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Gennarino Fan's Club
Data registrazione: Mar 2000
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Avevo dimenticato di tornare nel thread.
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Data registrazione: Jul 2002
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A proposito dello spot..che trovo carino..è scoppiato finimondo
La concorrenza non può offendere se dice la verità Scrivo a nome di un gruppo di colleghi bancari, con anzianità media di servizio di 25 anni, per manifestare il nostro disappunto sullo spot Tv che pubblicizza il «Conto arancio» del gruppo Ing. Lettera non firmata (via Internet) 23 gennaio 2005 Siamo, dunque, alla guerra tra bancari? La protesta, la prima di questo tenore, è segno d'un approccio ai concetti di concorrenza e di servizio a mio parere da aggiornare. «Lo spot - scrive il lettore - presenta un impiegato di banca che riceve allo sportello un cliente che chiede informazioni su come investire; con fare sornione l'impiegato invita il cliente a sottoscrivere il conto arancio mostrandogli una zucchetta (simbolo) ed il tasso remunerativo di tale conto (che precedentemente si era scritto sulla mano), rassicurandolo (sottovoce) che tale forma di investimento è sicura ed anche remunerativa in quanto già sottoscritta personalmente. Riteniamo che questo spot costituisca un'offesa a noi addetti del settore del credito che operiamo da anni con impegno e senso del dovere sia verso le Banche che rappresentiamo, sia verso i clienti. E' deplorevole che un gruppo finanziario, senza rete di sportelli, pubblicizzi un suo prodotto screditando l'immagine di operatori che quotidianamente sono a contatto con la clientela». Firmato: «Un gruppo di bancari offesi». Offesi da che cosa? Ho così chiesto al lettore questi chiarimenti: «Vi risulta che il tasso di Ing per il deposito sia il più alto sul mercato o no? Per senso di fedeltà verso la vostra banca, vi sentite obbligati moralmente a servirvi solo dei vostri prodotti? Anche per i fondi o i mutui o le polizze usate solo i prodotti del vostro istituto anche se ce ne sono altri più convenienti sul mercato? Ecco la risposta: «Sulle condizioni offerte da Ing non eccepiamo nulla in quanto non oggetto del nostro sfogo: ogni Istituto è libero di perseguire la politica commerciale che ritiene opportuna (anche se il tasso offerto è decisamente sopra la media). Il senso del dovere che Lei rimarca, è quello che ci rende certi che il nostro Istituto non confeziona prodotti «bidoni» e di conseguenza noi stessi siamo clienti esclusivi della banca presso la quale prestiamo servizio e verso la quale nutriamo un profondo senso di appartenenza che non ci stimola a ricercare altre soluzioni; lo spot ci amareggia in quanto trasmette senso d'infedeltà verso l'azienda, d'irriverenza e di disprezzo verso chi ci ha garantito e garantirà (speriamo) un posto di lavoro». Sulla fedeltà alla banca, nulla da dire. Ma verso la clientela, il personale non ci pare che provi lo stesso trasporto: altrimenti il pubblico non sarebbe stato inondato di Cirio e di altri «bidoni» ricchi solo di commissioni. Non c'è nulla a mio avviso di offensivo nello spot. Se una banca per un suo prodotto offre condizioni più favorevoli non offende i dipendenti delle altre banche, fa qualcosa magari anche di peggio per loro, ma migliore per i consumatori. Compie un atto di concorrenza aggressivo (provocatorio nello spot), ma costringe le altre banche a rincorrere, a offrire condizioni più allettanti. Avere gli sportelli riduce i margini di guadagno sui depositi, e stimola a offrire altri prodotti e una migliore consulenza. Ma è la citazione del «gruppo finanziario senza sportelli» a tradire il vero sentiment dei firmatari, che è la paura della marginalizzazione. Hanno 25 anni di anzianità sicuramente onorata, ma ora si trovano a dover assorbire (tutte le banche ne sono interessate) uno storico uno-due: le ristrutturazioni dovute alle fusioni, e l'avvento delle banche telefoniche e online. Senza sportelli, appunto, e proprio per questo in grado di offrire ai correntisti un tasso più elevato rispetto a quello delle banche tradizionali. Del resto in tutti i maggiori gruppi il paradosso che è sempre più norma consiste nell'avere sia la vecchia banca tradizionale sia la nuova tutta Internet, con costi inferiori e servizi online. glauco.maggi@lastampa.it |
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