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Caso cirio
Un'analisi tratta dall'Archivio CERADI LUISS
http://www.archivioceradi.luiss.it/d...io_distaso.pdf |
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Cirio, quel che resta da vendere
La Del Monte Pacific vale più di 160 milioni di dollari. Poi c’è il comparto immobiliare che, insieme ad altre piccole società "non funzionali", vale altri 100 milioni di euro. Il nodo Brombil ADRIANO BONAFEDE Dopo aver archiviato la settimana scorsa con successo la vendita del pezzo più noto del gruppo, la società Cirio De Rica, ora i commissari straordinari Mario Resca, Luigi Farenga e Attilio Zimatore si concentrano sullo "spezzatino" rimasto, ovvero su quelle società che nell’organigramma vengono definite "non funzionali". Ma non ci si faccia ingannare dalla denominazione: in realtà nel gruppo che fu di Sergio Cragnotti c’è ancora molta più "polpa" di quel che non si creda. Le società già vendute sono la Del Monte Food per un controvalore di 275 milioni di euro ("cinque volte più di quanto ci offrirono all’inizio", ricorda con un pizzico d’orgoglio il commissario Mario Resca); e, appunto, la Cirio De Rica per 168 milioni di euro. Quest’ultima rappresenta la società più famosa perché i marchi Cirio e De Rica stanno rispettivamente al primo e al secondo posto per notorietà. Quel che resta secondo prime e ancora parziali valutazioni non dovrebbe valere meno di 270280 milioni di euro. Più probabile qualcosa di più. Niente male: una speranza in più di portare a casa qualcosa per i tanti creditori i cui crediti sono stati congelati dalla procedura innescata con la Legge Prodi. A cominciare dai sottoscrittori di obbligazioni, che avanzano dal gruppo la bella cifra di 1.150 milioni di euro. Al momento è difficile quantificare quanto potranno riavere indietro, ma i commissari straordinari stimano che la percentuale andrà dal 20 al 7080 per cento, a seconda dei casi. Non tutti gli obbligazionisti, quindi, saranno soddisfatti allo stesso modo. Da che cosa dipenderà? Dal tipo di obbligazioni possedute. Per uno strano scherzo del destino, gli ultimi saranno probabilmente i primi, nel senso che prenderanno di più. La spiegazione sta nel fatto che non tutte le obbligazioni della galassia Cirio avevano come base una società industriale. Cragnotti aveva creato una galassia di 150 società e molte obbligazioni, soprattutto in un primo tempo, erano emesse da scatole vuote con una semplice garanzia da parte di un’altra società e a cascata fino all’impresa industriale. Negli ultimi tempi, invece, via via che la crisi si avvicinava e i conti si deterioravano, le obbligazioni erano garantite direttamente dalle società industriali. Comunque sia, gli obbligazionisti, insieme alle banche e ai fornitori, qualcosa rivedranno. Ciò grazie al fatto che le imprese industriali erano solide. Quel che le aveva fatte sprofondare era il peso di un debito insopportabile, cresciuto smisuratamente per sostenere nuove acquisizioni, fino al vero "buco nero" costituito dalla Lazio. Tornando alle imprese ancora da vendere, il boccone più grosso è costituito dal 39,99 per cento di Del Monte Pacific (lavorazione dell’ananas), quotata alla Borsa di Singapore. La capitalizzazione è intorno ai 400 milioni di dollari Usa, cosicché il ricavo teorico per i commissari dovrebbe essere di circa 160 milioni. Tuttavia i commissari si attendono un congruo premio. La società è gestita dalla famiglia filippina Lorenzo, che ha già un 20 per cento e che vanta anche un diritto di prelazione in caso di vendita. Alla Del Monte Pacific sono interessati quattro soggetti: La Fresh Del Monte, la società che ha già acquistato la Del Monte Food; il gruppo San Miguel di Manila; l’americana Heinz della moglie di Kerry, lo sfidante alla Casa Bianca; la giapponese Sumitomo. C’è poi la Brombil (numero uno in Brasile per la detergenza della casa), di cui il gruppo Cirio detiene il 38,91 per cento. Tuttavia c’è una controversia giudiziaria con la famiglia RonaldoFerreira per 140 milioni di dollari. Un altro pezzo importante dell’ex impero di Cragnotti è costituito dalle proprietà immobiliari, attraverso la Cirio Immobiliare ma anche direttamente attraverso altre società. Sono tutti immobili di prestigio, e tra questi c’è il Castello di Brignano, indicato come quello dell’Innominato dei Promessi Sposi. Per ora si conoscono solo i valori di carico in bilancio, ma una stima di massima probabilmente per difetto parla di un centinaio di milioni da incassare. Questa cifra comprenderebbe anche le ultime spezzature: il Panificio Modena, la Cirio Agricola, la Cirio Ricerche, la Cisim Food e Rio Verde Carton. http://www.repubblica.it/supplementi...039cirius.html |
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Cirio, nuova polpa per obbligazionisti
(09/11/2004) Si stringono i tempi per la cessione del terzo pezzo pregiato della Cirio. Dopo la Del Monte Foods (per 275 milioni di euro) e la Cirio-De Rica (per 168 milioni), a stretto giro di posta dovrebbe essere la volta della Del Monte Pacific. L’auspicio del commissario straordinario Mario Resca è stato confermato in questi giorni anche dal Financial Times. Secondo il quotidiano della City, infatti, i rimanenti 4 potenziali acquirenti del pacchetto del 40% di Del Monte Pacific, si incontreranno questa settimana nelle Filippine per discutere la vendita con il gruppo italiano dei pomodori. A contendersi la quota sono la filippina San Miguel, la giapponese Sumitomo e le americane Heinz e Del Monte. Insomma la trattativa è ormai alle battute conclusive e le offerte finali sono attese per la terza settimana del mese: dalla cessione dovrebbe entrare nelle casse della Cirio una cifra vicina ai 100 milioni di euro. Una cifra importante che dovrebbe aiutare i commissari giudiziali a mantenere la parola data agli obbligazionisti della Cirio: il rimborso per percentuali comprese fra il 20 e il 70%. Assieme agli altri asset del gruppo l’operazione spezzatino della Cirio arriverebbe a una cifra complessiva vicina ai 600 milioni di euro. Tutta polpa per i creditori dell’ex società di Sergio Cragnotti. Da questo totale, infatti, sono escluse le somme che i commissari potrebbero recuperare attraverso le azioni revocatorie, già lanciate, al fine di annullare alcuni pagamenti fatti dalla Cirio nei mesi precedenti il crac. Alla fine, quindi, è probabile che rientrino nel gruppo oltre la metà degli 1,125 miliardi di euro bruciati attraverso il default dei Cirio bond nel novembre 2002. Esattamente quanto sarebbe necessario per arrivare ai rimborsi più volte promessi. |
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16 novembre 2004
Ascoltati dalla Procura di Roma Masera e Maranzana Gli ex manager del Sanpaolo "Erano i clienti a chiedere i bond" ROMA - Gli ex vertici del Sanpaolo Imi, Rainer Masera (in foto) e Luigi Maranzana, sono stati interrogati ieri dai magistrati di Roma che indagano sul crac della Cirio. «Non ho mai avuto indicazioni che il gruppo Cirio fosse in stato di insolvenza», ha dichiarato l´ex presidente. E Maranzana ha detto ai pm che erano gli stessi clienti della banca a chiedere i bond Cirio. «Non vi era alcun interesse del San Paolo ad emettere bond chiesti peraltro da oltre 2500 risparmiatori, noi eravamo garantiti da una fideiussione di Capitalia che copriva i due terzi dell´esposizione». Secondo l´accusa, la banca conosceva le difficoltà del gruppo. I pm hanno contestato alcune omissioni nelle delibere sui finanziamenti concessi. I bond Cirio consentirono al Sanpaolo di rientrare di circa 80 milioni di crediti concessi. L´inchiesta verrà chiusa a dicembre. http://www.assinews.it/rassegna/arti...p161104bo.html |
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24 novembre 2004
«I bond Cirio salvarono le banche» Alcune delle banche coinvolte nel crac Cirio rientrarono dei loro crediti attraverso i bond emessi per conto dell’azienda di Sergio Cragnotti. È quanto emerge dal rapporto riservato consegnato dalla Guardia di Finanza alla Procura di Roma. Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, grazie alle obbligazioni, Comit (oggi Intesa), Mediafactoring e Credito Emiliano sarebbero rientrate interamente dei crediti nei confronti di Cirio; Cassa Risparmio di Parma e Piacenza avrebbe invece recuperato il 91%; Imi e Antoveneta l’81%; Banco di Napoli il 67%. Nel rapporto figura anche Banca di Roma, per un importo di 147 miliardi di vecchie lire, mentre il rientro per Comit era stato complessivamente di circa 18 miliardi. La novità è trapelata proprio mentre i pm di Piazzale Clodio provano ad accelerare i tempi dell’inchiesta per cercare di formulare le richieste di rinvio a giudizio della prima tranche dell’inchiesta entro dicembre. I magistrati - secondo le indiscrezioni - intendono presentare le richieste per Cragnotti, i suoi manager, il vecchio collegio sindacale del gruppo agroalimentare, i revisori di Deloitte e Grant Thornton e i manager di Banca di Roma e Sanpaolo Imi. Ieri intanto a Piazzale Clodio è andato in scena l’ennesimo atto della lunga inchiesta. Sono stati sentiti gli amministratrori della Cirio che non erano ancora stati interrogati. Poi quando partiranno le prime richieste al Gip, i pm romani Tiziana Cugini, Gustavo De Marinis, Rodolfo Sabelli, coordinati dal procuratore aggiunto Achille Toro, inizieranno a vagliare le posizioni delle ultime banche che ancora non sono state esaminate: Comit (oggi Intesa) e Banca Popolare di Lodi. E proprio su quest’ultimo istituto è stato acceso un nuovo faro: i magistrati vogliono verificare l’eventuale coinvolgimento nella discussa operazione di cessione di Eurolat dalla Cirio di Cragnotti alla Parmalat di Calisto Tanzi. I pm Cugini e Sabelli fra l’altro oggi e domani andranno in trasferta a Lugano per svolgere una serie di attività tramite rogatoria: nel mirino alcune transazioni su conti correnti legati in qualche maniera agli indagati. http://www.assinews.it/rassegna/arti...m241104ba.html |
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