![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Sfida al magnate dell´Eternit "Sequestrate il suo patrimonio"
Oggi a Genova i legali dei parenti delle vittime chiederanno di bloccare i beni dell´imprenditore svizzero Schmidheiny
Sfida al magnate dell´Eternit "Sequestrate il suo patrimonio" Morti di cancro in fabbrica, i parenti presentano il conto "Sessanta milioni di euro per garantire i risarcimenti". Inchieste a Torino e Siracusa DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCO VIVIANO SIRACUSA - Migliaia di morti e di malati per l´aria che respiravano. In tutto il mondo: dal Brasile al Sud Africa alla Svizzera. E anche in Italia. Soprattutto a Casale Monferrato, a Siracusa, a Napoli e a Bari. Il sospetto è pesante: ad ucciderli sarebbe stato l´amianto. E nel mirino, per la prima volta, sono finiti i vertici della multinazionale Eternit, i fratelli Stephan e Thomas Schmidheiny, svizzeri, ai primi posti nelle classifiche dei più ricchi del pianeta. I loro nomi sono stati iscritti nel registro degli indagati da due procure, quella di Torino e di Siracusa. Nel capoluogo piemontese sono indagati per «disastro colposo», in Sicilia per «omissione dolosa di misure atte a garantire la sicurezza nel lavoro». E oggi a Genova (sede legale della società Eternit) gli avvocati che assistono gli eredi dei morti ed i dipendenti malati di cancro chiederanno al giudice del lavoro del Tribunale Margherita Bossi il sequestro conservativo dei beni per un importo di 60 milioni e 100 mila euro a Stephan Schmidheiny, azionista di maggioranza della multinazionale Eternit e delle due società Anova Ag e Becon Ag, entrambe con sede nella confederazione elvetica. Dalla richiesta di sequestro dei beni è rimasto fuori il fratello di Stephan, Thomas (primo produttore di cemento nel mondo e che si accinge a fare una transazione con il fallimento della holding Eternit spa di Genova) che, nonostante non abbia avuto partecipazioni azionarie e ruoli dirigenziali nella Eternit ha già risarcito i familiari delle vittime e degli ex dipendenti ammalati di Siracusa. Fino a qualche mese fa queste morti così come le malattie professionali degli operai e dei loro familiari, erano state addebitate ai dirigenti svizzeri ed italiani delle fabbriche di Eternit in Italia che sono stati processati (alcuni procedimenti sono ancora in corso a Torino ed a Siracusa) e condannati a pene detentive e pecunarie, sempre però sostenuti in modo occulto da Stephan Schmidheiny che ha pagato tutte le spese processuali ed i risarcimenti per conto degli imputati. Ma alla fine dell´estate scorsa un paio di ex dirigenti della Eternit in Italia ed in Svizzera, hanno iniziato a collaborare con le autorità giudiziarie italiane: «Sapevamo che i parametri di sicurezza a garanzia dei lavoratori erano insufficienti, ma noi ci adeguavamo a quei parametri perché le direttive ci venivano imposte dall´alto, dai vertici della società, dalla famiglia Schmidheiny, parametri che avevano il bollo della Suva, l´ente federale svizzero deputato a vigilare sulla sicurezza dei lavoratori, violando così di fatto i suoi obblighi di controllo delle condizioni di lavoro negli stabilimenti di proprietà del gruppo Eternit in Svizzera, in Italia e nel resto del mondo». Accuse circostanziate che hanno indotto il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, e il procuratore capo di Siracusa, Giuseppe Campisi, ad aprire nuove indagini per accertare le eventuali responsabilità di fratelli Schmidheiny sulla morte e sulle malattie dei loro dipendenti in Italia (oltre 2.000 a Casale Monferrato e 600 nel siracusano). A sostegno delle responsabilità dei vertici dell´Eternit, la difesa delle vittime, ha messo a disposizione dei magistrati torinesi e siracusani tutta una documentazione dove emergerebbe che i proprietari svizzeri sapevano tutto sui pericoli per la salute nascosti in quelle fabbriche. Secondo la denuncia presentata dagli avvocati delle vittime e dei loro familiari durante i processi celebratisi nei confronti dei dirigenti locali degli stabilimenti Eternit in Italia, Stephan Schmidheiny avrebbe «influenzato» gli imputati in modo tale che «non emergesse mai l´assetto delle reali responsabilità e non collaborassero con le autorità giudiziarie italiane e svizzere». E che i vertici dell´Eternit sapevano è stato recentemente confermato dagli ex dirigenti dell´Eternit in Svizzera ed in Italia, Leo Mittelholzer, Andersen Holte ed Heinz Schaffeneir interrogati nelle settimane scorse a Torino ed a Siracusa. Anche il fratello di Stephan, Thomas è stato interrogato ed avrebbe fatto mezze ammissioni risarcendo i danni di sua pertinenza. Ma in Italia la partita dei risarcimenti è appena cominciata. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p011204am.html |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Quindici chilometri di costa sigillati. È l´ultima eredità della Fibronit, bomba ecologica in mezzo alle case
Bari, la spiaggia sotto chiave "C´è più amianto che sabbia" Duecentouno vittime accertate, un numero di tumori cento volte più alto della media Ma i veleni sotterrati sotto la città e nella baia sono destinati a uccidere ancora Omicidio colposo plurimo: dopo otto anni la prima condanna per un ex dirigente ATTILIO BOLZONI BARI - E´ ancora tutto qui, proprio sotto i nostri piedi che calpestano una terra che non ha colore e una sabbia che non è sabbia. E´ nascosto nelle viscere di Bari. E l´hanno anche fatto diventare una bella spiaggia bianca, quindici chilometri di dune infette. Mare crespo e polvere finissima, ecco cosa c´è adesso tra il Gargano e il Salento, c´è la costa dell´amianto. Siamo in Puglia per raccontare una strage che non hanno mai voluto chiamare strage. In duecentouno se ne sono andati, tutti in silenzio. Uccisi dall´aria che respiravano. Duecentouno omicidi. Ma quella terra senza colore e quella sabbia che non è sabbia è sempre lì a suppurare, a infradiciare. Come ancora lì è la fabbrica dei morti. Producevano tubi e intanto ammazzavano. Gli operai che ci lavoravano. E le loro mogli, i loro figli. E gli abitanti di quella Bari che vivevano fra Japigia e Madonnella e San Pasquale, i tre quartieri che circondano la Fibronit, industria di Casale Monferrato che nel 1935 ha portato pane e tragedia tra gli orti di quest´Italia che chiedeva lavoro. Producevano tubi e poi seppellivano gli scarti e i fanghi sotto i capannoni. A un metro. A due metri. Fino a sette metri. Quando giù non c´era più spazio, sono andati a scaricarli in riva al mare. E dove una volta c´era una grande baia oggi c´è un arenile di polvere di amianto. Hanno cominciato a buttare quello schifo nel mare di Torre Quetta verso gli inizi degli Anni Sessanta, alla fine degli Anni Ottanta la nuova spiaggia era emersa dalle acque, candida, sembrava quasi naturale. Sembrava vera. «I camion venivano in fabbrica ogni sabato, caricavano i bidoni e dieci minuti dopo erano già a versarli in mare», ricorda Damiano Scardicchio, operaio alla Fibronit dal 20 maggio del 1947 al 13 maggio 1980. Anche lui è malato. E di quel cancro che prende alle vie respiratorie - il mesotelioma pleurico - sono morti pure il marito di sua sorella e due fratelli di sua moglie. Un dramma di massa in quella maledetta zona di Bari che separa la Fibronit all´Adriatico. Ogni via ha una croce, ogni palazzo un morto da piangere. In via Matteotti ci abitava l´ingegnere Massimo Micheli e sua moglie Elena gliel´hanno uccisa dodici anni fa. In via dei Bersaglieri ci abita ancora Ernesto Chiarantoni che insegna elettrotecnica al Politecnico. Ha appena 42 anni e gli hanno diagnosticato il mesotelioma pleurico. Anche suo padre è morto di quel male. Come è morto il direttore della Fibronit Gigi Vanni. E sua moglie. E tre dei suoi quattro figli. Il direttore Vanni era sceso a Bari e aveva sistemato la sua famiglia in un appartamento dentro la Fibronit. Vent´anni dopo lo sterminio. La prima vittima «ufficiale» della fabbrica dei morti si chiamava Pasquale. «Era il 1971», racconta Damiano l´operaio. E quella primavera Pasquale Cassano se ne andò. Aveva lavorato per tanto tempo alla Fibronit e voleva cambiare. Prima e ultima tappa Napoli. Gli dissero che non ne aveva per molto, tornò a Bari, dopo qualche mese morì. «Gli effetti dell´avvelenamento da polvere di amianto secondo gli esperti si faranno sentire fino al 2030, gli studi indicano che la malattia ha una latenza dai 15 ai 30 anni e anche più», spiega Nicola Brescia, presidente del comitato cittadino in guerra contro quella fabbrica che fino al 1989 produceva lastre ondulate di eternit e tubi in cemento amianto per gli acquedotti. Il presidente assicura che i morti per quel cancro sono destinati ad aumentare, garantisce che Bari supererà se stessa e il pauroso record che ha già conquistato: un numero di casi di mesotelioma pleurico superiore cento volte alla media nazionale. E dice che la Fibronit ucciderà ancora per un altro quarto di secolo. La fabbrica è murata. Staccata dal resto della città, isola contaminata coperta alla vista di Bari. Ma è lì. C´è sempre. Con quelle tonnellate di sozzure nel suo ventre, occultate, infltrate in profondità. Dieci ettari di veleno. Dopo qualche decennio di omertà e tanto dolore, finalmente hanno sequestrato e poi confiscato l´area. Provvedimento giudiziario di primo grado, in attesa di quello definitivo c´è qualche pazzo che spera ancora di speculare su quel terreno tra Japigia e il mare. Ci avevano già provato in tutti i modi. Volevano costruirci un sottopasso e tirar su palazzoni per 250 mila metri cubi di volume, un piccolo quartiere. L´amministrazione del vecchio sindaco Simeone Di Cagno Abbrescia nel 1999 aveva annunciato di voler «riqualificare» l´area, all´ufficio tecnico comunale si erano però «dimenticati» di segnalare alla Regione e alla Commissione Europea che quello era un «sito pericoloso». Pare che un paio di banche in quel periodo avessero messo gli occhi sui dieci ettari, avanzavano quattrini dalla Fibronit, volevano riprendersi il maltolto e con gli interessi. Sognavano una lottizzazione. «Un vero delirio, là sotto ci sono rifiuti micidiali, c´è solo da bonificare e coprire», spiega Salvatore Valletta, il geologo che ha esplorato passo dopo passo la terra infetta. Per fortuna il nuovo sindaco Michele Emiliano ci vuole fare sopra un parco. E intitolarlo a ognuno di quei duecentouno morti. In questi giorni Emiliano si è anche inventato una parola per indicare il suo progetto: «Dobbiamo arrivare alla scafandratura della zona». Magari «scafandratura» non sarà un termine molto elegante ma rende bene ciò che ha in mente il sindaco: bonificare e sotterrare per sempre il luogo dove oggi c´è ancora la Fibronit. Al momento però tutto è fermo. Ma, da qualche mese, ancora più della fabbrica è quella spiaggia «artificiale» che fa tremare. I quindici chilometri partono dal litorale di «Pane e Pomodoro» e sono tutti chiusi da una rete metallica. E´ dal primo di maggio che il mare dei baresi è imprigionato per ordine della magistratura. Un paio di anni fa il solito sindaco Di Cagno Abbrescia aveva inaugurato in pompa magna un lido a Torre Quetta, proprio dove la polvere di amianto si era preso il posto dell´acqua. Ma lì il figlio di Gianluigi Cesari, rappresentante dell´«Associazione esposti amianto», giocando aveva trovato una grande pietra. «Abbiamo fatto i riscontri necessari e poi una denuncia», ricorda Cesari mentre ricostruisce ogni piega della vicenda Fibronit. E così è stata avviata un´altra inchiesta. «Scavi scavi e in quella spiaggia trovi sempre amianto», risponde il magistrato Ciro Angelillis, il primo che a Bari ha cominciato a indagare sugli orrori della fabbrica dei morti. E´ riuscito a imbastire anche un processo complicatissimo. Si è concluso qualche giorno fa, dopo otto anni. E con una sentenza inedita sui decessi sul lavoro causati da inquinamento: condannato per omicidio colposo plurimo un vecchio amministratore della Fibronit. Ma questa non è e non è mai stata solo una storia giudiziaria o solo di malaffare. Ricordate Gigi Vanni, il direttore che ha perso quasi tutta la sua famiglia nella sua azienda? Questa della Fibronit è il passato di un´Italia che ritorna, che fa sempre paura con quelle morti che arrivano dopo tutti quegli anni. E´ l´Italia che fino a un certo punto non sapeva e dopo un certo punto faceva finta di non sapere. Fino a quando erano tanti, troppi ad andarsene per quella polvere. http://www.assinews.it/rassegna/arti...011204am2.html |
|
|
|
|
|
#3 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Operai morti di cancro, nei verbali delle dichiarazioni rese ai magistrati di Torino e Siracusa pesanti accuse ai vertici del gruppo
Risarcimento delle vittime, è scontro raddoppia l´importo delle richieste "Amianto killer, analisi insabbiate" dirigenti della Eternit: così l´azienda ha eluso per anni i controlli "Creati dalla holding stessa i laboratori che vigilavano sugli standard di sicurezza" "Ai manager era stato dato l´ordine di stare attenti a magistrati, sindacati e giornalisti" FRANCESCO VIVIANO TORINO - Dopo le rivelazioni di alcuni ex dirigenti svizzeri ed italiani degli stabilimenti Eternit in Italia, le procure di Torino e di Siracusa stanno puntando molto in alto. L´obiettivo è accertare se e quali responsabilità abbiano avuto nella morte di migliaia di operai avvelenati dalla polvere di amianto che respiravano in fabbrica, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, indagato, ed i vertici della Suva (l´ente federale svizzero equivalente all´Inail italiana). I tre «collaboratori» che occupavano posti di primo piano nella holding svizzera, sentiti nelle settimane scorse dai magistrati delle due procure hanno infatti sostenuto che i vertici elvetici, Stephan Schmidheiny in primo luogo, «sapevano» quali rischi correvano gli operai e, con la complicità di enti preposti alla sicurezza sul lavoro, facevano finta di non vedere pur di portare avanti le produzioni. Uno di loro, Leo Mittelhelzer che fu amministratore delegato dell´Eternit Spa di Genova ha infatti rivelato che i parametri di sicurezza stabiliti dalla holding per i suoi stabilimenti in Italia ed all´estero, erano frutto delle «analisi» che venivano compiuti in laboratori tedeschi e svizzeri, formalmente «esterni» ma in realtà creati dal gruppo industriale di Stephan Schmidheiny. «L´orientamento del gruppo in tema di prevenzione delle malattie professionali - ha dichiarato ai magistrati di Torino e Siracusa Leo Mittelhelzer - fu deciso da Stephan Schmidheiny, allora giovanissimo erede dell´impero industriale della famiglia». Il controllato, ha spiegato, in realtà era anche il controllore. «I parametri relativi alle soglie minime di sicurezza erano elaborate dall´istituto tedesco Neuss. Questo istituto era una struttura appositamente creata dal gruppo (l´Eternit svizzera, ndr) ai fini dell´indagine sul tema dell´amianto e della sua pericolosità ma risultava esterna al gruppo operativo ed alla casa madre». L´ex amministratore delegato dell´Eternit ha anche parlato delle frequenti riuinioni dei manager della holding svizzera durante le quali Stephan Schmidheiny impartiva istruzioni anche in tema di sicurezza sul lavoro: «Si trattava di disposizioni impartite oralmente - ha detto ai giudici Leo Mittelhelzer - ma per tutti i manager presenti, me compreso, le disposizioni apparivano indiscutibili, vincolanti e da osservare costantemente fino ad eventuale revoca». Come a dire che tutti sapevano dei veleni che si respiravano negli stabilimenti Eternit di tutto il mondo, ma fino a quando si rispettavano i parametri (in base alle analisi effettuate in laboratori che facevano sempre capo alla holding svizzera) bisognava continuare a produrre amianto. Agli atti dell´inchiesta torinese e siracusana sono state acquisite anche corrispondenze tra i vertici svizzeri del gruppo e gli amministratori delegati degli stabilimenti Eternit dove si raccomandava di «stare molto attenti ai sindacati, ai magistrati ed ai giornalisti». Altri due ex dirigenti della Eternit svizzera, Andersen Holte ed Heinz Schaffener, interrogati dai magistrati italiani hanno raccontato il ruolo avuto dalla Suva in materia di prevenzione lasciando intendere che l´ente federale tedesco preposto alla sicurezza sul lavoro, forse sapeva. Ed è per questo che il procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello ha avviato una rogatoria per saperne di più sull´attività dell´ente federale tedesco. Altri testi hanno riferito che Stephan Schmidheiny aveva molta influenza in Svizzera ed hanno ricordato che uno dei suoi ex dirigenti più importanti è stato Hans Rudolf Merz, attuale ministro federale delle finanze della confederazione elvetica. Quest´ultimo era infatti presidente del consiglio di amministrazione della holding Anova, ex Amiantus, che controllava anche la Eternit. Il principale stabilimento del gruppo era a Casale Monferrato. Ci lavoravano duemila operai. Ed è qui che ancora abita l´ex dirigente Luigi Reposo. Per 30 anni ha vissuto con la famiglia dentro le aziende Eternit a Bagnoli prima e a Casale Monferrato poi. Per il fatto di essere ancora vivo, si sente un miracolato: «Ma per molti miei operai non è stato così, ne ho visti morire tantissimi». http://www.assinews.it/rassegna/arti...p021204am.html |
|
|
|
|
|
#4 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Denunciati i padroni della holding. La richiesta di risarcimento, alcune decine di milioni, presentata nei giorni scorsi
Eternit, la rabbia dei sopravvissuti Casale Monferrato: duemila persone chiedono un risarcimento Thomas Schmidheiny ha versato due milioni e mezzo di euro a parenti di vittime DAL NOSTRO INVIATO FRANCESCO VIVIANO CASALE MONFERRATO - Il primo nome è quello di Leandro Accattino: è uno dei 739 ex dipendenti della Eternit che si sono ammalati di cancro per avere respirato la polvere d´amianto dello stabilimento di Casale Monferrato dove ha lavorato fino alla metà degli anni ´80. L´ultimo nome è quello di Aldo Zambon: come altri suoi colleghi, 784, è invece morto. Sempre per colpa della polvere killer. I nomi sono contenuti in una lunga lista di 1.983 persone, tra sopravvissuti, eredi delle vittime dell´amianto e un centinaio di cittadini di Casale Monferrato, anche loro morti o ammalatisi per l´aria che respiravano, che quattro giorni fa hanno presentato una richiesta di risarcimento di danni denunciando i "padroni" della Eternit, i fratelli Thomas e Stephan Schmidheiny, i ricchissimi fratelli svizzeri proprietari di gran parte degli stabilimenti di eternit in tutto il mondo. Sono gli stessi denunciati dai 400 dello stabilimento Eternit di Siracusa che la scorsa settimana hanno chiesto al Tribunale di Genova un risarcimento di oltre sessanta milioni di euro, quasi un quarto di quello previsto per i 1.983 di Casale Monferrato e Cavagnolo. Le denunce saranno adesso inviate alla Procura della Repubblica di Alessandria e di Torino che, come quella di Siracusa, hanno da tempo avviato indagini nei confronti dei due magnati svizzeri. Le nuove denunce sono state rivolte nei confronti dei fratelli Schmidheiny, già iscritti nel registro degli indagati di Torino e Siracusa, perché le ultime indagini e, soprattutto le dichiarazioni di alcuni ex dirigenti italiani e svizzeri della Eternit ed una copiosa documentazione, hanno dimostrato che le Eternit Spa italiane, facevano direttamente capo alla casa madre svizzera e quindi ai due proprietari. Thomas Schmidheiny, preso dal rimorso dopo avere visto un´intervista alla televisione svizzera della moglie di Aldo Zambon, uno dei morti di Casale Monferrato, si è presentato spontaneamente ai magistrati di Siracusa e di Genova incontrando anche i legali dei familiari delle vittime che lavoravano nei due stabilimenti Eternit risarcendo un danno quantificato in due milioni e mezzo di euro, riconoscendo la sua "responsabilità morale" nelle stragi provocate dall´amianto. Un gesto che ha alleggerito la posizione processuale di Thomas. Il fratello Stephan, maggiore azionista della holding svizzera, non vuole sentire ragioni di risarcire i danni morali e materiali scaricando di fatto la responsabilità sui dirigenti degli stabilimenti italiani. Proprio questi, si è scoperto, hanno affrontato le spese dei processi e le condanne di risarcimenti minimi con i soldi di Stephan Schmidheiny che, secondo l´accusa e le denunce degli avvocati delle vittime, controllava tutto, soprattutto in materia di sicurezza ed ambiente negli stabilimenti Eternit in tutto il mondo. Intanto si apprende che "Suva", l´ente federale svizzero equivalente alla nostra Inail, avrebbe chiuso un occhio. In un interrogatorio di qualche mese fa reso al procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello ed al procuratore di Siracusa, Giuseppe Campisi, Heinz Schaffner, dirigente della Eternit AG di Niederuenen, ha dichiarato: «Le misurazioni nell´ambiente di lavoro venivano fatte dalla Suva due volte all´anno. I risultati delle misurazioni venivano comunicati all´azienda. Le misurazioni venivano preventivamente concordate con l´azienda. La Suva non ha mai fatto sopralluoghi a sorpresa». http://www.assinews.it/rassegna/arti...p051204et.html |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Amianto: Torino, maxiesposto in procura contro la Eternit
28/12/2004 Trenta pagine di nomi di persone che si sono ammalate o sono morte per patologie legate all'esposizione all'amianto e di loro parenti ed eredi. Sono quelle che aprono il maxiesposto contro la multinazionale svizzera Eternit depositato la scorsa settimana alla procura di Torino dalla Cgil e dalla Associazione familiari vittime dell'amianto e nel quale si legge che ''a ventanni dalla cessazione della produzione ci si sta avviando, secondo gli esperti, verso il picco statistico del mesoteliomi e i soggetti colpiti sono sempre più frequentemente persone che non hanno mai lavorato presso gli stabilimenti Eternit'' ,ma che abitavano nelle loro vicinanze o avevano rapporti di lavoro con l'azienda, come attività di servizio o trasporto di materiali. 'L'esposto riguarda 1560 persone per gli stabilimenti di Casale e Cavagnolo fra ammalati, deceduti ed eredi a cui si aggiungono i 144 malati e 30 morti della Cava di Balangero, nel torinese, e oltre 200 persone per Bagnoli, nel napoletano''.http://www2.assinews.it:8080/testi/t...281204tec.html |
|
|
|
|
|
#6 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
breda termomeccanica
Amianto: Tribunale Milano, imputati colpevoli ma non punibili
26/01/2005 Nove ex dirigenti della Breda termomeccanica sono colpevoli di avere cagionato la morte di un dipendente, Giancarlo Mangione, deceduto per mesotelioma pleurico dopo essere stato esposto ad amianto dal 1955 al 1983 nei reparti in cui lavorava. E tuttavia, ai nove ex dirigenti vanno concesse le attenuanti generiche prevalenti grazie alle quali la loro colpa viene prescritta. Ed è così perché nonostante ''l'impiego dell'amianto fosse all'epoca regola industriale pressoche' universalmente praticata'', riconoscere una colpa piena agli imputati ''confonderebbe il piano dell'emozionalità con quello dell'applicazione delle leggi e porterebbe alla condanna a mo' di capro espiatorio di imputati ai quali non possono essere addebitate oltremisura responsabilità che sono state si' individuali, ma che hanno fondato le loro radici nel sistema industriale dell'epoca, sistema che non tocca ad un organo giuridizionale giudicare''. Questo si legge nelle 17 pagine di motivazioni per le quali il 5 gennaio scorso i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano hanno assolto tre imputati e dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di altri nove accusati di omicidio colposo. Tra gli ex dirigenti alla sbarra compariva anche Vito Antonio Schierone, gia' giudicato per fatti analoghi da un' altra sezione del Tribunale di Milano ma prosciolto con formula piena. Per la prima volta in Italia, invece, i giudici presieduti da Ambrogio Moccia hanno riconosciuto ''la sussistenza di nesso di causalità tra esposizione ad amianto ed innesco della malattia risultata letale''. Fonte: Adnkronos http://www2.assinews.it:8080/testi/t...260105tec.html |
|
|
|
|
|
#7 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Equitas "difende" le proprie riserve per amianto
28/01/2005 Equitas, la società non quotata in borsa creata per sostenere le responsabilità che un tempo minacciavano il mercato assicurativo dei Lloyd's, ha minimizzato l'impatto della proposta di legge sull'amianto che sarà presentata al Senato americano questa settimana. Arlen Specter, senatore della Pennsylvania, presenterà un progetto di legge per la costituzione di un fondo di $140 miliardi (£75 miliardi) per compensare le vittime e limitare l'esposizione delle compagnie alle cause legali. Si presume che il comparto assicurativo, inclusa Equitas, contribuisca con circa $46 miliardi. Scott Moser, CEO di Equitas, insiste che le sue riserve sono "adeguate e appropriate" considerando fuori luogo le illazioni che sostengono che la società sia responsabile di risarcire il 20% del totale. "Considerando le nostre coperture e le molte liquidazioni che abbiamo negoziato negli ultimi otto anni, riteniamo che le nostre azioni restanti dalle responsabilità americane siano meno del 5% del totale ($46 miliardi)," ha proseguito. Equitas ha firmato accordi con più di 180 compagnie, inclusa Halliburton, la compagnia petrolifera americana, per liquidare le sue responsabilità per amianto. Le riserve "undiscounted" della società, che includono futuri rimborsi, erano fissate a £4 miliardi in marzo 2004, in calo rispetto a £5,3 miliardi dell'anno precedente. Le sue riserve "discounted" sono crollate da £3,7 miliardi a £2,8 miliardi. Tuttavia, Moser ha criticato i termini della proposta. Mentre gli assicuratori americani potranno ottenere degli sgravi per i risarcimenti se saranno in grado di dimostrare che le offerte li manderebbero in bancarotta, una clausola nel progetto di legge nega questo diritto ad Equitas, poiché i sostenitori del progetto sostengono che Equitas potrebbe rivalersi con i Names per rivendicare qualsiasi deficienza. Equitas afferma che la clausola è stata inserita per ordine del comparto assicurativo americano allo scopo di fare pressione a favore di "condizioni concorrenziali omogenee". Equitas sostiene che, nel caso in cui non possa liquidare i risarcimenti per intero, non è chiaro chi sia da considerare responsabile per la differenza. Ritiene di poter rivolgersi ai Names che hanno sottoscritto assicurazione presso i Lloyd's prima del 1992 e le cui responsabilità erano state riassicurate con Equitas. Ma Christopher Stockwell, presidente della Lloyd's Names Association, ha dichiarato: "Le polizze erano dei Lloyd's e la responsabilità per colmare qualsiasi differenza di Equitas dovrebbe continuare ad essere dei Lloyd's." I Lloyd's non intendono commentare. http://www2.assinews.it:8080/testi/t...280105mer.html |
|
|
|
|
|
#8 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Va risarcito il danno da amianto
CASSAZIONE CIVILE Le Ferrovie dello Stato devono risarcire i danni causati ai propri dipendenti per le malattie provocate dall'esposizione all'amianto. La sezione lavoro della Cassazione, con la sentenza 644/ 05 ( depositata il 14 gennaio), rigettando il ricorso presentato dall'azienda contro una decisione della corte di appello di Roma, ha ribadito la natura contrattuale della responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'articolo 2087 del Codice civile, ricondotta alla violazione di obblighi di comportamento imposti da norme di legge o suggeriti dalle conoscenze tecniche e sperimentali del momento. Il fatto. Un dipendente delle Ferrovie dello Stato, in servizio dal 1959 al 1971, ha ottenuto la condanna dell'azienda a pagare circa 150 milioni delle vecchie lire ( più gli interessi legali), a titolo di risarcimento del danno biologico sofferto per un tumore causato dall'esposizione all'amianto. Le lavorazioni alla quali il ferroviere fu addetto sino al 1971 implicavano un contatto continuo e non occasionale con le vetture e con il materiale per i quali era diffuso l'utilizzo del materiale. Secondo la Corte, il dipendente fu esposto al rischio di inalazione di asbesto a causa del rilascio di fibre dai rivestimenti in amianto spruzzato dalle casse dei rotabili e dalla polvere prodotta dall'usura delle pasticche frenanti. A nulla è valsa la difesa delle Fs, limitatasi quasi esclusivamente a obiettare che il livello d'esposizione all'amianto del lavoratore era molto basso. Le motivazioni della Corte. Per la Cassazione, nei confronti dell'operaio, non sono state adottate idonee misure di tutela della salute, pur essendo note sul piano scientifico, quanto meno a partire dagli anni 60, le conseguenze cancerogene dell'amianto, da ritenersi fattore sufficiente ed esclusivo dell'insorgere di malattie tumorali. Solo a partire dagli anni 70 è infatti cessata la coibentazione delle vetture con l'amianto e solo dall'inizio degli anni 80 è cominciato il programma di decoibentazione. La Corte torna dunque a pronunciarsi sulla responsabilità contrattuale del datore di lavoro ai sensi dell'articolo 2087 del Codice civile, che la Cassazione ritiene di ampia portata, in quanto non contiene solo l'enunciazione di un dovere imposto nell'interesse generale, ma sancisce un'obbligo a carico del datore di lavoro, quello di adottare comunque, anche dove manca una specifica misura p r e v e n t i v a , ogni cautela generica di diligenza e prudenza, nonché di controllare e vigilare che i dipendenti seguano effettivamente queste misure. L'articolo 2087, in particolare, impone al datore un obbligo riferito al modo di organizzare l'impresa, apprestando attrezzature e servizi idonei allo scopo. Nel caso in esame, la Corte ha rilevato che nel periodo considerato ( dal ' 59 al ' 71), le Fs erano strutturate in servizi, uno dei quali era il servizio sanitario, con medici di ruolo e " fiduciari", tra cui rivestivano una significativa rilevanza i consulenti ( in particolare docenti universitari). Di conseguenza, le Fs non possono definirsi « una piccola impresa che galleggia nel turbinio di leggi da cui trarre indicazioni comportamentali » , ma sono piuttosto « una grande realtà aziendale, parallela, per i servizi sanitari, allo Stato, e diffusa su tutto il territorio nazionale, dotata di un organismo ad hoc, assistito da competenze scientifiche certamente non border line, deputate, in primo luogo, ad assicurare e garantire la salute dei ferrovieri » . La conclusione. La Corte ha intravisto la responsabilità, sul piano della prevenzione e tutela della salute, di un'organizzazione sanitaria di pur tanto grande potenzialità, in quanto si è dimostrata inadeguata nel rilevare tempestivamente al vertice gestionale ( suggerendo magari rimedi che la comunità scientifica internazionale aveva ormai allo studio) il serio e non ipotetico pericolo costituito dalle fibre d'amianto. Di qui la responsabilità contrattuale delle Fs ai sensi dell'articolo 2087. Responsabilità che va estesa alla cura del lavoratore, attraverso l'adozione, da parte del datore, nel rispetto del suo diritto di libertà d'impresa, « di tutte quelle misure e delle cautele che, in funzione della diffusione e della conoscibilità, pur valutata in concreto, delle conoscenze, si rivelino idonee, secondo l'id quod plerumque accidit ( ciò che accade più frequentemente, ndr), a tutelare l'integrità psicofisica di colui che metta a disposizione della controparte la propria energia vitale » . http://www.assinews.it/rassegna/arti...070305ri2.html |
|
|
|
|
|
#10 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Svizzera: amianto, domani a Losanna primo processo a Eternit
31/01/2006 Il Tribunale delle assicurazioni del cantone di Vaud si occuperà domani del primo processo intentato in Svizzera dai familiari di ex dipendenti della Eternit SA. La vedova di uno di loro, che lavorava nello stabilimento di Payerne, tenterà di convincere la Corte che il marito, deceduto di cancro nel 2003, è stato ucciso in realtà dall'amianto e non dalle sigarette che fumava. La Suva (Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni) contesta, in questo caso particolare, l'esistenza di una malattia professionale ed ha rifiutato di versare alla vedova le prestazioni richieste. L'istituto assicurativo afferma che l'operaio, impiegato della Eternit per 23 anni, è una vittima del tabagismo. In altri tre casi, relativi ad altrettanti operai della Eternit Payerne, la Suva ha riconosciuto che queste persone sono morte di un cancro provocato dall'amianto, spiega il portavoce dell'Istituto, Henri Mathis. Uno degli operai è morto anche lui di un cancro al polmone, mentre gli altri due sono stati vittima di un mesotelioma, una forma di cancro latente per trenta o quarant'anni e che si dichiara in modo folgorante. La prassi della Suva contrasta con quella di altri paesi. In Francia, ad esempio, se un fumatore che ha lavorato a contatto con l'amianto si ammala, l'esposizione alla sostanza cancerogena è considerata la causa preponderante della malattia, puntualizza l'esperto François Iselin, del Comitato di aiuto e di orientamento delle vittime dell'amianto (Coava). L'esito della causa intentata a Losanna riveste dunque un'importanza considerevole per la Suva: 5000 persone sono attualmente sotto sorveglianza medica per aver lavorato in contatto con l'amianto. Da una ventina d'anni, sono stati riconosciuti quasi 1500 casi di malattia imputata a questa sostanza; gli indennizzi rappresentano un totale di 342 milioni di franchi. Nella Svizzera tedesca, la questione ha assunto risvolti penali. Lo scorso novembre, una denuncia per omicidio involontario è stata presentata a Glarona contro gli industriali Stephan e Thomas Schmidheiny, un tempo azionisti principali della Eternit AG. Il presidente dell'associazione delle vittime dell'amianto, l'avvocato Massimo Aliotta, rimprovera ai fratelli Schmidheiny di essere stati al corrente della nocività dell'amianto. In base a stime recenti, 45 ex impiegati dello stabilimento della Eternit di Niederurnen sono morti per malattie legate all'asbesto. Fonte: Adnkronos |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||