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Data registrazione: Dec 2003
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PriceWaterHouseCoopers report
SCANDALI, STUDIO: CRESCE IL NUMERO AZIENDE ESTERE CITATE IN USA
(ANSA) - NEW YORK, 27 SET - Cresce, nel 2004, il numero delle società internazionali oggetto di azioni collettive da parte degli azionisti statunitensi. A sostenerlo è una ricerca condotta dalla PriceWaterHouseCoopers e ripresa dall' edizione americana del Financial Times. Secondo quanto emerso dallo studio della società di consulenza, nell' attuale esercizio fiscale le 'class-action' presentate dagli investitori americani hanno già toccato quota 21 ad un passo dal record di 23 raggiunto nel 2002 e destinato ad essere superato prima della fine dell' anno. A determinare l' incremento delle azioni legali indirizzate verso società quotate d' Oltreoceano - lo scorso anno erano state 15 - l' inasprimento delle norme sulla contabilità imposte dalla legge anti mele marce Sarbanes-Oxley. Questa - viene osservato da PricewaterHouseCoopers - ha costretto le aziende ad incrementare le spese per controlli esterni indipendenti e i loro amministratori delegati e direttori finanziari ad assumersi responsabilità in prima persona (controfirmando i bilanci) per le eventuali irregolarità emerse nei conti. «Non penso - osserva Grace Lamont, estensore della ricerca - che vi sia una particolare ostilità nei confronti delle aziende europee o non americane: quello che è cambiato è il contesto» legislativo. Non a caso - sull' onda della Sarbanes-Oxley varata per reprimere frodi e abusi - il 65% delle azioni collettive aperte nei confronti di aziende straniere quotate in America riguarda problemi di natura contabile. Tra i casi più rilevanti oggetto di 'class action', spiccano quelli dell' italiana Parmalat, della compagnia petrolifera anglo-olandese Royal Dutch Shell, del colosso canadese delle tlc Nortel Networks e della fornitrice di lavoro temporaneo Adecco. (ANSA). |
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Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
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PWC: le frodi sono costate alle aziende europee 6,7 mln euro
13/10/2004 Sei milioni e 700mila euro: a questa cifra ammonta in media il danno subito in due anni dalle imprese europee a causa di frodi e reati societari. E' quanto emerge da un'indagine Pricewaterhouse & Coopers presentata nel corso del primo 'Fraud forum italiano', organizzato lunedì a Roma da Experian. In Europa, secondo l'indagine, il 34% delle aziende è stato vittima di illeciti o altre tipologie di attività fraudolente nell'arco degli ultimi 2 anni, mentre nello stesso periodo in Italia più di un'azienda su 4 (il 26% del campione intervistato) ha subìto dei danni a seguito di frodi. Complessivamente si calcola per il campione europeo che in media il danno subito da ciascuna organizzazione sia stato di circa 6,7 milioni di euro. In Italia, sottolineano gli organizzatori del Forum, il fenomeno frodi è in costante aumento e il 90% di quelle intentate nell'ambito dei prodotti finanziari è attuato con documenti falsificati o rubati. Secondo una ricerca realizzata da Abi e Assofin, nel 2001 il 100% della finanziarie e il 24% delle banche sono state vittime di frodi tentate o subite, mentre il 60% delle imprese intervistate hanno giudicato in aumento il fenomeno rispetto al 2000 e il 15% le ha stimate in crescita di oltre il 50%. L'indagine di Pricewaterhouse & Coopers intende rappresentare un fenomeno complesso ed articolato come quello delle frodi in ambito amministrativo e societario, che tuttavia, difficilmente può essere rilevato in modo esaustivo. Va infatti tenuto conto che esistono reati e frodi che le stesse organizzazioni non denunciano o che i sistemi di controllo interno non individuano. In altri casi, il fenomeno non viene rilevato in quanto costi e perdite derivanti da attività illecite sono considerati di natura commerciale. Si deve infine valutare la naturale diffidenza di manager e amministratori a diffondere questo tipo di informazioni ritenute in generale sensibili. In Italia e in Europa il reato di corruzione è ritenuto dal campione come il più diffuso (il 39% per l'Italia e il 17% per l'Europa); tuttavia solo nel 3% dei casi questo reato ha provocato danni all'attività dell'impresa. E' invece l'appropriazione indebita da parte di personale dipendente che rappresenta la tipologia di reato più diffuso tra le aziende italiane dove nel 40% dei casi ha comportato un danno patrimoniale all'azienda. (segue) La maggior parte delle frodi aziendali viene scoperta attraverso l'attività di revisione interna ed esterna (59% in Italia, 48% in Europa) mentre ancora il 23% viene scoperto in modo accidentale. Solo il 3% del campione dichiara che il proprio sistema di controllo interno è stato in grado di rilevare il problema, dato in controtendenza rispetto al 28% delle aziende europee. Nonostante ciò il 90% delle aziende italiane si dichiara sicuro dell'affidabilità del proprio sistema di controllo interno. L'80% delle aziende italiane intervistate e l'84% delle aziende europee ritiene che il proprio sistema di controllo interno sia adeguato a proteggere l'organizzazione dal rischio di frodi. Secondo la ricerca il 60% delle frodi aziendali rilevate in Europa ha avuto origine dall'interno della stessa organizzazione. ''Questo fattore - sottolinea PwC - deve essere considerato attentamente dagli amministratori che hanno la responsabilità del sistema di controllo interno e di prevenzione delle frodi''. La maggioranza del campione intervistato da PwC percepisce il rischio frodi come rilevante e ha posto in essere provvedimenti in tal senso. Il 62% ha introdotto in azienda un codice di comportamento e il 35% considera il rischio frode nel definire la struttura del proprio sistema di controllo interno. Solo il 23% delle aziende ritiene che la formazione professionale sia un mezzo per sensibilizzare il personale su aspetti di risk management e per la prevenzione delle frodi. Quanto al costo delle frodi, le aziende difficilmente sono in grado di stimare l'impatto complessivo che le frodi subite hanno avuto sul proprio business. Il verificarsi di una frode può avere varie conseguenze sull'attività di un'azienda e non comporta soltanto perdite di natura economica e finanziaria. Una frode ha principalmente effetto su valori aziendali intangibili quali le motivazioni e il morale dei dipendenti (31%), la visibilità esterna dell'azienda e le sue relazioni commerciali (25%). Al contrario, una percentuale irrilevante ritiene che tali fattispecie possano avere un impatto rilevante sul valore di mercato dell'azienda. Ciò può essere senz'altro spiegato dalla mancata visibilità che viene normalmente data a questo tipo di eventi. Tuttavia, sottolinea PwC, ''i recenti fatti hanno dimostrato un'elevata sensibilità ed attenzione alle frodi aziendali da parte dei mercati e degli operatori finanziari''. Il grado di successo dell'attività di recupero dei fondi e dei beni sottratti a seguito di frodi è spesso marginale. Il 60% delle aziende intervistate dichiara di non aver recuperato più del 20% dei danni. Tale percentuale, rileva PwC, potrebbe essere indicatore del fatto che la maggior parte delle frodi ha un'origine prevalentemente interna. Inoltre, la determinazione delle conseguenza di attività di falsificazione di bilanci o di altre informazioni finanziarie è particolarmente complessa. Nonostante l'elevato costo delle frodi, il 52% delle aziende intervistate non ha alcuna copertura assicurativa. Tre le indicazioni che emergono dalla ricerca al fine di minimizzare i rischi: l'implementazione e il continuo miglioramento di un sistema di gestione del rischio; l'identificazione di piani di azione che possano consentire una pronta reazione e massimizzare l'eventuale possibile recupero dei danni subiti; la stipula di adeguate polizze assicurative finalizzate alla copertura di quei rischi più difficilmente gestibili tramite sistemi di controllo interno. (Fonte: Adnkonos) http://www2.assinews.it:8080/testi/t...131004var.html |
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