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Usa, è «riflusso» sulla governance
Usa, è «riflusso» sulla governance
Finiti sotto tiro i contenuti della legge Sarbanes-Oxley Le critiche: responsabilità e adempimenti sono eccessivi Costi troppo alti ed eccessive responsabilità per gli amministratori. Sono questi i punti su cui battono i nemici della Sarbanes Oxley Act, la riforma del diritto societario americano introdotta nel 2002 dopo gli scandali Enron e Worldcom. Con frequenza allarmante vengono pubblicati studi che dimostrano come i costi sostenuti dalle imprese per adattarsi alle nuove regole siano lievitati in maniera esponenziale dal 2002 a oggi. L'università della Pennsylvania ha pubblicato il mese scorso una ricerca in cui si rilevava che molte aziende piccole e medie avevano scelto di uscire dalla Borsa per non doversi sottomettere alle nuove regole, troppo onerose da sostenere per i loro conti. In altri casi si è parlato di un fuggi fuggi dei consiglieri spaventati dalle eccessive responsabilità a loro attribuite dalla riforma. In pratica c'è stata una rivolta di imprenditori e consiglieri che chiedono a gran voce una revisione del Sarbanes Oxley Act. Questo, anche se diversi sondaggi fra i direttori finanziari e gli amministratori delle aziende quotate mostrano che la maggioranza apprezza la riforma per aver migliorato il controllo interno delle aziende. In Italia dove il decreto legge sul risparmio si muove a rilento in parlamento, i fautori dell'autoregolamentazione alzano le antenne. «Questa proliferazione di regole non serve», dice Luigi Arturo Bianchi, docente di diritto commerciale all'Università Bocconi. «Noi seguiamo il pendolo americano, ma in ritardo e solitamente arriviamo quando il loro modello viene messo in discussione» dice riferendosi alle recenti proteste della business community statunitense. «Il vero problema è fare applicare le regole che già esistono. La priorità sarebbe quella di preoccuparsi dell'efficienza organizzativa della macchina, intesa come Consob, Banca d'Italia e tribunali». Insomma si ripete l'eterno braccio di ferro fra chi spinge per l'autoregolamentazione e chi crede nell'introduzione di regole nuove per garantire la tutela del risparmio. Il dibattito è aperto in America come in Italia. «La critica che la nuova legge favorisca in certi casi la forma più che la sostanza è valida» dice Charles Elson, professore all'università del Delaware specializzato in corporate governance. Ma aggiunge che «spesso le lamentele sono fuori luogo». La validità della riforma è stata appoggiata fermamente da Arthur Levitt, ex presidente della Securities and Exchange Commission e da Paul Volcker, ex governatore della Federal Reserve. In un lungo articolo pubblicato in concomitanza con il secondo anniversario dall'entrata in vigore del Sarbanes Oxley Act, i due autori riconoscevano che i costi d'applicazione della nuova normativa si aggirano intorno a 1,5 milioni di dollari all'anno per aziende con fatturati oltre i 5 miliardi di dollari, oltre ad un esborso iniziale di circa 5 milioni di dollari per mettere in piedi i controlli interni dettati dalla legge. Ma questi costi, per Levitt e Volcker «non sono troppo onerosi per aziende internazionali multimiliardarie, se rapportati a quanto gli investitori rischiano di perdere se i controlli interni non vengono rafforzati». Da consigliere indipendente di Telecom Italia, Marco Onado, professore di economia degli intermediari finanziari a Bologna ammette che il Sarbanes Oxley Act ha creato qualche problema, ma ne difende l'utilità. «È come parlare di macchine con o senza airbag. Dipende da quanto si è disposti a spendere perché la sicurezza costa». Dal canto suo il governo italiano ha in programma di approvare la riforma per la tutela del risparmio entro la fine di marzo. Chi sta lavorando per l'approvazione del nuovo testo ammette che i punti rilevanti della riforma della corporate governance riguardano il ruolo del collegio sindacale e chi lo nomina e il rapporto fra revisori e amministratori. «Il problema è che mentre subito dopo gli scandali finanziari tutti chiedevano interventi per salvaguardare i risparmiatori, ora tutti vogliono salvaguardare i propri interessi», lamenta uno dei principali protagonisti della riforma. Intanto in America i consiglieri hanno diminuito il numero di incarichi. È ormai raro vedere la stessa persona sedere a più di due consigli di amministrazione. Questo anche perché sono aumentate le responsabilità (e le remunerazioni) e perché le conseguenze di negligenza da parte dei consiglieri possono costare milioni di dollari non coperti dalle assicurazioni delle aziende. Proprio in questi giorni è trapelata la notizia che i consiglieri non esecutivi di Enron e Worldcom potrebbero raggiungere un patteggiamento pagando di tasca propria un totale di 31 milioni di dollari di ammende. Un'eventualità che ha scatenato i timori di numerosi consiglieri negli Stati Uniti, che addirittura minacciano di dare le dimissioni in massa. «Quello del consigliere è diventato un mestiere a rischio, che in Italia è anche poco remunerato», nota Bianchi, che siede nei consigli di Benetton e Generali. Negli Stati Uniti, nonostante le forti pressioni la partita resta dunque aperta. In Italia chi vuole la riforma teme che le proteste americane vengano usate per bloccare il disegno di legge sulla tutela del risparmio. Il rigore statunitense / Parla Massimo Greco (Allen Overy) «In America si rischiano pene pesanti» «L'ex direttore finanziario della Enron Andrew Fastow ha patteggiato dieci anni di carcere» «L a riforma del diritto societario — spiega l'avvocato Massimo Greco di Allen Overy — in Italia non ha introdotto grandi innovazioni sulla responsabilità civile degli amministratori. Sul versante della responsabilità penale, inoltre, le sanzioni in Italia sono decisamente inferiori rispetto agli Stati Uniti: ad esempio, per il reato di false comunicazioni sociali, riferito a società quotate, è prevista la reclusione fino a 4 anni». Avvocato Greco, molti osservatori evidenziano la differenza di pene tra Italia e Stati Uniti. Il Sarbanes-Oxley Act ha introdotto nuovi illeciti penali che puniscono comportamenti diretti ad ostacolare l'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza. Le nuove norme prevedono pene molto alte, con reclusione fino a 20 anni per i soggetti ivi inclusi gli amministratori chedistruggono, occultano o falsificano documenti per impedire le investigazioni federali di qualsiasi genere. In Italia i progetti di riforma della legge sulla tutela del risparmio prevedono in effetti l'inasprimento di alcune pene, che restano tuttavia molto meno severe di quelle americane. Pene molto alte possono effettivamente dissuadere il compimento di illeciti? Credo di sì. In Italia, infatti, accade spesso che la sanzione civile, e cioè la condanna degli autori dell'illecito al pagamento dei danni, abbia poco effetto. In sostanza, di fronte ad enormi dissesti finanziari e si pensi alla Parmalat i condannati risarciscono molto spesso cifre davvero modeste. Ciò anche perché chi ricopre cariche operative nei consigli di amministrazione e gestisce la società in modo "disinvolto", si spoglia preventivamente dei propri beni. Dunque, serie sanzioni penali — come peraltro previste nel Sarbanes-Oxley Act — possono rappresentare un deterrente più efficace rispetto al risarcimento del danno. Per dare un'idea, l'ex direttore finanziario di Enron, Andrew Fastow, ha negoziato, se ricordo bene, una pena detentiva di 10 anni. Ma negli Usa alcuni cominciano a mettere in discussione la SarbanesOxley. In effetti vi sono state critiche ed alcuni hanno sottolineato come questa legge sia stata frettolosa, preveda pene eccessive e comporti troppi adempimenti amministrativi a carico delle società e degli amministratori. Ciò potrebbe indurre molte società a non quotarsi proprio per evitare di dover rispettare questa rigorosa normativa. Inoltre alcune società stanno valutando di procedere al delisting. Le critiche hanno un certo rilievo, ma è altrettanto vero che gli Stati Uniti dopo soli sei mesi dal caso Enron sono stati in grado di emanare una nuova legislazione. E in Italia? In Italia, invece, sono passati due anni dalla vicenda Cirio ed ormai più di un anno dal clamoroso dissesto della Parmalat e nonostante gli inizialibuoni propositi la legge che avrebbedovuto introdurre nuove norme a tutela del risparmio giace ancora in Parlamento, oggetto di infinite discussioni. http://www.assinews.it/rassegna/arti...s220105us.html |
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