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Vecchio 03-01-05, 09:49   #1 (permalink)
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Tutti i costi dietro l'investimento

Tutti i costi dietro l'investimento
RISPARMIO Se si opta per qualche strumento finanziario, meglio valutare quanto le spese incidono sul
potenziale guadagno finale




Sono sempre in maggior numero gli italiani che, una volta giunti a fine mese, scopre di aver dato fondo a tutte le entrate. Chi invece — dopo aver provveduto a saldare tutti i conti e le bollette — può mettere da parte qualcosa e riesce a costituirsi un gruzzoletto (ipotizziamo 20-30mila euro) può chiedersi se non valga la pena di trovare qualche forma di investimento. Lasciare i soldi sul conto corrente significa infatti vedere il proprio risparmio eroso dall'inflazione che seppur bassa è più alta dei tassi di interesse creditori applicati dalle banche italiane.
Gli strumenti. Arriva quindi il momento di fare i conti con titoli di Stato, obbligazioni, fondi, etf, azioni, derivati e altro ancora, strumenti dalle caratteristiche diverse tra loro, più o meno sicuri, più o meno redditizi. Verso quale strumento indirizzarsi? Spetta a ognuno decidere quale utilizzare in relazione alle prospettive temporali dell'investimento e alla propria propensione al rischio.
I costi. Però, indipendentemente dalla scelta che ci si appresta a compiere occorre tener presente che investire i propri risparmi costa. Quindi, prima ancora di assicurarsi una rivalutazione (non sempre così sicura) del capitale, si devono fare i conti con spese certe che si vanno ad aggiungere a quelle già previste dal conto corrente. Tali ulteriori oneri variano in relazione al tipo di investimento e alle condizioni previste dall'istituto di credito al quale ci si appoggia. Perciò, soprattutto se si hanno a disposizione somme limitate da investire, vale la pena compiere prima una verifica dei costi di cui ci si deve far carico e quindi decidere con maggiore consapevolezza.
Le spese legate per esempio all'apertura e alla gestione di un dossier titoli, nonché le spese di intermediazione, l'imposta su eventuali guadagni derivanti dalla compravendita di azioni, le commissioni applicate alle comunicazioni inviate dalla banca possono erodere gran parte del potenziale guadagno a cui si mira mettendosi in portafoglio qualche migliaio di euro di azioni che la maggior parte degli analisti consiglia in vista di un futuro rialzo o di una cedola particolarmente interessante.
In questa pagina vediamo quali sono le principali voci di costo qualora si decida di investire in titoli di Stato, azioni del mercato italiano, fondi comuni.
Operare via Internet. Se poi, fatti due conti, avete deciso che investire costa troppo, prima di gettare la spugna date un'occhiata alle condizioni applicate se le operazioni vengono svolte tramite Internet. In molti casi non c'è bisogno di cambiare conto corrente, perché il servizio è offerto gratuitamente dalla banca e consente di effettuare transazioni per l'acquisto di azioni e titoli di Stato pagando commissioni che sono meno della metà di quelle previste se ci si rivolge allo sportello. A volte vengono eliminati anche i "minimi", cioè le commissioni che devono comunque essere pagate alla banca anche a fronte di operazioni di importo ridotto.
Non cambiano, invece, le condizioni previste per la custodia e l'amministrazione dei titoli in portafogli e non sempre ci sono agevolazioni per le commissioni previste per i fondi comuni. Per ridurre anche queste ultime vale la pena di controllare cosa offrono i conti nati per essere gestiti principalmente via Internet, mediamente meno costosi di quelli multicanale.

Prima verifica: quanto si paga per il servizio

Non tutti i conti correnti offrono gratuitamente il dossier titoli, necessario nel caso in cui si decida di comprare titoli di Stato, azioni od obbligazioni. In alcuni casi è previsto il pagamento di un corrispettivo supplementare nel momento in cui si decide di usufruire di questo servizi; nel caso dei conti a pacchetto, sempre più diffusi, può essere necessario passare alla versione più completa del conto corrente con conseguente aumento del canone mensile a carico del risparmiatore.
Le scelte delle banche. Tuttavia non sempre è necessario aprire un dossier titoli, ma il panorama a questo riguardo è piuttosto variegato e varia da banca a banca, come «Il Sole 24 Ore del lunedì» ha verificato chiedendo a una decina di istituti di credito.
I fondi. In primo luogo l'apertura di un dossier non è assolutamente obbligatoria nel caso in cui si decida di acquistare delle quote di fondi comuni e in effetti buona parte delle banche non lo prevede. Nel caso si fosse comunque obbligati è opportuno verificare se vengono applicate commissioni ridotte o addirittura nulle, riducendo quindi la spesa alla sola imposta di bollo pari a 25,56 euro all'anno.
In alternativa si può decidere di cambiare banca, senza dimenticare però che, oltre a dover trasferire eventuali addebiti e accrediti automatici (stipendio, bollette, carta di credito ecc.), i costi di chiusura conto possono essere elevati e quindi può risultare vantaggioso mantenere in vita il conto tradizionale e aprirne uno esclusivamente online se caratterizzato da costi fissi e commissioni di operazione molto contenuti tramite il quale effettuare gli investimenti.
Sempre a proposito di fondi comuni va precisato però che l'"esenzione" dal dossier titoli può essere valida solo se si acquistano prodotti della banca o comunque di un numero limitato di Sgr. Se, avendone la possibilità (perché non tutti gli istituti di credito consentono di scegliere tra tutti i fondi presenti sul mercato), si opta per un prodotto differente il dossier può divenire obbligatorio.
Altri strumenti senza dossier. Oltre ai fondi, però, in genere anche altri strumenti di investimento possono essere acquistati senza dossier o con diritti di custodia ridotti (Sanpaolo fa pagare solo 2,58 euro a semestre). Si tratta di solito di obbligazioni e azioni emesse dalla banca stessa o da società che fanno parte del gruppo. Essere soci dell'istituto può comportare vantaggi anche da questo punto di vista come testimoniato da Banca popolare etica che dimezza i costi di custodia.
In ogni caso è importante ricordarsi di chiudere il dossier nel momento in cui non lo si utilizza più perché molte banche applicano una commissione fissa (circa 10 euro ogni sei mesi) anche se non si hanno titoli in portafoglio.

BoT, BTp e CcT / Il calcolo della convenienza
Prezzi d'acquisto bassi ma rendimenti ridotti

Ibuoni ordinari del Tesoro e i titoli di Stato, in passato la forma di investimento preferita dalla maggior parte dei piccoli risparmiatori, sono caratterizzati da costi di acquisto e gestione contenuti.
Il rendimento. Va anche detto, tuttavia, che i rendimenti sono sicuri ma inferiori a quelli potenzialmente ottenibili acquistando azioni.
Dossier titoli. Innanzitutto occorre aprire un dossier titoli se il conto corrente non lo prevede già a fronte di commissioni semestrali quasi standardizzate dato che per un grande numero di banche sono di 10 euro ogni semestre.
Le eccezioni però non mancano anche all'interno dello stesso istituto di credito: Banca Intesa, ad esempio, prevede quale standard zero commissioni a fronte di depositi fino a 5.500 euro e dieci euro oltre tale soglia, ma sempre dieci euro per i titolari di Conto Intesa.
Commissioni sull'acquisto. Inoltre al momento dell'acquisto si pagano commissioni in percentuale sul valore dell'investimento (variabili da 0,1 a 0,5%) con l'applicazione di minimi (in genere da 5 a 10 euro) ed eventuali diritti fissi (anche in questo caso di solito inferiori ai 10 euro).
La convenienza. Si tratta di valori non particolarmente rilevanti, ma se si considera che i rendimenti dei titoli di Stato attualmente non sono elevati, chi per far fruttare i propri risparmi pensa a tale soluzione deve fare bene i conti.
Altrimenti contribuirà all'aumento della redditività della propria banca ma al termine dell'operazione non si troverà molto più "ricco" di prima.

Fondi comuni
Patti chiari con i «no load»
È una tipologia che non ha commissioni aggiuntive
L' investimento in quote di fondi comuni è particolarmente semplice e adatto anche a chi non ha particolare dimestichezza con questo settore. Infatti la scelta tra le varie tipologie (liquidità, obbligazionari, azionari) è semplificata dalla classificazione adottata da tutti i gestori, mentre non ci si deve preoccupare di tasse da pagare in caso di guadagno poiché questo obbligo è già stato assolto dal fondo stesso.
Performance e spese. Però, occorre fare attenzione perché la performance ottenuta dal fondo (quindi il potenziale guadagno o l'eventuale perdita per il risparmiatore) così come pubblicata anche sui quotidiani non è sempre comprensiva di tutte le spese. In genere occorre fare i conti anche con altre voci di costo quali le commissioni di entrata, di uscita, di switch ed eventuali altri diritti fissi.
Molti fondi comuni in effetti sono di tipo no load, non prevedono quindi alcuna commissione aggiuntiva a carico del sottoscrittore. Altri, invece, comportano una commissione in entrata e/o in uscita che può essere fissa (da meno di un euro a più di dieci) o variare in relazione all'investimento effettuato (fino al 5%).
Occorre fare attenzione anche se si sceglie un pac, dato che la commissione può essere applicata su ogni singolo versamento e, se l'importo di quest'ultimo, è limitato la commissione può erodere gran parte del guadagno. Per esempio se su una sottoscrizione di 100 euro si paga una commissione di 2 euro, ipotizzando un rendimento del 2% all'anno (calcolato senza tener conto di tali costi aggiuntivi) che è abbastanza comune per un fondo di liquidità, non si ottiene alcun beneficio perché la commissione di sottoscrizione annulla il guadagno. In altri casi la commissione può essere prevista all'uscita dall'investimento.
I fondi della famiglia "Sistema investire" di Bnl per esempio prevedono una commissione che decresce con il tempo: se si vendono le quote entro 12 mesi è pari al 3%, che diventa il 2% tra 12 e 24 mesi e l'1% tra 24 e 36 mesi, mentre dopo non è più prevista. Tale sistema premia quindi chi ha un orizzonte temporale lungo (come in effetti dovrebbe avvenire con i fondi) e, pur senza rinunciare a investire non effettua switch.
Switch e terminologia. Con tale termine si indica il passaggio diretto da un fondo a un altro. Anche in questo caso possono essere previste delle commissioni da non trascurare per calcolare prima di modificare la propria strategia.
Occorre fare attenzione anche ai diversi nomi con cui vengono chiamate le commissioni: per esempio i fondi di Bpm Gestioni non prevedono commissioni di sottoscrizione e rimborso ma un diritto fisso pari a 12 euro per ogni versamento, anche in caso di switch.

Azioni / Il «carico»
Su ogni transazione si versa una quota
N el caso si decida di investire in azioni, è ancora più compli cato riuscire a calcolare tutte le voci di costo per valutare l'effettiva convenienza di un'operazione.U Dossier titoli.Inprimoluogosi sarà chiamati ad aprire un dossier tito li, che nella migliore delle ipotesi co sta 25,86 euro all'anno, cioè la sola imposta di bollo come previsto per esempio da Fineco.U Nella maggior parte dei casi, però, si applicano i diritti di custodia che in genere variano da 10 a più di 100 euro ogni semestre in relazione alla tipologia e alla quantità di titoli acqui stati e venduti (le azioni estere di soli to sono nettamente più costose di quel le italiane, ma non per il Banco di Sicilia che non fa differenze) e non si deve dimenticare che tali commissio ni si pagano interamente anche se i titoli sono stati conservati per poche settimane o giorni.U Commissioni sulle transazioni.U Per ogni transazione eseguita, inol tre, sono previste delle commissioni in percentuale (da 0,5 a 0,8% circa) o fisse sull’importo in questione. Se poi si acquistano azioni con l’obiettivo di incassare un dividendo particolarmente interessante (sul mercato italiano vi sono numerose opportunità
di questo tipo) al momento dell’accredito della cedola si potrebbe essere gravati di un’ulteriore commissione: il Banco popolare di Verona e Novara per esempio prevede un fisso di 1,54 euro per ogni dividendo. l Fisco. Infine non bisogna dimenticare il fisco, che fa sentire il suo peso: sia nel caso di dividendi che di capital gain (il guadagno ottenuto dalla differenza tra prezzo di acquisto e di vendita) la banca trattiene il 12,5% che poi gira al Fisco (a dire il vero vi sono altre modalità di gestione dei profitti ma questa è quella più semplice e più diffusa tra i piccoli investitori). Comunicazioni e diritto fisso. A tutto ciò va aggiunta l’eventuale commissione per l’invio al cliente delle comunicazioni riguardanti le operazioni effettuate dalla banca e un "diritto fisso" applicato dall’istituto di credito per ogni transazione eseguita.http://www.assinews.it/rassegna/arti...e030105co.html
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