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Data registrazione: Nov 2003
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aliquota unica: porcata in vista
la volontà di uniformare l'aliquota per i redditi finanziari ad un valore intermedio tra il 12,5 e il 27% ( 19% ?)è stata espressa dal governo sia pur con qualche parere discordante.
Assogestione non ci stà e propone la contemporanea abolizione della tassazione per maturazione per gli organismi di investimento collettivo del risparmio ( OICVM). Sento puzza di porcata :solo svantaggi per il singolo investitore e vantaggi per i soliti inefficenti, spesso incapaci , qualche volta truffaldini carrozzoni. Attendo pareri, grazie. |
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Gennarino Fan's Club
Data registrazione: Mar 2000
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19%, aliquota unica europea di cui si discute da un decennio, pare proprio debba diventare 23% o giù di lì, alla faccia dell'armonizzazione.
Che ci sia aliquota unica non è necessariamente negativo, come la tassazione sul maturato dei fondi italiani si può abolire a favore di tutti (il mostro dei crediti di imposta maturati dai fondi è colpa del tipo di tassazione). Altra cosa da fare è l'annullamento della distinzione tra redditi di capitale (cedole, interessi) e redditi diversi (capital gain). Il punto è: l'aliquota al 23% farà incassare di più all'erario, ma quanti capitali fuggiranno altrove? Come al solito, ai risvolti di medio-lungo periodo non bada nessuno. |
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#3 (permalink) |
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Data registrazione: Jul 2002
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Sul riallineamento concordo sul livello...diciamo che si palesa la solita insipienza di questo governo in materia fiscale e di impatto delle riforme sul piano macroeconomico. La giustificazione che si darà, ossia quella di adeguarci contesto europeo, è errata: per una volta che qualcosa di positivo v'è rispetto altrove non veno perchè riallinearci al peggio. Senza contare un effetto crowding out, come detto da Voltaire. Ma , come tutti hanno capito, la riforma fiscale fatta di tagli è insostenibile e se non altro perchè oltre ai dubbi più che fondati sull'impatto positivo, necessita di copertura. non siamo gli Usa sia perchè abbiamo una situazione finanziaria del tutto diversa, sia perchè la situazione americana non collassa solo per ragioni non economiche. Certamente non sono un esempio da emulare..specie per quanto concerne il federalismo fiscale
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Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
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Ci si ingegna per recuperare su tutto...
2 ottobre 2004
Il Tesoro punta sulla «dote» Sace Covered bond sui crediti ai Pvs per «girare» i 3 miliardi in Tesoreria ROMA • Se c’è qualcuno interessato a sapere come andrà a finire la storia dei covered bond della Cassa depositi e prestiti, in standby da lunghi mesi nell’attesa del disco verde della Banca d’Italia, questo qualcuno è la Sace. L’Istituto per i servizi assicurativi del commercio estero, trasformato in società per azioni dal primo gennaio di quest’anno e posto al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione con tanto di patrimonio segregato in tandem con la Cdp, sta valutando l’opportunità di effettuare un’emissione obbligazionaria collegata al suo maxi-portafoglio di crediti vantati verso Paesi in via di sviluppo e strutturati al Paris club di Parigi. Operazione, questa, che dovrebbe consentire a Sace — che non ha necessità di indebitarsi sul mercato — di riconoscere al suo azionista unico, che è il Tesoro, un maxi-dividendo fino a 3 miliardi di euro attingendo alla sua liquidità giacente nella Tesoreria dello Stato: idealmente quest’anno, più realisticamente nel 2005. La Sace, sotto la guida del presidente Lorenzo Bini Smaghi, ha avviato una serie di contatti con le principali banche d’affari italiane ed estere esperte di securitization e covered bond. La legge che ha trasformato la Sace in spa (decreto legge 30 settembre 2003 recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e la correzione dell’andamento dei conti pubblici) consente infatti alla neonata società per azioni (comma 19 articolo 6) di effettuare cartolarizzazioni oppure emissioni obbligazionarie garantite da crediti «in patrimonio separato destinati in via prioritaria al servizio delle obbligazioni ... su tale patrimonio separato non sono ammesse azioni da parte dei creditori della Sace... la separazione patrimoniale si applica anche in caso di liquidazione o insolvenza della Sace spa»: la formula legislativa del covered bond. L’ipotesi di una cartolarizzazione sui crediti Sace, che hanno un valore nominale vicino agli 8 miliardi di euro, secondo fonti bene informate sarebbe stata scartata per evitare la cessione pro-soluto dei crediti verso la Russia che rappresentavano al 31 dicembre 2003 il 17,3% del portafoglio complessivo. La cessione dei crediti russi ristrutturati al Paris Club ed effettuata dalla Germania tramite un’emissione da 5 miliardi di euro di credit-linked notes non è piaciuta affatto al presidente Vladimir Putin, in quanto avrebbe causato un allargamento del premio a rischio pagato dalla Russia sul mercato dei capitali internazionali: l’Italia non intende ricadere nello stesso incidente diplomatico. Cestinato così lo strumento della securitization, secondo fonti di mercato la Sace si sta concentrando sul covered bond: operazione che non prevede la cessione pro-soluto di crediti ma la segregazione degli stessi in un apposito patrimonio posto a garanzia delle obbligazioni. La Sace non si spinge oltre il «no comment» sulle voci di un covered bond in gestazione: l’operazione, che andrebbe a beneficio dei conti pubblici perchè contribuirebbe a ridurre lo stock del debito, difficilmente potrà essere chiusa entro la fine di quest’anno, ammettono fonti di mercato. Anche se non si esclude una "monetizzazione" nel 2004 di operazioni che sarebbero poi approvate dal Cda Sace nel 2005. Per entrare nel mondo dei covered bond la Sace dovrà per prima cosa calcolare il valore di mercato dei crediti potenzialmente utilizzabili rispetto agli 8 miliardi di valore nominale del portafoglio complessivo. Questa valutazione, che deve comunque essere abbinata al tipo di diversificazione del portafoglio, consente di fissare l’importo del covered: secondo gli addetti ai lavori l’incasso proveniente da questa emissione obbligazionaria permetterà alla Sace di conferire al Tesoro un maxi-dividendo prelevando liquidità fino a 3 miliardi di euro dal suo conto di Tesoreria che verrebbe poi rimpinguato per lo stesso ammontare con l’introito del covered bond. Nei progetti più immediati della Sace c’è al momento il rating, collegato alla nuova attività di credit enhancement volta a facilitare l’accesso al credito bancario da parte delle piccole e medie imprese operative nell’export. La Sace ha già un rating advisor che è Goldman Sachs, la stessa banca d’investimento che si è aggiudicata la maxi-operazione di copertura contro il rischio di cambio euro/dollaro da 4 miliardi di euro chiusa questa estate. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e121004sa.html |
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Data registrazione: Jul 2002
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Ovvio che poi si possa sostenere anche altro...tuttavia non credo siano solo tagli fiscali o riforme a favorire la ripresa
l Nobel Prescott: «Meno tasse per crescere» Intervista all'economista: «Ridurre le rigidità che imbrigliano l'efficienza». di Mario Platero «Mi hanno svegliato alle quattro del mattino per darmi la notizia - racconta Prescott - molti mi dicevano che era giunto il mio turno, e quello di Finn, ma devo dire che non ci contavo. È stata una sorpresa bellissima». Un po' di modestia nel giorno in cui Ed Prescott riceve il premio Nobel per l'economia non guasta. Ma fra gli economisti, fra i policy makers, alla Fed, e soprattutto alla Fed di Minneapolis, dove Prescott ha un ruolo di consigliere, ci si aspettava che l'economista americano il premio lo ricevesse molto prima. Questo perché il suo lavoro teorico, prodotto fra gli anni 70 e 80 con Finn Kydland, ha avuto un impatto rilevante non solo sull'analisi economica, ma, molto dopo, sulle scelte dei policy makers. Insieme i due economisti hanno spiegato il fenomeno della stagflazione, hanno sottolineato l'importanza di obiettivi di medio lungo periodo per le scelte di politica economica non sempre privilegiati dai politici e l'importanza di avere istituzioni centrali monetarie molto forti e indipendenti. È stato quel lavoro ad aver contribuito a gettare le fondamenta per una Banca centrale europea. Ma è stato anche quel lavoro, che predica l'importanza dell'efficienza produttiva e della riduzione delle tasse, considerate un elemento di distorsione per l'economia, ad aver trovato il suo contrappunto pratico nella forte ripresa degli anni 90. Professor Prescott, so che la giornata è importante, ma mi consenta un po' di campanilismo: in Italia si sta dibattendo un programma per ridurre le aliquote fiscali, e ci sono resistenze. Cosa ne pensa? Penso che le resistenze a tagli fiscali mi sorprendono dopo che abbiamo visto quale impatto possano avere sulla crescita dell'economia e dell'occupazione le riduzioni delle aliquote fiscali. E questo vale a maggior ragione per l'Italia, un Paese con le aliquote fiscali marginali fra le più elevate del mondo. Le preoccupazioni però sono reali: le proiezioni segnalano che che rischiamo di sfondare il tetto di disavanzo imposto dal Patto di stabilità con forti aumenti del disavanzo... Non ci credo. L'importante è ridurre le rigidità che imbrigliano l'efficienza produttiva. Non solo quelle espresse da forti tasse, ma anche dai sussidi per settori fatiscenti, solo per garantire l'occupazione a quei pochi privilegiati che ci lavorano. Occorre sempre ricordarsi che la protezione del posto di lavoro di qualcuno avviene non senza un costo e, soprattutto, a scapito di qualcun altro. Alla fine vincono gli interessi dei piccoli gruppi e perde il Paese. Aggiungo: non sono preoccupato dal pericolo di un aumento del disavanzo, quello che conta è il rapporto debito patrimonio. Ma è proprio questo il punto, l'Italia ha già un rapporto debito Pil superiore al 100%... L'Italia è in buona compagnia con il Giappone...mi lasci essere provocatorio: mi domando se sono i due Paesi ad avere fatto le scelte migliori. Guardi: quello che voglio dire è che di scuse per evitare di fare quello che si deve fare se ne trovano sempre. L'importante è non lasciarsi fuorviare. Anche per gli Stati Uniti? Non è forse vero che sono tutti molto preoccupati dal rapporto disavanzo Pil? Il Fondo monetario, i mercati, molti economisti americani? Mi domando se chi fa queste analisi tiene conto del fatto che l'economia americana sta crescendo del 3,3% su base annua. Che bene o male sono stati aggiunti 1,8 milioni di nuovi posti di lavoro. Semmai la mia posizione è che in America le aliquote non sono state ridotte abbastanza. Mi scusi professore, ma il problema che molti anticipano è quello di una possibile mancanza di flussi di liquidità verso gli Stati Uniti, necessari a finanziare il forte disavanzo pubblico. Si parla di due miliardi di dollari al giorno... Non bisogna guardare al disavanzo, bisogna guardare al debito e sul piano del valore patrimoniale le cose non vanno poi malissimo in America: la differenza tra attivo e passivo ci dà un patrimonio netto negli Usa che è quattro volte il Pil. Siamo un Paese con enormi risorse che ha ritrovato il suo ritmo giusto in termini di crescita, per questo sarei sorpreso di vedere una diminuzione dei flussi dei trasferimenti verso gli Stati Uniti. Eppure, nonostante le fortissime politiche espansive sia sul piano monetario che su quello fiscale, il tasso di espansione non è sui livelli di crescita sostenibile che ci si aspettava, attorno cioè al 4%. Non è detto che debba essere così elevato. Se abbiamo dei forti aumenti della produttività come li abbiamo avuti negli anni 90, allora il tasso potrà essere più alto. Ma l'aumento recente del 3,3% è in linea con le condizioni di fondo che indicano un aumento dell'1% della popolazione e del 2% della produttività. La crescita è dunque sana e continuerà su livelli secondo me sono sostenibili. Se poi ci saranno aumenti forti di produttività, ben vengano. Fino a che punto arriva la sua fiducia? Cosa farà dei 750mila dollari che riceverà come parte del suo premio? Non sono il tipo che predica bene e razzola male: li investirò tutti in titoli azionari americani. Il mercato è sottovalutato del 20 per cento. Si dice che lei sia il padre teorico della Banca centrale europea? Questo lo lascio dire agli altri. Posso solo dire che il nostro lavoro ha da sempre spinto per la necessità di creare autorità monetarie responsabili e autonome. Le applicazioni pratiche di una teoria spesso richiedono molti anni. Non posso che essere soddisfatto dal fatto che la Bce sia solida e autonoma. Domani ci sarà il dibattito presidenziale a Tempe, la sua città, dove ha sede la sua università. Ci andrà? No. Lo vedrà in televisione? No. Di nuovo, mi interesso del lungo periodo, di eventi che possano aiutarci a comprendere il perché di certi sviluppi o di certi sviluppi mancati. Il resto è sound bite. Lei critica, come ha fatto Kerry, le riduzioni fiscali di Bush. Non le critico affatto. Per me ha fatto bene. E avrebbe fatto meglio a fare qualcosa in più. Per lei chi vincerà le elezioni? Non mi va di fare dichiarazioni politiche, ma lo può immaginare. Azzardo: George W. Bush? Diciamo che ha una buona immaginazione. Cosa può dirci dell'Europa? L'Europa sa cosa deve fare in termini di riforme. E deve farle bene e in modo aggressivo. Ricordo quando riuscì a raggiungere gli Stati uniti in termini di output e di produttività. È successo dall'inizio degli anni 60 fino a cavallo degli anni 80. Poi il declino. Occorre agire su pensioni, vanno riformate, introdurre gradualmente un sistema a capitalizzazione, occorre naturalmente ridurre le tasse e introdurre flessibilità nel mondo del lavoro. È solo raccogliendo queste tre sfide che l'Europa potrà tornare a svolgere un ruolo di traino e rivendicare il posto che le compete nell'economia globale. http://www.ilsole24ore.com/fc?cmd=ar...rticolo&back=0 |
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Data registrazione: Nov 2003
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la bassa attitudine storica all'investimento azionario la cresciuta avversità verso tutte le forme di investimento, anche quelle con maggior tradizione , tassi " sicuri " abbondantemente inferiori all'inflazione ( non solo quella recepita ) nuova concorrenzialità di c/c , libretti e similari ai prodotti obbligazionari attuale situazione psicologica dell'investitore. L'incremento dell'aliquota è un puro , incoscente incentivo alla fuga o al disimpegno. |
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Now Slow Trader
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Siamo alla follia... |
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13 ottobre 2004
Dalle banche allarme addizionali La nuova Cassa depositi e prestiti non faccia concorrenza al credito - Il collegato proceda di pari passo con la manovra Da Assogestioni no all’aliquota unica per i redditi finanziari ROMA • Lo sblocco delle addizionali Irap, disposto dalla Finanziaria 2005 dopo due anni di "congelamento", «non è condivisibile». Maurizio Sella, presidente dell’Abi, riconosce validi gli obiettivi di risanamento che il Governo affida alla manovra di bilancio, ma nutre forti riserve su alcuni interventi. Primo fra tutti, ha detto ieri alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, dove proseguono le audizioni sui provvedimenti finanziari, proprio lo sblocco delle addizionali. Sella lo ritiene «suscettibile di accentuare quegli elementi di contraddittorietà e di discriminazione» che gravano sulle banche. Il ragionamento di Sella è articolato. Il "tetto" del 2% alla spesa può tradursi in aumenti di imposta a livello locale. Un esito, questo, «messo in preventivo nei fatti» proprio attraverso la previsione dello sblocco delle addizionali Irpef e Irap. Come se non bastasse, più del 60% della manovra si basa su aumenti di entrate. Già ora, per l’Irap esiste un divario significativo tra il contributo delle banche alla ricchezza nazionale e il livello di imposizione che subiscono per via delle aliquote maggiorate. Circa il 62% dell’imponibile Irap riferibile alle banche è soggetto a un’aliquota superiore a quella ordinaria. Per giunta, gli enti territoriali possono eccedere i limiti di spesa a fronte di entrate ottenute con maggiorazioni di aliquote e tariffe locali. Sella chiede a Parlamento e Governo «di non proseguire sulla strada delle discriminazione delle banche». Anche alla luce dei sacrifici imposti loro dalla manovrina di luglio scorso. Altro argomento, la legge fallimentare. Sella ne sollecita la riforma. Attualmente, le nostre procedure concorsuali hanno finalità liquidatorie. Il che, però, non ha permesso di raggiungere risultati apprezzabili neppure in termini di attivo liquidato. Occorre invece, oltre che migliorare tempi e modalità delle procedure liquidatorie, prefigurarne di efficienti sul fronte del risanamento, anche stragiudiziali. Quindi, la competitività: l’Abi — pur valutando «complessivamente buona» la situazione dell’industria italiana, anche se le nostre imprese sono mediamente più indebitate e meno capitalizzate — sottolinea il problema del modesto tasso di crescita effettivo e, soprattutto, potenziale del nostro Paese e chiede quindi che il collegato marci di pari passo con la manovra. L’Abi, che si è unita a 18 associazioni di impresa per affrontare la questione, «è dell’opinione che, per sostenere durevolmente la crescita, occorra puntare sugli investimenti, sulle opere infrastrutturali». Soprattutto verso quelle capaci di attivare il project financing attirando cofinanziamenti comunitari e privati. Le banche hanno prefigurato un organismo, in collaborazione con assicurazioni, costruttori e soggetti pubblici, per integrare, mediante garanzie, la capacità finanziaria delle imprese coinvolte. Infine Sella ha parlato della privatizzazione della Cassa depositi e prestiti e del suo avvicinamento alla figura della banca: «Basta che sia sottoposta alla nostre stesse regole». Uno scorporo di attività per creare condizioni di parità con le banche servirebbe per il Bancoposta. Anche Assogestioni è stata sentita sulla manovra: «Sarebbe insostenibile, ha detto il presidente Guido Cammarano, un’aliquota unica per redditi finanziari tra il 12,5 e il 27 per cento. Soprattutto se non accompagnata dall’abolizione della tassazione per maturazione per gli organismi di gestione collettiva». Il cui svantaggio competitivo può essere accettabile se accompagnato da un’aliquota del 12,5 per cento. Per la Legacoop, pure sentita, la Finanziaria 2005 appare una manovra di emergenza che rinuncia a governare il bilancio con obiettivi di sviluppo. Il "tetto" del 2%, ha affermato Bruno Busacca, congelerà la spesa perpetuando gli sprechi. «Inadeguati gli stanziamenti per i contratti degli statali», ha commentato a sua volta la Cisal, per la quale la manovra 2005 è di «mero contenimento». Per Francesco Cavallaro, rischia di essere minata l’attività della pubblica amministrazione. Lo stesso afferma l’Ugl: il "tetto" rigido del 2% è «rudimentale: non permette di distinguere fra spese buone e cattive» e pare anche scarsamente efficace. Rinvia al successivo bilancio le spese richieste dai ministeri e non soddisfatte, avverte Nazareno Mollicone. http://www.assinews.it/rassegna/arti...e131004ba.html |
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13 ottobre 2004
Cammarano attacca: «Sgr spiazzate con tassazione così alta» L’incremento della tassazione dei redditi finanziari, con l’applicazione di un’aliquota compresa tra il 12,5% e il 27%, se applicata senza correzioni, sarebbe dannosa per l’industria del risparmio gestito, al punto che «farebbe perdere all’Italia capacità di asset management a favore della concorrenza estera». Le osservazioni sono arrivate ieri da Guido Cammarano, presidente di Assogestioni, durante un’audizione alla Camera sulla Finanziaria 2005. L’intenzione del Governo è far convergere il regime fiscale dei redditi di natura finanziaria, oggi tassati al 12,5%, verso quello proprio dei titoli del debito pubblico, che hanno una ritenuta del 27%, introducendo un’aliquota intermedia tra i due valori. «Ma un aumento del prelievo, non accompagnato dall’abolizione della tassazione per maturazione, prevista oggi per i prodotti delle società di gestione italiane, potrebbe comportare una grave perdita di competitività rispetto agli omologhi fondi di diritto estero, che sono tassati invece al realizzo», ha puntualizzato Cammarano. Già oggi, secondo Assogestioni, le sgr italiane sono svantaggiate perché i loro fondi e le loro sicav, a differenza di altri Paesi, devono versare all’erario, ogni anno, il 12,5% del risultato di gestione maturato (seguendo appunto la tassazione per maturazione). In pratica, se il fondo ha guadagnato, le società devono accantonare parte del capitale in previsione del pagamento delle tasse e questo le obbliga a privarsi di una parte della liquidità che non può essere investita. Di converso, se le Borse scendono e i fondi perdono valore, la tassazione per maturazione comporta l’iscrizione nel rendiconto di crediti d’imposta, anche questi però non immediatamente monetizzabili. Situazione nella quale si trova oggi l’industria che proviene da anni di perdita delle Borse e ha accumulato crediti d’imposta stimati in ben 8 miliardi. Per il risparmiatore tutto ciò si traduce in un pagamento anticipato dell’imposta rispetto all’incasso dei proventi. All’estero, invece, i fondi vengono tassati «per cassa» cioè al momento dell’effettivo incasso dei relativi proventi. «Lo svantaggio competitivo della tassazione per maturazione diventerebbe insostenibile con un’aliquota superiore al 12,5%», ha spiegato Cammarano che ha chiesto anche al Governo di eliminare l’Irap sul costo del lavoro per le sgr così come previsto per le altre società. Senza queste modifiche l’industria italiana rischia la colonizzazione. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m131004ca.html |
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