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Vecchio 12-11-04, 14:49   #1 (permalink)
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Questioni di diritto I: principio del libero convincimento del giudice ed ...

Questioni di diritto I: principio del libero convincimento del giudice ed eccezioni in senso tecnico

Inizio con questo thread ad offrire problematiche giuridiche affrontate durante il lavoro. Alcune saranno semplici altre complesse, per risolverne alcune sarà sufficiente un semplice richiamo a qualche norma, altre saranno soluzioni necessariamente interpretative.

PRINCIPI GIURIDICI: libero convincimento del giudice; presunzioni iuris tantum

FATTISPECIE: processo di cognizione finalizzato ad ottenere una sentenza di accertamento, in cui il giudice dichiari l'avvenuta usucapione di un bene mobile registrato. Si costituisce l'attore, il quale afferma di aver posseduto il bene per oltre quindici anni, cinque oltre il necessario. Il convenuto, titolare ex PRA il cui diritto si sarebbe estinto, rimane contumace. Il giudice deve presumere che la materiale disponibilità del bene per il tempo necessario, da provare, sia possesso e non detenzione ex art. 1141, comma 1. Tuttavia, nel corso dell'assunzione di una prova testimoniale, richiesta dall'attore ai fini della prova di quanto affermato nella domanda, emerge che non si tratta di possesso bensì di mera detenzione.

QUESITO: quale dei due principi citatati sopra prevale? Il giudice, venuto a conoscenza per mezzo del teste che in realtà, interpretando giuridicamene quanto affermato dal testimone, non si tratta di possesso bensì di detenzione, deve rigettare la domanda motivando che non si è perfezionata la fattispecie di acquisto per usucapione, oppure è vincolato dalla presunzione iuris tantum che presuppone un'eccezione in senso tecnico del fatto opposto a quello legalmente presunto, e quindi esclude la rilevabilità d'ufficio del medesimo fatto?
Per un verso pare difficile che il giudice debba dichiarare accertato quanto egli sa non essere avvenuto (non scordiamoci che egli può rivolgere domande al teste, oltre quelle capitolate dalla parta che ha chiesto l'ammissione del mezzo istruttorio), non essendo vincolato da una prova legale. Per un altro verso, la non rilevabilità d'ufficio di un fatto contrario a quello presunto legalmente, diverrebbe evanescente e facilmente aggirabile dal giudice, esautorando il relativo principio.

PERSONALMENTE: mi sono posto questo dubbio preparando una citazione per un caso analogo, e ancora non ho approfondito a dovere.


Saluti,

Strd.
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Vecchio 12-11-04, 15:14   #2 (permalink)
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Allora a me la situazione non pare molto problematica ma forse erro.
vediamo A cita B in giudizio per provare che A ha usucapito un auto. B è contumace. A chiama C a deporre sulla sussistenza del titolo di possesso ma alla risposta di C il giudice chiede chiarimenti e ad esempio sente dire che A aveva auto in comodato gratuito. Quindi si pronuncia contro A.
A me, se questi sono i termini, pare del tutto normale; onere della prova impone alla parte di produrre la prova non al giudice di prendere in considerazione solo i fatti provati da essa. Al termine dell'attività istruttoria, il giudice verifica il materiale probatorio e può ritenere provata l'eccezione anche se viene provata da parte diversa. Ora, in questo caso, più che eccezione parlerei di mancanza di prova dei fatti su cui si basa la pretesa attorea. Non ha dato prova della sussistenza dell'usucapione

Ultima modifica di FabioGalletti : 12-11-04 alle ore 15:21
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Vecchio 12-11-04, 15:22   #3 (permalink)
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nel mio esempio la fattispecie voleva essere un pò diversa: A prova il tempo della sua disponibilità del mezzo tramite C, ma dalla deposizione di C, atecnica, il giudice rileva il fatto non così palese come in caso di menzione di un titolo come il comodato, che in realtà non si trattava di possesso bensì di detenzione. Dove va a finire la presunzione a favore di A, dato che B nulla ha dimostrato in contrario? Ricapitolando, A prova i due elementi a suo favore: il tempo con C, il possesso tramite la presunzione legale. Il giudice in che termini è vincolato da questa presunzione?

Strd.

Ultima modifica di Strd : 12-11-04 alle ore 15:36
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Vecchio 12-11-04, 15:37   #4 (permalink)
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mah


dici che ha provato con testimonianza il tempo ma non il titolo nel senso che il giudice ha dedotto che era detenzione e non possesso. Bisognerebe leggere la motivazione, sapere che ha deposto C
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Vecchio 12-11-04, 15:39   #5 (permalink)
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potrebbe anche essere caso di motivazione insufficiente
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Vecchio 12-11-04, 15:56   #6 (permalink)
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motivazione non ce n'è perché questa è una fattispecie ipotetica, per evidenziare un possibile conflitto tra principi giuridici. Considera però che in questa fattispecie non si fa menzione di titolo. L'art. 1162, al comma primo prevede 3 anni in caso sussistano determinati requisiti (titolo, trascrizione e buona fede), e nel caso si tratti di acquisto
"a non domino". Ma al comma due contempla l'ipotesi dell'assenza di tutti o alcuni di tali requisiti e prevede dieci anni ai fini dell'usucapione. Quindi nella fattispecie di cui al comma due, il titolo non è un elemento costitutivo, conseguentemente può anche mancare. No?

Strd.
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Vecchio 12-11-04, 17:02   #7 (permalink)
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il punto è che per aversi usucapione occorre possesso uti dominus...o c'è o non c'è, a prescindere dall'aspetto cronologico. Si tratta di un'analisi del comportamento del soggetto che possiede il bene. Nel caso che tu hai posto o c'è o non c'è, o si ritiene sussistere o no. se c'è detenzione non c'è possesso. Comunque nel frangente, il tuo caso regge poco, se è caso teorico: è difficile che non vi sia qualche altra fonte di prova sul possesso uti dominus (pagamento bollo, etc...)
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Vecchio 12-11-04, 20:07   #8 (permalink)
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certo Fabio, tutto sommato ritengo che il quesito che pongo io sia pregiudiziale a livello logico-giuridico a quello osservi tu, correttamente, relativo all'animus. Questo perché la dimostrazione della natura della disponibilità in termini di possesso e non di mera detenzione, in un caso in cui vi è una presunzione a favore, si rende necessaria solo nel caso vi sia un'eccezione con relativa prova, finalizzata alla dimostrazione al giudice che la presunzione iuris tantum non corrisponde alla situazione di fatto. Le presunzioni sono d'altro canto scelte politiche del legislatore nell'ambito dell'onere della prova. Quando un soggetto può vantare una presunzione a suo favore, il "lavoro" in termini di prova dei fatti viene fatto, in modo potenzialmente precario, dalla legge, esonerando il soggetto che ne fruisce almeno fino al momento in cui non venga dimostrato il contrario da una delle parti.

Comunque speriamo che intervenga in questa discussione qualche altra persona, e ringrazio intanto te per l'intervento

Strd.
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