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Il Mondo Di Domani

27 gennaio 2005
Tutto il pianeta con i capelli bianchi
IL MONDO DI DOMANI Le previsioni di un aumento esponenziale della popolazione mondiale sono state
ridimensionate: anche in aree come Messico e Maghreb le culle iniziano a svuotarsi L'allarme per la «bomba
demografica» resta nei libri del secolo scorso


MILANO • Italia e Giappone sono riusciti a diventare ricchi prima di diventare vecchi, anzi vecchissimi, con il primato della senescenza mondiale, e con la Penisola che fra 20 anni sarà davvero come la Florida un regno della terza età. Brasile India e ora Cina stanno invecchiando senza ancora essere riusciti del tutto a diventare ricchi. Messico e Maghreb e altre aree, che hanno fatto gridare per 30 anni all'esplosione demografica, stanno diventando vecchi senza essere riusciti a diventare ricchi. Le culle, anche lì, si stanno svuotando. O almeno non aumentano più con i ritmi del recente passato.
La bomba della popolazione mondiale non esploderà, dicono le ultime notizie dal fronte demografico e ha confermato ieri l'Onu, con un tasso medio sceso nel Terzo mondo a 2,9 figli per donna e addirittura a meno di 2,1 (tasso minimo per la stabilità della popolazione) in 20 Paesi in via di sviluppo. Se il ventesimo secolo è stato quello dell'esplosione demografica, con la popolazione mondiale passata da 1,6 a 6,1 miliardi di persone, il ventunesimo secolo sarà quello dell'invecchiamento e, a un certo punto, del calo demografico. Rischiando di far esplodere le casse pensionistiche dei Paesi industrializzati e, ora, minacciando anche quelle assai più deboli dei Paesi in via di sviluppo. Il giudizio, ormai sufficientemente condiviso nella comunità mondiale dei demografi e fatto proprio dall'Onu, è stato illustrato al meglio da un recente libro di Wolfgang Lutz, direttore del Population Project dell'International Institute for Applied Systems Analysis, un centro privato sostenuto da note istituzioni di 16 Paesi tra cui Russia, Cina e Stati Uniti (manca l'Italia), e direttore di Popnet, newsletter della comunità demografica. Salutato da Jeffrey Sachs come una pietra miliare che apre nuove prospettive, il libro di Lutz (coedito da Warren C. Sanderson e Sergei Scherbov, Iiasa e Earthscan editori, 2004), sostiene che la popolazione mondiale crescerà fino a 9 miliardi, per poi avviarsi a una discesa consistente.
«Una crescita esplosiva della popolazione mondiale non è nel nostro futuro», dice Lutz. L'anno di svolta sarà attorno al 2070. Anche l'Onu a novembre ha indicato una dinamica a 8,9 miliardi nel 2050 dai 6,1 del 2000 e un picco a 9,22 miliardi nel 2075. Tutti i Paesi • avranno raggiunto il livello di mantenimento della popolazione, pari a una media di 2,1 nati per donna, nel 2175. È uno sguardo gettato arditamente nel lontano futuro.
Se la bomba demografica non esploderà, o non farà il botto temuto, la bomba dell'invecchiamento, con tutte le conseguenze anche economiche, sta già esplodendo. Ovunque. Secondo i dati organizzati da Phillip Longman, esperto di demografia della New America Foundation (orientamenmto democratico, Washington) e autore di The Empty Cradle (Basic books, 2004), il tasso di fertilità delle messicane protagoniste negli ultimi 30 anni di un exploit demografico è crollato, e l'invecchiamento della popolazione procede a ritmi quattro volte più veloci che non negli Stati Uniti. E mentre è stato necessario mezzo secolo per portare l'età media degli americani da 30 a 35 anni, tra il 2000 e il 2050 quella dei messicani quasi raddoppierà arrivando a 42 mentre nei vicini Stati Uniti sarà, si prevede, di 39,7 anni.
Ma è nel Medio Oriente e nel Nordafrica che emergono fenomeni nuovi, che sfatano il mito della fertilità musulmana secondo Joseph Chamie, capo dei servizi demografici Onu. L'Egitto è sceso da 5,4 nati per donna del 1970 ai 3,6 del 1999 (ma sul calo della fertilità egiziana esistono dubbi e c'è chi lo vede temporaneo, con la popolazione destinata a raddoppiare o quasi, prima di fermarsi); dai 7 bambini per donna in Giordania negli anni 60 ai 3,5 oggi ai quasi due in Tunisia e Iran, praticamente il tasso di stabilità della popolazione. «In Nordafrica diversi Paesi sono già sotto il tasso di mantenimento, ma l'esplosione del passato fa sì che per ora la popolazione cresca, dato l'alto numero di giovani in età riproduttiva», spiega Longman al Sole 24 Ore. L'Iran nel 2030 avrà più anziani che bambini e l'Algeria, secondo i dati Onu, a metà secolo vedrà un'età media di 40 anni contro i 21,7 del 2000.
Invece della bomba demografica ci sarà la bomba pensionistica o meglio, per molti Paesi, il dramma della non autosufficienza economica dei troppi anziani. Si salva infatti, con qualche sacrificio, chi ha fatto a tempo a diventare ricco prima di diventare vecchio. Si salvano cioè i Paesi Ocse, dove (in Giappone, Italia e Germania) nel giro di circa un anno potrebbe incominciare il calo demografico netto, secondo i dati Onu.
«È tempo di agire», titola in copertina l'ultimo numero di «Business Week», edizione europea, esaminando il rapporto demografiaeconomia, fra gli altri, di Iran, India, Messico e Cina. Quest'ultimo è un caso emblematico, dove la massiccia campagna per limitare le nascite ha comunque accelerato un processo naturale. E così nel 2020 la popolazione incomincerà a diminuire e prima della fine secolo il 30% circa avrà più di 60 anni. In Cina il sistema di sicurezza sociale, che copre solo una frazione della popolazione, è già pesantemente in deficit.
È l'urbanizzazione, l'uscita dalle campagne dove dai cinque anni in poi un bambino può essere utile, che fa crollare — sostiene Longman — la propensione a procreare e che ha spinto in Australia il ministro dell'Economia Peter Costello a lanciare questo invito ai concittadini: «Andate a casa e stanotte fate il vostro dovere patriottico». In città un figlio costa: 200mila dollari negli Stati Uniti fino ai 18 anni, università esclusa quindi, secondo calcoli del ministero dell'Agricoltura. Oggi metà della popolazione mondiale vive in centri urbani.
Uscito nel lontano 1968, il bestseller «The Population Bomb» di Paul Ehrlich, professore di demografia e biologia a Stanford, in California, ha influenzato massicciamente due generazioni di lettori, e ha ispirato i contatori demografici, da Times Square a tante altre piazze, che battevano inesorabili il tempo dell'affollamento mondiale. Hanno rallentato il ritmo. E dovrebbero ora piuttosto segnare quello dell'invecchiamento.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e270105vi.html
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