Parigi, meno tasse sulle plusvalenze
FRANCIA Il provvedimento si applica alle vendite di partecipazioni societarie
PARIGI • Il neoministro francese dell'Economia, Hervé Gaymard, ha deciso di abbattere le tasse che gravano sulle plusvalenze che scaturiscono dalla cessione di partecipazioni. «Il ministro — ha dichiarato ieri il portavoce del Governo, François Copé — intende andare incontro agli imprenditori, ma anche adeguarsi a quanto già fatto da Paesi come Germania, Gran Bretagna e Italia». In effetti, l'aliquota dovrebbe passare nel 2005 dal 19 al 15% e l'anno successivo all'8%, prima di un esonero totale nel 2007. In cambio di questo provvedimento le imprese saranno tenute a versare una tassa forfettaria del 2,5% "spalmata" però su due anni.
Il Governo francese ha dunque l'intenzione di rimettere le industrie e l'occupazione al centro del sistema economico-produttivo del Paese. Vanno in questa direzione l'ammorbidimento delle 35 ore lavorative settimanali, le agevolazioni fiscali decise per incentivare nuovi investimenti a carattere tecnologico, ma anche per stimolare l'occupazione e la creazione di nuove imprese.
Una fiscalità, quella sulle aziende francesi che è una delle più penalizzanti in Europa, ma che dovrebbe subire in futuro una revisione in profondità. In particolare per quanto riguarda l'imposta cosiddetta "professionelle", quella • che grava sugli investimenti produttivi: questa tassa (che si paga a livello locale) dovrebbe registrare già nel 2005 una sensibile riduzione, a patto che lo Stato intervenga con dei finanziamenti a favore dei governi locali.
E a proposito di tasse, Gaymard ha confermato che nel 2006 il Governo proseguirà nella politica di riduzione delle imposte sui redditi, interrotta nel 2004 e nel 2005 per far fronte al forte degrado dei conti pubblici. Il tutto mentre sta per scoppiare la polemica sul sensibile aumento della fiscalità locale, con particolare riguardo alle tasse regionali (come quelle sugli immobili) che per effetto della decentralizzazione statale subirebbero aumenti compresi tra 5% e 35 per cento.
Nel frattempo la congiuntura francese sembra essere colpita da una improvvisa atonia. A partire da ottobre i consumi lasciano a desiderare e così gli investimenti, mentre il tasso di disoccupazione rimane stabile al 9,9%. Una debolezza che ha costretto l'Insee a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del 2004 e a ricondurle dal precedente 2,5% a un più realistico 2,1%. Quanto basta per dire che il 2005 partirà in sordina, con proiezioni di crescita dello 0,5% e dello 0,4% rispettivamente nel primo e nel secondo trimestre, meno dunque dello 0,6% previsto per dicembre.
Un quadro denso di incertezze, a causa anche della persistente forza dell'euro che frena le esportazioni, ma a causa anche di una domanda interna che non è più così sostenuta come nella prima parte del 2004. Tanto da mettere in dubbio la "tenuta" della finanziaria 2005 costruita sulla base di un aumento del Pil del 2,5%. Basti considerare che per centrare tale obiettivo, dati per buoni i tassi di crescita forniti dall'Insee per i primi sei mesi del 2005, l'economia francese dovrebbe crescere nella seconda parte dell'anno a un ritmo mensile dell'1,5 per cento.
È evidente che la Francia dovrà procedere l'anno prossimo a una manovra correttiva se intende far fronte agli impegni presi, non ultimo quello di riportare il disavanzo pubblico sotto al 3% e di ridurre la disoccupazione del 10 per cento. Mentre nel frattempo, per fare cassa, il Governo ha accelerato il programma di privatizzazioni e della cessione di una buona parte del patrimonio immobiliare di Stato. Alienazione che garantiranno l'anno prossimo entrate per svariati miliardi di euro.
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