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Assicurazioni danni per maremoto
Maremoto: gli assicuratori si aspettano pesanti danni finanziari
28/12/2004 La disastrosa alta marea che ha devastato domenica il sud est asiatico porterà con sé ingenti danni finanziari. Nelle regioni interessate la gran parte delle infrastrutture (come strade edifici e mezzi di trasporto) è stata spazzata via o gravemente danneggiata. La catastrofe è sopraggiunta inoltre nella stagione preferita per le ferie. E per molte regioni il turismo è il settore trainante dell'economia. 10000 autoctoni e turisti sono stati costretti ad evacuare. Gli operatori turistici stanno organizzando i rimborsi ed disdicono le prenotazioni. Le compagnie di assicurazione nell'occhio del ciclone cominciano ad affrontare il problema dei risarcimenti. Per una parte sono coinvolti riassicuratori come la Münchener Rück e la Swiss Re. Entrambe hanno detto domenica che è ancora troppo presto per effettuare delle stime precise dei danni globali e per calcolare la quota che verrebbe presa in considerazione. Dalle poche informazioni pervenute risulta che la somma dovrebbe essere minore rispetto a quella stanziata per l'uragano in Florida. La costruzione di abitazioni - anche nei centri turistici - è sempre rada e per lo più facile da eseguire. Ecco perché non ci sono molti edifici assicurati. "In queste aree non ci sono moltissimi maestosi complessi alberghieri come in Florida" ha affermato un portavoce della Münchener Rück. Sono stati coinvolti da questo disastro anche molti turisti. La Tailandia l'Indonesia la Malaysia lo Sri Lanka e le Maldive sono infatti sia nella stagione invernale che durante le vacanze natalizie i luoghi preferiti dai turisti europei, e quest'anno sono state particolarmente gettonate. Le catastrofi che colpiscono i luoghi di vacanza hanno portato in passato ad uno stallo nelle prenotazioni turistiche. Si ricordino il caso di Bali e quello dell'epidemia in Asia, che avevano generato numerose perdite di turisti in quelle regioni. Il complesso turistico si sta preparando allo stato maggiore di crisi. Gli organizzatori disdicono tutti i viaggi nei posti colpiti fino a martedì e consigliano ai clienti di rimandare al prossimo anno il soggiorno gratuito o di cambiare destinazione. Alcuni aerei voleranno in queste zone per recuperare i vacanzieri. Ci vorrà del tempo per delle stime esatte dei danni. Le stesse capienze negli hotel posseggono difficilmente le offerte di viaggio tedesche in Asia. L'assicurazione ha da tempo a che fare con i rischi che sono legati allo Tsunami. "L'ultimo fatto ha sottolineato ancor di più la necessità di aver più sistemi preventivi di previsione" ha detto un portavoce della Münchener Rück. Già prima della grande ondata di domenica la Swiss Re aveva stimato che nel 2004 i danni da catastrofe erano ammontati a 105 miliardi di dollari (42 assorbiti dal settore assicurativo) in tutto il mondo, e aveva definito l'anno che si sta per chiudere (nel peggiore dei modi) come il più catastrofico del secolo. L'India è perlopiù costellata di impianti industriali ed elettrici e vi è anche una reattore nucleare nello stato di Tamil Nadu. Secondo alcune indiscrezioni il reattore potrebbe essere disinserito. Ieri i titoli assicurativi hanno risentito di quanto accaduto: Munich Re è scesa del 1,7% e Swiss Re dell'1,8 per cento. Axa ha lasciato sul terreno lo 0,82%, mentre Allianz appena lo 0,37% e Generali è rimasta invece invariata a 24,95 euro. Il gruppo triestino ha detto ieri di non prevedere impatti significativi delle catastrofi naturali nel sud est asiatico sui suoi conti. http://www2.assinews.it:8080/testi/t...281204tec.html |
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«Danni da 100 milioni per i tour operator»
Parla Giuseppe Boscoscuro, presidente dell'Astoi: «I pacchetti dell'area assicurano importanti margini alle aziende» MILANO • «La situazione è drammatica, il terremoto e maremoto nel Sud-Est asiatico, con il suo pesante carico di vittime e di distruzioni hanno dato una batosta terribile al turismo italiano, proprio nell'anno in cui i tour operator hanno sofferto una pesante flessione del fatturato sul mercato domestico in estate, seguita da un marcato calo dei viaggi nell'area del Mar Rosso nel periodo autunno-inverno. Credo che per i bilanci delle aziende turistiche ci sia già un “buco” di un centinaio di milioni di euro, ma bisogna ora veder come reagiranno i consumatori, intanto le imprese stanno comunque cercando di reagire». Queste le prime valutazioni di Giuseppe Boscoscuro, presidente dell'Astoi, l'Associazione dei tour operator. • Qual è lo scenario in questo momento? Sono state colpite le aree più ricche dal punto di vista turistico. Le Maldive sono molto importanti per gli operatori italiani, un po' tutti i principali gruppi hanno investito nell'arcipelago. Sono circa 140mila gli italiani che si recano alle Maldive ogni anno con 12 voli a settimana. Tre strutture ricettive sono state messe fuori uso, le altre hanno subito danni più leggeri. C'è un blocco dei voli interni. Ci vorrà un po' di tempo per tornare alla normalità. Credo che la perdita sia intorno ai 10mila turisti considerando le partenze programmate per gennaio. Temo però che i timori dei consumatori si faranno sentire per parecchio tempo e che, quindi, il flusso turistico verso le Maldive impiegherà parecchio prima di tornare alla normalità. Che valutazioni dare delle altre destinazioni colpite? In Thailandia si recano circa 100mila italiani l'anno e Phuket è una destinazione chiave, colpita in maniera massiccia. Forse è l'area che, sotto il profilo del business soffrirà di più. Un po' meno Sri Lanka, Indonesia e India del Sud, che assorbono altri 100mila italiani circa l'anno. Quanto valgono le partenze di fine anno per i tour operator? Il giro d'affari complessivo si aggira sui 4,6 miliardi e il 2004 è stato un anno difficile. C'è stata una perdita massiccia sull'offerta italiana a causa della stagnazione economica interna e di una politica di prezzi che è risultata alta rispetto alla domanda. Invece i pacchetti turistici nell'area delle Maldive, ad esempio, sono sempre ben gettonati dalla fascia medio-alta del mercato. Si tratta di pacchetti con margini remunerativi per le aziende turistiche, risorse fresche in grado di bilanciare le perdite o i bassi margini su altri segmenti di offerta. I viaggi di fine anno costituiscono circa un terzo dell'attività, ma la cosa importante è che sono un po' il trampolino di lancio della stagione. I tour operator dall'11 settembre in poi stanno soffrendo parecchio e alcuni gruppi, di rilievo internazionale peraltro, sono oggi in ristrutturazione. Con la situazione di oggi i conti partono con un pesante handicap, un –30% di fatturato almeno che si farà sentire in fase di impostazione del 2005. I tour operator chiudono in genere i bilanci a fine ottobre, l'inverno è già parte del bilancio del prossimo anno. Insomma siamo partiti proprio con il pesante fardello. Il Sud-Est asiatico rappresenta nel complesso un volume d'affari tra 800 milioni e un miliardo di euro l'anno, con margini di elevato interesse per gli operatori. Il movimento globale è costituito da 400mila persone circa. Ci saranno tensioni sul fronte dell'indebitamento? Credo di sì. Tra l'altro tra Maldive e Thailandia tutti i grossi operatori sono coinvolti. La pressione sui margini sarà decisamente pesante. I clienti che rinunciano saranno rimborsati? I pacchetti turistici sono coperti da assicurazione e siccome la Farnesina ha ufficialmente sconsigliato le partenze sono scattate le coperture. Inoltre anche i voli di rimpatrio sono garantiti dal Governo che ha requisito gli aerei. Temiamo però un effetto domino sulle altre destinazioni e forse in prospettiva anche un sovraffollamento su destinazioni alternative, come l'area caraibica, dove le imprese italiane hanno investito ma arriveranno molti più inglesi, francesi, tedeschi e americani.http://www.assinews.it/rassegna/arti...e281204da.html |
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Un colpo molto duro ma l'economia resiste
Danni al turismo mentre industrie, porti e impianti estrattivi di gas e petrolio non hanno subìto conseguenze DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PECHINO • Quanto costerà ai Paesi colpiti dall'onda assassina, che domenica ha spazzato l'Oceano Indiano da Sumatra alle coste della Somalia, riparare i danni causati dal cataclisma? Troppo presto per azzardare una stima, anche perché nessuno può escludere che nei prossimi giorni un nuovo tsunami torni a seminare lutti e devastazioni nell'Asia meridionale. Purtroppo, allo stato delle cose, c'è una sola certezza: il danno economico provocato dal peggiore terremoto degli ultimi quarant'anni sarà senza dubbio inferiore a quello umano, che continua a lievitare di ora ora assumendo dimensioni apocalittiche. A una prima valutazione molto sommaria, l'impatto del maremoto sulle economie delle nazioni più colpite dalla calamità appare limitato. Per due motivi. O perché si tratta di aree già molto depresse, dove l'onda anomala aveva poco da portarsi via, se non la vita della povera gente. Oppure perché, per quanto devastante e invasivo (ad Aceh, l'isola indonesiana vicina all'epicentro, l'acqua è penetrata per quasi sei chilometri nell'entroterra), lo tsunami ha prodotto la maggior parte del suo effetto distruttivo in prossimità delle coste dove solitamente la presenza degli insediamenti industriali è scarsa. L'altra notizia confortante è che, sempre stando alle prime ricostruzioni, il maremoto non avrebbe arrecato danni di rilievo né alle imbarcazioni mercantili, né ai grandi porti della regione. Anche gli impianti per l'estrazione di petrolio e gas naturale di Sumatra non hanno subìto conseguenze, nonostante la loro prossimità con l'epicentro del sisma sottomarino che ha generato la gigantesca colonna d'acqua. «Ovunque, nell'enorme area colpita dal disastro, non sembrano esserci state particolari conseguenze per le industrie manifatturiere locali e neppure • per le principali infrastrutture commerciali. Per questa ragione, il quadro macroeconomico dei singoli Paesi, per ora, a nostro avviso resta invariato», spiega Song Seng Wun, economista di Gk Goh Research a Singapore. «Nonostante la portata tragica dell'evento, non ci sembra il caso di rivedere le nostre stime di crescita economica per le singole nazioni colpite dalla calamità», aggiunge Lian Chia Liang di Jp Morgan Chase. Ciò detto, però, qualcuno dovrà pur pagare il conto per le devastazioni prodotte domenica dallo tsunami asiatico. Quel qualcuno è sicuramente l'industria turistica dei Paesi sconvolti dall'onda anomala. In particolare, quella delle due nazioni maggiormente flagellate dal maremoto, e cioè Thailandia e Sri Lanka. Quest'ultima, grazie all'accordo di cessate il fuoco raggiunto tra il Governo di Colombo e i ribelli Tamil, nel 2003 era riuscita ad attirare oltre 500mila turisti, con l'obiettivo di raddoppiarli entro il 2010. Dopo il disastro di domenica, è evidente che queste stime dovranno essere riviste al ribasso. Perché molte strutture turistiche sono state spazzate via dalla violenza dell'acqua; e perché le immagini di morte portate in tutto il mondo dalla televisione avranno certamente un impatto psicologico negativo. Ciò rappresenta un duro colpo per un Paese che a partire dal prossimo 1 gennaio rischia tra l'altro di veder spazzata via la propria industria tessile a causa della fine dell'Accordo Multifibre. Anche in Thailandia il turismo è una cosa seria. Lo dimostra il fatto che ogni anno nel Paese arrivano 12 milioni di persone, e che l'industria turistica contribuisce per ben il 6% alla formazione del prodotto interno lordo. Purtroppo, lo tsunami ha colpito duro proprio una delle mete nazionali più famose come Phuket, e per di più nel cuore dell'alta stagione thailandese, cioè tra dicembre e febbraio quando nel Paese arrivano circa il 35% del totale dei turisti dell'anno intero. L'unica consolazione, dicono gli esperti, è che le strutture turistiche danneggiate dal maremoto erano in gran parte molto semplici (comprese quelle di lusso). E quindi, una volta superato lo shock, non ci vorrà molto tempo per ricostruirle. I più ottimisti pensano addirittura che entro la prossima estate la gran parte di ciò che è andato distrutto sarà di nuovo in piedi. E i clienti non mancheranno di certo: proprio in Asia, l'esperienza dell'epidemia Sars ha già dimostrato che il mondo di oggi "metabolizza" in fretta anche i traumi psicologici più terribili.http://www.assinews.it/rassegna/arti...281204da2.html |
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Le assicurazioni incassano il colpo
Nelle prime stime risarcimenti contenuti a 1-5 miliardi di dollari MILANO • I maremoti in Asia hanno soltanto sfiorato il mercato assicurativo mondiale. In quello che è stato classificato come il più grave terremoto avvenuto in quell'area negli ultimi 40 anni, le prime stime sui danni che le compagnie potrebbero risarcire — elaborate da analisti del settore sono state divulgate ieri dall'agenzia Apcom — si attestano tra gli 1 e i 5 miliardi di dollari. Molto inferiori, pertanto, ai 20 miliardi di dollari che nella scorsa estate hanno appesantito i bilanci degli assicuratori in seguito agli uragani in Florida e nei Caraibi. L'impatto più contenuto si spiega soprattutto con la minore copertura assicurativa che caratterizza i paesi asiatici devastati dalle onde anomale dello tsunami. A fronte di un montepremi assicurativo procapite che in Usa è di 3.638 dollari, in Indonesia — per fare un esempio di uno dei Paesi più colpiti dal maremoto — è di appena 14 dollari. Si spiega così come nell'anno record delle catastrofi naturali — a metà dicembre avevano raggiunto un ammontare di circa 105 miliardi di dollari, secondo una stima di Swiss Re — il settore assicurativo ha assorbito meno della metà del loro impatto, per circa 42 miliardi. Ieri i mercati azionari mondiali hanno recepito queste limitate conseguenze con una discesa molto selettiva dei titoli assicurativi concentrata soprattutto nella riassicurazione. Munich Re è scesa del 1,7% e Swiss Re dell'1,8 per cento. Axa ha lasciato sul terreno lo 0,82% ma Allianz appena lo 0,37% mentre Generali è rimasta addirittura invariata a 24,95 euro. Il gruppo triestino, attraverso un suo portavoce, ha detto ieri di non prevedere «impatti significativi» delle catastrofi naturali nel sud est asiatico sui suoi conti. Recentemente il Leone triestino ha esteso le sue attività anche in Tailandia ma per il 2004 il suo portafoglio danni non dovrebbe superare la modesta somma di 3 milioni di euro. Per quanto riguarda, più in particolare, il mercato assicurativo nazionale i problemi più delicati riguardano soprattutto i possibili risarcimenti collegati alle polizze viaggi. L'attività dei tour operator è assistita da una copertura obbligatoria (istituita con il decreto legislativo n.111 del 1995) per i rischi della responsabilità civile. Nelle sue formule base, però, la copertura non scatta nel caso di catastrofi naturali. Nulla esclude che un singolo operatore possa richiedere la estensione delle garanzie ma di solito non avviene per non aumentare significativamente il costo dei pacchetti turistici. Mondial Assistance (gruppo Allianz) è una delle compagnie maggiormente presenti in questo mercato ed è coinvolto in prima persona nei maremoti di questi giorni. Un turista italiano morto in Tailandia oltre a due dispersi e 7 feriti (tra Maldive e Sri Lanka) erano coperti dalle sue polizze sottoscritte da tour operator nazionali. Nel caso specifico i contratti non includevano l'eventualità di catastrofi naturali. Nonostante ciò — assicurano i responsabili della compagnia — i suoi uffici operativi stanno ugualmente collaborando con il ministero degli Esteri e le ambasciate delle località colpite per assicurare assistenza ai turisti in difficoltà. Nell'immediato, comunque, la problematica più rilevante che il mercato assicurativo e quello turistico debbono gestire riguarda la cancellazione dei viaggi imposta dalla emergenza di questi giorni o dal rimpatrio anticipato dei turisti già partiti. Nel primo caso — fanno presente fonti assicurative — non dovrebbero scattare penali di sorta a carico di clienti o tour operator e, qualora non dovessero essere accettate destinazioni turistiche alternative, il rimborso delle somme già pagate dovrebbe essere scontato. Così come accadde, peraltro, tre anni fa dopo gli attentati terroristici a Manhattan. Per quanto riguarda i rimpatri anticipati una soluzione potrebbe forse giungere dal "Fondo di garanzie" istituito con la stessa legge del '95 (è finanziato dallo 0,5% dei premi obbligatori pagati dai tour operator) ed attivabile anche per «fornire una immediata disponibilità economica in caso di rientro forzato di turisti da paesi extracomunitari in occasione di emergenze, imputabili o meno dal comportamento dell'organizzatore». Resistono turismo e compagnie aeree Persino i titoli di società giapponesi e coreane, le cui attività sono concentrate nell'area colpita dal sisma, hanno sacrificato tra il 2 e il 3%: compagnie di viaggio giapponesi, come His e Kinki Nippon Tourist, sono scese rispettivamente del 3,2 e del 2,3% e a Seoul Hana Tour s'è vista limare lo 0,9%. Più o meno quanto MILANO • I danni alle attività turistiche nelle zone colpite dal maremoto sembrano destinati a farsi sentire nel lungo periodo. Quelli delle società occidentali del settore appaiono invece piuttosto limitati. Perdite medie attorno all'1%, come hanno decretato ieri i mercati per i titoli delle agenzie turistiche quotate, lasciano intendere conseguenze piuttosto contenute per gli operatori occidentali. Può darsi che gli investitori abbiano ieri sottostimato i potenziali rischi, se le azioni della francese Accor, che possiede 210 hotel e resort nel Far Est, hanno perso appena l'1,1%. Il Club Méditerranée ha precisato che i suoi due villaggi (alle Maldive e a Phuket) hanno subito danni, ma tutto è coperto da assicurazione: persino le perdite operative che ne conseguiranno. Un calo dell'1,4% è dunque stato ritenuto più che adeguato dalla Borsa di Parigi. E la tedesca Tui — uno dei maggiori operatori turistici in Europa — ha perso l'1,1%: da quell'area, hanno dichiarato gli amministratori, arriva appena l'1% dei suoi ricavi. • ha perso l'italiana i Grandi Viaggi (-0,5%) che ha, in affitto, un villaggio alle Maldive. Perdite più sensibili (-1,7%) le hanno segnate I Viaggi del Ventaglio: ma in questo caso è più probabile che sia stato il deludente esito dell'aumento di capitale (sottoscritto per poco più della metà) a provocare le vendite. Ancora più trascurabili le conseguenze sui tour operator statunitensi i quali, alla pari delle compagnie assicuratrici Usa, hanno relativamente pochi interessi in quell'area. Limitati i danni per le compagnie aeree. Singapore Airlines, una delle più attive nel Sud Est Asiatico, ha sacrificato il 2,6 per cento. Korean Air è scesa del 2,5% e China Airlines solo dello 0,6%. Lufthansa (-0,57%), che oltre a controllare alcune piccole compagnie asiatiche ha una partecipazione nella Thomas Cook, è stata addirittura meno penalizzata di Air France (-0,7%). In ogni caso, il settore è stato bersaglio di generalizzati realizzi, indipendentemente dalle conseguenze del sisma, visto che anche una compagnia non interessata a quelle rotte, come Ryanair, ha perso lo 0,4%. Tra i pochi titoli veramente colpiti, la svedese Ticket Travel Group, le cui azioni sono cadute del 5,9%. Per la piccola società era proprio Phuket la principale destinazione.http://www.assinews.it/rassegna/arti...281204da3.html |
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Gli analisti stimano il costo tra 1 e 5 miliardi di dollari contro 20 miliardi per gli uragani caraibici
Pochi assicurati nelle aree colpite per le compagnie il danno è limitato La spesa media assicurativa pro-capite è di 14,5 dollari contro i 3.638 negli Usa I titoli del settore tengono in borsa. Lieve flessione per le società asiatiche ed europee ETTORE LIVINI MILANO - La catastrofe del Golfo del Bengala è un disastro di Serie B nelle ciniche graduatorie delle assicurazioni mondiali. I costi a carico delle grandi compagnie, infatti, secondo le prime stime molto provvisorie degli analisti, oscilleranno tra 1 e 5 miliardi di dollari. Pochi spiccioli rispetto ai 20 miliardi di danni ai bilanci del settore causati dai quattro uragani caraibici dello scorso autunno. Le ragioni di un conto così sproporzionato rispetto alle dimensioni della tragedia sono due: la prima, semplice, è che ben poca gente nell´area interessata dal maremoto è assicurata. La spesa media annua pro-capite per le polizze in Indonesia, il più avanzato dei paesi travolti dallo Tsunami, è di 14,5 dollari contro i 3.638 degli Usa. La seconda è che il costo del lavoro nell´area è molto basso e così anche le spese per la ricostruzione saranno relativamente ridotte. Non a caso ieri i titoli del settore hanno tremato un po´ in apertura degli scambi per poi recuperare parte del terreno perduto e chiudere solo con lievi cali. Molto meglio, ad esempio, delle azioni del settore hi-tech. Le compagnie più esposte sarebbero comunque quelle europee e asiatiche mentre per i big Usa le potenziali ricadute dovrebbero essere minime. Raramente del resto la triste contabilità delle vittime in questi casi coincide con i passivi delle grande assicurazioni: il 2004, ad esempio, andrà agli annali come l´anno più nero (finanziariamente parlando) per il settore. I danni economici causati dai "disastri per cause naturali" secondo la Swiss Re hanno superato per la prima volta la barriera dei 100 miliardi di dollari di cui 42 a carico delle compagnie, confermando l´escalation (molti sostengono legata al riscaldamento della terra) partita a inizio anni '90. Solo una minima parte di questa cifra però è generata dalle catastrofi nei paesi in via di sviluppo che pure da soli hanno sofferto quasi la metà dei 21mila morti in queste tragedie (esclusa quella del Golfo del Bengala). E nella classifica dei 10 più costosi drammi naturali della storia guidata con 21 miliardi di dollari dall´uragano Andrew del 1992 ? nessuno riguarda il terzo mondo. Lo stesso Tsunami di questi giorni, nella più costosa delle ipotesi degli analisti, verrebbe nella graduatoria del 2004 dietro l´uragano Charley (7 miliardi) e dei suoi "colleghi" Ivan (11) e Frances (5,5) e appena davanti al tifone Songda che ha devastato le coste giapponesi. Gli stessi Lloyd´s, del resto, hanno minimizzato ieri gli effetti del maremoto: «Abbiamo un´esposizione nell´area limitata», ha detto un portavoce del più grosso riassicuratore del mondo. Tanto che ieri la maggior preoccupazione nel quartier generale di Londra, non era legata alla sorte dei conti del gruppo, ma a quella del presidente Lord Levene, in vacanza sulla costa occidentale della Malesia. Scampato miracolosamente - si è saputo in serata - all´onda anomala del Golfo del Bengala.http://www.assinews.it/rassegna/arti...p281204da.html Parla Martin Rees, astrofisico, autore di un libro sui rischi di autodistruzione dell´umanità I danni globali superano i 100 miliardi di dollari Le calamità naturali sono sempre accadute ma oggi ci sono più vittime per la maggior densità di popolazione ROMA - Il progresso parlando di disastri naturali, assume un volto bifronte. È benigno quando significa case antisismiche e tecnologie di comunicazione per diffondere l´allarme alla svelta. Ma può essere patrigno quando favorisce catastrofi nuove e insidiose epidemie, come sempre più spesso capita. Il professor Martin Rees, docente di astrofisica al Trinity College di Cambridge e autore de "Il secolo finale. Perché l´umanità rischia di autodistruggersi nei prossimi cento anni" (Mondadori), è più sensibile alla seconda faccia della medaglia. Accadono disastri peggiori che in passato? «Le catastrofi naturali sono sempre accadute a intervalli più o meno regolari, ma le conseguenze sono adesso spesso più gravi perché avvengono in zone ad alta densità di popolazione. E in termini di vite umane il bilancio finisce per essere peggiore». Si poteva gestire meglio questo maremoto? «La possibilità di prevenire i terremoti è quasi inesistente, ma questo sisma avrebbe potuto provocare meno morti se fosse stato affrontato meglio perché ci sono volute 2-3 ore per raggiungere alcuni dei posti colpiti. Se si fossero avvertite più tempestivamente le popolazioni di alcune zone, dopo che si è creata la prima onda, sarebbe stato possibile forse evacuarle e salvare molte vite. Le onde avanzavano a 500 chilometri all´ora ma certe località erano a 2500 chilometri di distanza: si potevano avvisare. Magari nei prossimi anni riusciranno a mettere a punto un sistema di comunicazione migliore». Lei è molto critico, nel suo libro, sugli effetti collaterali della tecnologia. «La scienza può offrire grandi opportunità e al tempo stesso creare grandi rischi: è successo per quella nucleare, poi per quella biotecnologica e informatica. Le tematiche del riscaldamento del pianeta, degli organismi geneticamente modificati, delle ricerche sulle cellule staminali sono solo alcuni dei dilemmi etici di questi anni. E oggi poche persone con mezzi limitati possono sviluppare virus letali con la facilità con cui si fabbricano quelli per computer». Il progresso non offre anche strumenti di difesa più efficaci contro la furia della natura? «Certo. Gli edifici attuali sono molto migliori di quelli antichi e lo stesso terremoto che in Iran fa decine di migliaia di morti, in Giappone viene assorbito molto meglio per la qualità edilizia dei suoi palazzi. E se non si arriverà a predire i terremoti di certo ci sarà un allarme precoce per i maremoti. Non ci si può illudere però che la salvezza arrivi dalla tecnica. Le decisioni importanti che possono incidere sul futuro del pianeta devono essere prese senza pensare solo alle prossime elezioni, ma a una prospettiva più lunga». (r. sta.) http://www.assinews.it/rassegna/arti...281204da3.html |
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Insurance experts play down financial losses
The world's leading reinsurers yesterday played down the likely financial losses of the weekend's devastating series of tsunamis because the afflicted areas are under-developed and do not have exposure to the international insurance market. Most said that, unlike the hurricanes that hit the US and Caribbean earlier in the year, their exposure was limited to luxury resorts and to losses incurred by western travellers. But one expert counselled that total insured losses could still reach several billion dollars. Swiss Re, the world's second-largest reinsurer, said yesterday it was too early to give detailed damage estimates. Serge Tröber, deputy head of Swiss Re's natural disasters department, said that the financial repercussions would probably be lower than those from the unusually severe hurricane season in the southern US. "The region that's affected is very big so we have to check country by country what the situation is," Mr Tröber said. "I would assume, however, that the overall dimension of insured damages is below the storm damages in the US." Four hurricanes in August and September caused $27bn (€20bn, £14bn) worth of insured damages, Swiss Re estimated this month. Mr Tröber implied that total losses arising from the tsunamis could still be substantial - up to $9bn. "I would be surprised if it were to be in the double-digit billions in terms of insured damages," he said. Lloyd's of London said it expected its exposure to the weekend tsunamis to be limited to "holiday resorts, personal accident, travel insurance and marine risks". In Germany, Hannover Re, the world's fourth-largest re-insurer, said its losses should be in the "low double-digit" millions of euros. "We have a disaster budget for this kind of thing and the figures from Asia are not so high that it means we will exceed it," it said. A US-based insurance industry analyst said the affected countries traditionally had less insurance than their western peers. "Most of the countries like Indonesia, Sri Lanka or the Maldives do not usually buy insurance for those kinds of disasters," he said. "There will be some exposure, but it's not likely to be meaningful." Reporting by Haig Simonian in Zurich, Richard Milne in Frankfurt and Mike Morgan and James Drummond in Londonhttp://www.assinews.it/rassegna/articoli/ft281204lo.html |
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Terremoti a grappolo? Niente paura
RISCHI GEOLOGICI • Parla Piero Manetti, direttore dell'Istituto di Geoscienze del Cnr di Pisa ROMA • Se avviene un terremoto da un'altra parte del globo, di certo non è collegato con il terremotomaremoto del Sud-Est asiatico. Non esistono prove scientifiche dei cosiddetti terremoti "a grappolo". Sullo smisurato scossone che il globo ha subito, gli esperti stanno raccogliendo una miriade di dati, grazie a osservazioni che fino a dieci-venti anni fa erano tecnicamente impossibili. Ma tutto questo non significa che le conseguenze planetarie del sisma asiatico saranno diverse da quelle prodotte dagli altri apocalittici terremoti del passato. È l'opinione di uno dei maggiori geologi italiani, il professor Piero Manetti, direttore dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del Cnr di Pisa e professore di petrografia (la scienza delle rocce) all'Università di Firenze. Manetti è tra i pochi scienziati ad aver studiato direttamente l' "arco vulcanico", cioè la corona di isole che comprende Giava, Sumatra, le Nicobare e le Andamane. In altri termini, il centro dell'area critica in cui si è sviluppato il terremotomaremoto. Che cosa pensa dell'ipotesi formulata dall'americano Kerry Sieh del Caltech, circa il rischio di terremoti "a grappolo" che potrebbero scatenarsi in varie zone del pianeta? Normalmente, quando si producono questi grandi eventi sismici, gli effetti restano localizzati nella zona; Un terremoto-maremoto nell'Oceano Indiano non propaga i suoi effetti in altre parti del globo. La placca indo-australiana s'infila sotto la placca eurasiatica, e il fenomeno avviene molto lentamente. Il lembo della placca eurasiatica, che scorre sopra, s'innalza e si deforma. Questo è un processo di lungo periodo. Poi, a un certo punto, il lembo sovrastante supera il limite di rottura e la compressione provoca fratture. Ecco il terremoto del 26 dicembre, che avrà delle "code" e basta. Solo in un caso molto raro l'energia sviluppata potrebbe innescare ulteriori spaccature in altre zone limitrofe che stanno per fratturarsi. Non certo nel Mediterraneo. Come prova della tesi dei terremoti "a grappolo", Kerry Sieh cita il sisma di 8,1 gradi della scala Richter registrato giovedì 23 dicembre tra l'Australia e l'Antartide. Ma quello è un terremoto completamente diverso. Tra l'Australia e l'Antartide, s'innalza dal fondo oceanico una dorsale, cioè una specie di catena montuosa formata da magma. Quindi lì l'energia si sprigiona per espansione; da Sumatra è partito invece un terremoto maremoto dacompressione. È accertato che, per effetto del maremoto, l'isola di Sumatra si sia spostata di oltre 30 metri verso sud-ovest? Il fenomeno è stato dedotto sulla base delle onde sismiche; non bisognerà verificarlo con i satelliti? È normale che, quando avviene un terremoto, si formino scarpate di faglia, avvengano cioè degli spostamenti. Possono essere verticali oppure orizzontali; ma sono sempre proporzionali all'intensità del terremoto. Questa è la regola. Ad ogni modo, le osservazioni satellitari per mezzo del Gps saranno esaurienti. In Armenia, sono state misurate scarpate di quindici metri. Ci sono antiche città di epoca precristiana con mura visibilmente spostate. La scarpata di Sumatra è più del doppio, ma come conseguenza di uno dei terremoti più intensi mai registrati. Per un sisma che ha coinvolto un arco di mille chilometri, trenta metri sono molto plausibili. L'asse di rotazione terrestre che, a causa di questo sconvolgimento, si sposta di cinque-sei centimetri, quali effetti potrà avere? Prima di tutto bisognerà appurare se è permanente o temporaneo. È chiaro che uno scrollone come quello di domenica non poteva non far oscillare l'asse della Terra. Ma, come è avvenuto dopo gli altri, durissimi, terremoti del passato, il globo si riequilibrerà. La massa totale del pianeta è di molti ordini di grandezza superiore alle masse che si sono spostate a causa del terremoto nel Sud-est asiatico. I terremoti profondi non vengono neanche avvertiti; quelli distruttivi si verificano sulla superficie della Terra. Un blocco di crosta terrestre, che si spacca e si sposta lungo mille chilometri, provoca certamente uno squilibrio. Che però viene superato, e l'asse della Terra ritorna alla sua posizione normale. Uno scienziato russo, Alexsandr Ponomariov, vice direttore dell'Istituto di Fisica Terrestre di Mosca, sostiene che il maremoto dell'Oceano Indiano potrebbe essere la conseguenza di un cambiamento della velocità di rotazione della Terra. È credibile questa ipotesi? Il disastroso maremoto del 26 dicembre si spiega pienamente con le conoscenze che già abbiamo. È avvenuto sui "limiti di placca", in una zona in cui terremoti e maremoti sono molto frequenti. Insomma i sismi si producono nelle aree ad alta sismicità. Una causa diversa mi sembra non proponibile. Se il professore russo ha dati a sostegno della sua ipotesi, li esponga alla comunità scientifica internazionale.http://www.assinews.it/rassegna/arti...e291204te.html |
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«Danni per 10 miliardi di euro»
La stima di Munich Re, primo gruppo di riassicurazione al mondo MILANO • Lo tsunami che ha colpito il Sud est asiatico ha causato danni superiori ai 10 miliardi di euro. La stima è di un esperto di rischi di Munich Re, il più grande gruppo di riassicurazione del mondo. Gerhard Berz, questo il nome del responsabile di Geo Risk Research della società, lo ha reso noto nel corso di un'intervista trasmessa dal canale tv Deutsche Welle precisando che si tratta di una stima approssimativa, perché non sono disponibili dati affidabili sulla tragedia. La stima non riguarda i costi del settore assicurativo che normalmente pesano tra il 20 al 50% del totale dei danni per il semplice motivo che non tutti i sinistri sono coperti da assicurazione. La stessa Munich Re ha stimato le sue perdite per il maremoto asiatico a 100 milioni di euro: un portavoce ha precisato che non ci sono ragioni per modificare le previsioni di un utile netto per l'anno variabile da 1,8-2 miliardi di euro. Gli analisti del settore ritengono che il costo dello tsunami sarà inferiore a quello degli uragani che hanno recentemente devastato le coste degli Stati Uniti perché nel Sud est asiatico siamo in presenza di minori coperture assicurative e densità industriale. Stimare i costi economici è comunque complesso. Il presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ha detto «che i danni dovrebbero raggiungere i 5 miliardi di dollari e che si sta valutando l'impatto economico del disastro». Impresa non facile per un disastro che ha provocato 65mila morti, milioni di senza tetto, spazzato via case e infrastrutture. Secondo il World Travel and Tourism Council (WTTC) il turismo è il settore vitale per l'area dove dà lavoro a 19 milioni di persone. Inoltre secondo la banca d'affari Prudential il maremoto «metterà a rischio la produzione degli articoli di abbigliamento sportivo della Nike e della Reebok, dislocata in buona parte in Thailandia e Indonesia». Prudential fa notare che il 43% della produzione di scarpe della Nike arriva appunto dalla Thailandia e Indonesia, mentre Reebok è dipendente dai due paesi per il 36 per cento. • Thailandia. La società di analisi Idaeglobal prevede un taglio dello 0,5% del pil della Thailandia e che nel primo trimestre ci saranno difficoltà sulla bilancia dei pagamenti. Il turismo thailandese, che contribuisce, con 12 milioni di visitatori l'anno, al 6% del pil, non dovrebbe soffrire danni eccessivi. «Il Paese più colpito sarà la Thailandia ma l'impatto — secondo l'Osservatorio Asia — sarà temporaneo per il dinamismo che caratterizza il comparto delle costruzioni». Più seri i danni alla pesca, una delle principali fonti di reddito per la popolazione. L'impatto economico dovrebbe essere inferiore a quello causato dalla Sars o dalle conseguenze delle violenze politiche che hanno scosso le zone meridionali. Il premier thailandese Thaksin Shinawatra ha stimato i danni in 20 miliardi di bath (510 milioni di dollari). Indonesia. Anche l'Indonesia subirà una riduzione della crescita 2005 dello 0,2% mentre il bilancio subirà forti pressioni a causa delle spese straordinarie e di una politica fiscale di sostegno. In Indonesia fortunatamente i resort di Bali, una delle principali tra le attrattive turistiche, sono rimasti illesi dalla furia delle onde e quindi il turismo, che genera il 2% del pil, dovrebbe subire ridimensionamenti limitati. Sri Lanka. Lo tsunami ha distrutto le linee di trasporto che collegano Colombo alle località turistiche. Arjuna Mahendran, economista del Crédit Suisse, prevede che il maremoto frenerà lo sviluppo economico del Paese per un anno con relativa recessione. Gli analisti prevedono che almeno l'1% del Pil è andato perduto nel 2005, quando si segnerà un +4% a fronte del +5% previsto prima del maremoto. Gli economisti ritengono che la ricostruzione però non sarà rapida. A questo scenario vanno aggiunti i costi derivanti dalle epidemie che secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità potrebbero uccidere lo stesso numero di persone morte nella regione. Gli effetti sull'area. «L'impatto economico del disastro sarà pesante ma non tale da far deragliare la ripresa in corso nel Sud est asiatico», dice Glenn Maguire, capo economista per l'area di Société Générale. L'India non subirà contraccolpi: «Non ci saranno impatti significativi», ha spiegato il ministro delle Finanze Chidambaram. Gli analisti affermano però che una rapida ricostruzione sarà la chiave di volta per limitare l'impatto della tragedia. Solo nello Sri Lanka frana la Borsa MILANO • Lo tsunami si abbatte in Borsa solo sul Paese che ha visto il maggior numero di vittime, lo Sri Lanka. È questo il responso dei mercati azionari, che per tutta l'Asia ieri hanno sostanzialmente te• nuto le posizioni o addirittura registrato qualche progresso, a fronte del cedimento del 4,4% dell'indice della Borsa di Colombo. Lì ha pesato il crollo di quasi il 10% dei titoli del settore del turismo, una voce molto importante dell'economia locale. In altre piazze, invece, ha prevalso la spinta derivante dal forte calo di lunedì dei prezzi del petrolio e dalla robustezza dei titoli che si avvantaggeranno dalle attività di ricostruzione. Così lo tsunami non ha impedito che l'indice Msci delle azioni Asia-Pacifico (Giappone escluso) toccasse ieri i massimi dall'ottobre del 2000, con una avanzata dello 0,35 per cento. Progressi frazionali inferiori all'1% si sono evidenziati sulle piazze di Singapore, Indonesia, India (dove l'indice di Bombay ha toccato il quarto nuovo massimo consecutivo), Corea del Sud e Taiwan, mentre a Bangkok l'indice ha contenuto le perdite nello 0,2%, sostenuto dai titoli del ramo costruzioni. Calo impercettibile (-0,04) per la Borsa di Kuala Lumpur, mentre a Manila l'indice ha superato leggermente un rialzo dell'1 per cento. Molti analisti tendono a non dipingere un quadro negativo sulle prospettive delle economie regionali. Per esempio, un guru dei mercati emergenti come Mark Mobius (gestore di Templeton Asset Management), si è affrettato a osservare che l'impatto sui titoli quotati nelle Borse dei Paesi colpiti dal maremoto risulterà minimale: le conseguenze negative sul turismo e sulle economie locali saranno temporanee e non si estenderanno agli investimenti nei fondi esposti sulle piazze finanziarie dell'area regionale, anche perché l'afflusso di aiuti internazionali potrà giovare. Vari altri analisti hanno sottolineato che i mercati azionari del Sud est asiatico sono dominati da società attive in settori (immobiliare, bancario, manifatturiero orientato all'export) che non dovrebbero risentire in modo particolare dalla catastrofe, anzi in certi casi potrebbero vedere espandersi il loro giro d'affari. Sul «sentiment» degli operatori del mercato ha influito ieri positivamente anche il dato sulla produzione industriale giapponese, tornata a crescere dopo due mesi di fiacchezza, il che lascia intravedere che il rallentamento del'economia nipponica potrebbe risultare temporaneo. Così il Nikkei ha chiuso con un rialzo dello 0,54% a quota 11.424,5, massimo degli ultimi 5 mesi.http://www.assinews.it/rassegna/arti...291204te2.html |
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I tour operator cercano alternative
Intervista / Alberto Peroglio Longhin (Parmatour) MILANO • «I tour operator escono sicuramente indeboliti, a livello internazionale, dalla catastrofe che ha colpito in questi giorni il Sud Est asiatico, l'Oceano indiano con Maldive e Seychelles, e anche le coste orientali dell'Africa. D'ora in avanti scatterà la corsa a trovare nuove destinazioni, ma i danni saranno notevoli». Per Alberto Peroglio Longhin, al timone della Parmatour (in amministrazione straordinaria a causa del crack del gruppo Tanzi-Parmalat) lo scenario dell'industria dei viaggi dovrà ora affrontare un periodo difficile. • Parmatour ha subito danni dal maremoto nell'Oceano Indiano? Abbiamo quattro villaggi, due alle Maldive e due alle Seychelles. Per la metà sono stati già ripristinati, gli altri hanno avuto dei danni. Ora siamo in attesa di vedere l'orientamento della Farnesina. Per i tour operator, dopo l'11 settembre, è dunque emergenza continua. Sì, si è verificato di tutto, dall'emergenza Sars agli incidenti aerei all'attentato in Mar Rosso, che da ottobre ha fatto calare bruscamente i flussi turistici in quell'area. Insomma un bilancio decisamente in rosso. Le perdite per tutti i gruppi sono state finora notevoli. Alla crisi dell'Egitto si è unita oggi la catastrofe di Maldive e Thailandia. Purtroppo anche lo scenario italiano ha pesanti elementi di criticità. Per i tour operator il momento è difficile. Si salvano solo le aree dei Caraibi, del Messico e del Brasile, che offrono però margini molto più risicati. Come si muoveranno ora gli operatori? Scatterà la caccia alla diversificazione innanzitutto, con l'esplorazione di nuove aree. Poi dovranno essere riorganizzate le politiche commerciali per venire incontro a un mercato caratterizzato da una domanda debole, in generale. Certo, c'è una grande necessità di informare correttamente e tempestivamente i clienti. Questa sarà una priorità d'ora in avanti. Qual è lo scenario internazionale? La richiesta di viaggi resta generalmente consistente. La sfida sarà di trovare destinazioni sicure e alternative per gestire le emergenze. L'impatto sui conti sarà forte? L'industria internazionale del tour operating è indubbiamente provata. I bilanci sono in tensione un po' per tutti. Credo che le vicende di questi giorni metteranno a dura prova i bilanci delle realtà più marginali, non in grado di sopperire all'emergenza. C'è un oggettivo allarme indebitamento. Sono diversi gli operatori che hanno un livello di esposizione, di indebitamento, pari al fatturato. La situazione si farà indubbiamente critica. Anche finora il sistema è stato in grado di sopportare tutti gli scossoni. Comunque la caduta del cash flow in un momento critico dell'anno si farà sentire. Quale sarà il ruolo delle banche? Dovranno farsi carico di parecchie situazioni difficili, e già oggi gli istituti di credito sono in prima linea per sostenere massicciamente il settore. Chi avrà le spalle sufficientemente forti per gestire una diversificazione su vasta scala potrà competere in uno scenario che finora è stato sicuramente difficile per i tour operator.http://www.assinews.it/rassegna/arti...291204te3.html |
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Tour operator e perdite maremoto
11 gennaio 2005
Giuseppe Boscoscuro (Astoi): lo tsunami è l'11 settembre del Sudest asiatico. Maldive, 100 milioni di danni I tour operator sperano in una ripresa a breve ´Lo tsunami nel Sudest asiatico ha portato in dote una perdita stimata fra i 60 e i 70 milioni di euro per i tour operator italiani; ma il 50% delle perdite potrebbe rientrare grazie agli itinerari alternativi scelti dai clienti, portando così il deficit di introiti a circa 30 o 40 milioni di euro'. Così Giuseppe Boscoscuro, presidente Astoi, giunto alle Maldive per constatare di persona la gravità della situazione, sintetizza a ItaliaOggi i costi economici di una catastrofe che ha portato danni all'economia turistica maldiviana per 90 o 100 milioni di dollari. ´Potremmo definirlo, dal punto di vista turistico, l'11 settembre del Sudest asiatico', chiosa Boscoscuro, ´anche se nelle Maldive ci attendiamo la ripresa a breve, diciamo entro febbraio'. Domanda. Può descrivere gli effetti economici della catastrofe? Risposta. Lo tsunami ha ridotto la domanda di turismo sull'intero Estremo oriente. Ne sta soffrendo anche il Vietnam, la Birmania e la Cambogia. Oltre ai paesi direttamente colpiti, attualmente le trasmissioni televisive scoraggiano il turista a partire per l'Oriente e non vedere nessuno partire per le Maldive è sintomatico nonostante i contenuti danni. D. Andiamo sulle cifre. R. La flessione in tutta l'area si può quantificare attorno al 60-70%. A differenza dell'11 settembre, che provocò un calo dello stesso livello su tutte le destinazioni per circa tre mesi, qui il calo riguarda esclusivamente questa parte del globo. A Phuket, poi, il turismo sarà fermo a lungo, almeno tre o quattro mesi. Stessa cosa per lo Sri Lanka. D. Che cosa si attende dal mercato italiano? R. Più che un'attesa è un invito: i turisti non devono abbandonare quest'area e le Maldive, in particolare, il cui pil dipende dal turismo. D. Oggi il viaggiatore è più maturo di ieri? R. Questi eventi, come il terrorismo e le catastrofi naturali, bloccano solo temporaneamente i flussi turistici. Viaggiare è ormai un consumo primario. Il turista è abituato a convivere con il terrorismo: nel solo 2004 il World tourism organization ha quantificato 770 milioni di arrivi nel turismo internazionale. Hanno fatto più danni nel settore la crisi economica del 2000 e lo sgonfiamento della bolla speculativa della new economy che gli eventi eccezionali. Inoltre, c'è una degenerazione del sistema. Quando il last minute diventa estremo sulle percentuali di sconto e quindi si svende un prodotto si genera un elevato rischio per le imprese turistiche. Infatti, queste ultime sono costrette a dover pagare anticipatamente i posti letto bloccati e non possono di conseguenza riportare i mancati arrivi nella gestione di magazzino. La perdita è secca e questo richiede all'origine un marketing molto aggressivo che porta a vendere un viaggio anche a prezzi sottocosto, generando non solo assenza di utile ma un perverso meccanismo che punta soltanto a limitare le perdite. D. Torniamo alle Maldive. Come funziona il business per un tour operator? R. Le isole sono tutte di proprietà dello stato. Il governo affitta a un privato, sia esso maldiviano sia esso un tour operator straniero, l'isola con una concessione d'uso ventennale e dando la possibilità al privato di costruire. Passati i 20 anni il governo riprende possesso dell'isola, strutture comprese. Se il privato è un cittadino locale, il tour operator affitta da questi la struttura e la gestisce o da sé o in joint venture con l'intermediario maldiviano. D. Quanto costa a un tour operator affittare un'isola? R. Milioni di dollari. E nel 2004 si è registrato un incremento del 5% del costo degli affitti. La somma da pagare viene calcolata sulla base di una misura virtuale: l'affitto costa tra 4 e 6 mila dollari l'anno per posto letto. Questa somma va poi moltiplicata per la durata della concessione. A tutto ciò va aggiunto il costo delle strutture costruite dall'operatore, più una tassa di 8 dollari l'anno per ogni stanza occupata che il tour operator versa al governo. D. Che fetta di business rappresenta il mercato maldiviano per i t.o. italiani? R. Le Maldive sono il secondo mercato per i tour operator italiani dopo il Messico. Rappresentano tanto e sono un ottimo business. D. E per le Maldive quanto è importante il mercato turistico italiano? R. Il turismo made in Italy porta qui circa 135 mila persone l'anno. Siamo al primo posto, seguiti dagli inglesi, con 113 mila presenze annuali. Attualmente nelle Maldive ci sono 400 italiani, mentre ne erano attesi 2 mila. Stimiamo in gennaio sulle Maldive un calo del 60%. Guardando al fenomeno turismo nell'economia locale, il settore produce il 30% del pil del paese. In tutto gli occupati maldiviani sono 9 mila, più altri 9 mila che lavorano nell'indotto. D. In tutto fa 18 mila occupati, solo l'8% della popolazione maldiviana? R. Ogni persona ne mantiene almeno altre sette. A titolo di cronaca, la paga media mensile di un occupato maldiviano si aggira tra i 100 e i 150 dollari. E almeno il 50% della popolazione ha meno di 20 anni. http://www.assinews.it/rassegna/arti...o110105da.html |
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