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Conti correnti: aumenti di quattro volte superiori all’inflazione

Conti correnti: aumenti di quattro volte superiori all’inflazione
(10/01/2005)

Le spese per la gestione dei conti correnti e delle commissioni bancarie continuano a lievitare: a documentarlo, sulla base delle comunicazioni registrate in Gazzetta Ufficiale, sono ancora una volta le associazioni dei consumatori. Ma la polemica sugli aumenti dei conti correnti ha sollevato un vero e proprio dibattito che vede schierate da una parte le grandi banche e dall’altra alcuni istituti di minor dimensione, accanto al mondo politico e a quello sindacale. Gli aumenti, a giudicare dai dati, supererebbero di gran lunga il ritmo di crescita dell’inflazione. Ma l’associazione bancaria (Abi) si riserva di verificare la veridicità delle cifre e nel frattempo non si pronuncia. "Come previsto dalla legge" si limita a dichiarate l'associazione “sulla Gazzetta Ufficiale sono riportati solo i prezzi massimi di ciascun prodotto e servizio bancario, ma la situazione allo sportello è molto diversa”.

Insomma secondo l’Abi quando si parla di aumenti è necessario “tener conto della grande diffusione dei conti a pacchetto” quelli che nel canone comprendono cioè un certo numero di servizi e operazioni. Con queste offerte, “i prezzi effettivamente pagati si riducono sensibilmente rispetto a quelli massimi” e ciò avviene per circa due terzi dei clienti, afferma l’Abi. Morale: spetta al cliente stesso il compito di scegliere la soluzione “più adeguata al tipo e al numero di operazioni che si effettuano”. A tal fine, ricorda poi, è nata l’iniziativa ‘Conti Correnti a Confronto’ sul sito www.pattichiari.it attraverso la quale è possibile confrontare tra oltre 400 conti correnti di 76 banche per 20 mila sportelli, puntualizza l’associazione.

Secca la risposta dell’Adusbef. “Rispetto all’anno scorso – ha dichiarato Elio Lannutti, presidente dell’associazione- i conti correnti sono cresciuti in media di 30-40 euro. Che tradotto in percentuale significa un incremento del 7-8%. Ben più dell’inflazione, che si attesta al 2,2%”. E a criticare la prassi delle ‘grandi’ banche è stato anche Giuseppe Vigorelli, presidente della Banca Popolare commercio e Industria, che attribuisce proprio nei grandi istituti la responsabilità degli incrementi. Secondo Vigorelli la prassi di aumentare le commissioni “è controproducente”. “Quella dell’aumento delle spese – spiega - è una strategia che possono adottare le grandi banche e le banche egemoni su un determinato territorio, anche se piccole”. Si tratta di logiche di mercato bancario “che, si sa, più è esasperato meno è etico”. Ma aumenti ci sono stati anche da parte della banca che lui stesso rappresenta, “che ne riunisce 10” precisa; in questo caso, però, spiega Vigorelli, i rincari sono dipesi anche dalla ristrutturazione al momento in atto “e dalla conseguente necessità di ulteriori investimenti che consentano in futuro di poter ammortizzare le spese”.

E se l’Abi non si pronuncia sul merito, sono gli stessi istituti a difendersi. Le grandi banche respingono al mittente l’accusa di praticare aumenti ingiustificati e ricordano le iniziative promosse per arginare gli aumenti e aumentare la trasparenza. Massimo Arrighetti, responsabile della divisione rete di Banca Intesa riconosce che la trasparenza nel settore bancario non sempre è rispettata “e a volte per i clienti delle banche è persino difficile capire quanto si paga”. Ma a tal proposito difende la Banca da lui presieduta: “su tutti i nostri prodotti, come il Conto Intesa, diamo da subito delle cifre certe e la garanzia che le stesse rimarranno ferme fino al gennaio 2007”.
Aumenti ingiustificati anche secondo Massimo Minolfi, direttore generale del Banco Popolare di Verona e Novara che ricorda l’iniziativa ‘Prezzi bloccati’ per tutto il 2005 ai suoi conti a pacchetto.

Nella sede della Banca Monte di Parma si sottolinea che le variazioni di prezzo hanno riguardato solo il 2% dei conti correnti in particolare per “un numero limitato di condizioni che erano ferme da tempo e su cui non si era effettuato il recupero dei costi applicato dall’intero sistema bancario”, spiega in una nota l’istituto.
“Non siamo assolutamente intervenuti sui costi dei conti correnti – dice Roberto Vitti, direttore centrale della Banca Popolare di Ravenna-. Ci siamo limitati ad aumentare i tassi di impiego”.

Ma la difesa delle banche non convince l’Adusbef che, ricorda Lannutti, riceve ogni giorno segnalazioni di utenti che registrano irregolarità. “Ormai hanno trovato anche il modo di fare pagare l’aria condizionata” ironizza Lannutti e invoca soluzioni drastiche, come “sottrarre alla Banca d’Italia il protezionismo sulle banche” e affidare la regolazione del sistema bancario all’Antitrust “come avviene nel resto d’Europa”. “Questo è l’unico modo per sviluppare la concorrenza e migliorare la qualità dei servizi”.

Ma i conti correnti, continua ancora Lannutti, non solo costano cari, ma non rendono neanche più come un tempo. “Per avere un conto corrente in banca di modesti movimenti, di media uno al mese, si spendono 600 euro all’anno”. E ricorrere in tribunale serve oramai “solo fino a un certo punto. Le misure da adottare sono altre”.

E critiche sono piovute anche dal mondo politico. “È da anni che le banche fanno cose che non dovrebbero fare” ha dichiarato Bruno Tabacci, economista dell’Udc e presidente della commissione Attività produttive della Camera. Tabacci paragona l’atteggiamento dei clienti nei confronti degli istituiti di credito a quello che si ha “di fronte a un signore che tenta di approfittare di noi”. E anche la Lega è molto critica: “Questi rincari sono inaccettabili e incomprensibili” dice Dario Galli, vicepresidente alla Camera della Lega Nord Federazione Padana secondo il quale “il sistema bancario è il più caro d’Europa per i costi dei conti correnti e delle operazioni”. “La Lega ha avanzato alla Camera una proposta per attuare una sorta di moratoria e non aumentare nemmeno di un centesimo i costi. Se un bonifico nel 2003 costava 2 euro, deve costare così, o al limite meno, anche nel 2004” dice a titolo di esempio Galli. E anche Galli insiste sul tema della concorrenza che a suo avviso ormai esiste solo nelle banche on line, “le uniche che possono davvero abbattere i costi”. “C’è una sorta di monopolio perché i clienti sono abituati ad andare allo sportello più vicino”.

Critiche agli aumenti “ingiustificati” sono giunte anche dal sindacato di categoria, in particolare dalla Federazione autonoma dei bancari italiani (Fabi). Secondo Roberto Riva, dirigente nazionale Fabi, il costo effettivamente sostenuto per l’operazione di chiusura conto è poco più alto di un’operazione ordinaria e in media costa di base 20 centesimi, cui si aggiunge “il costo del tempo-lavoro del cassiere, che si aggira sui 50 centesimi al minuto” e anche così “non si superano i 5-6 euro”. Tuttavia oggi le banche arrivano a chiedere fino a 50 euro. E poteva andar peggio: “Se non ci fosse stato il crack Parmalat, molto probabilmente i rincari sarebbero stati inferiori. I rincari sarebbero stati spalmati sugli investitori -aggiunge Riva- e le banche avrebbero continuato a guadagnare maggiormente dalle commissioni”.

http://www.miaeconomia.it/retrieval/...darticle=73159
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