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Vecchio 02-10-04, 13:57   #1 (permalink)
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Un'analisi interessante del crack Parmalat

da scaricare dall' Archivio CERADI della LUISS
http://www.archivioceradi.luiss.it/d...a/parmalat.pdf
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Vecchio 04-10-04, 21:33   #2 (permalink)
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FINANZA pag. 39


Gli assetti azionari della "nuova" Parmalat

L’ultima parola spetta però al tribunale, che deve ammettere o meno i creditori al passivo

WALTER GALBIATI


Fatturato in calo e margini in ripresa. È questa la fotografia di Parmalat che il commissario straordinario Enrico Bondi ha scattato al gruppo di Collecchio a fine agosto. In otto mesi i ricavi delle attività considerate strategiche sono scesi del 2,35 per cento a 2,40 miliardi di euro, contro i 2,46 miliardi dello scorso anno. Il margine operativo lordo, invece, è salito del 15,8 per cento, attestandosi a 167,9 milioni di euro rispetto ai 144,9 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. E con questi numeri, di una azienda che cerca di recuperare efficienza in un momento di difficoltà, Bondi intende portare la Parmalat in Borsa. Inizialmente la quotazione era prevista entro la fine dell’anno, mentre verosimilmente potrebbe slittare ai primi mesi del 2005. Manca ancora tempo quindi prima che i creditori del gruppo si possano trasformare nei nuovi azionisti della Parmalat, un percorso di qualche mese che non sarà privo di imprevisti e incognite.
Innanzitutto per accedere al concordato i creditori, dopo il primo giudizio di Bondi, dovranno sottoporsi alla decisione definitiva del giudice delegato del tribunale fallimentare di Parma Giuseppe Coscioni, che entro la metà di novembre dovrà esprimersi sull’ammissione al passivo e sulla corretta entità del credito vantato.
La prima lista stilata dal commissario comprendeva i fornitori, 56 mila obbligazionisti per un controvalore di 3,1 miliardi di euro ed escludeva invece quasi totalmente le banche straniere e in parte quelle italiane. La presa di posizione di Bondi, però, ha generato una marea di ricorsi, circa 700800 domande che ora dovranno essere esaminate dal giudice fallimentare. Una volta passato questo scoglio, il creditore ammesso al passivo sia esso banca, obbligazionista, finanziatore o fornitore, avrà la facoltà di votare il concordato proposto dal commissario. Per approvare la procedura servirà il 50 per cento più uno dei voti favorevoli, calcolato sul controvalore dei crediti ammessi. E se dovesse vincere il sì, il concambio in azioni avverrà secondo i paletti stabiliti da Bondi.
Per fare qualche esempio, ai creditori dell’ex quotata Parmalat Finanziaria verrà riconosciuto l’11,3% del denaro che spetta loro in titoli della nuova società, il 7,3% a quelli di Parmalat spa, mentre ai creditori di diverse operative minori come Eurolat e Lactis verrà restituito il 100%. I creditori della Netherlands Bv, invece, tra cui vi sono la maggior parte degli obbligazionisti, spunteranno il 20,9% per il meccanismo del "doppio indennizzo", che prevede il rimborso stabilito per la società emittente e quello della spa che garantiva i bond.
Secondo le stime degli ambienti vicini agli advisor che già circolavano al tempo della pubblicazione del piano di salvataggio, la nuova Parmalat sarà per circa il 25% di proprietà delle banche creditrici, mentre oltre la metà farà capo ai vecchi obbligazionisti e il resto agli altri creditori. Fatto salvo per un pacchetto del 510% delle nuove azioni, che non saranno emesse per tenerle a riserva, in modo da cautelarsi contro le eventuali future azioni legali di quelle società del gruppo escluse dalla procedura concorsuale.
Ma le incognite rimangono davvero molte, e finché non ci sarà la decisone finale sull’accesso al concordato del giudice Coscioni, ogni stima rimane un gioco sulla carta. Del resto il giudice fallimentare potrebbe decidere di ammettere o di escludere in gran parte le banche straniere, così come richiesto da Bondi, e limitare la partecipazione di quelle italiane, finora rimaste quasi immuni dall’ira funesta del commissario. Sul fronte dei risarcimenti, vi sono poi le azioni revocatorie contro le banche e le richieste di danni ai vari soggetti indiziati per le cause del crac: un esito positivo dovrebbe far affluire nelle casse di Parmalat ulteriore liquidità o asset utili per rimpolpare i rimborsi ai creditori. Alla sola Citigroup, Bondi ha chiesto 10 miliardi di dollari. E per i risparmiatori non bisogna nemmeno tralasciare le cause civili: il 5 ottobre a Milano si terrà l’udienza preliminare per nominare le parti in causa. Ma in senso opposto non si deve dimenticare che sono in molti anche coloro che hanno chiesto di venire risarciti dalla stessa Parmalat: ne risponderà la nuova società e con essa i suoi azionisti.
Insomma lo scenario è ancora aperto e tanto fluido da destare qualche preoccupazione anche a chi sta materialmente lavorando per fare andare avanti l’azienda. In mancanza di un vero e proprio assetto proprietario della nuova Parmalat, i sindacati vorrebbero, infatti, avviare un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire meglio le cessioni e la salvaguardia dei siti produttivi. «All’inizio eravamo i soli a sostenere che la Parmalat e il lavoro era l’unica risorsa dalla quale partire per garantire il futuro al gruppo. Dopo sette mesi di confronto anche Bondi ci ha dato ragione considerando nel core business non solo il latte, ma anche i derivati, lo yogurt, i succhi e le conserve vegetali», ha dichiarato Antonio Mattioli, segretario generale della Flai Cgil di Parma. In particolare, serve individuare piani industriali mirati per gli stabilimenti di Lodi, un’area che deve essere riconvertita, di Termini Imerese, attivo nella produzione dei succhi di arancia, e per quelli dell’area forno (due al Nord e due al Sud), che non rientrano nelle attività considerate strategiche da Bondi.
http://www.repubblica.it/supplementi...armalatte.html
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