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ddl risparmio
5 novembre 2004
Siniscalco alla Camera sul ddl risparmio. "Pronti a misure contro i blitz delle banche estere stile Edf" "Mandato a termine per Fazio il falso in bilancio mina la riforma" Il ministro disposto a riscrivere il testo. "No a vendette e ad intenti punitivi" ROMA - Cade il tabù del mandato del governatore, da sempre considerato un punto delicatissimo per l´autonomia della Banca d´Italia. Per la prima volta, in Parlamento, il ministro del´Economia, Domenico Siniscalco, riconosce che la situazione italiana rappresenta «un´anomalia» perché non prevede scadenze per l´incarico. «Bisogna muoversi verso un mandato limitato ad un certo numero di anni», scandisce. «Ma questo non può essere un argomento per licenziare Fazio lunedi: è stato eletto con un certo sistema». Dunque, il governo apre un varco alla riforma che la Banca d´Italia osteggia più di ogni altra, ma al tempo stesso precisa che le nuove regole non devono essere contro Fazio: così come era stata posta finora, invece, la questione «rischiava di essere una mina» per le sorti della riforma del risparmio, che giace in Parlamento da undici mesi e il cui varo, adesso, «è sollecitato anche dall´Fmi». Sul mandato, caldeggiato dall´opposizione ma anche da forze della maggioranza, Siniscalco suggerisce di seguire «la linea della Bce» che rinvia la soluzione del problema allo statuto interno, opportunamente modificato. Il governatore, ma non solo. Nella sua nuova audizione il ministro dice anche molto altro. Per esempio, sul problema del ripristino del falso in bilancio, cruciale per l´opposizione, confessa di non avere ancora «una risposta», promette di «rifletterci sopra» ma dice che anche questa faccenda, è «una mina, un detonatore» per la legge di riforma. Meglio lasciar perdere, allora? «Se il detonatore è sotto la sedia di Berlusconi non ce ne può fregare di meno», chiarisce subito l´ex ministro Pierluigi Bersani. «Di sicuro noi non discutiamo una legge che non prevede una rilevanza penale del falso in bilancio». E ancora: nell´arsenale che minaccia il ddl c´è pure il problema della concorrenza bancaria che Siniscalco vuole lasciare «temporaneamente» alla Banca d´Italia, mentre il Parlamento vorrebbe passarla all´Antitrust. Fioccano le domande: quanto dura la temporaneità? Non sarà uno specchietto per le allodole? «Il governo non vuole nascondere dietro il dito del transitorio cose che non sa decidere. «L´assetto attuale serve per ora e non è ottimale nei secoli a venire. Ma ci evita i rischi di una transizione in un momento delicato del controllo delle banche». Pietro Armani, An: «Le cose temporanee possono durare decenni». Botta e risposta: va avanti così, per tre ore, con Siniscalco che spiega che la sua impostazione riflette le opinioni emerse «dentro il governo». Il dibattito si scalda quando il ministro, auspicando che la riforma inglobi anche quella del diritto fallimentare, chiede che sia «sconnessa da logiche di regolamento di conti e di vendette di cui vedo ancora qualche segno». «Riferimento fuori luogo», ribatte Bruno Tabacci, Udc. «Ci hanno dipinti come amici di tizio e di caio solo perché abbiamo le nostre opinioni su certi argomenti». A Siniscalco, il presidente della Commissione Attività produttive sollecita anche un intervento sulle banche straniere, ricordando il caso Edf quando il governo congelò al 2% i diritti di voto dei francesi nella Edison. «Non lo escludo», risponde il ministro, salvo poi far precisare che «era solo un esempio». Infine, arriva l´ok alle norme sul conflitto di interesse banche-imprese previste dal ddl; si stabilisce che c´è separazione tra riforma e market abuse. «Evitato lo spezzatino», chiosa Sergio Gambini, ds. Martedi si ricomincia dal testo Saglia-Conte che va formalizzato; poi arriveranno gli emendamenti anche del governo, «disponibile» a scrivere l´articolato con i parlamentari. (e. p.) http://www.assinews.it/rassegna/arti...p051104ri.html |
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5 novembre 2004
Ieri il ministro dell'economia, Domenico Siniscalco, è tornato alla camera per l'audizione sul ddl. Riforma risparmio senza spezzatini Unico testo portante, frutto della posizione di tutto il governo La riforma del risparmio avrà un solo testo portante, non sarà spezzatino. Un testo frutto della posizione di tutto il governo, spogliato da qualsiasi intento punitivo. E potrebbe anche essere un nuovo testo se le commissioni competenti lo riterranno opportuno. Con un mandato del governatore Bankitalia a termine, secondo le indicazioni della Bce, niente ritocchi sul Cicr, con la conferma della distinzione di competenze tra le Authority (trasparenza a Consob, stabilità e concorrenza a Bankitalia). Con la promessa di una riflessione sul falso in bilancio, anche se rappresenta ´un argomento detonatore', e sulla class action, anche se è uno strumento poco convincente per i rischi di moral hazard che provoca. E con la convinzione che tutti gli strumenti finanziari (anche i bond bancari) debbano essere corredati dal prospetto, ´magari non da subito ma certo prima del 2008'. ´Anche gli ispettori del Fondo monetario internazionale incontrati oggi (ieri, ndr) mi hanno anticipato che nel rapporto sull'Italia chiederanno una riforma urgente e importante, corredata anche da norme sul diritto fallimentare'. Il ministro dell'economia, Domenico Siniscalco, è tornato ieri alla camera per la seconda tranche della sua audizione sul risparmio. E nelle risposte rese ai deputati di maggioranza e opposizione che chiedevano chiarimenti sulla posizione dell'esecutivo sulle questioni specifiche del governatore di Bankitalia (D'Agrò), sul risarcimento dei risparmiatori (Saglia), sul falso in bilancio (Gambini), sulle obbligazioni bancarie (Lettieri), sul passaggio di competenza da Bankitalia ad Antitrust (Tabacci) ha completato il quadro in parte disegnato nella precedente audizione. Metodo di lavoro Siniscalco ha escluso una strategia disseminata tra più provvedimenti, ribadendo la centralità del solo ddl risparmio. ´È il ddl, redatto secondo una logica che lo metta al riparo da impantanamenti, che deve affrontare l'intera questione', ha ribadito Siniscalco. Gli altri provvedimenti, a partire dalla legge comunitaria che recepisce market abuse, e prospetti devono attenersi strettamente ai fini originari. ´L'esame di emendamenti e controemendamenti seguirà questa logica e rispetterà la direttiva'. Prospetti Sono stati oggetto di uno svarione del governo, che ha mantenuto la previsione in comunitaria secondo la quale per i bond bancari l'obbligo di prospetto potrà scattare dal 2008, sponsorizzato da Bankitalia. ´Stiamo preparando le nostre osservazioni. Ritengo che tutti gli strumenti debbano essere corredati da un prospetto in tempi ragionevoli, non da lunedì ma neanche dal 2008. Sul punto faremo una riflessione rapida'. Mandato del governatore ´Gli argomenti della Bce', ha detto Siniscalco, ´prospettano una soluzione di buon senso. Il mandato indeterminato è un'anomalia. Questo però non deve essere argomento per licenziare qualcuno'. Competenze La Consob deve essere competente sulla trasparenza nelle emissioni di bond. Lasciare a Bankitalia la concorrenza bancaria invece di trasferirla all'Antitrust non è un assetto ottimale. Il cambiamento oggi sarebbe inopportuno, considerato il momento di grande turbolenza per gli assetti bancari. ´Cambiare adesso', sottolinea il ministro, ´ significherebbe esporre il sistema a una transizione complicata'. Authority ´Non ho un atteggiamento dogmatico sulla semplificazione. Ma è assurdo bloccare il provvedimento sul loro numero'. Falso in bilancio ´Non ho una risposta definitiva. Ma è un altro dei temi detonatori. Non è mica detto però che l'enforcement delle nuove norme debba essere affidato necessariamente al penale'. Class action ´Andrei cautissimo. Esaminerò il testo (approvato dalla camera, ndr) per vedere se si tratta di un trapianto o di un ogm. Sono contrario alla tutela generica, che può creare atteggiamenti azzardati'. Replica Il presidente della commissione attività produttive Bruno Tabacci ha svolto un intervento molto critico, escludendo che i lavori parlamentari fossero dettati da ´ansie di regolamenti di conti', chiedendo un termine per il passaggio all'Antitrust delle competenze sulla concorrenza e una disciplina più trasparente dei rapporti tra Bankitalia ed enti vigilati. Il ddl tornerà all'esame delle commissioni la prossima settimana. http://www.assinews.it/rassegna/arti...051104ba2.html |
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Una vigilanza in cerca di identità
In assenza di un modello valido per tutti, gli Esecutivi europei si stanno preoccupando di irrobustire i propri meccanismi di controllo Il ruolo della Banca centrale nella scelta dell'Autorità più adatta Da cosa dipende il domani della supervisione finanziaria? Da come si è comportata ieri la Banca centrale e da quello che fa oggi. Questa sintesi un po' brutale ci aiuta ad approcciare in modo diretto un quesito che è al centro del dibattito — non solo accademico — in pressoché tutti i Paesi industrializzati, in particolare europei: qual è l'assetto migliore della Autorità di controllo e vigilanza sui mercati bancari e finanziari? L'evoluzione in corso nell'industria finanziaria propone come quesito centrale nel dibattito sulla struttura di supervisione il rapporto tra modello con Autorità unica e modello con più Autorità. Su questo punto, una panoramica delle diverse esperienze internazionali sembrerebbe veder prevalere il modello con Autorità unica, soprattutto in Europa. Ma una visione meno superficiale, basata su un campione di Paesi assai più ampio e condotto con tecniche econometriche, produce un risultato affatto diverso. Proviamo a considerare l'assetto regolamentare con una o più Autorità come una variabile dipendente, a sua volta determinata dalla dinamica di altre variabili strutturali, economiche e istituzionali, che possano sintetizzare e spiegare il processo politico che porta i policymaker di un Paese alla scelta di mantenere, o di riformare, il proprio assetto di supervisione. Quali sono le variabili strutturali che possono spiegare le scelte dei policymaker nazionali? Un policymaker può decidere l'architettura dei controlli sulla base delle caratteristiche istituzionali e delle caratteristiche economiche e finanziarie del suo Paese. In particolare, si può ipotizzare che siano rilevanti, Paese per Paese, sia la fisionomia del sistema istituzionale che quella del sistema bancario e finanziario. L'analisi empirica dà delle indicazioni interessanti: la presenza di un'Autorità unica è in media tanto più probabile quanto meno la Banca centrale del Paese in esame possiede competenze specifiche e consolidate in tema di vigilanza bancaria e finanziaria, tanto meno il suo sistema finanziario è bancocentrico; inoltre tali istituzioni hanno visto la luce con maggiori probabilità in Paesi relativamente piccoli, essenzialmente con radici istituzionali legate al ceppo scandinavo e tedesco. Rispetto a tali risultati, emerge infine in tutta evidenza come il caso inglese — di cui tanti parlano — rappresenta un caso particolare, che si sviluppa partendo da una circostanza affatto particolare (uno scandalo bancario, il caso Bcci). Riassumendo, i sistemi di vigilanza si stanno polarizzando verso due modelli: il modello con Banca centrale dominante e il modello con Autorità finanziaria unica, con il secondo tendenzialmente più integrato del primo. Le ragioni di quest'ultima caratteristica — cioè che il maggiore coinvolgimento della Banca centrale nella vigilanza si accompagna a una minore velocità nell'unificazione di tali poteri — sono riassumibili in una sola espressione: dipendenza dalle istituzioni del passato. Vi è dipendenza dalle istituzioni del passato quando, a parità di altre condizioni, la scelta di un dato assetto regolamentare dipende dalle caratteristiche già esistenti, o già determinate, delle regole stesse. In questo caso, la scelta del policymaker sul disegno della supervisione dipende dal ruolo che la Banca centrale già svolge in esso, o che si è già deciso di far svolgere. La scelta del policymaker può essere vista come un processo sequenziale, in cui lo status quo iniziale conta: data la posizione della Banca centrale, si decide il grado di unificazione della supervisione. Se il ruolo della Banca centrale è limitato, è più probabile un alto grado di unificazione della supervisione e viceversa. La possibile spiegazione è semplice. Se siamo in un Paese con un basso grado di coinvolgimento della Banca centrale, la decisione del policymaker di aumentare la concentrazione dei poteri potrebbe avvenire in capo alla Banca centrale. Ma questo non sembra avvenire, perché? Le ragioni possono essere almeno due, una più "economica" e l'altra più "politica". In primo luogo, essendo la Banca centrale, in virtù della sua capacità di batter moneta, il potenziale prestatore di ultima istanza, il politico — che è poi colui che decide il disegno delle regole — può ritenere opportuno non estenderne i poteri a tutti i comparti del settore finanziario, per evitare che anche intermediari diversi dalle banche si sentano "erroneamente" tutelati dalla stessa "rete di protezione", accentuando eccessivamente la propria propensione al rischio. In secondo luogo, il politico potrebbe non gradire una Banca centrale "troppo" coinvolta nella supervisione finanziaria, temendone l'eccessivo potere istituzionale e/o burocratico. Dunque, se si decide di aumentare la concentrazione dei poteri, si preferirà creare un'Autorità unica. Se siamo invece in un Paese con un alto grado di coinvolgimento della Banca centrale, la decisione del policymaker di aumentare la concentrazione dei poteri potrebbe avvenire in capo alla Banca centrale; di nuovo ci sarebbero ragioni politiche ed economiche a dissuaderlo dal farlo. E allora, per aumentare il grado di concentrazione, dovrebbe diminuire il grado di coinvolgimento della Banca centrale. Però, il policymaker può non essere in grado, o non ritenere opportuno, ridurre i poteri di vigilanza della Banca centrale, soprattutto se la politica della Banca centrale è stata fino a quel momento efficace (effetto reputazionale). Quindi il policymaker, avendo deciso di non aumentare, né di diminuire, il grado di coinvolgimento della Banca centrale, decide di non aumentare il livello di concentrazione dei poteri. L'importanza dello status quo aiuta così a spiegare non solo i casiPaese in cui è stata creata l'Autorità unica, ma anche i due soli casi — Irlanda e Olanda — in cui si è scelto di concentrare tutti i poteri di supervisione nelle mani delle Banche centrali. Le Banche centrali irlandese e olandese sono infatti membri del Sistema europeo delle Banche centrali, la cui politica monetaria è decisa a Francoforte, presso la Banca centrale europea (Bce). Sono cioè Banche centrali prive della sovranità piena sul controllo della moneta, e quindi meno "preoccupanti" per il policymaker sia sul piano economico che su quello politico. In conclusione: in assenza di un unico modello ottimo della supervisione, e in un contesto finanziario in cui l'armonizzazione europea e in generale internazionale delle regole avverrà proprio attraverso la cooperazione — dice la Bce — ma anche la competizione — aggiungiamo noi — tra modelli alternativi, ciascun Parlamento e Governo nazionale si sta preoccupando di irrobustire le fondamenta della propria architettura di vigilanza, sulla base delle caratteristiche dei propri mercati e delle proprie istituzioni. Occorrono efficaci evoluzioni, evitando sia le sterili rivoluzioni, che le altrettanto nocive restaurazioni. È quello che stiamo facendo anche noi in It ali a? http://www.assinews.it/rassegna/arti...e091104vi.html |
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