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Vecchio 15-01-05, 10:01   #1 (permalink)
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Il promotore «rapido» e 70 clienti ingenui

Il promotore «rapido» e 70 clienti ingenui

Risparmio tradito / Speculazioni fallimentari a Varese




Èl'eterna storia del «campo dei miracoli» collodiano: invece che con zecchini d'oro, i Pinocchio di turno venivano attratti con opzioni put sui titoli del Mib30 quotate in Borsa, il campo era quello del calcetto tra amici. Attraverso l'ufficio titoli di due filiali bancarie, si è finiti in tribunale perché a una settantina di risparmiatori sono stati addebitati acquisti di opzioni senza che ne avessero firmato i contratti.
Un percorso che sarebbe (il condizionale, dati i procedimenti giudiziari in corso, è d'obbligo) iniziato con gli allenamenti di calcio, quando un consulente d'investimento avrebbe ottenuto la fiducia di un folto gruppo di amici presentando sommariamente una serie di operazioni finanziarie come assai lucrose; poi avrebbe via via aumentato le somme impegnate per i clienti; infine, dopo aver parzialmente ammesso le proprie colpe, ha lasciato un «buco» stimato (per l'effetto leva delle opzioni, il valore di carico, quello dei titoli sottostanti, le garanzie bloccate dalla banca, lo stop sui conti correnti personali dei clienti, i danni) tra i 3,5 e i 20 milioni di euro.
La storia inizia appena dopo l'11 settembre 2001 quando Ernesto Aletti, promotore finanziario varesino di Bnl Investimenti (la società, a luglio 2004, è stata acquisita da Rasbank) illustrò brevemente ai suoi clienti la possibilità di interessanti profitti con la vendita (allo scoperto) e il riacquisto di opzioni put su titoli del Mib30. Il giro degli amici di calcetto, prima titubanti, vide le operazioni come l'albero della cuccagna e ne mise a conoscenza amici e parenti, al punto da coinvolgere una settantina di risparmiatori brianzoli. Fino all'ottobre 2002 l'operatività, attraverso gli uffici titoli delle filiali della Banca nazionale del lavoro di Saronno e Varese, non subì, secondo il consulente finanziario, alcun contrattempo. A ottobre 2002, con l'uso da parte di Bnl di nuova procedure informatiche per gli ordini, secondo Aletti venne introdotto l'obbligo di deposito su conti vincolati di garanzie per l'acquisto delle opzioni. Ma i risultati delle speculazioni non dovevano essere dei più rosei se, a primavera 2003, Bnl Investimenti metteva sotto la lente le operazioni, vagliate anche da due ispezioni condotte dalla Bnl.
La «stranezza» di quegli estratti conto su cui apparivano somme crescenti per acquisto di titoli veniva finalmente avvertita anche dai clienti di Aletti. Alcuni, chiesti chiarimenti in banca, «scoprirono» di avere acquistato a debito titoli per centinaia di migliaia di euro, senza aver mai firmato ordini al proposito e venivano tranquillizzati, a riprova della consistenza dei propri conti correnti, con libretti di assegni che venivano regolarmente pagati dalla banca (nonostante gli scoperti sui conti). Infine, in un drammatico faccia a faccia, il 2 aprile 2003 il consulente convocava i clienti e li avvisava che Bnl Investimenti aveva bloccato tutti i loro conti titoli (e Bnl i conti correnti) a garanzia degli acquisti allo scoperto. Lo stesso Aletti, per «accelerare» l'iter di negoziazione delle opzioni, ammetteva di aver ottenuto l'esecuzione di ordini contraffacendo le firme dei clienti sui moduli bancari e alcune volte addirittura mandandoli in bianco. Il tutto, senza aver spiegati ai clienti i contratti e i rischi dei derivati, senza aver fatto sottoscrivere i contratti e, in parte, senza costituire le garanzie.
Tra i danni patiti dagli investitori c'è stata anche l'iscrizione, per molti mesi, delle posizioni loro attribuite in Centrale Rischi, con il blocco dell'accesso a finanziamenti bancari e leasing, fino a quando Bnl non ha provveduto a fare cancellare la segnalazione.
La Consob il 9 marzo 2004 ha radiato Aletti dall'albo dei promotori (ma c'è un ricorso al Tar del Lazio) e una trentina di risparmiatori hanno transato con Bnl chiudendo le proprie posizioni. Per altri quaranta, patrocinati dall'avvocato milanese Luca Ricci, per Bnl e Bnl Investimenti la vicenda prosegue in tribunale a Busto Arsizio (Varese). In sede penale, con la costituzione in parte civile dopo il rinvio a giudizio di Aletti e cinque dipendenti di Bnl per le accuse di appropriazione indebita, truffa e falso in scrittura privata. In sede civile per i danni subiti dai risparmiatori con le richieste di rimborso verso Bnl e Bnl Investimenti, alle quali la banca e la sua ex controllata si oppongono, avendo a loro volta denunciato Aletti e avendogli chiesto i danni. L'ex promotore aumenta la bagarre giudiziaria, affermando che gli uffici titoli di Bnl avrebbero avvallato le operazioni.
Lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners, che tutela in sede civile Bnl, ritiene insussistente ogni responsabilità di Bnl nella vicenda per il modo in cui si sono svolti i fatti e ricorda che la decisione di adire la magistratura è dipesa solo dai risparmiatori. Sono coinvolti anche i Lloyd's, che si oppongono alla richiesta di manleva di Bnl Investimenti, che aveva sottoscritto con la casa londinese una garanzia generale per reponsabilità civile dei suoi promotori. Il campetto da calcio è ancora là, le opzioni e i titoli sottostanti sono bloccati sui conti, così come i conti correnti. Il gatto e la volpe? Si sono già mimetizzati, pronti a colpire ancora.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...150105ge4.html
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Vecchio 15-01-05, 10:02   #2 (permalink)
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Quel malcelato fastidio per i promotori
RISPARMIO GESTITO / CHI VINCE E CHI PERDE




L' uscita di Piermario Motta da Sanpaolo Invest (Spi) rappresenta una perdita importante per la rete di Fideuram, dopo lo scossone scatenato in settembre-ottobre con le dimissioni in rapida successione di Ugo Ruffolo e Mario Cuccia. Motta è un manager che ha molta presa sulla rete, ma i più ottimisti (o cinici?) tra i promotori Fideuram-Spi pensano che in fin dei conti la sua uscita sia positiva. Perché, se il piano industriale che il direttore generale Giuseppe Rosnati sta preparando con McKinsey non darà loro soddisfazione, avranno (dopo l'incasso dei bonus di marzo, si intende) un'alternativa più forte: confluire in quel gruppo Generali dove si è creato un avamposto di ex-manager composto da Ruffolo (ad di Alleanza e consigliere di Banca Generali) e Motta (dg di Banca Generali). Ex-manager che tra i 4.300 Pf della controllata del Sanpaolo-Imi hanno lasciato un ottimo ricordo, pur tenendo conto che Rosnati si sta dando da fare per colmare il vuoto. In particolare dopo che la banca ha affidato il ruolo di superconsulente a Giovanni Palladino, uno dei padri dell'industria.
Ma il futuro di Fideuram va analizzato nel più ampio scenario di revisione del rapporto tra gruppi bancari e Pf. C'è uno schieramento trasversale che parte dalla Banca d'Italia, lambisce la Consob e arriva ai vertici delle grandi banche nazionali che vede con malcelato fastidio i promotori finanziari. Essi sono considerati un po' troppo "esterni" al sistema, meno controllabili dei dipendenti bancari, hanno un Albo che li rende autonomi e professionali. Qualche top manager bancario li ha accusati di «guadagnare troppo», ovviamente confrontando le loro retribuzioni con quelle degli impiegati delle aziende di credito, che ai loro occhi presentano il vantaggio di essere più accondiscendenti rispetto alle cause aziendali e agli obiettivi di raccolta. Che il comparto sia diventato più pesante perché i promotori rappresentano sempre di più un costo fisso che non uno variabile, è fuori di dubbio. Ma allora bisogna ragionare sui risultati senza fare di ogni erba un fascio, e puntare su meccanismi premianti individuali o di gruppo. È vero, ci sono molti promotori finanziari che non hanno le caratteristiche per essere veri "consulenti globali"; e allora tanto vale che facciano i venditori di polizze Vita (visto che facilmente otterrebbero risultati migliori degli agenti di assicurazione). Ma questo non comporta che i promotori finanziari più completi (e ce ne sono in giro molti, come i 1.100 che hanno già passato l'esame volontario per la certificazione Efpa) non debbano venire riconosciuti nei loro meriti con eque remunerazioni slegate da budget di prodotti, con portafogli multimarca e con certezze sul loro destino. (Marco Liera)
http://www.assinews.it/rassegna/arti...150105fo2.html
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Vecchio 16-01-05, 10:06   #3 (permalink)
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Lo studio legale Gianni, Origoni, Grippo & Partners, che tutela in sede civile Bnl, ritiene insussistente ogni responsabilità di Bnl nella vicenda per il modo in cui si sono svolti i fatti e ricorda che la decisione di adire la magistratura è dipesa solo dai risparmiatori. Sono coinvolti anche i Lloyd's, che si oppongono alla richiesta di manleva di Bnl Investimenti, che aveva sottoscritto con la casa londinese una garanzia generale per reponsabilità civile dei suoi promotori. Il campetto da calcio è ancora là, le opzioni e i titoli sottostanti sono bloccati sui conti, così come i conti correnti. Il gatto e la volpe? Si sono già mimetizzati, pronti a colpire ancora.
Citazione:
A ottobre 2002, con l'uso da parte di Bnl di nuova procedure informatiche per gli ordini, secondo Aletti venne introdotto l'obbligo di deposito su conti vincolati di garanzie per l'acquisto delle opzioni.
E' come dire che Barings non ha avuto nessuna responsabilità per il crack della stessa. Se avessero tenuto la contabilità non dietro fogli di carta gialla da macellaio e avessero seguito le normali procedure di marginazione delle opzioni, la truffa sarebbe stata scoperta dopo alcuni giorni.

Si consiglia a Gianni Origoni la visione del film in lingua inglese "The Rogue Trader": la storia di Nick Leeson (interpretato da Ewan MacGregor) e del crack di Barings.
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Vecchio 16-01-05, 10:21   #4 (permalink)
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Quando casi del genere emergono (e non sono pochi), gli intermediari "non si assumono responsabilità per l'operato.....", anche se la normativa in merito è molto chiara.

Lo fanno per prendere tempo e per poi proporre transazioni ai clienti, tramite le quali riescono a pagare meno di quanto dovrebbero.

Occorrono avvocati preparati sul tema ed anche molto combattivi, quindi.
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Vecchio 16-01-05, 10:39   #5 (permalink)
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Forse si attaccheranno qui
http://www.archivioceradi.luiss.it/d...4/Bernardo.pdf
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Vecchio 16-01-05, 10:41   #6 (permalink)
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L'articolo di cui sopra era però nel supplemento "Plus" del Sole 24 Ore di ieri.

Che la banca cerchi di scaricare tutta la responsabilità sul promotore finanziario è del tutto ovvio. Meno ovvio è che il giornalista non abbia parlato nè di responsabilità della banca, nè di responsabilità di chi deve vigilare su di essa.

Sono state vendute opzioni sul MIB30 ed esiste una Cassa di Compensazione e Garanzia che giornalmente richiede l'adeguamento dei margini di garanzia, quando i margini non vengono versati o adeguati c'è l'obbligo di chiusura delle posizioni; è come consentire di vendere un future sul S&P/MIB senza versare il margine di deposito.
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