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offerta argentina
qualcuno puo spiegarmi BREVEMENTE i termini e le scadenze dell'offerta fatta oggi dall'argentina?
è vero che chi non accetta rischia di perdere tutto? io sto intentando causa contro la banca, se tutto si risolvesse adesso perderei questa possibilita? |
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11 febbraio 2005
Argentina: l'Ops non si cambia Tango bond, varata la legge anti modifiche ROMA • L'offerta pubblica di scambio sui Tango bond da ieri è blindata dalla legge argentina. La Camera dei deputati di Buenos Aires ha approvato in tarda notte un provvedimento, che aveva già ottenuto il disco verde del Senato, in base al quale il Governo non può rinegoziare, dunque migliorare, l'Ops. La nuova legge in vigore rappresenta un divieto in otto articoli per lo Stato che non potrà « riaprire il processo di concambio » né potrà « realizzare qualsiasi tipo di transazione giudiziaria, extragiudiziaria o privata » con chi non aderirà all'offerta. L'intervento del legislatore argentino è mirato a far tramontare la speranza del lancio di una seconda offerta a condizioni migliori, nutrita da una grossa fetta di investitori. Questa " blindatura" inoltre dovrebbe assicurare la parità di trattamento, una tutela per gli aderenti dello swap che perderanno all'incirca il 70% del capitale investito: a nessuno viene data la possibilità di chiudere la partita a condizioni migliori rispetto allo swap. Verrebbe invece lasciata aperta, tra le pieghe dell'ambiguità del testo di legge, la strada della proroga della scadenza fissata al momento al 25 febbraio. L'entrata in vigore di questo provvedimento ha provocato un fiume in piena di proteste in Italia. Secondo le associazioni riunite Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori la legge « non modifica la sostanza del diritto internazionale » . IntesaConsumatori, « certa del flop » , ha chiesto ieri alla Consob « di diffondere la percentuale esatta delle adesioni e il numero dei risparmiatori aderenti per smascherare la propaganda argentina » . Il caso dei Tango bond intanto è tornato di scena nel Parlamento italiano. Una delegazione mista di deputati, formata da Giorgio Benvenuto ( Ds) della commissione Finanze, Luigi Olivieri ( ds) della commissione Bilancio e Giovanni Didoné ( Lega Nord Federazione Padana), inizierà il prossimo lunedì una visita a Buenos Aires ( finanziata dai deputati stessi perché non approvata dal presidente della Camera Pierferdinando Casini) per esplorare i retroscena del crack argentino e approfondire l' anomalo collocamento di Tango bond per 12 miliardi di euro presso 450mila risparmiatori italiani. I deputati incontreranno il ministro dell'Economia Roberto Lavagna, il sottosegretario alle finanze Guillermo Nielsen, il ministro degli Esteri Rafael Bielsa, il governatore della Banca centrale Martin Redrado e il ministro delle Finanze della Provincia di Buenos Aires ( seguita da Citigroup per la sua ristrutturazione di debito). http://www.assinews.it/rassegna/arti...110205ri3.html |
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17 febbraio 2005
Bankitalia indaga sui Tango bond L'istituto centrale accende un faro a distanza di quattro anni dal default dopo un'interrogazione di Tabacci MILANO • A distanza di quattro anni dall'insolvenza dei bond argentini, avvenuta a fine 2001, Banca d'Italia ha comunicato al Governo soltanto ieri « di aver avviato un approfondito esame in ordine ai titoli obbligazionari nel portafoglio delle banche italiane negli ultimi anni » , che una volta concluso potrà essere trasmesso e discusso dal Parlamento. A pronunciare queste parole, rispondendo a un'interrogazione del presidente della Commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, è stato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Paolo Giovanardi. Dunque, manca ancora oggi l'esatta ricostruzione di un fenomeno che ha colpito 450mila risparmiatori italiani. La polemica scaturisce da alcuni dati, diffusi da Tabacci nell'interrogazione di ieri, da cui emergerebbe che in un quinquennio le banche italiane avrebbero alleggerito i loro portafogli dei tango bond, passando dai 460 milioni di euro del 1999, ai 419 del 2000, ai 173 del 2001 ( anno del default), ai 135 del 2002, ai 60 del 2003. Il dubbio era che questi dati, senz'altro molto parziali, fossero riferiti al valore di mercato delle obbligazioni e non a quello nominale. Nel primo caso saremmo di fronte a una normale perdita di valore, mentre nel secondo vi sarebbe la conferma che le banche avrebbero scaricato i bond sul mercato al dettaglio a mano a mano che la situazione interna Argentina andava deteriorandosi. Giovanardi ha tuttavia ammesso che Bankitalia, interpellata sui dati di Tabacci, « non li ha confermati » , aggiungendo che essi « non figurano nelle elaborazioni statistiche » di via Nazionale. L'aspetto interessante di questa vicenda è che dati simili circolano presso studi legali impegnati nelle azioni risarcitorie intentate dai risparmiatori contro le banche. Anna Campilii, avvocato del foro di Parma, che difende piccoli obbligazionisti in possesso di bond finiti in default, ha per esempio presentato di recente un esposto alla Procura di Milano, basato su dati identici, nel quale contesta ad alcune primarie banche internazionali e italiane i reati di truffa, aggiotaggio e insider trading. Se fosse dimostrata la sua tesi secondo cui le banche avrebbero venduto i bond argentini al retail sapendo benissimo come andavano le cose a Buenos Aires, conoscendo il rischio Paese e il dissesto imminente, potrebbe configurarsi, a suo giudizio, il reato di insider. « Io ho cercato di verificare i miei dati — dice la Campilii — attraverso un conoscente di Banca d'Italia. Ma la sua risposta è stata deludente. Mi ha scritto testualmente che i dati che m'interessavano sono stati in qualche caso addirittura segretati dal direttorio di Banca d'Italia, aggiungendo come l'azione delle banche e di Bankitalia non sia stata del tutto trasparente » . A proposito del comportamento delle banche, il parlamentare Ds Giorgio Benvenuto, in missione nella capitale argentina, sembra abbia rinvenuto « documentazione molto interessante — secondo quanto riferiva l'altro ieri l'Adn Kronos — da cui risulta che tutti i collocamenti erano destinati a investitori istituzionali. Alcune banche italiane, ciononostante, avrebbero collocato questi bond senza avvertire i piccoli risparmiatori del vero rischio che correvano » . Benvenuto, che ha avuto incontri al massimo livello politico, ha detto inoltre che dei bond argentini si sono interessati direttamente capi di Stato e di Governo, tra cui l'ex premier spagnolo Aznar e il presidente francese Chirac, con viaggi a Buenos Aires, mentre l'Italia, a parte l'interessamento dell'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti, avvenuto due anni fa, ha stranamente brillato per la sua assenza. Non resta che attendere l'indagine di Banca d'Italia. Ieri è emerso che all' 11 febbraio aveva aderito all'Ops dello Stato argentino il 46,3% dei possessori di bond argentini nel mondo, per un ammontare di 37,866 miliardi di dollari Usa. Il presidente dell'Argentina Nestor Kirchner stringe la mano all'ex numero uno del Fmi, Horst Koehler. Sullo sfondo il ministro dell'economia di Buenos Aires, Roberto Lavagna ( Ap) http://www.assinews.it/rassegna/arti...e170205ta.html |
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17 febbraio 2005
Stock: il piano di Buenos Aires è fallito. Per l´Argentina i "sì" totali superano il 40% Tango bond, in Italia adesioni al 2,4% Giovanardi: faro di Fazio sulle banche La Tfa: "Pronta l´offensiva legale, presto agli sportelli la procura per le cause" BARBARA ARDU ROMA - Non canta ancora vittoria l´Argentina, ma snocciola le cifre dell´adesione all´offerta di ristrutturazione dei bond finiti in default: «a valore nominale ha già superato il 40%», assicura il direttore della Cassa di valori, Luis Corsiglia, con «un´adesione degli argentini dell´80%». L´offerta scade tra nove giorni. E per ora gli italiani se ne sono tenuti lontani. «Solo il 2,4% ha aderito». Ad affermarlo è Nicola Stock, presidente della Tfa, la Task Force Argentina che ha invitato i risparmiatori (450mila) a non dare il consenso. Pochi i "sì" anche negli altri Paesi, «inferiori al 10%», assicura Stock. La prossima mossa della Tfa sarà quella legale. Sono allo studio «alcune strategie per le azioni legali e presto», ha dichiarato il numero uno della Tfa. «I bondholder italiani ? ha aggiunto ? troveranno in banca il modulo per dare alla Task Force la procura per le azioni legali, che saranno gratuite». Non ci sarà infatti una nuova offerta. Il Parlamento argentino con una legge ha legato le mani al governo. Potrebbe invece essere allungata la scadenza. Di Tango-bond si è parlato ieri anche alla Camera. Bruno Tabacci, presidente della Commissione attività produttive ha chiesto chiarimenti sul ruolo giocato dalle banche nel collocamento dei titoli nel periodo in cui si andava delineando una possibile situazione di insolvenza dell´Argentina. Tra il 1993 e il 2003 il valore dei titoli detenuti nel portafoglio delle banche, accusa Tabacci, si sarebbe infatti «sensibilmente ridotto» passando «da 460 a poco più di 60 milioni». Movimenti forse poco significativi, visto che il debito dei risparmiatori italiani è pari a 14,5 miliardi di dollari. Tabacci cita notizie di stampa. Smentite da Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, che ha risposto alla Camera in assenza di Siniscalco. Questi dati non figurano nelle elaborazioni statistiche pubblicate dalla Banca d´Italia, ha spiegato il ministro aggiungendo che sulla questione è comunque in corso un «approfondito esame» della Banca d´Italia. Già l´Abi aveva risposto a Tabacci sostenendo che le banche non hanno venduto bond ai risparmiatori a cavallo della crisi. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p170205bo.html |
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17 febbraio 2005
Bond argentini, gli hedge fund rastrellano tra i risparmiatori Le obbligazioni in default salgono ai massimi sugli acquisti degli investitori speculativi svizzeri e britannici. E oggi Siniscalco dovrà rispondere sulle forti vendite delle banche italiane nel 2001 Il retail vende e gli hedge-fund comprano. A dieci giorni dalla chiusura dell’Ops sui tango-bond, aumentano i risparmiatori che preferiscono mettere sul mercato i propri titoli, anzichè aderire allo swap e imbarcarsi in un nuovo investimento a rischio. Nel frattempo, la scottante questione riguardo l’alleggerimento dei portafogli bancari in obbligazioni argentine (avvenuto nel 2001) finisce sul tavolo del ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco. Le quotazioni dei Tango-bond, dall’inizio dell’Offerta pubblica di scambio, continuano a salire senza freno. Quasi tutte le scadenze in dollari (e quelle in euro) sono attorno a 33 centesimi, sopra i 25-30 garantiti dallo swap proposto da Buenos Aires. Ad acquistare - secondo i broker - sarebbero soprattutto hedge-fund svizzeri e britannici, che nelle ultime settimane avrebbero raddoppiato o addirittura triplicato le proprie posizioni. L’obiettivo? Partecipare in massa allo swap e cavalcare il rally delle obbligazioni post-default. A vendere, invece, sarebbero parecchi risparmiatori, anche italiani, che taluni istituti di credito (specie i più piccoli) consiglierebbero di monetizzare l’investimento. A coordinare le transazioni - intascando consistenti commissioni - sono le grandi case d’investimento. Come Credit Suisse First Boston, Ubs (lead manager della ristrutturazione del debito argentino), Deutsche Bank, Jp Morgan e Citibank. Oggi, Siniscalco dovrà rispondere all’interrogazione alla Camera promossa dal presidente della commissione Attività Produttive, Bruno Tabacci riguardo le forti vendite di Tango-bond da parte delle banche italiane. Interrogazione nata dall’inchiesta pubblicata ieri da Finanza & Mercati e con un preciso obiettivo. «Qualora questi dati si riferissero al valore nominale dei bond - sottolinea Tabacci - questi costituirebbero un concreto indizio del fatto che le banche, mentre si delineava un’insolvenza dell’Argentina, alleggerivano l’esposizione attraverso un collocamento delle obbligazioni sul mercato retail». Una risposta a Tabacci l’ha già data l’Abi, che ieri precisato come gli istituti, prima del default, non hanno venduto né scaricato sul retail partite consistenti di Tango-bond. Tuttavia, sui numeri della Centrale rischi diffusi da Finanza & Mercati il silenzio è tombale. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m170205bo.html |
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Tango-bond, un faro sulle banche
(17/02/2005) Il faro è acceso su quei bond argentini che sono stati venduti dalle banche in prossimità del default dello Stato Argentino: quando, in pratica, gli istituti di credito erano informati della situazione di crisi del Paese sudamericano. A fare luce su queste cessioni misteriose è stato il presidente della Commissione Attività produttive della Camera, Bruno Tabacci. Nel corso di un question time, infatti, l’esponente dell’Udc ha chiesto conto dei dati che in riferimento al periodo che va dal 1999 al 2003 parlano di una riduzione del valore delle obbligazioni in mano alle banche da 460 milioni di euro a 60 milioni. Alla questione ha risposto il ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanadri. “Sulla questione dei bond argentini – ha detto Giovanardi - è in corso un approfondito esame della Banca d’Italia teso a verificare le variazioni dei portafogli titoli delle banche”. Ma non solo. “Bankitalia – ha sottolineato il ministro - interpellata in proposito dal governo, non ha confermato i dati forniti dallo stesso Tabacci sulla riduzione del valore delle obbligazioni in mano alle banche. E comunque l’esecutivo sta agendo in tutte le sedi internazionali con un’azione determinata per risolvere il problema dei bond in default. Ma evidentemente la risposta di Giovanardi non ha convinto del tutto Tabacci che ha evidenziato l’importanza delle percentuali di quei numeri di cui si chiede conferma a Bankitalia. ”Qualora tali dati si riferissero al valore nominale dei bond – ha chiosato l’esponente dell’Udc -, essi costituirebbero un concreto indizio del fatto che le banche italiane, mentre si andava delineando una possibile situazione di insolvenza dell’Argentina, alleggerivano la loro esposizione diretta attraverso un collocamento delle obbligazioni sul mercato retail” http://www.miaeconomia.it/retrieval/...darticle=74233 |
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Argentina: difficile il dialogo con l'Italia
(16/02/2005) Un conferma: la data ultima dell’offerta pubblica di scambio resta il 25 febbraio. E una lamentela: l’assenza di un dialogo politico con l’Italia, unico paesi fra quelli creditori che si troverebbe in questa situazione. Sono queste le due novità che arrivano dal viaggio in Argentina dei tre parlamentari italiani: i diessini Giorgio Benvenuto e Luigi Olivieri e il leghista Giovanni Didoné. Una visita che peraltro ha trovato diversi riscontri nella cronache della stampa argentina: negli ultimi tempi abbastanza reticente a parlare dell’Italia. Al centro dei colloqui ovviamente c’è stato il default da 81 miliardi dell’Argentina, sono coinvolti 450 mila risparmiatori italiani per 14,5 miliardi di dollari, e l’offerta pubblica di scambio arrivata dal governo Kirchner che prevede di ripagare il 30% del valore nominale dei titoli. I tre parlamentari hanno ottenuto la prima pagina dei due principali quotidiani economici, “Ambito financiero” e “El cronista”, un’intera pagina del “Clarin” e di “Pagina 12” che gli ha dedicato una intervista collettiva. Al centro della visita l’incontro con il ministro dell’Economia Lavagna. Con l’esponente del governo Kirchner che ha ribadito le ragioni a fondamento dell'offerta argentina. Lo stesso ministro ha inoltre fornito la documentazione per provare che il prospetto che accompagnava il collocamento dei titoli del debito pubblico argentino negli anni ‘90 chiariva che si trattava di prodotti diretti a investitori istituzionali. Secondo Benvenuto, il ministro Lavagna ha ripetuto che “quello che trova più difficile è l’assenza di un dialogo politico con l’Italia, unico paesi fra quelli creditori che si trova in questa situazione”. Il parlamentare diessino ha aggiunto che il ministro ha ricordato “qualche contatto all'inizio con Tremonti e poi nulla più di significativo”. Intanto l’agenda prevede per i parlamentari un colloquio con il ministro degli esteri Rafael Bielsa ed un altro nel pomeriggio con il presidente della Banca centrale, Martin Redrado. http://www.miaeconomia.it/retrieval/...darticle=74198 |
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