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Data registrazione: Dec 2003
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Worldcom 2 - Altro Risarcimento In Arrivo (dalla S.e.c.)
WORLDCOM 2 - ALTRO RISARCIMENTO IN ARRIVO (DALLA S.E.C.)
Dal sito di ADUC http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=99572 ================================== Caso Worldcom: la Sec distribuisce i soldi anche ai risparmiatori italiani: ecco il sito Internet dove reperire le informazioni Caso Worldcom: la Sec distribuisce i soldi anche ai risparmiatori italiani: ecco il sito Internet dove reperire le informazioni Mentre i politici si stanno accapigliando per fare (o per non fare?) la riforma del risparmio, che sta assumendo sempre piu’ le caratteristiche della tela di Penolepe, la SEC americana (ovvero la corrispondente della Consob) ha aperto un sito Internet per risarcire i risparmiatori (in tutto il mondo, quindi compresi gli italiani) per il caso Worldcom. I risparmiatori italiani che hanno investito in titoli Worldcom (l’elenco completo e’ consultabile all’indirizzo: http://www.worldcomvictimtrust.com/E...Securities.asp) nel periodo compreso tra Aprile 1999 e 25 Giugno 2002 possono visitare il sito http://www.worldcomvictimtrust.com. Per avere diritto al risarcimento SEC i requisiti che l'investitore / risparmiatore deve soddisfare sono i seguenti: 1 - risultare detentore di titoli idonei (l'elenco e' sul sito sopra indicato) alla data del 25/06/2002, e 2 - avere acquistato i titoli tra il 29/04/1999 ed il 25/06/2002, e 3 - poter dimostrare di avere subìto una perdita economica dalla combinazione dei propri acquisti (anche se effettuati prima del 29/04/1999) e delle vendite, sempre con riferimento alla data del 25/06/2002 (data quindi alla quale va dimostrata l'esistenza della perdita economica; eventuali acquisti o vendite successive a questa data NON vanno computate). L’ammontare della cifra recuperata dalla SEC e’ di 500 milioni di dollari in liquidita’ e 10 milioni in azioni. Al momento la SEC non e’ in grado di stimare a quanto ammontera’ il singolo risarcimento derivante da questo fondo, perche’ dipendera’ dal numero di adesioni. Speriamo che la stampa contribuisca a diffondere la notizia in modo da permettere al maggior numero di risparmiatori di recuperare parte del danno subito. Cogliamo l’occasione per ricordare che gli investitori in titoli Worldcom possono ottenere un parziale risarcimento anche dalla class action che ha finalmente cominciato a dare i primi risultati concreti e tangibili. La transazione con CITIGROUP infatti si e’ tramutata in soldi a disposizione degli aventi diritto, che ora possono presentare la domanda di pagamento di quanto a loro spettante. La definizione di "class" comprende tutti gli azionisti e/o obbligazionisti che hanno acquistato i titoli tra il 29 aprile 1999 ed il 25 Giugno 2002. Si stima al momento che gli azionisti riceveranno 0,48 Usd per azione, mentre agli obbligazionisti dovrebbero avere 95,26 Usd per ogni 1.000,00 Usd di valore facciale (capitale) per ciascuna delle emissioni effettuate nel Maggio 2000 e Maggio 2001. Rammentiamo che: (A) questo e’ solo il primo di successivi risarcimenti attesi dall'azione, poiche’ deriva dalla transazione con uno solo dei convenuti, e (B) che la stima si basa sulla eventualita’ che tutti gli aventi diritto chiedano il risarcimento, circostanza a nostro avviso assai improbabile. Le cifre sono approssimative, e potrebbero essere ridotte o aumentate anche a seconda della data esatta di acquisto. Il modulo da compilare e maggiori informazioni sono presenti sul sito dell’Aduc dedicato agli investimenti finanziari a questo indirizzo: http://investire.aduc.it/php/mostra.php?id=93814 Chi non se la sentisse di svolgere tutte le pratiche direttamente e’ possibile farsi assistere dai legali che collaborano con l’Aduc, sia per la class action che per il risarcimento elargito dalla SEC. |
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25 giugno 2005
Bond WorldCom, le banche pagano gli omessi controlli Principi giuridici / Storica ordinanza dei giudici Usa I lead manager dei collocamenti obbligazionari devono fungere da « guardiani » reali, e non solo formali, delle imprese i cui bond collocano sul mercato. Almeno negli Usa. Lo stabilisce un'ordinanza con cui è stata accolta la class action promossa da una serie di investitori contro le banche ( JP Morgan, Bank of America, Salomon Smith Barney, Citigroup, Salomon Brothers e altre) che hanno ricoperto il ruolo di lead manager o membri del consorzio di collocamento di due emissioni obbligazionarie di WorldCom, la società Usa di tlc che nel 2002 causò il più grande crack della storia statunitense. Il giudice Denise Cole della Us Southern District Court di New York ha stabilito che le banche coinvolte nelle emissioni avevano e dovevano esercitare l'obbligo della due diligence sull'emittente prima di collocare sul mercato i bond di WorldCom. La normativa Usa, a differenza di quella europea, prevede, in alcuni regolamenti specifici, che i lead manager dei collocamenti obbligazionari siano obbligati a controllare gli emittenti. Cole, nelle 155 pagine del provvedimento, ripercorre i comportamenti delle banche che avrebbero dovuto verificare la reale situazione di WorldCom. Le conclusioni delmagistrato newyorkese sono pesanti: le banche hanno violato non solo la legge, ma anche le proprie regole interne di compliance. Poiché i manager di WorldCom avevano falsificato i bilanci, i cui dati erano stati recepiti senza obiezioni dalle banche, i prospetti informativi ( offering circular) dei bond contenevano dati finanziari ed economici non corretti. I lead manager non hanno mai proceduto, pur essendo tenuti a farlo, ad un'autonoma verifica delle informazioni trasmesse da WorldCom nei bilanci e nelle comunicazioni dei top manager. Le banche hanno affermato di fidarsi della certificazione della Arhur Andersen sui bilanci e delle comfort letters che la società di revisione ( poi " implosa" per lo scandalo Enron) trasmetteva per i dati ancora unaudited. Il giudice Cole ha affermato invece che non solo i lead manager non avrebbero dovuto fare affidamento esclusivo sulle comfort letters, in quanto redatte dalla stessa società di audit che controllava i bilanci, ma che avrebbero dovuto anche dotarsi di propri consulenti per la due diligence. Questo sarebbe stato necessario anche alla luce dei " segnali di pericolo" ( red flags), come le incongruenze tra i dati sulle stesse voci di bilancio contenuti in documenti diversi di WorldCom, e i rumors che si rincorrevano sul gruppo, che erano tanti e tali da richiedere controlli approfonditi. I lead managers non avrebbero nemmeno dovuto accettare supinamente le risposte fornite dai manager della società di tlc, ma anzi avrebbero dovuto agire da « avvocati del diavolo » . Le banche che gestivano le emissioni di WorldCom, tra l'altro, erano le stesse che prestavano centinaia di milioni di dollari all'Amministratore delegato ( Ceo) della società, Bernard " Bernie" Ebbers, ottenendo a garanzia dei prestiti titoli dell'azienda. Ebbers, le cui difficoltà finanziarie erano note alle banche, ottenne anche prestiti da WorldCom per 408 milioni di dollari. Le banche erano dunque al centro dei conflitti di interesse sull'impresa di tlc. Il giudice Cole ha quindi accolto la mozione della class action sulla motivazione che le banche, nonostante fossero a conoscenza della situazione di WorldCom, come dimostrano i rating interni che le assegnavano, non hanno mai fatto emergere tale situazione nei prospetti dei bond, lasciando il mercato e i sottoscrittori finali all'oscuro. Secondo il giudice Usa lo dimostra, tra l'altro, anche la manovra delle banche che, mentre collocavano i bond WorldCom al pubblico, acquistavano protezione sui rischi di credito connessi all'azienda tramite i Credit default swaps ( Cds). WorldCom venne ammessa al « Chapter 11 » della legge concorsuale Usa il 21 luglio 2002, dopo aver ammesso di aver falsificato varie voci di bilancio per 11 miliardi di dollari, causando la distruzione di decine di miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa e di bond sottoscritti da ignari risparmiatori. La class action ha portato a risarcimenti record: Citigroup ha pagato nel 2004 2,6 miliardi di dollari e nel marzo scorso JP Morgan ha versato 2 miliardi, portando il totale dei rimborsi a oltre 6 miliardi di dollari, il valore più alto della storia Usa. Ebbers il 16 marzo è stato riconosciuto colpevole da una giuria Usa delle accuse di cospirazione, frode finanziaria e falso in bilancio e dovrà scontare fino a 85 anni di carcere. La sentenza, se non in linea di principio, non è importabile nella giurisprudenza italiana, visto che l'Italia non ha norme in materia. Sinora, così, la Consob non ha mai sanzionato i lead manager dei collocamenti obbligazionari italiani poi « esplosi » a causa del loro ruolo, ma solo le società che, anche negli stessi gruppi dei lead manager, hanno venduto ai piccoli risparmiatori bond riservati agli investitori istituzionali. Senza possibilità di aprire una class action, i sottoscrittori di bond Parmalat, per restare alle vicende di casa nostra, possono solo puntare a far rilevare il falso nelle comunicazioni, come avvenuto in passato nel caso del prospetto per la quotazione dei titoli Freedomland. Ma il principio, almeno quello, resta. pagina a cura di Nicola Borzi il sole 24ore cote non cole
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Data registrazione: Jul 2002
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Il Tribunale di New York ( Giudice On. Denise Cote) ha definitivamente approvato mercoledì scorso le transazioni nell’ambito della Class Action sui titoli WORLDCOM.
Al via i rimborsi entro un anno. Il Tribunale di New York ( Giudice On. Denise Cote) ha definitivamente approvato mercoledì scorso le transazioni nell’ambito della Class Action sui titoli WORLDCOM. L’approvazione del Tribunale mette la parola “fine” ad un contenzioso protrattosi per circa tre anni, ed apre la strada ai rimborsi per quegli investitori che hanno tempestivamente presentato la domanda, e la relativa documentazione, entro il termine del 26 agosto u.s. Ad oggi, su oltre 4.000.000 di potenziali aventi diritto, circa 830.000 hanno presentato la domanda, e solamente 7 investitori hanno presentato obiezioni relative alle transazioni raggiunte. L’ammontare recuperato supera i 6.000.000.000 di dollari, per la maggior parte derivante da transazioni con gli istituti bancari coinvolti; oltre US$ 5.000.000.000 andranno in ultima analisi a beneficio dei danneggiati, mentre la rimanente parte coprirà i costi vivi della causa ( pari a US$ 10.700.000 circa, interamente anticipati dai legali che hanno gestito il caso) e le competenze dei Lead Counsels (che quindi incidono per circa il 16% del recuperato). Oltre US$ 60.000.000 sono stati recuperati direttamente dagli ex dirigenti della società, in parte tramite pagamenti diretti o cessione di beni, ed in parte dalle rispettive compagnie assicuratrici. Sullivan, Myers e Yates hanno ammesso le loro responsabilità e sono stati condannati rispettivamente a 5 anni ( Sullivan) , e 1 anno di prigione ( Myers e Yates). Nell’ambito della definitiva approvazione del Plan of Allocation ( il piano di riparto delle somme disponibili) è stata introdotta una importante novità; accogliendo le obiezioni presentate da un investitore, infatti, il Giudice ha ritenuto che anche coloro che avessero venduto le proprie azioni prima del 29.01.2002 abbiano diritto ad un parziale risarcimento, ed ha indicato tale quota in circa il 10% del danno effettivamente subìto, destinando quindi anche a tale sotto-classe una parte dei fondi. Circa i cinque sesti delle somme disponibili sono stati allocati a favore dei possessori di obbligazioni, mentre il resto verrà destinato agli azionisti. I gestori del Settlement Fund sono ora al lavoro per esaminare le richieste e la relativa documentazione, allo scopo di verificare la completezza delle domande ed eventualmente richiedere documentazione integrativa ove necessario; completata tale fase, ed integrata la documentazione relativa alle domande carenti, avviata la procedura di emissione ed invio degli assegni. I primi pagamenti sono attesi per l’estate 2006. La notizia riportata induce alcune osservazioni. La prima, riguarda il numero di coloro che hanno presentato domanda: solamente un quinto dei potenziali aventi diritto ha richiesto di poter beneficiare dei risarcimenti. Pur consapevoli del fatto che un certo numero di investitori abbiano esercitato il diritto di optare per un’azione individuale (escludendosi così dallo status di Class Member), rimane tuttavia impressionante il numero di persone (fisiche o giuridiche) che non avendo tempestivamente aderito rimarranno escluse dai risarcimenti, né potranno avviare oggi – tardivamente – un’azione individuale. Trattasi infatti di oltre 3.000.000 di soggetti. Tra gli esclusi, certamente, la maggior parte è rappresentata da investitori privati, che neppure sanno che avrebbero avuto diritto ad un risarcimento, né probabilmente sono mai stati resi edotti della stessa esistenza dell’azione. Migliaia saranno però, certamente, anche gli investitori istituzionali (in larghissima parte stranieri). Non vogliamo addentrarci in una ricerca delle responsabilità, ma non possiamo esimerci dall’osservare come l’informazione in tema di class action sia ad oggi, quantomeno in Italia, assolutamente inesistente ; se ciò appare tutto sommato comprensibile per i privati, le carenze del sistema istituzionale appaiono tuttavia assai gravi, e ciò sotto un duplice profilo. Da un lato infatti, la mancata presentazione della domanda da parte di – per esempio – un fondo di investimento o fondo pensione italiano, danneggia ingiustamente chi di quel fondo possieda delle quote. E’ evidente che la performance del fondo avrebbe potuto subìre un incremento, ancorchè magari modesto, dalla acquisizione di somme a seguito della partecipazione al Settlement Fund da parte dei gestori, e che di tale incremento avrebbero potuto beneficiare proprio gli investitori. Dall’altro, se il mondo istituzionale avesse ben operato, non solo avrebbe potuto ricevere quanto di propria diretta spettanza, ma anche informare a propria volta i Clienti consentendo loro di ricevere quanto di propria spettanza. Sotto il primo dei profili evidenziati, nel sistema americano vigono regole strettissime, al punto che sono ad oggi pendenti svariate azioni legali condotte proprio da investitori in fondi, nei confronti di gestori che hanno omesso in passato di reclamare quanto di spettanza del fondo stesso, con ciò danneggiando i relativi investitori. Chi abbia presentato domanda, invece, non potrà che gioire a fronte dell’elevatissimo numero di soggetti che non hanno reclamato quanto di spettanza: le somme disponibili, infatti, andranno ripartite solo tra chi abbia tempestivamente aderito, e la percentuale degli “assenti” verrà quindi loro attribuita, incrementando i risarcimenti. La seconda osservazione riguarda il meccanismo dell’azione collettiva ( Class Action ) nel suo insieme, e gli strumenti di controllo per coloro ( cosiddetti Silent Class Members ) che non hanno potere di gestione del caso, a differenza dei Lead Plaintiffs. Solo sette obiezioni sono state sollevate da investitori membri della Class non soddisfatti dei risultati raggiunti o che ritenevano iniqui, a vario titolo, taluni aspetti delle transazioni. Tra queste, una era mirata alla destinazione di parte dei fondi anche a chi avesse venduto le proprie azioni prima del 29.01.2002. E proprio quest’ultima obiezione ha colto nel segno, ottenendo l’allocazione di parte delle somme a favore anche di questa categoria di danneggiati. La relatività del risultato ( risarcimento di circa il 10% del danno ) non tragga in inganno; trattasi pur sempre di somme in più rispetto al nulla che si sarebbe ottenuto in assenza di obiezioni e che dimostra che, e quanto, il sistema consenta una importante “direzione anche esterna” del caso da parte della massa silente. L’ultima osservazione – fatta, proprio perché da un giurista, con enorme e sincero rammarico – è relativa ai tempi dell’azione: in soli 4 anni ( 2002 – 2006), presumibilmente, verranno materialmente versate ai danneggiati le somme di loro spettanza. Che risultato sarebbe stato raggiunto nel nostro sistema giuridico da un’azione legale di siffatta mole, complessità e portata ? ai posteri ( Parmalat ? Cirio ? ) l’ardua – si fa per dire – sentenza …. elaborato dell' avv. dott. Pietro Adami |
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