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Vecchio 17-11-04, 11:02   #1 (permalink)
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la black list di consob

Si allunga l’elenco delle "sorvegliate speciali"

la black list di consob

LUCA PAGNI

Qualche operatore le chiama le società fantasma. Il loro nome compare ancora nel listino ufficiale di Piazza Affari, ma non vengono trattate. Fanno ancora parte delle statistiche, ma sono sospese dalle contrattazioni. Stanno in un limbo in cui aspettano che qualche cavaliere bianco arrivi a salvarle. In qualche caso le loro disavventure terminano con una ordinanza del Tribunale che ne determina lo stato fallimentare. Talvolta si risollevano, quando finalmente si presenta chi rimette a posto le finanze e ricomincia da capo. E poi ci sono quelle società che ancora vengono trattate, partecipano agli scambi ma che la Consob tiene sotto stretta osservazione e che ogni mese sono obbligate a presentare conti e situazione debitoria.
Non sono poche e il loro numero continua a crescere: erano 6 nel 2001 e 8 nel 2002. Ora sono salite a una decina. Sono le società, di cui sono note le difficoltà finanziarie, i cui bilanci annuali o semestrali sono stati bocciati dai revisori dei conti. Una situazione che crea non pochi imbarazzi anche ai responsabili della Borsa, i cui sforzi per aumentare il numero delle spa che vogliono approdare al listino vengono frustrati da questi casi di insuccessi industriali.
La lista nera della mancata certificazione è particolarmente lunga. Attualmente non hanno ottenuto l’approvazione del bilancio 2003: Tecnodiffusione (Pkf Italia è la società di revisione), Richard Ginori (Deloitte & Touche), Necchi (Deloitte & Touche), Olcese (PriceWaterhouseCoopers), Pagnossin (Deloitte & Touche), Finmatica (Pwc), Ngp (Ernst&Young), Fin.Part (Kpmg) e Alitalia (Deloitte & Touche). All’elenco si devono aggiungere i casi in cui a non essere stata approvata è la semestrale: Ngp (Ernst&Young), Finmatica (Pwc), Fin.Part (Mazars & Guerard), Procomac (Kpmg), Cit (Ernst&Young), Pagnossin (Kpmg) e la Lazio.
Gli ultimi casi in ordine di tempo riguardano le semestrali di Finmatica e Pagnossin. Nel primo i revisori hanno messo per iscritto come la società e le sue controllate soffrano di «una situazione di tensione finanziaria» e come la semestrale consolidata sia stata redatta «in base ai principi contabili applicabili in condizione di continuità aziendale e non tiene quindi conto delle rettifiche necessarie qualora tali presupposti non trovassero conferma in una positiva evoluzione della situazione di incertezza». Per Pagnossin, invece, i revisori di Kpmg hanno avanzato dubbi sulla continuità aziendale a causa delle perdite elevate. Da qui l’incarico da parte della società a Mediobanca che ha avuto il compito di valorizzare la partecipazione nella Richard Ginori, la cui semestrale ha avuto il via libera, e sistemare così la situazione finanziaria.
Di stretta attualità anche il caso Lazio. Alla fine di ottobre tutti i membri del collegio sindacale hanno presentato le dimissioni dopo aver lanciato un avvertimento sui conti: «La società hanno lasciato scritto nella relazione si trova in una situazione di tensione di liquidità, che ha comportato, tra l'altro, il blocco della maggior parte dei pagamenti verso l'erario e verso i fornitori».
Inutile dire che, dopo i casi di Cirio e della Parmalat, l’attenzione delle società di revisione e della Consob è cresciuta in modo esponenziale. E l’elenco delle mancate certificazioni potrebbe essere più lungo: altre cinque spa non avevano ottenuto l’ok ai conti ma sono state nel frattempo dichiarate fallite (Cirio, Opengate, Giacomelli, Gandalf e Stayer).
A prima vista la mancata certificazione o l’allarme sui conti potrebbe apparire come l’anticamera del fallimento. Ma non è detto che finisca sempre così. Si prenda, per esempio, la lista nera della Consob che obbliga le società che ne fanno parte a dare notizie ogni 30 giorni sull’indebitamento e sul piano di ristrutturazione aziendale e finanziario. La prima società che è finita sulla black list è stata la Snai, che è stata anche la prima ad uscirne. Altre sembrano sulla sua strada, come le due società del gruppo della famiglia Orlando, Gim e Smi, e la As Roma. Completano il quadro delle società sotto osservazione: Arquati, Chl, Cto (in via di delisting), Elios Holding, Finarte e Kaitech (ex Cardnet)
http://www.repubblica.it/supplementi...037ussaro.html
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Vecchio 17-11-04, 11:03   #2 (permalink)
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Finmatica, conto alla rovescia ultima settimana per salvarsi


VITTORIA PULEDDA

Esattamente cinque anni fa, il 25 novembre, Finmatica stabiliva un record mondiale e tuttora imbattuto: il maggior rialzo al primo giorno di contrattazione. Un più 700% che ha arricchito qualcuno e illuso tutti gli altri; ma allora, in piena bolla speculativa da Internet, nessuno credeva che il risveglio sarebbe stato tanto amaro.
Ora Finmatica sta lottando per stabile un altro primato, non mondiale ma a questo punto quasi altrettanto gradito agli investitori: uscire dalle secche della non certificazione e dalla sempre più probabile amministrazione controllata, per approdare armi e bagagli tra le braccia di un cavaliere bianco. Compito di traghettare la società dal fondatore Pierluigi Crudele al nuovo gruppo che si è fatto avanti Opera 21, che fa capo ad una cordata di vari investitori, tra cui Daniele Carboni e Stefano De Capitani è affidato all’amministratore delegato Massimo Brunelli, alla guida della società dalla fine di maggio.
L’ex direttore finanziario della Telecom dei tempi di Colaninno e dell’Enel di Tatò (periodo da cui gli è scaturito l’incarico da consulente nella società che il top manager ha fondato una volta abbandonato il ruolo da amministratore delegato del colosso elettrico) più che il capoazienda si è trovato a dover prima di tutto risolvere un dilemma di fondo: portare i libri in tribunale e arrendersi all’insolvenza del gruppo, oppure fare una drastica opera di pulizia nei conti la semestrale è stata un bagno di sangue, con una serie infinita di poste riscritte spesso con il segno meno davanti e poi sperare che qualcuno intervenisse per comprare un business, soprattutto nel settore del software bancario, ancora molto valido. Abbastanza rapidamente, infatti, si è concluso il tentativo di portare avanti un piano industriale in proprio, con l’appoggio anche finanziario delle banche.
Ad ora si negozia con il cavaliere bianco ma i giochi in negativo sono ancora tutti aperti. Ragionevolmente, la parola definitiva verrà messa il 22 novembre prossimo, quando si terrà l’assemblea Finmatica, e Opera 21 dovrà chiedere il sì al suo piano arrivando con un assegno in mano da una trentina di milioni di euro e l’impegno a garantire le prime necessità finanziarie da parte della decina di banche creditrici del gruppo. Se il piano verrà approvato, i nuovi azionisti avranno circa il 67% di Finmatica, agli obbligazionisti andrà il 15% e altrettanto sarà controllato dal pool di banche più esposte con il gruppo, mentre i soci di minoranza, il parco buoi che cinque anni fa ha sognato, si ritroveranno con una quota complessiva del 3% contro il 45% di flottante attuale. Meglio di niente, e meglio di come andrà a Crudele, che in questa ipotesi uscirà completamente di scena.
Altrimenti, le alternative sono l’amministrazione straordinaria della società ormai vicina all’insolvenza. Sempre che, da qui ad una decina di giorni, non sopraggiungano altri elementi. Compreso un intervento della magistratura, che potrebbe trovare ragionevoli gli inviti a tagliar corto e a chiedere la liquidazione, più volte sollevati dal collegio sindacale.
Tuttavia, al momento qualche motivo di ottimismo pare esserci. Diciamo che le possibilità di successo sono intorno al 70%, sempre che la due diligence che sta effettuando Opera 21 non mostri sorprese sgradite (ipotesi tutto sommato poco probabile, dopo i write off già effettuati con la semestrale) o che le banche si rifiutino di fare ulteriori sacrifici per salvare Finmatica. Se Brunelli quarantasei anni appena compiuti, un’aria da Pierino e la passione per i quadri e per le collezioni di prime edizioni di libri del Novecento riuscirà nell’impresa potrà mettere all’attivo un bel successo professionale. Un successo che non gli è riuscito facendo il consulente di Tecnodiffusione o della Valtur (almeno fino a qualche tempo fa, ora le cose sembrano un pochino migliorate) ma che stavolta sembra a portata di mano. Lombardo di Busto Arsizio ma laureato a Bologna con Beniamino Andreatta, un passato di estrema sinistra e un presente molto più integrato, si muove tra tre case una a Milano per lavorare, una a Roma che predilige, una a Legnano, per conservare le migliaia di libri che possiede e cerca di convincere l’interlocutore, quale che esso sia, sotterrandolo di parole. Pare che abbia fatto così anche negli Stati Uniti, quando partì per frequentare il master al Mit e ci rimase quasi dieci anni.
Ma stavolta la sfida è più complicata, soprattutto perché non si esaurisce in un negoziato bilaterale ma si tratta di triangolare esigenze diverse. A partire dagli interessi delle banche creditrici e in particolare di Banca Intesa, che si ritrova sul groppone anche una quarantina di milioni di euro del bond che aveva emesso a suo tempo. Poi c’è il ruolo di Crudele, le preoccupazioni del collegio sindacale e, soprattutto, il tempo che passa. E che aggrava lo stato dei conti.
http://www.repubblica.it/supplementi.../037ulano.html
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Vecchio 17-11-04, 11:04   #3 (permalink)
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Poche matricole e tanti dubbi Piazza Affari continua a languire


VITTORIA PULEDDA

Doveva essere la primavera delle matricole; molto più in sintonia con la stagione reale rischia di essere l’inverno precoce di Piazza Affari. Con buona pace di Geox, che si annuncia se non altro come una storia interessante, e di poche e selezionate altre realtà (tra cui ad esempio Greenvision al mercato Expandi, dove sta per arrivare anche la matricola Rgi) per il resto le delusioni superano le buone notizie. Se si esclude Enel matricola sui generis visto che è alla terza offerta in Borsa ultimamente fanno più notizia le società che fanno marcia indietro dal listino o che annullano l’esordio quasi sul filo di lana. Se poi si aggiungono all’elenco quelle che non hanno ricevuto la certificazione dei conti, il clima si fa davvero cupo.
Le ultime vicende, molto diverse tra loro, non hanno certo contribuito ad infondere fiducia al mercato. L’ultima, in ordine di tempo, è quella di Fiorucci. La società di salumi che verrà portata in Borsa da Banca Imi ha ufficialmente solo fatto slittare i tempi. «Contiamo di arrivare al listino quanto prima, nei primi mesi dell’anno prossimo spiega l’amministratore delegato Giuseppe Mangano del resto l’alternativa era di andare in dicembre, quando gli investitori sono distratti da altre cose». Inoltre, la matricola sarebbe arrivata buona ultima, dopo Geox (che anche quantitativamente non è un collocamento "leggero") rischiando di scontare un effettosaturazione. Ragioni sicuramente legittime, ma che lasciano comunque un certo sconcerto: come poteva non essere stato considerato tutto ciò, visto che l’iter di quotazione è cominciato a metà luglio e per di più presso la stessa banca d’affari di cui si è servita Geox, quindi, con la piena consapevolezza dell’affollamento di calendario? Resta nell’aria il dubbio che almeno una parte delle ragioni che hanno causato il ritardo nell’iter di quotazione sia legata all’esame particolarmente attento cui la Consob pare abbia sottoposto la bozza di prospetto. Le integrazioni ai documenti già presentati hanno comportato più tempo del previsto e i tempi, già tirati, sono diventati impraticabili; niente di male, soprattutto se davvero la matricola si presenterà all’appuntamento nei primi mesi del 2005, ma complessivamente resta qualche perplessità in un mercato già provato da altre storie non proprio edificanti.
E tale, nonostante tutto, deve essere considerata Teamsystem. L’aspirante matricola, controllata al 67% dal fondo inglese Palamon, doveva arrivare in quotazione la settimana scorsa ma nei primissimi giorni di novembre l’offerta è stata bloccata dai venditori. Che, in contemporanea, hanno annunciato l’interesse a comprare in blocco da parte di altri fondi chiusi. La ragione del ritiro dell’Ipo è stata l’accoglienza tiepida all’offerta; detta in altre parole, gli investitori istituzionali hanno considerato troppo cara la forchetta di prezzo (8,310 euro), in questa valutazione confortati dal fatto che gli ultimi passaggi di quote azionarie della società anche in tempi relativamente vicini valorizzavano il gruppo molto meno. Fonti di mercato aggiungono che soprattutto da parte degli investitori italiani era arrivata già da qualche tempo l’indicazione di "accontentarsi" di un prezzo vicino ai 7 euro. Eppure, la società continua a dire che le proposte ricevute sono in linea con le aspettative che avevano portato a quella forchetta di prezzo. Ora, siccome i fondi chiusi sono investitori avveduti ed esigenti (puntano ad un rendimento medio del 1520% annuo) resta il giallo: o il mercato non ha capito le potenzialità di Teamsystem, oppure c’è un pezzo di storia che non è ancora noto.
Storia ancora diversa, ma anch’essa che non va in direzione del mercato, è quella di Procomac. Stavolta la società è arrivata al listino poco prima dell’estate e qualche settimana dopo Ferragosto (quattro per la precisione) ne è stato annunciato il futuro delisting. Ancor più recentemente, nuovo colpo di scena: l’opa slitta a fine anno, in attesa dei nuovi dati di bilancio che gli istituti di credito hanno chiesto per finanziare l’offerta pubblica che verrà lanciata allo stesso prezzo dell’Ipo. Restano un paio di domande, non di poco conto: che fine hanno fatto, a distanza di così poco tempo, i fondi raccolti all’epoca della quotazione? Una domanda resa ancora più pressante dal fatto che Abaxbank, sponsor e specialist sul titolo, fa parte di un gruppo bancario (il Credem) esposto nei finanziamenti alla società, come correttamente scritto nel prospetto, e che l’altro socio importante di Procomac era Interbanca: possibile che in questo contesto non ci sia stato nessuno che abbia capito che non era il caso di portare la società in Borsa (ufficialmente, i conti sono peggiorati in modo imprevedibile, a causa del venir meno di alcune commesse)? E comunque, fatta la frittata, possibile che ora non si provveda in fretta a riparare? Perché finora è una brutta figura (e il danno è limitato a quanti hanno comprato e venduto quando hanno visto il prezzo scendere) ma se le cose non si risolvono il quadro si aggrava.
http://www.repubblica.it/supplementi...6borsasti.html
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Vecchio 18-11-04, 12:12   #4 (permalink)
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ahhh vi interessa eh
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Vecchio 06-12-04, 10:46   #5 (permalink)
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Troppe "sorvegliate speciali" nel listino di Piazza Affari


VITTORIA PULEDDA

Nove società sospese in Borsa a tempo indeterminato; un altro gruppetto in prevalenza titoli di risparmio, che hanno poco flottante soggetti a limitazioni negli orari degli scambi; altre ancora cancellate perché nel frattempo sono fallite o quasi e venti, anzi ventuno con l’ingresso della Vemer Siber, nella "black list" della Consob, l’elenco delle società cui la Commissione chiede un’informativa mensile sui principali aggregati economici perché hanno tensioni finanziarie.
Non sono poche le quotate a rischio, con problemi più o meno gravi e, in alcuni casi, in procedura fallimentare, oppure con i bilanci con certificati a pieno titolo dalle rispettive società di revisione: si va dal grigio appena accennato al nero profondo, mentre sono quasi assenti le pennellate di rosa, cioè quelle società che dopo aver affrontato problemi anche seri ritornano in bonis.
Lo "scivolone" giudiziario di Impregilo è solo l’ultimo anello della catena: il magistrato sta sentendo i vertici della società e per ora la situazione è aperta, ma anche nelle ipotesi più rassicuranti per la società resta il nodo dell’aumento di capitale e del pagamento dei numerosi bond in scadenza nel 2005.
Il piano (aumento di capitale e maxifinanziamento) approntato prima dei problemi giudiziari rischia infatti di saltare nella formulazione iniziale; e comunque, anche senza l’intervento del giudice il consorzio di garanzia per l’aumento non era ancora stato costituito. Ma da qui ad una manciata di mesi andranno a scadenza le prime obbligazioni e prima di quella data occorre provvedere a trovare i fondi per pagare i sottoscrittori.
Tra l’altro il segmento dei bond continua a vivere momenti di grande tensione, dopo che l’ennesima società nella fattispecie Finmek, produttrice di decoder per la televisione ha gettato la spugna ed ha annunciato di non essere in grado di rimborsare il bond da 150 milioni di euro appena scaduto.
E sempre da pochi giorni, dal 25 novembre per la precisione, è entrata nella black list della Consob la Vemer Siber. La poco brillante società controllata da Hopa è la nuova "sorvegliata speciale" della Consob dopo aver approvato i conti relativi ai primi nome mesi con un risultato netto consolidato negativo per 25 milioni di euro, in forte peggioramento rispetto al rosso di 3,9 del corrispondente periodo dell’anno scorso. Il consiglio di amministrazione della società ha già convocato l’assemblea per varare un aumento di capitale (dopo quello del 2003), che potrà contare sulla sottoscrizione proquota di Hopa ma non avrà la rete di protezione di nessun consorzio bancario.
Fine ingloriosa per Finmatica, l’ex matricola prodigio del Nuovo mercato (più 700% al primo giorno di quotazione in Borsa, nel ’99) ora giunta a fine corsa. Sopravviveranno, sicuramente, i rami d’azienda dedicati al software bancario, l’unica vera ricchezza nella miriade di acquisizioni che hanno contribuito ad affossare i conti del gruppo, ma per gli azionisti di Finmatica group e per gli obbligazionisti che hanno sottoscritto a suo tempo il titolo sarà un ben triste Natale.
Del resto, tutta la new economy insieme alle squadre di calcio è ben rappresentata nell’elenco di società a vario titolo nei guai, da Cto (messa al tappeto dalla rottura dell’accordo di vendita in esclusiva del software per videogiochi del colosso statunitense Electronics Arts) e ora in liquidazione a Tc Sistema, cancellata definitivamente dal listino insieme a Gandalf (anch’essa quotata al Nuovo mercato, anche se il settore di attività non era propriamente innovativo) a Tecnodiffusione, in amministrazione straordinaria, a Chl, che insieme a Kaitech fa parte delle società che devono mensilmente comunicare al mercato i dati sull’esposizione debitoria e altri sintetici indicatori dell’andamento economico del gruppo.
In realtà, il Nuovo mercato e l’hitech non sono i soli ad avere seri problemi: la dice lunga l’amministrazione straordinaria di Giacomelli che operava nel tradizionalissimo business dell’abbigliamento sportivo di Arquati o di Cirio. Senza dimenticare ovviamente la madre di tutti i crack, quella che ha dimostrato possibile ciò che fino a quel momento sembrava inimmaginabile: truccare i conti, bilancio dopo bilancio, fino al punto di renderli irriconoscibili rispetto alla fallimentare situazione reale della società. Parmalat, ovviamente, che grazie alla cura da cavallo di Enrico Bondi potrebbe tra poco riaffacciarsi al listino.


http://www.repubblica.it/supplementi...2borsamil.html
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Vecchio 07-12-04, 16:01   #6 (permalink)
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Sotto stretta sorveglianza

7 dicembre 2004
di Edoardo Fagnani

Tra le 300 società quotate a Piazza Affari, la Consob ha chiesto ad alcune di fornire al mercato un'informazione con cadenza mensile sulla propria situazione aziendale e finanziaria. Al momento sono 21 le società che la Consob ha deciso di sorvegliare con più attenzione. Tra di queste, è stata da poco inserita Vemer Siber.

Da regolamento di Borsa Italiana e secondo le direttive imposte dalla Consob, le società quotate sono obbligate trimestralmente a rendere pubblico l’andamento del proprio business e la situazione finanziaria. La relazione trimestrale è il documento che integra queste due informazioni.
Tuttavia, tra le 300 società quotate a Piazza Affari, la Consob ha chiesto ad alcune di fornire al mercato un'informazione con cadenza mensile sulla propria situazione aziendale e finanziaria. In pratica si tratta di quelle società che recentemente hanno evidenziato maggiori tensioni dal punto di vista finanziario.
Al momento sono 21 le società che la Consob ha deciso di sorvegliare con più attenzione. Nei giorni scorsi nella lista è stata inserita anche Vemer Siber.
In questa tabella sono elencate le società monitorate dalla Consob, con la rispettiva posizione finanziaria netta aggiornata mese per mese (dati in milioni di euro):
Società
PFN al 31 ottobre

PFN al 30 settembre

PFN al 31 agosto

PFN al 31 luglio

PFN al 30 giugno
Alitalia
-1683.00

-1721.00

-1632.00

-1676.00

-1663.00
Arquati
n.d.

3.30

1.80

1.50

1.20
A.S. Roma
49.74

78.95

72.69

57.77

42.24
Chl
-2.07

-6.12

-5.71

-5.91

-6.10
Cit
n.d.

-45.60

-45.39

n.d.

-41.63
CTO
n.d.

n.d.

n.d.

n.d.

n.d.
Finpart
-359.00

-341.10

-342.80

-337.70

-337.90
Finarte-Semenzato
n.d.

-10.78

-9.30

-9.63

-8.44
Finmatica
-231.00

-234.10

-236.70

-234.60

-236.50
Gim-Smi
-621.91

-617.10

-640.28

-648.62

-667.33
Innotech
n.d.

n.d.

n.d.

n.d.

n.d.
Kaitech
-7.60

-6.50

-5.69

-5.39

-12.30
Montefibre
-54.00

-53.40

-59.30

-59.40

-60.00
Necchi
-28.60

n.d.

-27.10

n.d.

-36.50
Ngp
-62.50

-62.20

n.d.

n.d.

n.d.
Olcese
n.d.

-90.00

-92.00

-78.00

-78.00
Pagnossin
-75.60

-76.00

n.d.

n.d.

n.d.
Richard Ginori
-40.71

-44.22

-45.50

-44.10

-40.51
SS Lazio
12.40

18.10

3.30

2.30

-22.10
Tecnodiffusione
-126.50

-126.50

n.d.

n.d.

-125.10
Vemer Siber
n.d.

-67.29

n.d.

n.d.

-70.26
Tabella aggiornata il 7 dicembre 2004
http://www.soldionline.it/SOL_Editor...C?opendocument
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Vecchio 15-11-05, 23:24   #7 (permalink)
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non vi sembrano troppe queste società in difficoltà finanziaria,per me c'è puzza di bruciato il tempo ci riportera' il mal tolto .cerco azionisti CTO DISPERATAMENTE
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Vecchio 12-05-06, 18:46   #8 (permalink)
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Chi c' è nella black list della Consob
primo piano piazza affari le società in crisi obbligate a una informativa mensile al mercato
L' ultima a entrare è stata la Garboli. Mentre Pagnossin e Richard Ginori fanno parte da tempo della black list, l' elenco delle società alle quali Consob, a causa dei loro problemi finanziari, impone di fornire una informativa mensile al mercato invece che trimestrale. Informativa che deve comprendere notizie aggiornate sulla situazione finanziaria (con particolare riferimento ai debiti a breve e medio termine) e all' evoluzione del piano di ristrutturazione del debito o del piano industriale. Ecco la lista ricostruita in base agli avvisi di Borsa: Algol, Alitalia, Arquati, As Roma, Centenari e Zinelli, Chl, Cit, Finarte, Finpart, Garboli, Gim, Innontech, Montefibre, Necchi (ora Partecipazioni italiane), Ngp, Olcese, Pagnossin, Richard Ginori, Smi, Ss Lazio, Vemer Siber, Viaggi del Ventaglio.
7 aprile il mondo
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