Banche in pressing su Palazzo Chigi «Subito una legge sui covered bond»
Le banche italiane hanno scatenato l’offensiva finale sui covered bond. Dopo la notizia della prima emissione targata Cassa Depositi e Prestiti, che a gennaio collocherà titoli per circa 3 miliardi di euro, i grandi banchieri sono tornati a bussare alla porta del governo. «Vogliamo subito una revisione della legge 130 sulle cartolarizzazioni, che autorizzi gli istituti di credito a emettere covered bond». Il ritornello, che più chiaro non si può, nasconde gli enormi benefici derivanti per le banche, in termini di commissioni e finanziamenti, dalla diffusione di queste obbligazioni. Il modello di covered bond scelto in Italia, infatti, dovrebbe offrire la possibilità di collocare i titoli attraverso un apposito veicolo (in cui confluiranno gli immobili a garanzia delle emissioni, il cosiddetto patrimonio segregato) che sarà considerato fuori dal bilancio. Vantaggio non trascurabile alla luce dell’avvicinarsi di Basilea2 e del conseguente giro di vite sulla patrimonializzazione delle banche. Senza dimenticare che gli stessi covered bond consentiranno agli istituti di rastrellare enormi quantità di capitali a basso costo. Basti pensare che il mercato di queste emissioni, in Germania, ha ormai superato il volume dell’intero debito pubblico italiano.
A fronte di queste considerazioni si intuisce l’atteggiamento delle banche che, in attesa della nuova legge sulle cartolarizzazioni, hanno mal digerito la decisione di Bankitalia sul coefficiente di rischio dei covered bond emessi da Cdp. Via Nazionale lo ha fissato al 20% (anziché al 10% previsto, livello al quale si potrà scendere solo quando l’organo diretto da Antonino Turicchi sarà considerato un intermediario finanziario), creando non pochi grattacapi agli istituti che acquisteranno queste obbligazioni. Il governo, nel frattempo, temporeggia. E tutto lascia presumere che l’aggiornamento della legge 130 slitterà al prossimo anno.
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