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Vecchio 27-12-04, 09:21   #1 (permalink)
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Centrali rischi: codice al via

Centrali rischi: codice al via
TUTELA DELLA PRIVACY Da sabato prossimo in vigore le regole deontologiche per chi gestisce gli archivi
che contengono i profili dei pagatori




Esiste il caso classico: quello di chi va a ad acquistare un elettrodomestico (ma il discorso vale per qualsiasi altro bene di consumo) con l'intento di pagarlo a rate e scopre che il finanziamento non è possibile perché risulta un "cattivo pagatore". Salvo poi scoprire che la causa di tutto è il mancato versamento, in tempi passati, di una rata, poi regolarizzata.
C'è, poi, chi a rate ha comprato un'auto. Inizia a pagarla, ma subito dopo si accorge di un grosso difetto: il fondo dell'autovettura dà segni di cedimento. Per cautelarsi, sospende il pagamento e ne informa la finanziaria, la quale, però, non accetta: il versamento deve continuare. Il problema — sostiene la finanziaria — non la riguarda: è unicamente una questione di rapporti tra l'acquirente e la concessionaria.
Ci possono essere anche casi più paradossali. Come quello del militare impegnato per qualche mese in una missione all'estero e che, al ritorno, si scopre moroso — e, dunque, impossibilitato a ottenere un prestito — per il mancato pagamento di alcune bollette. Si tratta di tre esperienze estratte dal rilevante contenzioso che il Garante della privacy ha dovuto gestire in quest'ultimo biennio: oltre 400 ricorsi l'anno, tutti contro il modo in cui le centrali rischi private gestiscono i dati personali.
La situazione, però, si appresta a cambiare: sabato, primo gennaio, entra in vigore il codice deontologico delle centrali rischi. Si dovrebbe dire ex centrali rischi, perché con il codice cambia la loro denominazione: si chiameranno Sic, sistema di informazioni creditizie. Le nuove regole dovranno garantire la riservatezza e la dignità del popolo delle rate: evitare, dunque, che si ripetano episodi come quelli illustrati.
I primi passi. Il codice è solo l'ultimo atto. Il Garante aveva già avuto modo di affrontare in passato il problema dell'utilizzo delle informazioni personali da parte dei Sic. Lo aveva fatto in maniera articolata nel 2002, quando aveva indicato una serie di criteri a cui i gestori delle ex centrali rischi si sarebbero dovuti attenere: informative più comprensibili, raccolta dei dati mirata (in ottemperanza al principio di pertinenza), tempi di conservazione delle informazioni meno lunghi. I cinque anni fino ad allora adottati — rilevò il Garante — sono troppi, soprattutto quando i dati si riferiscono a clienti che hanno chiuso il contratto senza alcuna rata contestata.
Nel momento in cui compare quello che si può definire l'embrione del codice, i ricorsi contro le ex centrali rischi subiscono un'impennata e da allora non hanno accennato a diminuire. Segno che il problema era molto diffuso. Il codice. Il lavoro di preparazione delle regole di comportamento è stato faticoso. Ha, infatti, richiesto che attorno a un tavolo si sedessero, insieme al Garante, anche i rappresentanti del mondo del credito, delle finanziarie, dei consumatori. L'Authority ha, inoltre, confermato il metodo già adottato per altri provvedimenti analoghi: la bozza del codice è stata sottoposta a un vaglio più generale, perché tutti gli interessati ne hanno potuto prendere visione sul sito dell'Authority e inviare suggerimenti e integrazioni.
L'operazione si è conclusa a metà novembre con l'elaborazione di un testo di 13 articoli in cui si fissano le condizioni per la gestione dei dati da parte dei Sic e di chi vi accede: informativa chiara (ci sarà un modello unico), tempi di conservazione certi e differenziati sulla base dei comportamenti di chi acquista a rate, raccolta dei dati con esclusione di quelli sensibili e giudiziari e loro periodico aggiornamento, diritto di accesso ai Sic da parte dei "proprietari" dei dati.
La tempistica. Sabato il codice entrerà in vigore, ma la sua piena attuazione prevede diverse scadenze. Una delle più importanti è quella del 30 aprile, data entro la quale i Sic e tutti gli altri soggetti devono mettersi al passo con le nuove regole. I quattro mesi servono per adeguare gli archivi ai nuovi tempi di conservazione delle informazioni. Per integrare l'informativa, già fornita ai "vecchi" clienti, secondo le nuove indicazioni ci sarà, invece, tempo fino al 31 luglio.

«Triangolazione» con più trasparenza Il prestito cattura i giovani
In Italia esistono solo tre strutture

Le centrali rischi si reggono su una "triangolazione". Il signor Tizio, avendo bisogno di un finanziamento, si rivolge a una banca o a un altro ente finanziatore. Costoro, da un lato, sono allettati dalla prospettiva di un nuovo affare, dall'altro vogliono assicurarsi dell'affidabilità del proprio interlocutore: vale a dire, vogliono capire se Tizio sia puntuale nei pagamenti e se, alla fine, paghi interamente il proprio debito. Diversamente, l'affare si traduce in una perdita secca.
Per far questo, l'ente finanziatore (quello che il nuovo Codice deontologico definisce "partecipante") ha bisogno di acquisire informazioni su Tizio. Anziché andarle a ricercare direttamente, che sarebbe troppo costoso e dispendioso, si rivolge a chi fa questo per mestiere: la centrale rischi (il cosiddetto "gestore"), ribattezzata dal codice Sistema di informazioni creditizie (Sic).
La triangolazione. La centrale, quindi, deve essere in grado di rispondere in modo esaustivo ed efficiente alle richieste che riceve. Come fa a soddisfare queste esigenze? Da dove attinge le informazioni? È proprio il sistema di triangolazione che soddisfa allo scopo: i partecipanti, infatti, non si limitano a un ruolo passivo di "interroganti", ma svolgono anche una funzione "attiva" di fornitori di informazioni, limitatamente ai rapporti di credito che li vedono coinvolti e nel quadro di un rapporto contrattuale che li lega alla centrale.
Quest'ultima, dal suo canto, "dipende" dalla correttezza e puntualità di questo flusso informativo, in quanto non ha rapporti diretti con i soggetti finanziati. Dunque, si garantisce dell'esatta prestazione da parte dei finanziatori con apposite clausole contrattuali.
Il sistema è complesso e delicato perché deve soddisfare interessi diversi: quelli del finanziatore (di conoscere tempestivamente il livello di affidabilità del debitore), quello del debitore (di ottenere un efficiente accesso al credito e di non vedere inutilmente esposte le informazioni sulla propria persona), quello della centrale (di mettere a disposizione del mercato un efficace sistema di monitoraggio e controllo).
Da qui l'esigenza di un quadro di regole adeguate a garantire un giusto equilibrio tra questi interessi. In aggiunta, la "schermatura" della centrale riguardo ai consumatori ha indotto il legislatore a insistere sulla trasparenza del rapporto triangolare, in modo che il debitore abbia contezza del giro dell'intero ciclo informativo e sappia verso chi esercitare i propri diritti.
Pubblico e privato. Esistono centrali "pubbliche" e "private": le prime (due) sono previste da apposite leggi al fine di assicurare la tenuta del sistema creditizio nell'interesse dello Stato. Nei confronti di queste, il sistema di garanzie viene fornito dalle medesime leggi istitutive, per cui le regole del codice deontologio normalmente non si applicano. Le centrali "private", invece, coprono gli spazi lasciati vuoti dalle normative che regolano le centrali pubbliche.
In Italia, diversamente da altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dove il mercato finanziario è più maturo, ci sono solo tre centrali private e il processo di costituzione è molto complesso. L'accesso alle informazioni del sistema, di natura solo oggettiva (cioè fatti e non giudizi), è consentito solo ai partecipanti e al gestore, fatta eccezione per la magistratura o la polizia per ragioni di giustizia oppure per gli altri casi previsti da specifiche leggi.

Credito al consumo / In aumento
Il prestito cattura i giovani

Èun effetto degli anni di vacche magre che abbiamo attraversato, ma non solo. L'aumento del tasso di indebitamento lordo delle famiglie italiane è anche segno del progressivo allineamento allo stile di vita coltivato dai nostri partner europei.
Così se è vero, come spiega la relazione della Banca d'Italia di quest'anno, che le passività delle famiglie rappresentano ormai il 20% delle attività e sono pari al 34% del prodotto interno lordo, si tratta pur sempre di cifre ancora largamente inferiori a quelle che si registrano in altri grandi Paesi, come la Germania o la Gran Bretagna, in cui il rapporto fra debiti privati e prodotto è superiore all'unità. In ogni caso, sta di fatto che anche noi italiani oggi tendiamo a far più debiti che nel passato.
Prestiti in aumento. A quale scopo? Secondo i dati del XXII "Rapporto sul risparmio e sui risparmiatori in Italia" realizzato da Bnl, Centro Einaudi e Doxa attraverso interviste dirette a un campione rappresentativo di 1.048 famiglie italiane, nell'ultimo anno c'è stato un forte incremento dei prestiti personali presso la banca (dal 9,4% al 10,9%) ed è aumentato anche il prestito personale da fonti non bancarie (da 3% a 5,7%), oltre che il ricorso al leasing per l'auto (dal 4,9 al 5,8 per cento). Appare invece in leggero calo, anche se è pur sempre molto trendy, il mutuo per una casa (dal 13% al 12,1 per cento).
Gli intervistatori hanno poi cercato di capire come sono cambiate nell'ultimo anno le percezioni di chi ha fatto ricorso ai prestiti. E hanno chiesto alle famiglie italiane: «Un aumento dei tassi d'interesse pagati sul mutuo che lei ha contratto, la metterebbe in difficoltà dal punto di vista dei pagamenti che deve effettuare per il rimborso? Quanto in difficoltà: molto, abbastanza, poco o per niente?». Il 23% ha risposto «sì, molto», il 39% «sì, abbastanza, il 19% ha risposto «poco». Soltanto il 12% ha dichiarato che non si sentirebbe messo in difficoltà da un rialzo dei tassi.
Il credito al consumo. In un'altra sezione del Rapporto si dimostra poi che il credito al consumo (di cui anche altre analisi documentano ampiamente l'aumento; si veda la tabella a fianco) è particolarmente diffuso fra i giovani di età compresa fra i 18 e i 29 anni, tra gli esercenti, gli artigiani, i piccoli imprenditori e nel Nord Est.
Inoltre, risulta che la penetrazione del servizio di credito al consumo è superiore alla media anche fra i lavoratori manuali e tra le persone con istruzione media inferiore. Insomma, è un genere popolare.
Si tratta, complessivamente di un quadro che presenta elementi di rischio, perché fa pensare che sia per il tipo di clientela sia per ciò che affermano gli intervistati stessi, un eventuale aumento dei tassi d'interesse potrebbe cogliere alla sprovvista e colpire negativamente le famiglie italiane.http://www.assinews.it/rassegna/arti...e271204pr.html
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