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Antitrust avvia un'indagine conoscitiva sui servizi intermediazione finanziaria
Banche: l'Antitrust avvia un'indagine conoscitiva sui servizi intermediazione finanziaria
10/12/2004 L'Antitrust avvia un'indagine conoscitiva sui servizi di intermediazione finanziaria. Nel mirino dell'Authority presieduta da Giuseppe Tesauro finiscono gli ostacoli alla mobilità della clientela fra una banca e l'altra e quelli riscontrati per l'offerta delle carte di credito. In particolare, si legge nel bollettino settimanale dell'Autorità, l'indagine sarà volta ad ''accertare l'intensità degli ostacoli alla mobilità e il loro impatto sulle dinamiche competitive del settore, nonché ad approfondire la natura degli stessi, al fine di identificare gli eventuali strumenti di intervento più appropriati al fine di ridurre gli ostacoli, endogeni ed esogeni, osservati". La rilevanza del fenomeno, osserva l'Antitrust, ''trova riscontro anche nella circostanza che, nel corso degli ultimi anni, sono pervenute all'Autorità numerose denunce che lamentano la presenza di significativi ostacoli legati al cambiamento dell'operatore cui rivolgersi per l'offerta dei servizi del risparmio gestito e amministrato e delle carte di credito". In particolare, nelle denunce vengono evidenziati ''rilevanti costi di cambiamento, derivanti dalla richiesta da parte degli operatori di commissioni ingiustificatamente elevate per la chiusura dei rapporti contrattuali, e dai tempi eccessivamente lunghi connessi all'interruzione dei medesimi rapporti''. Fonte: Adnkronos http://www2.assinews.it:8080/testi/t...101204var.html |
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Da Bankitalia svolta sui fondi
Dopo aver bocciato le «fee» Via Nazionale ha fatto marcia indietro riaprendo il dossier MILANO • La Banca d'Italia fa una parziale marcia indietro sulle commissioni di performance dei fondi comuni d'investimento. Avviando una nuova fase di consultazione — ancora una volta "privata", come quella che l'ha preceduta — sulle norme cui si dovranno attenere i regolamenti dei gestori, Via Nazionale ha sostanzialmente modificato uno dei punti più innovativi della sua precedente proposta, quello relativo all'extra commissione che un money manager può incassare se supera un determinato rendimento. Nella nuova formulazione i fondi potranno continuare a prelevare la performance fee superando un «obiettivo di rendimento» predeterminato (ad esempio il tasso dei Bot o, semplicemente, l'inflazione), anche se quest'ultimo non fosse «coerente con la politica d'investimento» del fondo stesso come richiedeva la precedente bozza. Si potrebbe dire che i due termini sono simili, ma la regolamentazione è fatta anche di dettagli. Nella nuova versione, in pratica, un fondo con un portafoglio in azioni tecnologiche — ad esempio — potrà prelevare le commissioni di incentivo confrontandosi con un «obiettivo» tarato sull'andamento del mercato obbligazionario. Se così fosse non risulterebbe rispettato nella sostanza lo standard internazionale recentemente fissato dallo Iosco (l'associazione delle Consob di tutto il mondo) che impone di paragonare la performance fee agli «obiettivi di investimento del fondo» così da non incentivare i gestori a «prendere un rischio eccessivo». Anche in questa circostanza la Banca d'Italia non ha rispettato le migliori pratiche internazionali dei regulator che suggeriscono di avviare una pubblica e trasparente consultazione sulle norme che i vigilati saranno poi chiamati ad osservare. L'istituto guidato da Antonio Fazio ha inviato la sua nuova bozza alle categorie di rappresentanza degli intermediari evitando di darne alcuna pubblicità. Ed ecco, in pratica, come funzionerà il nuovo sistema. Le commissioni di incentivo saran• no legate a tre distinte fattispecie. Nel caso il regolamento del fondo preveda l'indicazione di un parametro di riferimento — ciò che rappresenta una facoltà e non un obbligo come invece è stabilito per i prospetti informativi degli stessi fondi (con l'eccezione di quelli "flessibili") vigilati dalla Consob per finalità di trasparenza — la commissione scatta solo se la performance supera quel benchmark. Qualora manchi l'indice di riferimento si può prevedere appunto — è scritto nella nuova bozza — un "obiettivo di rendimento". E questo target può essere anche pari a zero — è la terza fattispecie — ma, in questo caso, la extra provvigione può essere incassata soltanto se il valore della quota del fondo sia aumentato e sia «superiore a quello più elevato precedentemente mai realizzato». In tutti e tre i casi, la Banca d'Italia ha stabilito il medesimo sistema di calcolo delle commissioni che ricorda da vicino la metodologia già in uso per l'attribuzione dell'imposta sostitutiva. Il gestore preleverà la commissione dal fondo una volta all'anno ma la imputerà al fondo in occasione del calcolo della quota (giornalmente). Il punto essenziale è che «le performance positive sono compensate con quelle negative». A differenza del meccanismo fiscale il sistema riparte da zero ogni anno. Diversamente gli investitori potrebbero godere di una sorta di "credito" commissionale in caso di una performance negativa nel corso dell'anno. Questo meccanismo non elimina del tutto (anche se attenua) la possibilità di una mutualità interna tra i clienti della stessa cassa d'investimento nella quale sarebbero favoriti quanti, ad esempio, avessero la fortuna di entrarvi subito dopo una fase calante ma alla vigilia di una poderosa performance.
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