verso l'Italia e per l'altro la Cina costituiscono laboratori di nuove e difficili tendenze demografiche. Nella prima fase della prima transizione si ritrovano ancora adesso popolazioni come Niger o Nigeria in cui vi è un "eccesso" di giovani: le persone con meno di 15 anni arrivano a costituire il 40-45% della popolazione. Lì il problema è soprattutto quello di trovare sufficienti risorse da destinare alla salute dei bambini, afflitti da altissima mortalità infantile, e alla loro istruzione; un problema che quasi mai si risolve completamente, sicché mortalità e analfabetismo restano altissimi con grave pregiudizio della situazione attuale e anche di quella futura, essendo il capitale umano depauperato e misero. In una fase finale della prima transizione demografica, dove attualmente si trova la Cina, che ha attuato un controllo delle nascite efficientissimo, ma con metodi odiosi se non feroci, vi è un "eccesso" di popolazione in età lavorativa che crea un'offerta di lavoro straordinariamente intensa la quale richiede la creazione di milioni di posti di lavoro e/o la possibilità di una forte emigrazione all'estero; anche perché l'offerta è incrementata dall'espulsione di forza lavoro da un'agricoltura in fase di ammodernamento e dal sempre maggior inserimento di forza lavoro femminile in settori extra-agricoli. Ma in prospettiva la Cina dovrà fronteggiare un invecchiamento della popolazione molto intenso e rapido, che deriva non solo da una longevità conquistata con buone misure di politica sanitaria e sociale, ma soprattutto dal forte calo di neonati conseguente al rigoroso controllo delle nascite. Esiste una relazione ineludibile, che stringe in una morsa le popolazioni e le politiche di popolazione: più veloce e intenso è il calo delle nascite, più veloce e intenso è l'invecchiamento. Questo è quello che è già avvenuto in Italia. L'Italia da tempo infatti è in una seconda transizione demografica caratterizzata da elevata longevità (77 anni per gli uomini e 83 anni per le donne, è la nostra durata media della vita che è andata al di là di quelli che solo pochi anni fa sembravano essere limiti biologici invalicabili) e da un bassissimo numero di nascite (circa 530-550mila contro le 750-780mila della Francia, che ha più o meno lo stesso numero di abitanti) che non alimentano a sufficienza il sistema popolazione caratterizzato quindi da un "eccesso" di anziani soprattutto in relazione alla persone in età lavorativa. Ogni popolazione quindi è caratterizzata dallo stadio in cui si trova nel percorso demografico. I problemi di un singolo Paese sono accentuati dalla situazione comparativa in cui si trovano i vari Paesi, nel senso che se tutti seguissero lo stesso percorso con la stessa velocità si avrebbero solo i problemi evocati prima; ma lo sfasamento dei cicli di popolazione crea pressioni demografiche in tema di migrazioni internazionali, certo necessarie e comunque irrefrenabili. Ma crea pure problemi di competitività internazionale non solo fra Paesi come Cina e Italia, ma anche fra vicini come Francia e Italia; la nostra popolazione in età lavorativa è fortemente decrescente, nonostante l'immigrazione straniera, e va anch'essa intensamente invecchiando, al contrario di quanto succede fra i nostri cugini d'oltralpe. http://www.assinews.it/rassegna/arti...270105vi3.html |
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