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Vecchio 03-01-05, 09:52   #1 (permalink)
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Tesauro invitato ad affrettarsi all'uscita

Tesauro invitato ad affrettarsi all'uscita
03/01/2005

O gran bontà dei cavalieri antiqui!

Giuseppe Tesauro si fa intervistare dal Corriere della Sera ( di lunedì 27 dicembre) per esternare tutto il suo malcontento nel constatare che ben due componenti del consiglio dell'Antitrust che lui presiede e guida non sono stati ancora sostituiti.

Ma non basta. Quello che è ancora più grave è che l'authority richiede da tempo, ma il Governo non provvede, mezzi adeguati a svolgere compiutamente il suo lavoro. I 22 milioni l'anno del budget attuale sono insufficienti. Soprattutto perché ci saranno da remunerare, da gennaio, i quindici funzionari che intraprenderanno una nuova attività dell'Authority sulla concorrenza: il monitoraggio dei conflitti di interesse.
(Da notare che delineare il "profilo" di tali funzionari sarà di competenza del presidente del Consiglio).

Toccato sul vivo perché Tesauro segnala l'anomalia della preponderanza delle tv nella raccolta pubblicitaria, per via di agenzie gli risponde subito il ministro delle Comunicazioni Gasparri:"C'è spazio per sopravvivere abbondantemente, come fanno i ministeri, come fanno tutti".

Mercoledì i presidenti della Camera e del Senato rendono noti i nomi dei due nuovi consiglieri pretesi da Tesauro: Antonio Pilati e Giorgio Guazzaloca.
Il primo già (nel 1998) nominato commissario dell'Autority delle Comunicazioni, è tra gli ispiratori della legge che va sotto il nome - guardacaso - dell'appena citato Gasparri.
Il secondo è stato sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, interrompendo una infinita teoria di amministrazioni di sinistra nel capoluogo emiliano. E' è stato figura di spicco della Confcommercio.

Era il delfino designato del già mitico presidente Francesco Colucci, che dell'associazione del Commercio aveva fatto le fortune. In maniera inattesa venne battuto per pochi voti da Sergio Billé.
Intanto si sta pensando alla successione di Tesauro, che l'8 marzo lascerà l'incarico. Si cerca un presidente "tra persone di notoria indipendenza", da nominare entro il 15 gennaio.

In pole position (ma attenzione, quando si anticipano i nomi dei papabili si rischia di bruciarli) sarebbe Carlo Mezzanotte, giudice costituzionale "di ispirazione liberale" (così scrive "MF"), indicato dal centro-destra alla Consulta e ora vicepresidente in uscita.

Si fa il nome anche di Antonio Marzano, ministro delle Attività Produttive.
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Vecchio 04-01-05, 11:47   #2 (permalink)
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Antitrust, altre 15 nomine in attesa dei criteri
Via alle competenze sul conflitto di interessi, ma manca il decreto per definire le assunzioni




ROMA • È iniziata ieri l'attività di vigilanza dell'Antitrust sui conflitti d'interesse. Ma solo sulla carta. All'authority di Tesauro mancano infatti ancora i 15 funzionari cui la legge assegna il ruolo di "vigilanti". Perché le nuove figure possano entrare in azione, occorre bandire un concorso pubblico, selezionare i candidati e inserirli nell'amministrazione. Nulla di tutto ciò è stato ancora fatto. Come mai? All'Antitrust allargano le braccia: perché si metta in moto il meccanismo delle nuove assunzioni — spiegano — un decreto della presidenza del Consiglio deve definire «il profilo professionale» dei nuovi funzionari, è la stessa legge a prescriverlo. Del provvedimento, tuttavia, finora non c'è traccia, e senza di esso l'attività dell'Authority in materia di conflitto d'interessi resta di fatto bloccata.
• Le tappe previste dalla legge. Il Ddl Frattini, approvato il 20 luglio e in vigore già dal 2 settembre, è divenuto realmente operativo solo ieri. Cioè trenta giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta dell'apposito regolamento Antitrust. Rispettate tutte le scadenze della legge, scattano ora trenta giorni di tempo entro cui i titolari di cariche di governo devono comunicare l'eventuale situazione d'incompatibilità all'Authority per la concorrenza. Dopo di che verranno concessi due mesi ulteriori per trasmettere i propri dati patrimoniali, comprese le partecipazioni azionarie.
Le nuove funzioni dell'Antitrust. Nel frattempo, l'Authority che vigila sul mercato dovrà far fronte ai nuovi compiti affidatigli dalla legge sui conflitti d'interesse. Compiti onerosi. Che vanno dall'accertamento delle situazioni di incompatibilità alla proposta di sanzioni nei casi di inosservanza delle sue decisioni, fino all'irrogazione stessa delle sanzioni. L'Autorità deve inoltre — ed è questo il suo vero potere — riferire al Parlamento (e dunque all'opinione pubblica), con comunicazione motivata diretta ai presidenti delle Camere, sulle situazioni di privilegio riscontrate e, ogni sei mesi, sull'intera attività svolta.
Il decreto mancante. Si tratta di una mole di lavoro aggiuntivo non indifferente, visto e considerato che la legge riguarda un gran numero di titolari di cariche di governo. A essere coinvolti non sono solo ministri e sottosegretari ma, sotto alcuni aspetti, anche il loro coniuge e i parenti entro il secondo grado. Un fatto è certo: con i suoi 186 dipendenti (uscieri compresi) l'Antitrust non è in grado di vigilare sulle incompatibilità di un esercito così numeroso di persone. E il capitolo, inevitabilmente, va ad aggiungersi ai molti altri elencati alcuni giorni fa dal presidente Giuseppe Tesauro in un vero e proprio grido di allarme sull'esiguità dei fondi a disposizione dell'ente.
In questo caso, tuttavia, la stessa legge si è fatta carico di prevedere un'apposita integrazione dell'organico con un contingente di 15 nuovi funzionari. Funzionari che avrebbero dovuto essere operativi già da ieri e che invece, se tutto andrà bene, otterranno il loro incarico fra alcuni mesi. La norma subordina infatti la loro assunzione all'emanazione di un decereto del presidente del Consiglio che ne definisca i «profili professionali». I quindici funzionari ancora mancanti potranno poi essere affiancati, sempre secondo la legge Frattini, da altre 15 unità di personale di altre amministrazioni pubbliche, che si fossero rese disponibili in seguito al processo di riordino della Pa.
Almeno per questa pattuglia di nuovi dipendenti dell'Authority, in ogni caso, non dovrebbe valere il deficit di risorse denunciato da Tesauro. Il Ddl sulle incompatibilità destina infatti all'Antitrust quasi un milione e mezzo di euro all'anno per lo svolgimento dei nuovi compiti.

Meno baruffe più regole costituzionali

Le recenti nomine di due commissari dell'autorità per la concorrenza e le prossime scadenze dei vertici della stessa autorità, di quella per le comunicazioni e di quella per la privacy ripropongono un tema che è stata molto dibattuto negli anni scorsi ma che è tuttora in cerca di una soluzione e cioè l'esatta collocazione di tali istituzioni nel nostro quadro costituzionale. Solo per il garante per la privacy vi è una espressa previsione nel trattato costituzionale dell'Unione europea, ma tutte le altre (compresa la Consob) si muovono in un terreno anfibio tra alta amministrazione, politica e regolazione. Il segno più evidente è la varietà di criteri di nomina dei componenti, taluni dal Parlamento, talaltri dai presidenti delle due camere, altri dal governo.
Si tratta poi di istituzioni con compiti differenziati: prevalentemente di regolamentazione l'autorità per le comunicazioni, prevalentemente di autorizzazione e sanzione quella antitrust, entrambi la Consob ed il garante per la privacy. E a "mestieri" diversi, corrispondono anche valori, interessi, esigenze da tutelare e comporre variegati e di livello non eguale.
L'apparente confusione si dirada però se si tiene conto del fatto che tutte operano in un quadro normativo ormai consolidato a livello europeo: vi possono essere delle oscillazioni, ma esse rientrano — devono rientrare — in un sistema saldamente delineato dai trattati, dalle direttive di settore, dalle decisioni della Corte di giustizia.
Per questo motivo la forte personalizzazione delle nomine fatte e di quelle da farsi appare frutto di una distorsione visiva poco fruttuosa per alcune ragioni: la prima è che i meccanismi delle istituzioni — verrebbe da dire la forza dell'amministrazione — sono molto più forti delle individualità. La seconda è che non giova utilizzare due pesi e due misure a seconda che le nomine vengano fatte dal Parlamento secondo un criterio di semplice ripartizione politica ovvero lo stesso sia utilizzato dai vertici del Parlamento. Si sarebbe potuto osservare che in passato il profilo ideale (e legislativo) del commissario di autorità amministrative indipendenti non è stato seguito — preferendo criteri premiali o di affiliazione — ma si deve anche notare, a distanza di anni, che quelle autorità hanno ben operato, sia collegialmente che nei singoli componenti.
Una terza ragione, connessa, è che etichettare le persone in modo errato si ritorce nei confronti dell'"etichettatore": nel caso di Antonio Pilati, la cui nomina viene fortemente criticata, le sue idee, spesso innovative, sono state da lui pubblicamente espresse, da anni, su queste colonne, hanno trovato ampi consensi, sono alla base del regolamento dell'Agcom sulla televisione digitale terrestre (approvato all'unanimità da quella autorità), e poi recepite dal parlamento. Possono non piacere, ma demonizzarne il portatore, preconizzando chissà quali prave intenzioni, riflette, più che razionalità, un verso del Metastasio: «Ognun dal proprio cuor l'altrui misura».
Il che non vuol dire che la nomina debba essere una vicenda burocratica, ma non può nemmeno tramutarsi nella diatriba del lunedì sulla partita, sull'allenatore, sulla formazione e sul solito arbitro "venduto".
Anche perché fa perdere di vista aspetti che appaiono ben più importanti: la necessità di prevedere in Costituzione le autorità, i rapporti che esse devono avere con il governo-amministrazione e con il Parlamento, la loro definitiva individuazione (è sintomatico lo stallo imposto ab externo al governo dei mercati finanziari). In sistemi complessi la sintonia e la sincronia fra tutte le istituzioni è essenziale; di certo non servono antagonismi e conflitti fra poteri.http://www.assinews.it/rassegna/arti...e040105te.html
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Vecchio 04-01-05, 11:48   #3 (permalink)
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Sui commissari è scontro continuo





ROMA • Si riaccende lo scontro fra i poli sui commissari antitrust Guazzaloca e Pilati, nominati prima di Capodanno dai presidenti delle Camere. A riaprire il contenzioso politico un editoriale dell'ex commissario Ue Mario Monti pubblicato dal «Corriere della sera». Le due nomine «non paiono il risultato di uno sforzo teso a individuare quanto il Paese può dare di meglio per competenza e indipendenza» va giù duro Monti, che con questo gesto sembra rinunciare indirettamente alla presidenza Antitrust, per la quale è uno dei principali "candidati". Parole che non piacciono al Centro-destra. «Nutro grande stima e considerazione per il professor Monti — replica l'eurodeputato di Fi Antonio Tajani —. Mi sarebbe piaciuto ascoltarlo a proposito dell'assenza della politica • quando Romano Prodi effettuava nomine paracadutate dall'alto nell'ambito della Commissione Ue, della quale lo stesso professor Monti era autorevole componente». «Ricordo agli altri esponenti della Gad le decine di abusi, abusi veri, perpetrati dai governi dell'Ulivo» rincara il capogruppo udc Luca Volontè.
Ma il Centro-sinistra, confortato dalle parole di Monti, non intende arrendersi dinanzi alle due designazioni. «Ostinarsi a difendere le nomine di Guazzaloca e Pilati all'Antitrust vuol dire non comprendere che il valore e il potere delle Authority consiste unicamente nell'indipendenza e nella competenza dei suoi membri» attacca il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti. E non manca chi giunge a chiedere le dimissioni dei due neo commissari. «La forte reazione critica proveniente non solo dall'opposizione ma anche da osservatori e giuristi indipendenti e assai autorevoli, dovrebbe portare Pilati e Guazzaloca a rinunciare alla nomina. Sarebbe un gesto di sensibilità istituzionale» osserva il presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Per i Ds parla il responsabile Informazione Giuseppe Giulietti. «Monti — dice il rappresentante della Quercia — non è un uomo della sinistra italiana, ma è un liberale autentico che crede nella competizione tra tanti soggetti diversi nel settore delle tlc e delle tv e quindi ha una visione dell'Antitrust come cane da guardia della libertà del mercato e dei diritti del cittadino consumatore». Per questo, conclude Giulietti, «mi auguro che adesso non sia considerato un bolscevico e per questo non più candidabile alla guida dell'autorità sulle Tlc o della stessa Antitrust, dove svolgerebbe il suo ruolo in modo egregio».http://www.assinews.it/rassegna/arti...040105te2.html
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Vecchio 04-01-05, 11:49   #4 (permalink)
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E Tesauro attacca su banche e assicurazioni





ROMA -«Non si comprendono le ragioni, né in termini di efficienza né di chiarezza del perché il controllo sugli abusi di posizione dominante e sui cartelli, cioè chiare violazioni della legge sulla concorrenza, anche se commessi da istituti bancari,
debba essere della Banca d’Italia, che si occupa di stabilità finanziaria e vigilanza ». È il presidente uscente dell’Antitrust, Giuseppe Tesauro, in un’intervista al bimestrale «Formiche», a tornare ad auspicare che i controlli antitrust sulle banche siano sottratti alla Banca d’Italia e affidati all’Autorithy. Critiche anche al sistema delle assicurazioni: non si capisce perché — sostiene Tesauro — «molti cittadini onesti debbano soffrire aumenti stratosferici per l’alto numero di truffe che indubbiamente caratterizzano alcune zone del Paese».http://www.assinews.it/rassegna/arti...040105te3.html
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Vecchio 04-01-05, 11:50   #5 (permalink)
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Di Pietro e Pecoraro Scanio: Pilati e Guazzaloca rinuncino. Critiche della Cdl. Ma Saglia di An: rafforzare i garanti

Antitrust, scontro sui due commissari

L'editoriale di Monti sul « Corriere » riapre il caso. Ora il duello riguarda anche il futuro presidente Cicchitto ( Forza Italia): Ciampi irritato? Sono designazioni dei presidenti delle Camere, il premier non c'entra. Tra i candidati Marzano, Mazzella e Carlo Mezzanotte

ROMA — Lo stop di Mario Monti alle nomine nell'Antitrust riapre lo scontro tra i poli. L'ex commissario alla Concorrenza, in un editoriale sul « Corriere della sera » di ieri, chiamando in causa i presidenti delle Camere artefici delle indicazioni, ha sollevato non pochi dubbi sulla validità delle nomine varate lo scorso 29 dicembre. Vale a dire quelle dei due nuovi componenti dell'Autorità Antitrust: l'ex sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, e l'attuale commissario dell'istituto che vigila sulle comunicazioni, Antonio Pilati. LE POLEMICHE — Decisione ritenuta non all'altezza di un adeguato rafforzamento di quella che è un'istituzione decisiva per una moderna economia di mercato. Una scelta non caratterizzata dalla distanza da criteri politici che avrebbe dovuto guidare nella indicazione dei due componenti. Cosa che peraltro, avvicinandosi la decisione sul successore di Giuseppe Tesauro alla guida dell'Antitrust, ha reso lo scontro tra i poli ancora più duro. Tanto che il presidente dei Verdi, Antonio Pecoraro Scanio e Antonio Di Pietro dell'Italia dei Valori hanno chiesto ieri a Guazzaloca e Pilati di rinunciare all'incarico. Una situazione segnata anche dal fatto che dalle scelte che hanno fatto e faranno Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera dipenderà il futuro dell'Antitrust e la gestione, delicatissima, tra l'altro, delle norme sul conflitto d'interessi che riguardano in primo luogo il premier Silvio Berlusconi.
Lo stesso Monti a suo tempo era stato indicato, tanto a destra quanto a sinistra, come il candidato più autorevole alla presidenza dell'Antitrust. Una candidatura poi tramontata ma che continua a far parlare di sé. Dai microfoni di Radio Radicale il capogruppo diessino in commissione di Vigilanza sulla Rai, Giuseppe Giulietti, ne ha approfittato per rilanciarla.
E se non per la presidenza dell'Antitrust, per quella dell'Autorità delle comunicazioni, i cui vertici scadranno fra circa un mese. « Mi auguro che il presidente del Consiglio, che dovrà indicare il presidente dell'authority sulle tlc, abbia il coraggio di indicare personalità come Monti o l'ex ministro degli Esteri Renato Ruggiero, come Stefano Rodotà, Sabino Cassese o Francesco Paolo Casavola » , ha detto Giulietti. LE REAZIONI — Ma il suo appello non ha calmato le acque. E dalla Casa delle libertà non sono mancate alcune critiche all'intervento di Monti.
L'europarlamentare di Forza Italia Antonio Tajani ha ricordato « le nomine paracadutate dall'alto alla Commissione europea » , con un malizioso riferimento alla presidenza di Romano Prodi. E Sandro Bondi, coordinatore del partito di Berlusconi, ha risposto a Sabino Cassese che sul Corriere aveva stigmatizzato l'assenza del requisito di « notoria indipendenza » dai curricula di Pilati ( componente dell'Autorità delle comunicazioni designato da Forza Italia) e Guazzaloca ( ex sindaco di Bologna, di centrodestra), previsto invece dalla legge per i componenti dell'Antitrust, ricordando la nomina, al tempo del centrosinistra, dell'ex dirigente della Cgil Giacinto Militello.
Allo scambio di accuse non si sono sottratti i cattolici dei due poli. Dal centrosinistra Pierluigi Castagnetti ha parlato di « abuso di potere oggettivamente consumato » . Dal centrodestra gli ha replicato Luca Volontè, rammentando « gli abusi veri perpetrati dai governi dell'Ulivo, quando venivano nominati candidati trombati alle elezioni » .
Mentre a smentire una possibile irritazione del Quirinale, magari nei confronti di Berlusconi, per le nomine di Pilati e Guazzaloca ci ha pensato il vice di Bondi, Fabrizio Cicchitto, sostenendo che i rapporti fra il premier e il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi non è cambiato. « Le nomine le fanno i presidenti di Camera e Senato e non il presidente del Consiglio » , ha sentenziato.
Anche nella maggioranza che sostiene il governo, tuttavia, c'è chi è d'accordo con Monti. « Una destra liberale, come quella che vogliamo rappresentare, dev'essere consapevole del ruolo centrale che hanno le authority in un'economia di libero mercato. Ha ragione Monti, quando sostiene che non bisogna temere il rafforzamento dell'Antitrust, ma anzi incoraggiarlo » , afferma Stefano Saglia, deputato di Alleanza nazionale. Il quale auspica che si riprenda in mano la riforma delle authority, finita da tempo in un cassetto. « E' fondamentale riconoscere rango costituzionale alle autorità indipendenti, rendere omogenei i criteri di nomina affidando questo compito al Parlamento con maggioranze qualificate e affrontare con l'occasione anche la questione del ruolo della Banca d'Italia » . LE SCADENZE — Potrebbero quindi riaprirsi i giochi per le nomine all'Antitrust. A cominciare da quella del presidente. In teoria, c'è tempo fino all' 8 marzo, ultimo giorno di lavoro di Tesauro. Per il suo posto sono già circolati i nomi del ministro delle Attività produttive Antonio Marzano ( con scarsissime speranze), e dell'ex ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella ( con qualche chance in più). Molto più concrete sono però le possibilità del giudice costituzionale Carlo Mezzanotte, che scade dalla Consulta alla fine di gennaio. Anche se dal centrosinistra non sono mancate le critiche preventive a una sue eventuale nomina, per essere stato consulente del gruppo Fininvest ai tempi del lodo Mondadori.
Nella rosa c'era poi Antonio Tizzano, avvocato generale alla Corte europea di Lussemburgo, che ha molti estimatori anche nel centrodestra. Ma il suo telefono non squilla più da settimane.http://www.assinews.it/rassegna/arti...r040105an.html
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Vecchio 07-01-05, 09:58   #6 (permalink)
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Il fronte aperto dei finanziamenti
Intervento / Autorità per la privacy




Nella Relazione dell'anno scorso del Garante per la protezione dei dati personali si sottolineava esplicitamente la difficoltà di rispettare gli impegni se fosse continuata «la lenta riduzione delle sue risorse». Questo stillicidio, infatti, «non pregiudica soltanto l'efficienza: rischia di minare la nostra autonomia».
Ora, dopo varie interviste (tra le quali una del presidente dell'Antitrust e una mia) e qualche impropria reazione governativa, la questione del rapporto tra l'adeguatezza delle risorse finanziarie e umane e l'indipendenza delle Autorità è divenuta per tutti evidente.
E, per superare questa situazione, più d'uno si è appellato alla norma della legge finanziaria che consente alle Autorità di autofinanziarsi grazie a entrate proprie, derivanti dalla cessione dei servizi prodotti o dalla compartecipazione alle spese da parte degli utenti del servizio (lo ha fatto anche Giulio Napolitano il 31 dicembre sul Sole-24 Ore). Poiché la questione è di particolare delicatezza, vorrei fare qualche osservazione perché la discussione possa essere più informata e concreta.
L'esperienza del Garante per la protezione dei dati personali può fornire qualche buon elemento. Al momento dell'entrata in vigore della legge, nel maggio del 1967, stimammo che sette-otto milioni di soggetti avrebbero dovuto notificare le loro banche dati. Poiché i diritti di segreteria allora previsti erano di 25mila lire per le notificazioni cartacee e di 15mila per quelle elettroniche, avremmo potuto tranquillamente incassare immediatamente un minimo di cento miliardi e crearci una tranquilla rendita per gli anni futuri. Decidemmo di seguire una strada diversa, poiché quella forma di notificazione generalizzata ci sembrava un inutile balzello. Riducemmo così i casi di notificazione a poco più di 300mila. E abbiamo proseguito su questa strada, prendendo sul serio il principio di semplificazione indicato dall'articolo 2 del Codice sulla privacy: sì che dall'1 gennaio 2004 il numero di soggetti tenuti alle notificazioni si è ulteriormente ridotto, limitandosi ad appena 10mila. Conclusione: oggi l'Italia è il Paese dell'Unione europea dove sono più bassi i costi finanziari e burocratici delle notificazioni.
Abbiamo sbagliato e, per ovviare all'emorragia che ci ha fatto perdere in questi anni il 20% delle risorse stanziate dalla legge finanziaria, dobbiamo tornare sui nostri passi? Credo proprio di no, poiché abbiamo voluto affermare l'idea di una Autorità di garanzia, e non di un peso per la collettività. Data la sua particolare natura, il Garante non può scaricare i costi di gestione soprattutto sui cittadini che gli si rivolgono, pur essendosi preoccupato di valutare l'incidenza finanziaria dei servizi resi. So bene che altre Autorità già dispongono di cospicue risorse proprie. Ma è bene spingere tutti in questa direzione?
Vorrei limitarmi a ricordare che vi sono funzioni pubbliche che devono essere finanziate dalla fiscalità generale; che non è un buon segno di salute istituzionale quando un sostanziale potere impositivo, sia pur mascherato da corrispettivo per servizi, viene frammentato nella società, poiché il principio del finanziarsi da sé può essere altrettanto nocivo quanto il farsi giustizia da sé; che l'esperienza di molti Paesi dove le Autorità si autofinanziano incentiva potentemente il fenomeno della "cattura" dei controllori da parte dei controllati; che le Autorità non possono essere costrette a una sorta di ricorso al mercato, con il rischio di distorsioni analoghe a quelle delle multe per divieto di sosta alle quali i Comuni ricorrono con larghezza non per rendere migliore la circolazione stradale, ma spesso per riempire le loro casse vuote; e, in conclusione, che il disinteresse di Governo e Parlamento non possono essere sostituite dal fai-da-te o dal sisalvi-chi-può.
Ci stiamo accorgendo dell'importanza della rete delle Autorità indipendenti nel complessivo sistema delle garanzie che si sta creando a livello nazionale e sopranazionale. Assicurarne l'indipendenza non è questione che si esaurisce nel momento delle nomine.http://www.assinews.it/rassegna/arti...070105an2.html
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Vecchio 07-01-05, 09:58   #7 (permalink)
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Antitrust, la trasparenza difficile
Il SISTEMA DELLE AUTHORITY Le recenti polemiche sulle nomine hanno messo in evidenza le carenze delle
norme ormai datate Migliore il modello adottato per i Garanti più recenti perché permette connotazioni bipartisan



La nomina di due componenti dell'Autorità Antitrust sotto Capodanno ha innescato un fuoco d'artificio di polemiche.
Ma la discussione su un tema così rilevante come il rinnovo dei vertici delle Authority in scadenza costituisce anche un'occasione per cercare di far chiarezza.
Anzitutto le Authority, istituite un po' alla spicciolata, sono disomogenee quanto a funzioni, organizzazione, autonomia, sistema di nomina dei componenti. Proprio per questo un'indagine conoscitiva della Camera dei deputati condotta nella precedente legislatura proponeva un minimo di regole comuni.
Sui poteri di nomina l'indagine conoscitiva, conclusasi nell'aprile del 2000, distingueva tra Autorità di prima, seconda e ultima generazione. Per le prime (Consob, Isvap), la nomina spetta al Governo; per quelle istituite all'inizio degli anni Novanta (Antitrust, Commissione per il diritto allo sciopero nei servizi pubblici) il potere è attribuito ai presidenti del Senato e della Camera; per quelle più recenti (Energia elettrica e gas, Comunicazioni, Privacy) vi è un coinvolgimento del Parlamento sottoforma di elezione o parere vincolante espressi con modalità che consentano alla minoranza parlamentare di scegliere alcuni membri.
Quest'ultimo modello, secondo molte opinioni emerse nell'indagine conoscitiva, va preferito perché garantisce una connotazione "bipartisan" anche in presenza di un sistema elettorale maggioritario in base al quale la coalizione vincitrice può esprimere non solo il Governo ma persino, com'è avvenuto nelle ultime due legislature, entrambi i presidenti della Camera e del Senato.
Se così è, ne seguono almeno due conseguenze.
In primo luogo la legge antitrust (287/1990) è vecchia, approvata vigente un sistema elettorale proporzionale e in pieno consociativismo. Non a caso, già nella prima tornata di nomine i cinque membri della Commissione coprivano, com'era prassi allora, l'intero "arco costituzionale". E ciò anche se la lettera della legge parla di "notoria indipendenza" dei nominandi.
Da qui però una contraddizione, che costituisce la seconda conseguenza. Le nozioni di "indipendenza" e di "rappresentatività" sono inconciliabili: la seconda, anche intesa come riferibilità generica alle varie aree politiche, esclude per definizione la prima.
Non a caso, le leggi istitutive della Autorità di ultima generazione non pongono più l'indipendenza come requisito dei nominandi. Ribadiscono solo che l'Autorità nel suo complesso «opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione» (leggi 481/1995 e 249/1997), formula ripresa anche dalla legge antitrust. Ma qui l'indipendenza significa assenza di un potere di direttiva da parte del Governo nei confronti dell'attività dell'Authority e separazione dagli interessi economici delle imprese regolate. Questo tipo di indipendenza è compatibile con il criterio della rappresentatività dei singoli componenti ed è assicurata anche da altri strumenti: lunga durata e non rinnovabilità dell'incarico; divieti di assumere incarichi retribuiti anche dopo la scadenza dell'incarico eccetera.
Lo stesso criterio della "competenza" richiesta ai nominandi varia. Per alcune Autorità è stabilito in modo più preciso. Per esempio, i membri del Garante della Privacy devono essere «esperti di riconosciuta competenza nelle materie del diritto o dell'informatica» e va garantita «la presenza di entrambe le qualificazioni». Per le Autorità di regolazione di servizi pubblici nazionali, la legge parla solo di «persone dotate di alta e riconosciuta professionalità e competenza nel settore». La legge antitrust si colloca a metà strada: individua tre categorie (alti magistrati, professori universitari in materie economiche o giuridiche, personalità provenienti da settori economici dotate di alta e riconosciuta professionalità); non indica però i "dosaggi" tra le tre componenti, che invece il disegno di legge Battaglia, dal quale è poi scaturita la legge antitrust, definiva in modo rigido.
Un ultimo elemento spiega l'elasticità eccessiva con la quale i presidenti della Camera e del Senato hanno interpretato la legge antitrust in apparenza così rigorosa. Le nomine sono "atti politici", sottratti al controllo giurisdizionale. Di fatto nessun provvedimento di nomina contiene una motivazione sui requisiti dei candidati. Forse, a questo punto, i giudici amministrativi dovrebbero mutare l'indirizzo giurisprudenziale e farsi carico di un siffatto controllo. Comunque sia, per uscire da ogni ambiguità sarebbe addirittura preferibile attribuire direttamente al Governo il potere di nomina di tutte le Authority, riservando al Parlamento un duplice compito: sentire in audizione pubblica i nominandi per valutarne il curriculum ed esprimere un parere vincolante a maggioranza qualificata. Oggi il procedimento di nomina non è trasparente. E la trasparenza, purtroppo, non fa parte del nostro Dna istituzionale.

Conflitto d'interessi, Tesauro preoccupato

ROMA • «Che l'Autorità si debba occupare del conflitto di interessi non mi fa piacere: spero sia solo un'attività momentanea — ha affermato il presidente dell'Autorità Antitrust, Giuseppe Tesauro in un'intervista alla «Global competition review» — Potremmo essere dipinti come esponenti della sinistra se dovessimo prendere decisioni contro Berlusconi mentre, al contrario, potremmo essere definiti di destra se prendessimo una decisione in suo favore».
«Trattare il conflitto di interessi è un rischio in quanto si tratta di una materia politica che può in qualche modo inquinare l'indipendenza della nostra istituzione — ha spiegato Tesauro — L'applicazione della legge sul conflitto interessi è una questione prettamente politica. L'applicazione della legge sulla concorrenza, invece, è una questione tecnica e non politica. Mettere questi due elementi insieme è un rischio e sarà molto difficile anche per la gente comune riuscire a separare i due aspetti».
A pochi mesi dalla scadenza del suo mandato (8 marzo), il presidente dell'Antitrust ha anche affermato di essere completamente all'oscuro sul nome del suo successore. «Spero solo che sarà indipendente dalla politica e da quant'altro. Se poi conoscesse la legge antitrust sarebbe utile». E si è augurato che chi gli succederà «continui sulla strada intrapresa», migliorando allo stesso tempo «il rapporto con il Parlamento».
Riguardo al sistema di nomina, oggetto di recenti polemiche, Tesauro si è dichiarato «non preoccupato» per il metodo vigente. «Si tratta del processo migliore che si possa avere in un Paese come l'Italia. La decisione sarà presa dai due uomini più indipendenti dello scenario politico e istituzionale, i presidenti di Camera e Senato. Non sono preoccupato di una politicizzazione del processo di scelta», ha detto riferendosi a quanto dovranno fare Pierferdinando Casini e Marcello Pera.
Infine ha affermato: «Sia noi che la Banca d'Italia applichiamo la legge sulla concorrenza, anche se via Nazionale guarda il settore bancario tradizionale mentre a noi spetta il controllo degli altri servizi finanziari. Qualche volta abbiamo lavorato insieme a lo abbiamo fatto in armonia e bene, senza contrasti. Se, in alcuni casi, le nostre competenze si sovrappongono, come è avvenuto nel settore delle carte di credito, investighiamo insieme». http://www.assinews.it/rassegna/arti...e070105an.html
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Vecchio 07-01-05, 10:11   #8 (permalink)
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Il presidente uscente della commissione: « Spero che il mio successore sia svincolato dalla politica e da quant'altro »

« Il conflitto d'interessi? Un rischio per l'Antitrust »


ROMA — Giuseppe Tesauro ha le idee chiare sul profilo di chi dovrà succedergli: « Spero solo che sia indipendente dalla politica e da quant'altro. Inoltre, se conoscesse la legge antitrust sarebbe utile » . Intervistato dalla rivista britannica Global Competition Review , specializzata nella trattazione dei temi della concorrenza, il presidente dell'Antitrust ha anche confidato di nutrire fiducia nel meccanismo che regola quella nomina. « E' il sistema migliore che si può avere in un Paese come l'Italia. La decisione sarà presa dai due uomini più indipendenti dello scenario politico e istituzionale, i presidenti di Camera e Senato » . Va tuttavia precisato che l'intervista è stata rilasciata da Tesauro nel mese di novembre 2004. Ben prima, quindi, che i presidenti delle Camere, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, nominassero come componenti dell'Antitrust l'ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca e il componente dell'autorità delle comunicazioni Antonio Pilati.
Con tutte le polemiche che sono seguite.
Soprattutto Tesauro ( che ha incassato dalla rivista un lusinghiero giudizio sulla sua gestione) si mostra molto scettico sul fatto che l'Autorità garante della concorrenza abbia ora il compito, attribuitogli per legge, di vigilare sul conflitto d'interessi. « Non mi fa piacere, spero solo che sia un'attività momentanea » , ha detto. E giudicando l'attribuzione di quel ruolo « una punizione per essere stati troppo indipendenti » , il presidente dell'Antitrust spiega perché la vigilanza sul conflitto d'interessi rischia di « inquinare » l'immagine di indipendenza dell' authority: « Potremmo essere dipinti come elementi di sinistra se dovessimo assumere decisioni contro il presidente del Consiglio Berlusconi, mentre, al contrario, potremmo essere definiti suoi amici se prendessimo una decisione in suo favore » .
Difficilmente, però, Tesauro dovrà prendere decisioni del genere. Sotto la sua gestione è stato compilato il regolamento attuativo. Nel mese di gennaio dovrebbero quindi affluire agli uffici le dichiarazioni relative alle eventuali altre cariche ricoperte dai membri del governo ( ministri e sottosegretari). A partire da febbraio e fino a tutto marzo gli stessi componenti dell'esecutivo e le altre personalità interessate dalla legge dovranno poi far pervenire le situazioni patrimoniali, comprese quelle dei familiari. Solo a quel punto la legge dovrebbe essere pienamente operativa. Con un presidente diverso da Tesauro. Il suo incarico è formalmente scaduto il 31 dicembre, ma secondo una scuola di pensiero che va per la maggiore potrebbe restare fino all' 8 marzo, dato che per ragioni indipendenti dalla sua volontà non riuscì a insediarsi materialmente prima dell' 8 marzo 1998. Tesauro ha comunque già dato la propria disponibilità a lasciare nel momento in cui Casini e Pera avessero scelto il nuovo presidente. Il fatto è che dopo le recenti polemiche i tempi della decisione si sono imprevedibilmente allungati.http://www.assinews.it/rassegna/arti...r070105vi.html
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Vecchio 07-01-05, 10:12   #9 (permalink)
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Il presidente uscente: la vigilanza sui conflitti d´interessi espone l´Authority a giudizi politici

Antitrust, allarme di Tesauro "È in pericolo l´indipendenza"

Il mandato del docente napoletano scade ufficialmente l´8 marzo prossimo
Pera e Casini intenzionati a nominare il nuovo vertice nei tempi previsti

ROMA - Il successore di Giuseppe Tesauro alla guida dell´Antitrust verrà scelto nei tempi previsti. I presidenti del Senato, Marcello Pera, e della Camera Pier Ferdinando Casini non hanno modificato la loro tabella di marcia, nonostante le forti polemiche segute alle nomine dei due nuovi commissari, Antonio Pilati, uomo vicino a Forza Italia e considerato l´ispiratore della legge Gasparri sulle telecomunicazioni, e Giorgio Guazzaloca, già sindaco di Bologna. Pera e Casini non stanno affatto prendendo tempo, facevano sapere ieri dall´entourage del presidente della Camera dei deputati. D´altra parte il mandato di Tesauro scade formalmente l´8 marzo prossimo. Non c´è fretta dunque. I due presidenti comunque si sono sentiti anche ieri. Domani comincia la visita di una settimana di Casini in India e Sri Lanka. Una iniziativa da tempo già in programma e che per tutta la settimana esclude, appunto, possibilità di una accelerazione della decisione.
E ieri si è fatto sentire a sorpresa lo stesso Tesauro con un´intervista al periodico Global competition review, rilasciata a novembre e quindi ben prima della bufera sulle nomine. In ogni caso il presidente uscente non nasconde le sue preoccupazioni per il rischio di una politicizzazione dell´Autorità di controllo sulla concorrenza nei mercati. Pericolo - spiega Tesauro - che deriva proprio dall´aver attribuito all´Antitrust il compito di vigilare sui conflitti di interesse di membri del governo, a cominciare da quelli del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. «Che l´Autorità si debba occupare del conflitto di interessi - ha dichiarato il presidente della commissione - non mi fa piacere: spero sia solo un´attività momentanea anche perché ci espone ad un rischio di inquinamento della nostra indipendenza». E ancora più esplicitamente il professore napoletano dice: «Potremmo essere dipinti come esponenti di sinistra se dovessimo assumere decisioni contro Berlusconi mentre, al contrario, potremmo essere definiti suoi amici se prendessimo una decisione in suo favore». Da qui, appunto, quel pericolo di «inquinamento» di una commissione abituata a trattare questioni tecniche e non politiche. L´indipendenza resta dunque la ragione stessa di esistenza dell´Autorità, secondo Tesauro, il quale si è più volte detto pronto a lasciare l´incarico prima della scadenza se dovesse essere individuato il suo successore. Funzione che la legge affida a Pera e Casini, «i due uomini - nel giudizio dello stesso Tesauro - più indipendenti nello scenario politico e istituzionale». Il presidente uscente dell´Antitrust traccia in qualche modo anche l´identikit del suo successore: «Spero solo che sarà indipendente dalla politica e quant´altro. Inoltre se conoscesse la legge antitrust sarebbe utile».
Una proposta per la presidenza di Piazza Verdi è arrivata anche dall´Intesaconsumatori che, in una lettera inviata a Pera e Casini, suggerisce la seguente rosa: Guido Alpa, Carlo Rienzi e Ugo Ruffolo.
(r. ma.)http://www.assinews.it/rassegna/arti...p070105an.html
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