![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Aug 2004
Messaggi: 53
Popolarità: 17 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
argentina
qualcuno è in grado di darmi gli indirizzi od i numeri di telefono di questi 2 avvocati?
roberto vassalle sergio camerino. entrambi hanno intrapreso azione legale contra la banca per i bond argentini, il secondo ha recuperato 150.000 euro per conto di due pensionati a venezia, il primo credo anche una cosa del genere(l'ho appreso al tg5) vorrei intraprendere anche io la stessa azione e credo che rivolgersi ad un avvocato che abbia trovato la strada giusta sia la cosa migliore anche se ogni caso è diverso. la mia situazione è questa: primo investimento di 30.000 euro nel 1998 scadenza 2004 su republica argentina 7%circa secondo nel 2001 republica argentina 50.000euro 10%circa scadenza 2004. in nessuno dei casi mi è stato lasciato prospetto informativo e nel primo caso si trattava di sottoscrizione, non dovrebbe essere sempre lasciato un prospetto informativo? mi hanno detto che nel caso di operazioni rischiose si doveva firmare un foglio a parte nel quale si citava la rischiosita dell'operazione ed io non l'ho firmato. nel mio contratto di contocorrente è specificato che sono un cliente a basso rischio. è anche vero pero che in quei periodi ho investito in fondi azionari etc. per ultimo pero al momento della sottoscrizione l'operatore mi ha assicurato che non esistevano pericoli di mancato pagamento ed era presente anche mio figlio. ora l'operatore è anche un mio amico ed è andato in pensione quindi senza timori mi ha detto che in caso fosse chiamato sarebbe pronto a dire la verita davanti al giudice, tra l'altro c'è anche la testimonianza di mio figlio. visti i dati esposti cosa ne pensate? grazie per l'aiuto che sono sicuro sarete in grado di darmi |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
bond argentini
20 gennaio 2005
Venezia «condanna» Deutsche Tribunali in azione ROMA • Delusi dall'Offerta argentina, dubbiosi sulle concrete possibilità di una seconda proposta a condizioni migliori, incerti sull'efficacia delle azioni legali italiane ed americane per pignorare o sequestrare flussi finanziari e beni, i sottoscrittori di Tangobond iniziano a far causa alle banche. Alcuni cantano già vittoria: per ora a Venezia, Mantova, Bari e Firenze. Le sentenze di cui si è appresa notizia finora, a favore dei bondholder contro banche del calibro di Deutsche Bank, SanpaoloImi, UniCredit, si contano sulla punta delle dita: per rimborsi che totalmente non arrivano a 1 • milione di euro. Briciole rispetto ai 14 miliardi di Tango-bond in Italia. Se però si tiene conto dei lunghi tempi di maturazione di questo iter giudiziario, circa duetre anni, è possibile che molte decisioni dei giudici siano ancora pendenti. E che altre azioni stiano maturando. Agli atti dunque una manciata di casi. Alcuni in attesa di appelli e controappelli. Il 18 marzo del 2004, il Tribunale di Mantova nella sentenza n.614 ha riconosciuto a un investitore un rimborso parziale a carico della Banca agricola mantovana: su due operazioni di acquisto di Tangobond, rispettivamente da 501 e 502 milioni di lire, il giudice ha richiesto il risarcimento per una soltanto, pari a 258.729,70 euro, cui devono aggiungersi gli interessi al tasso legale dal 5 settembre 2001 sino al saldo definitivo. Il Tribunale ha stabilito che la banca non ha prestato servizi di investimento con diligenza e non ha adeguatamente informato il cliente, come stabilito dal Testo unico della Finanza e da regolamenti Consob. Sempre il Tribunale di Mantova, lo scorso 12 novembre ha condannato Unicredit Banca spa a corrispondere 44.000 euro a due pensionati in base a tre ordini di acquisto di titoli argentini eseguiti nell'aprile 2001, a pochi mesi dal default. Il Tribunale ha dichiarato la nullità degli ordini, richiamando i principi generali in tema di «correttezza, diligenza e trasparenza dei comportamenti negoziali imposti dalla normativa generale e speciale». Secondo il giudice, «deve ritenersi non adeguata l'operazione di acquisto di obbligazioni argentini in considerazione della dimensione (oltre la metà del patrimonio mobiliare dei clienti), della natura altamente rischiosa dei titoli, delle condizioni di mercato dei titoli (rating in declassamento), della circostanza che i clienti erano investitori non professionali e oltretutto ultrasettantenni». Una coppia di coniugi, un pensionato e una casalinga, hanno ottenuto lo scorso 22 novembre, questa volta dal Tribunale di Venezia, il diritto al risarcimento a 152mila euro investiti in Tango bond. L'acquisto in questo caso, effettuato nell'estate del 1998, riguardava un "Argentina cap protect" scadenza 2018 venduto da Deutsche Bank. La formula cap protect era stata intesa dagli investitori come garanzia di rimborso del capitale in caso di insolvenza dell'emittente. La banca, come ha stabilito il Tribunale, non li ha adeguatamente informati. Il Tribunale di Bari ha ingiunto San Paolo-Banco di Napoli a restituire 26mila euro a un sottoscrittore di Tango-bond. Almeno un caso analogo viene segnalato a Firenze http://www.assinews.it/rassegna/arti...200105bo2.html |
|
|
|
|
|
#6 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
bond argentini
20 gennaio 2005
Abi: risparmiatori liberi di scegliere TANGO BOND L'esecutivo approva l'analisi della Task force ma non invita i sottoscrittori a boicottare l'operazione ROMA • Chi pagherà il salatissimo conto delle azioni legali che verranno sferrate contro lo swap-capestro argentino, in Italia ma soprattutto negli Stati Uniti dove il terreno a favore degli investitori è ben più fertile di quello italiano? A mettere mano al portafoglio sarà il sistema bancario: almeno questo è quanto si auspica il comitato esecutivo dell'Associazione bancaria italiana che ieri ha «invitato le banche a farsi carico delle eventuali spese derivanti dalle azioni legali sostenute dalla Tfa, per conto dei clienti, nei confronti dell'Argentina». Il Comitato ha anche deciso di lasciare «libertà di scelta» agli investitori in merito alla decisione di aderire o meno all'Offerta di scambio del Governo di Buenos Aires ma al tempo stesso ha manifestato «pieno appoggio e apprezzamento» per l'azione della Task force argentina. Il sistema bancario ha evitato così di mettere nero su bianco il proprio boicottaggio allo swap: gli oltre 400 istituti di credito • coinvolti nella vendita di bond argentini, almeno formalmente, hanno respinto dunque l'invito di Stock di suggerire o consigliare apertamente alla clientela il secco rifiuto. Banca Intesa, la banca che più di ogni altra in Italia ha collocato Tango-bond ai privati, secondo quanto riportato da «Reuters» ha indirizzato una lettera ai propri clienti detentori di obbligazioni argentine nella quale viene puntualizzato a chiare lettere che la decisione di aderire o meno dipende da una serie di fattori strettamente individuali quali «entità dell'investimento, peso relativo in portafoglio, esigenze di liquidità o fiducia nella ripresa dell'economia argentina». Con voto all'unanimità, il Comitato esecutivo dell'Associazione bancaria italiana ha comunque teso una mano agli obbligazionisti che intendono rifiutare l'offerta ma che sono preoccupati per gli alti costi delle azioni legali: dopo aver ascoltato la dettagliata relazione del presidente della Tfa Nicola Stock sulla questione dei bond argentini, l'Abi ha invitato le banche a farsi carico delle eventuali spese legali provenienti dalle azioni della Tfa. Una mossa che non ha precedenti e che incoraggia, indirettamente, la non adesione allo swap. Il contenzioso legale senza precedenti pronosticato dallo stesso ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, nel caso in cui l'offerta di Buenos Aires non dovesse raccogliere adesioni sufficienti, inizia dunque a delinearsi. Nicola Stock, presidente della Task Force Argentina, nei giorni scorsi in un'audizione presso la commissione Finanze alla Camera ha passato in rassegna le munizioni legali di cui disporrebbe a tutt'oggi la temibile armeria dei risparmiatori: ha menzionato «azioni dirette a bloccare o impedire il perfezionamento dell'offerta», tra le quali «una class action certificata dal Tribunale di New York» — contestata dall'Argentina nel prospetto — che si estende anche ai cittadini non americani (possessori di titoli in dollari ma non Tango-bond in euro soggetti alla giurisdizione inglese o tedesca, ndr); il numero uno della Tfa ha fatto sapere di «altre 14 azioni collettive che attendono di essere certificate negli Usa e di 110 azioni giudiziarie avviate in Germania». Stock è tornato poi a suggerire ieri stesso, direttamente presso l'Esecurivo Abi come già fatto in commissione Finanza, un altro tipo di azione: i pagamenti sui nuovi bond emessi in seguito allo scambio «potrebbero essere sottoposti a pignoramento o sequestro da parte degli obbligazionisti non aderenti all'offerta». Resta da vedere se le banche italiane finanzieranno gli avvocati della Tfa che tenteranno di bloccare il pagamento delle cedole e il rimborso del capitale sulle nuove obbligazioni assegnate ai risparmiatori italiani clienti delle stesse banche aderenti allo swap. Ieri intanto i prezzi sul secondario dei vecchi Tangobond hanno registrato una nuova flessione sia sui circiuti di contrattazione internazionale degli eurobond sia a Piazza Affari. Il global bond 2008 ha perso un intero punto percentuale. Al Mot, Radiocor ha rilevato che il bond emesso dalla Repubblica Argentina 2006/9% ieri ha toccato un minimo degli ultimi tre mesi (28,02 euro) per poi recuperare nel finale a 28,778: secondo gli addetti ai lavori, questo è un segnale della mancanza di fiducia degli investitori in una seconda offerta argentina a condizioni migliori. Questo senso di smarrimento nei confronti dello swap argentino non trova certezze nel Fondo monetario internazionale: ancora ieri il vicedirettore dell'Fmi Anne Krueger ha detto che «è troppo presto per commentare la controversa offerta». In Germania infine un'associazione a tutela dei consumatori ha deciso di non aderire, seguendo l'esempio delle associazioni italiane. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e200105bo.html |
|
|
|
|
|
#7 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Risarcimento Da Banca
20 gennaio 2005
Il Tribunale di Venezia impone alla Deutsche Bank di restituire 152 mila euro a una coppia: non ha informato in modo adeguato Bond argentini, primi risarcimenti L´Abi contro l´offerta di Buenos Aires: ma c´è libertà di adesione Banche invitate a pagare le spese legali a chi vorrà far causa al governo sudamericano BARBARA ARDU ROMA - Banche sempre meno tranquille sul fronte dei tango-bond. Arrivano i primi risarcimenti a favore dei risparmiatori rimasti scottati dall´investimento nei titoli di Buenos Aires. A Venezia un giudice ha imposto alla Deutsche Bank di restituire 152mila euro a una coppia di anziani che nel 1998 avevano investito ben 295 milioni delle vecchie lire nei titoli argentini. Pensionato lui, casalinga lei, i due hanno già incassato la somma. La sentenza ha riconosciuto che deve essere la banca a provare di aver fornito al cliente adeguate informazioni sull´investimento e non il contrario. E, ancora: spetta agli istituti di credito fornire una diligente informazione sui rischi degli investimenti. Più o meno le stesse motivazioni con cui la Banca agricola mantovana è stata condannata nell´aprile del 2004 a risarcire un cliente rimasto scottato dall´investimento in tango-bond. Che siano le banche a pagare per poi rivalersi sul governo argentino è poi quello che da tempo chiedono le associazioni dei consumatori. Richiesta che gli istituti di credito, per ora, rimandano al mittente. L´Abi, intanto, si schiera dalla parte di Nicola Stock, il presidente della Task force argentina che giudica «inaccettabile, iniqua e inammissibile» l´offerta di Buenos Aires. Ne ha spiegato i motivi non più di una settimana fa alla Commissione Finanze della Camera. E ieri è tornato a ripetere le sue ragioni ai banchieri: l´offerta prevede termini di durata estremamente lunghi, nessun riconoscimento degli interessi pregressi, l´incertezza sull´assegnazione del titolo scelto ("par bond" o "discount bond"). Non solo. Stock ha ricordato che aderendo all´offerta «gli obbligazionisti rinunceranno al diritto di promuovere azioni giudiziarie nei confronti della repubblica Argentina». L´esecutivo dell´Abi, a nome delle banche, ha approvato all´unanimità, ma si è guardato bene dal consigliare i risparmiatori coinvolti, i quali hanno «libertà di scelta». Ma fa una promessa sostanziale: saranno le banche a farsi carico delle eventuali spese legali sostenute da quei risparmiatori che vorranno fare causa al governo argentino. Le associazioni dei consumatori apprezzano. Il governo di Buenos Aires, invece, accusa. «Le banche italiane - ha dichiarato Victorio Targetti, ambasciatore argentino a Roma - scommettono sull´insuccesso della proposta argentina». Ma gli istituti di credito stanno già scendendo in campo contro l´offerta di scambio. In una lettera inviata dal Banco Popolare di Verona e Novara a uno dei risparmiatori coinvolti nel crac è scritto nero su bianco "non accettate l´offerta". http://www.assinews.it/rassegna/arti...p200105bo.html |
|
|
|
|
|
#8 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Nov 2004
Messaggi: 2,508
Popolarità: 20908107 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
5 febbraio 2005
Si riaccende il nazionalismo per non accettare le responsabilità del disastro economico L´Argentina riscopre la Patria per non pagare i bond-truffa "Siamo poveri, le vostre banche sono le uniche colpevoli" Banchieri, politici, alti funzionari, nessuno ha pagato Ora i settimanali li rintracciano sulle spiagge di lusso Francesi e inglesi non sono tra gli acquirenti delle obbligazioni Gli italiani devono ammettere di aver comprato il Colosseo Quanto? Difficile calcolare. Negli anni Novanta la parità dollaro-peso deindustrializzò l´Argentina ma fu un affare per molto ceto medio, all´improvviso in grado di comprare generi d´importazione in passato irraggiungibili, come le automobili. Quando poi tutto cominciò a scricchiolare i previdenti convertirono i pesos in dollari e li trasferirono all´estero, chi sulle lance che risalgono il Paranà verso l´Uruguay, chi attraverso le banche con il trucco (legale) dell´auto-prestito back to back. Ma tutto questo scompare appena i 450mila italiani che acquistarono Bot argentini reclamano la restituzione di 14 miliardi di dollari. Allora Buenos Aires indica i suoi cartoneros e domanda ai truffati italiani, tedeschi, giapponesi: come potremmo rimborsarvi? Come osate chiedere? E la popolazione approva. Siano di destra, di sinistra oppure peronisti, cioè ubiqui, in genere gli argentini rifiutano di considerarsi corresponsabili del bidone rifilato innanzitutto ai risparmiatori italiani. Li presumono vittime delle nostre banche, e in questo parzialmente hanno ragione. Ma ad ascoltarli sembra sbiadire la differenza tra la pensionata di Voghera che investì la liquidazione nei bonos, e la finanza internazionale che ha profittato dell´inettitiudine e dell´avidità dei governi regolarmente eletti da questo popolo immemore. Parli con i più colti, d´una nazione che è la più colta dell´America latina, e non trovi contrizione; anzi alcuni quasi contenti che per una volta sia anche el primero mundo a patire l´onda d´urto di terremoti finanziari in genere sofferti solo dai Paesi in via di sviluppo. Parli con quelli di origine italiana, uno su due, e grossomodo ti ripetono la tesi del senatore Antonio Cafiero, peronista: i risparmiatori italiani devono prendersela con la Consob, che autorizzò la collocazione dei bonos; col Fondo monetario che avallò il sovraindebitamento dell´Argentina; con le banche italiane, che disinformarono i clienti; con loro stessi, che non valutarono il rischio d´una rendita illusoria. Accettino senza fiatare il rimborso del 30% in trent´anni offerto da Buenos Aires. E l´Italia non dimentichi che nel 1947 Peron le mandò dieci navi di grano, accogliendo la «richiesta disperata» del nostro ambasciatore a Buenos Aires. Potremmo dire che quel grano l´abbiamo pagato tardi, ma davvero caro. Eppure avevamo qualche motivo per sperare almeno nella comprensione degli argentini "nostri", neppure pochi: 670mila hanno anche il passaporto italiano. I più di loro non parlano la nostra lingua e sono diventati italiani negli ultimi anni per motivi pratici - la possibilità di emigrare in Spagna, la destinazione preferita; l´assistenza a spese nostre se indigenti; le cure presso l´ospedale italiano a Buenos Aires. Dalle elezioni legislative del 2006 eleggeranno sei parlamentari nelle nostre Camere. Inoltre l´istituto di cultura organizza splendide rassegne, il consolato ospita la federazione delle 1050 associazioni di argentini d´origine italiana, è venuto Ciampi, insegniamo la nostra lingua a 120mila studenti, insomma abbiamo fatto il possibile per tenere vivo l´affetto per l´Italia, sicuramente con successo. Ma quando si scontrano interessi e sentimenti, inevitabilmente vincono i primi. Inoltre anche una diplomazia vigile può poco se il governo italiano alza i toni invece di abbassarli come forse sarebbe più produttivo ("passare dalle polemiche al dialogo", suggerisce l´ex ambasciatore italiano a Buenos Aires Giovanni Jannuzzi) e agli errori di politica estera certo non può ovviare il ministero degli italiani all´estero con le iniziative commoventi che alla Farnesina chiamano sbrigativamente «le tramagliate», dal nome del ministro Mirko Tremaglia. Perciò possiamo dare per scontato che il governo del peronista Kirchner continuerà a liquidare con jattanza l´ira degli italiani bidonati, e i rapporti tra Roma e Buenos Aires resteranno freddini. Così almeno fino alle politiche argentine di ottobre, nelle quali Kirchner cercherà di trionfare presentandosi come il patriota che si oppone ai voraci stranieri, rovina del Paese. Nella realtà le cose sono più complicate di quanto racconti quella rappresentazione manichea. Accettare le responsabilità nazionali nel crac del 2001 per gli argentini pare difficile quanto per gli italiani domandarsi per quale motivo essi e non altri furono le prime vittime della più spettacolare stangata che la finanza internazionale ricordi. Dopotutto c´è un motivo per il quale, ad esempio, la Francia o la Gran Bretagna non sono nell´elenco dei bidonati, aperto invece da un popolo abituato a immaginarsi furbissimo: il nostro. Abbiamo comprato il Colosseo: forse è il caso di capire perché. Che i bonos fossero un Colosseo di carta cominciò ad essere chiaro dall´aprile 2001, cioè almeno 8 mesi prima del crac (dicembre 2001). Era scritto a chiare lettere sul Financial Times, sulla stampa brasiliana, sull´argentino Clarin, nelle analisi di Ismail Bermudez, che ora ci guida nei misteri di quel disastro. La Banca centrale non riusciva a fermare l´emorragia di dollari. Con mesi o anni di ritardo il Fondo monetario, ispiratore della parità dollaro-peso, cominciò a suggerire la svalutazione; ma nello stesso tempo continuò a gettare miliardi di dollari in Argentina (cinque ancora in agosto), sicché gli interessi che gravitano intorno al Fmi, innanzitutto statunitensi, riuscirono a convertire per tempo i pesos in dollari e a portare all´estero il malloppo, imitati da molti risparmiatori. Così il denaro del Fondo che entrava in Argentina da una finestra usciva dall´altra. «Patria o Fondo monetario», gridano oggi i muri di Buenos Aires. Ma in definitiva a sgambettare la patria non fu tanto il Fmi per proteggere i soliti interessi amici, quanto i poteri dell´Argentina. Il governo rifiutò di svalutare e alzò i tassi dei bonos; il parlamento varò una legge sulla "intangibilità dei depositi" che illudeva risparmiatori e bonistas. Nel frattempo la classe dirigente pensava a salvare se stessa, mica la patria: dei 120 miliardi di dollari che gli argentini avrebbero all´estero, il 30% sarebbe detenuto da singoli investitori e il resto da grandi società nazionali o straniere. Grossomodo quei 120 miliardi equivalgono al debito estero dell´Argentina detratto quanto vantano gli istituti del credito internazionale. Per tutto questo è difficile negare alla pensionata di Voghera il diritto di richiedere indietro il maltolto e di chiederlo innanzitutto all´Argentina. O più esattamente alla sua classe dirigente. Inaffondabile, eterna. Il settimanale Ventitres la rintraccia nelle spiagge di lusso, a godersi il bottino, e conclude che questo è "il Paese dell´impunità": banchieri, politici, alti funzionari, nessuno ha pagato. Perfino l´oscuro ex premier Menem non solo non deve nascondersi, ma anzi trama e intriga, essendo rimasto un attore politico di prima grandezza. I protagonisti del crac si sono quasi tutti riciclati felicemente (sicché il capo-gabinetto del presidente Kirchner è un collaboratore di quel Domingo Cavallo che fu il primo regista d´una politica finanziaria dissennata). E poi l´opacità di sempre. Nessuno sa spiegare perché resti in Svizzera quel mezzo miliardo di dollari messo in salvo prima della bancarotta da un´amministrazione provinciale di cui era capo l´attuale presidente Kirchner. Autrice per Laterza d´un recente "Argentina" Maria Seoane resta ottimista: con Kirchner, ci dice, dopo trent´anni torna sulla scena la "generazione patriottica" estromessa da una torma di vendipatria a partire dal golpe del ?76. Sarà anche così ma "patrioti" e no appartengono alla stessa rete di potere, perfino allo stesso partito (peronista, 129 seggi su 256) che col suo trasformismo acrobatico riesce a esprimere allo stesso tempo maggioranza e opposizione, destra e sinistra. Resta nel solco della tradizione anche la distanza tra la retorica e i fatti, per cui il presidente riceve Chavez (e il petrolio venezuelano) e magnifica l´unità del Sud America; ma nel concreto applica dazi alle esportazioni brasiliane. È vero che con Kirchner finalmente s´affaccia nel vertice argentino una persona intelligente e fascinosa: sua moglie. Ma per il resto non si vedono segni di quel cambiamento radicale che obbligava il disastro del 2001. Sicché quel raccontare la patria vittima degli avidi stranieri sembra non solo un legittimo espediente per conquistare consensi e gabbare i creditori (la pensionata di Voghera, non il Fondo, che riavrà fino all´ultimo dollaro) ma anche un modo per evitare di guardarsi dentro. Con tutto questo l´Argentina resta un Paese appassionante, pieno di gente vivace e generosa. Ma quando ne guardano i difetti i nostri interlocutori tendono a considerarla un´Italia più sguaiata e melodrammatica, un´Italia in versione telenovela che estremizzerebbe i nostri vizi: labilità dello Stato di diritto, anomia, crisi della rappresentanza politica, trasformismo, l´inadeguatezza della classe dirigente, la furba inefficienza delle banche, quel modo spensierato d´affondare. L´argentinidad sarebbe dunque un´italianità peggiorata, la tesi che ci consegna lo scrittore Antonio Dal Masetto. Questi paragoni saranno pure impropri ma guardando al crac del 2001 è difficile sfuggire al sospetto che il maggior vizio argentino - l´incapacità di sentirsi parte d´un progetto comune, d´una patria - abbia un corrispettivo italiano. Quando capirono che l´Argentina correva verso l´insolvenza tutte le banche internazionali che avevano bonos cercarono di disfarsene, ma con una differenza sostanziale: le spagnole rifilarono i Bot agli argentini, cui raccontarono che erano ultra-garantiti; le italiane ai risparmiatori italiani, sui quali scaricarono ogni rischio. Cinismo per cinismo, avremmo preferito il metodo spagnolo, non foss´altro perché rimanda a un sistema in cui a nessuno è lecito anteporre all´interesse nazionale il proprio. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p050205bo.html |
|
|
|
|
|
#9 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
L'Argentina bussa alla porta dell'Fmi
TANGO BOND Rato: «Siamo disponibili a negoziare» Il Senato di Buenos Aires approva la norma che blinda l'Ops ROMA • L'Argentina intende bussare nuovamente alla porta del Fondo monetario internazionale, dopo la chiusura dell'offerta pubblica di scambio che mira a ristrutturare 81,8 miliardi di dollari di debito in default, equivalenti al 57,6% del debito complessivo argentino. E il Fmi, all'indomani del varo al Senato di Buenos Aires di una legge che blinda lo swap mettendo fuorilegge qualsiasi rinegoziazione del concambio-capestro per i sottoscrittori di Tango-bond, si è dichiarato disponibile a riprendere il dialogo. Il direttore generale del Fondo Rodrigo Rato ha fatto sapere ieri che l'Argentina è disposta a riprendere i negoziati sul programma di prestiti del Fon• do Monetario Internazionale una volta terminata la nuova proposta di rimborso del debito. «Il Governo argentino ha espresso la disponibilità a ristabilire l'attuale programma una volta che l'offerta sulla ristrutturazione del debito sarà completata», ha detto Rato, a margine del G7 così come riportato dall'Ansa, aggiungendo che «certamente noi siamo più che disponibili a continuare il negoziato ma del programma faranno naturalmente parte le riforme strutturali». L'Argentina ha sospeso il programma del Fmi la scorsa estate quando ha avviato la ristrutturazione del debito, a seguito del default. Ma finora ha sempre onorato il pagamento degli interessi e il rimborso del capitale sui prestiti del Fondo: evitando così il default verso la categoria degli organismi sovrannazionali. Il debito pubblico argentino al giugno 2004, secondo fonti del paese sudamericano, risultava per il 42,4% "performing" cioè onorato puntualmente e integralmente (pari a 78,648 miliardi di dollari) e per il 57,6% in default (pari a 106,991 miliardi di dollari). In cima alla lista dei debiti performing svettano gli organismi cosiddetti "multilaterali", tra i quali in primis l'Fmi, per 31,343 miliardi di dollari. L'Argentina inoltre ha continuato a emettere titoli di Stato dall'annuncio della moratoria risalente al dicembre 2001: i bond in circolazione e performing ammontano a oltre 45 miliardi di dollari. L'Ops riguarda una grossa fetta dei debiti in default: non tiene conto di 23 miliardi di euro di interessi pregressi che l'Argentina intende cancellare. Lo swap, che dovrebbe concludersi il 25 febbraio salvo proroghe, secondo il Governo Kirchner «sta procedendo bene». Per contro, secondo fonti di mercato, le adesioni — che hanno raggiunto il 26% dopo due settimane — sono più basse del previsto. In questo contesto di incertezza sull'esito della ristrutturazione, il Parlamento argentino sta varando una legge approvata dal Senato, andrà alla Camera la prossima settimana che "blinda" lo scambio,mettendo fuorilegge qualsiasi rinegoziazione e accordi extragiudiziari, privati e giudiziari con i non aderenti. Ieri il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, durante il briefing a Londra che precede i lavori del G7, ha detto che la proposta di legge argentina che mira a impedire qualsiasi ulteriore rinegoziazione del debito può essere modificata. «Le leggi si modificano con altre leggi», ha puntualizzato. L'Argentina sta uscendo dal tracollo economico e dal default a colpi di leggi clamorose: ha cancellato dall'oggi al domani la parità 1:1 tra pesos e dollaro e ha "pesificato" i conti correnti degli argentini con l'impopolarissimo "corralito". Ieri intanto la necessità di confermare la tradizionale amicizia tra Italia e Argentina e l'auspicio di trovare una soluzione per tutelare i risparmiatori è stata sottolineata dal Sottosegretario agli Esteri Giampaolo Bettamio e dal ministro degli Esteri Argentino Rafael Bielsa in un colloquio avuto a margine alla Conferenza di Coordinamento e Cooperazione per la Colombia tenutasi a Cartagena. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e050205ba.html |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||