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Vecchio 19-01-05, 09:08   #1 (permalink)
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In dieci anni mai così tante emergenze

Uragani, terremoti, alluvioni: è stata un´escalation. Dopo il fallimento dell´ultimo summit, il mondo si mobilita per prevenire nuove sciagure

KOBE - Il 2004 è stato l´anno delle catastrofi, la conclusione del decennio nero segnato da un´impennata micidiale dei lutti e dei danni. Tra gli anni Cinquanta e i Novanta, il costo dei disastri che sempre più spesso vengono chiamati innaturali è aumentato di 15 volte: due terzi di tutte le calamità sono ormai prodotte da eventi climatici estremi. Prima ancora dello tsunami del 26 dicembre, che da solo è costato oltre 180 mila vite, il conto del periodo 1994?2003 era già molto alto: 478 mila morti, 2,5 miliardi di persone colpite dai disastri, 690 miliardi di dollari di danni.
È partendo da questi dati che i rappresentanti di 150 paesi riuniti a Kobe per la seconda conferenza mondiale Onu sulla riduzione dei disastri proveranno a gettare le basi di un piano d´azione realmente efficace. L´ultimo tentativo, alla prima conferenza ospitata a Yokohama nel 1994, si è rivelato un fallimento. E anche questa volta la partenza è in salita. La stessa definizione di «disastri naturali» appare sempre più fragile. Accanto alla potenza della natura, che segue un percorso di rischio imperscrutabile ed emerge all´improvviso con la violenza devastante dei terremoti, dietro la scia dei lutti c´è sempre più spesso la mano dell´uomo.
Klaus Toepfer, il direttore dell´Unep, il Programma ambiente delle Nazioni Unite, ha ricordato che gli stessi disastri provocano, in paesi diversi, effetti radicalmente diversi: «Ad Haiti l´alto costo in vite umane prodotto dai recenti uragani è stato reso più grave dalla deforestazione delle colline sopra i villaggi». Mentre ad Haiti morivano 2.700 persone, sul lato opposto della stessa isola, nella Repubblicana Domenicana che ha conservato il 28 per cento di foreste, perdevano la vita meno di 20 persone. E a Cuba ci sono state solo 4 vittime perché grazie alle politiche di gestione del rischio, all´impegno nel monitoraggio meteorologico e all´investimento nell´educazione all´emergenza è stato possibile evacuare 100 mila persone in meno di 3 ore.
Dunque la prima indicazione che dovrebbe venire dal piano d´azione che si sta discutendo a Kobe è la volontà di creare un sistema di allarme e prevenzione in grado di ridurre i danni dei disastri che si stanno moltiplicando. Una scommessa organizzativa ma anche tecnologica. E infatti, come ricorda Alessandro Pasuto, direttore dell´istituto di ricerca italo-giapponese Grjl, il Giappone ospita per la seconda volta la conferenza mondiale sulla riduzione dei rischi perché è un monumento vivente alla capacità di affrontare i terremoti più violenti ma anche perché la tecnologia necessaria a mitigare l´effetto degli eventi estremi è una frontiera tecnologica e un business crescente. Entro il 2007 è stato preso l´impegno di costruire una rete di monitoraggio degli tsunami nell´oceano Indiano ed è probabile che lo sforzo si estenderà rapidamente agli uragani e ai cicloni, un fenomeno in fortissima crescita, come il 2004 ha ricordato in maniera drammatica.
Nell´anno che si è appena concluso si sono registrati 15 degli uragani più violenti (il 50 per cento più della media) e un altro uragano assolutamente anomalo ha colpito il Brasile a marzo creando un precedente inedito in una zona che era considerata immune dal problema. Sempre nel 2004 ci sono stati: 182 tornadi negli Stati Uniti ad agosto (56 in più rispetto al record del 1979) e 235 in settembre (139 in più rispetto al record del 1967); monsoni nel Sud-Est asiatico che hanno causato 1.800 morti; piogge torrenziali, frane e smottamenti con migliaia di morti in Cina; un picco di incendi boschivi in Alaska.
Un trend non legato all´anomalia di un singolo anno. Secondo i dati del World Desaster Report del 2004, nell´ultimo decennio c´è stato un aumento del 68 per cento dei disastri naturali. È un altro indizio a carico del mutamento climatico descritto dalla task force sul clima delle Nazioni Unite e determinato dall´uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione. «Se gli scienziati dimostreranno che il riscaldamento sta causando un aumento del numero delle vittime di eventi estremi, i paesi che corrono il rischio maggiore e i familiari delle vittime potrebbero citare in giudizio i maggiori produttori di anidride carbonica», ammonisce Pascal Peduzzi, capo dell´Early Warning Unit dell´Unep in Europa. Uno scenario simile a quello che pochi decenni fa veniva descritto come fantascientifico per il tabacco.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...p190105ur.html
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