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«Più informazione per i lavoratori»
Secondo pilastro: la prestazione dovrà valere il 20 per cento dell'ultima paga «I n Italia abbiamo bisogno di una chiara informazione riguardo alla funzione della previdenza complementare. I lavoratori più giovani devono capire che, scegliendo di lasciare il Tfr in azienda, disporranno di una pensione inferiore al 50% del loro ultimo stipendio». Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza, commenta le novità che sarano materia di discussione tra Governo e sindacati il 18 gennaio. Dottor Corbello, cosa succede se la riforma previdenziale consentisse al datore di lavoro di scegliere su quale fondo versare il Tfr dei lavoratori? La soluzione prospettata riguarda il Tfr «inoptato»: è un'ipotesi come un'altra, con pregi e difetti. Le imprese grandi e medie faranno naturalmente capo al fondo negoziale di riferimento. Nel caso delle piccole il problema di fatto non si porrà: il lavoratore sarà invogliato a lasciare il Tfr in azienda. Di certo non quello cui aspira il Governo con questa riforma.. Direi proprio di no. Posto che l'obiettivo sia lo sviluppo diffuso della previdenza integrativa. Cosa pensa della formula del silenzio-assenso? Non è una soluzione lineare e di semplice applicazione. Se non si realizzerà un'informazione istituzionale efficace, il rischio è che il lavoratore non capisca quale sia la scelta giusta da compiere. Sarebbe stato probabilmente meglio adottare l'obbligatorietà del versamento del Tfr nei fondi, con esenzione dei lavoratori meno lontani dal traguardo pensionistico. Riguardo al fondo residuale dell'Inps: lo ritiene necessario? Non ne sentivamo di certo la mancanza: oltretutto è ancora un oggetto misterioso. A mio avviso dovrà comunque avere le caratteristiche di un fondo ordinario: banca depositaria, gestori finanziari professionali, portabilità delle posizioni individuali. In questo modo, però, avrebbe le stesse caratteristiche di un fondo negoziale. Che senso avrebbe? Se ne potrebbe fare a meno, anche perché, obiettivamente, c'è ormai il rischio di un certo affollamento di veicoli previdenziali, con relativa confusione e duplicazione. Inoltre, non bisogna pensare che essere presso un ente di base offra maggiore sicurezza al lavoratore. I fondi residuali entreranno a far parte di un sistema di strumenti tipici ormai consolidati in Italia per la loro affidabilità strutturale. Il lavoratore, comunque, vuole essere garantito anche dal lato dei rendimenti: il Tfr è in grado di fornire prestazioni previdenziali integrative sufficienti? Un sistema di previdenza complementare a contribuzione definita non garantisce risultati in senso stretto, ma nel lungo periodo c'è una più che ragionevole aspettativa di rendimento. Si calcola che su un orizzonte temporale di 35-40 anni ogni punto percentuale di contribuzione versato a un fondo darà un risultato del 2-2,5% dell'ultimo stipendio. Un obiettivo ragionevole è una prestazione complementare che valga il 20% dello stipendio finale: occorrerebbe quindi un apporto attorno al 10%. In questo senso il Tfr diventa una risorsa fondamentale visto che da solo vale il 7%. Partendo dall'utilizzo del Tfr si potrà arrivare, con un passo successivo non stravolgente, a un'adesione piena, innescando obblighi contributivi del lavoratore e del datore: sarà così possibile colmare lo spazio che manca per raggiungere i livelli contributivi necessari. http://www.assinews.it/rassegna/arti...080105fo2.html |
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Byblos, una gestione tutta in p/t
Fondo pensione negoziale / Lavoratori aziende grafiche, editoriali e della carta Byblos, costituito dalle aziende e dai sindacati, è il fondo nazionale pensione complementare per il lavoratori dipendenti delle aziende grafiche, editoriali, della carta e del cartone, cartotecniche e trasformatrici. Byblos nasce dall'accordo tra Fistel-Cisl, Slc-Cgil, UilSic-Uil Nazionali e le associazioni imprenditoriali dei settori Assocarta, Assografici, Intersind, Anes, Aie. Al Fondo possono iscriversi anche altre tipologie di lavoratori appartenenti a settori affini, come abbiamo riportato nella tabella "Aziende Aderenti". Si ricorda che a tale fondo l'adesione è volontaria. Il regime prevede la contribuzione definita (cioè i contributi sono stabiliti dalla contrattazione collettiva) e la capitalizzazione individuale (i contributi del singolo lavoratore sono versati in un suo specifico conto personale). Per quanto riguarda gli oneri, all'atto dell'adesione è previsto il versamento di una quota di iscrizione "una tantum" di 5,16 euro a carico dell'aderente. Concorre alla copertura dei costi amministrativi del fondo (sede, struttura organizzativa, attività degli organi statutari, spese legali, attività promozionali e così via) unitamente alla quota associativa. Quest'ultima è stabilita annualmente dal consiglio di amministrazione in sede di bilancio preventivo, viene prelevata dalla contribuzione e, per i pensionati, dalla rendita erogata e è versata in misura paritetica dai datori di lavoro e dai lavoratori associati a Byblos. Gli oneri relativi all'investimento delle risorse finanziarie, ivi compresi i servizi resi dalla banca depositaria, sono addebitati direttamente sul patrimonio del fondo. L'articolazione di tali oneri verrà definita al momento della scelta del gestore (o dei gestori) e della banca depositaria. Le spese di avvio del fondo sono finanziate tramite un contributo "una tantum" versato dalle imprese pari a 3,62 euro per ciascun dipendente in forza a tempo indeterminato, alla data di costituzione del fondo. Il patrimonio di Byblos viene gestito integralmente mediante convenzione con soggetti gestori abilitati e secondo le modalità e i limiti previsti dalla normativa vigente in materia. La gestione iniziale attuata è di tipo monocomparto ed è dunque finalizzata a produrre un unico tasso di rendimento per tutti i lavoratori associati a Byblos. È stabilito che il consiglio di amministrazione, dopo le opportune verifiche e quando opportuno, potrà proporre all'assemblea le necessarie modifiche statutarie per attuare una gestione multicomparto, che preveda l'istituzione di più linee di investimento, secondo diversi profili di rischio e rendimento in funzione delle differenti esigenze degli iscritti. Conclusioni: I rendimenti finanziari sono ottenuti attraverso l'investimento del patrimonio in pronti contro termine e sono tassati con aliquota dell'11% applicata al risultato netto di gestione maturato per ciascun periodo di imposta. La società, che non ha ancora calcolato il rendimento offerto per il 2004, è nell'attesa di assegnare la gestione. Nel 2003 il Tfr netto si è rivalutato del 2,85% e nello stesso periodo il fondo ha reso il 2,5 per cento. http://www.assinews.it/rassegna/arti...080105fon.html |
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Per la lavoratrice dipendente la spesa annua è di 7.806 €
Previdenza integrativa / Le proposte su misura Questa elaborazione punta a identificare le necessità previdenziali dei risparmiatori, partendo da un'analisi articolata delle caratteristiche finanziarie della famiglia (consumi, impieghi, accantonamenti, e così via) e dall'incrocio di dati statistici di Banca d'Italia, Inps, Istat, Isvap, Mefop e Ragioneria Generale dello Stato. L'obiettivo è rendere evidenti le necessità previdenziali complementari di una serie di profili-tipo di risparmiatori italiani, prendendo spunto dalle domande che pongono in diretta gli ascoltatori di Salvadanaio, il programma di risparmio investimenti e finanza di Radio 24-Il Sole 24 Ore. In particolare il tasso di scopertura del primo pilastro previdenziale e come compensarlo con un secondo pilastro di categoria o con un terzo pilastro, volontaristico. L'elaborazione è a cura di Progetica (www. progetica.it), società di consulenza indipendente, e non tiene conto di possibili cambi di strategia da parte del risparmiatore, di riforme fiscali e normative che in futuro potrebbero essere realizzate, di fenomeni distorsivi dovuti all'utilizzo di strumenti finanziari/previdenziali inadeguati alle necessità del mercato. Le indicazioni non costituiscono in alcun modo garanzia di risultati futuri, ma solo una stima. http://www.assinews.it/rassegna/arti...80105fon2.html |
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Previdenza integrativa senza fondi
Nella Finanziaria 2005 mancano gli stanziamenti necessari per l'attuazione della riforma previdenziale, il che comporta l'impossibilità del decollo della previdenza complementare. Lo sottolinea il Cnel, che ha approvato un parere relativo alla riforma del sistema pensionistico, e in particolare alle soluzioni per la previdenza complementare. Un testo accolto all'unanimità dalle organizzazioni sindacali e datoriali rappresentate. Secondo l'organismo, inoltre, tutti gli aspetti della previdenza complementare dovrebbero essere regolamentati con la stessa decorrenza, non essendo condivisibile un'attuazione dei principi di delega scaglionata nel tempo. Per quanto riguarda in particolare l'equiparazione delle diverse forme pensionistiche complementari, il Cnel ribadisce la prioritaria e fondamentale importanza dei fondi negoziali e dei fondi aperti ad adesione collettiva, qualora venga rafforzata la governance di questi ultimi, per lo sviluppo della previdenza integrativa per i lavoratori dipendenti. La questione della portabilità del contributo aziendale, per il Cnel, va disciplinata riconoscendo il ruolo essenziale dell'ordinamento intersindacale. Anche le regole per la devoluzione del trattamento di fine rapporto e in particolare la formula del silenzio-assenso dovranno tenere presenti le procedure intersindacali. Dunque, per i lavoratori subordinati silenti dovrebbe valere la destinazione del tfr al fondo previsto dal contratto collettivo applicato. Il conferimento del tfr a enti pensionistici pubblici e a fondi regionali dovrebbe avvenire solo in caso di silenzio da parte del lavoratore interessato in assenza di fondo categoriale o di fondo aperto ad adesione collettiva. Peraltro, l'opzione del lavoratore non può essere irreversibile. Sul problema del rendimento del trattamento di fine rapporto, secondo il Cnel, il criterio adottato non appare soddisfacente e in grado di incentivare il lavoratore alla decisione devolutiva in favore del fondo pensione. Occorrerebbe, quindi, spingersi verso una soluzione più positiva, prevedendo garanzie a carattere solidaristico. Il Cnel ribadisce, infine, l'importanza delle misure compensative per le imprese, per la perdita di disponibilità del tfr, affinché il quadro degli interventi delineati dalla riforma abbia un impatto finanziario equilibrato sulle aziende, a cominciare dall'eliminazione di oneri impropri come il 10% sui finanziamenti della previdenza complementare. http://www.assinews.it/rassegna/arti...o140105in.html |
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Previdenza integrativa: il patrimonio del Fonchim è arrivato a un miliardo
MILANO • Un miliardo di euro di patrimonio e rendimenti che tra il 1997 e oggi si sono attestati tra il +20,78% e il +34,7%. A sette anni dal suo avvio Fonchim, il fondo pensione complementare dei chimicofarmaceutici, ripartito in tre comparti, traccia un primo bilancio. Nel dettaglio, il comparto Moneta (monetario) è cresciuto del 20,78%, il comparto Stabilità (bilanciato a prevalenza obbligazionario) del 29,32%, il comparto Crescita (bilanciato a prevalenza azionaria) del 34,70 per cento. Nel 2004 il fondo ha reso il 2,09% per Moneta, il 4,74 per Stabilità e il 7,65% per Crescita. Risultati positivi se si considera che nello stesso periodo il Tfr ha fatto segnare un risultato netto pari a un +22,34 per cento. Buono anche l'andamento delle adesioni: 116mila iscritti, pari al 63% dei potenziali iscritti. A questi dati ha in parte contribuito la politica di taglio dei costi: «Le spese amministrative e di gestione sono scese dall'1,46% dell'avvio allo 0,39% attuale», ha spiegato il direttore generale del fondo Andrea Girardelli. E sulle prospettive di crescita «l'obiettivo — ha detto il presidente Nicola Messina — è quello di un incremento delle adesioni. Il fondo ha dimensioni già adeguate e ha dimostrato di essere cresciuto anche senza la delega previdenziale». Proprio su alcuni meccanismi di questa legge • Messina ha sollevato alcune osservazioni. «Temo molto — ha detto — il silenzio-assenso, preferirei infatti scelte consapevoli da parte dei lavoratori. Senza rinnegare inoltre i principi della delega, si può pensare di equilibrare il rischio, consentendo il conferimento solo parziale del Tfr e di introdurre la possibilità, oggi negata, di distribuire l'investimento su più comparti». Ma non solo; secondo Federchimica sarebbe opportuno che il Governo prevedesse per le aziende una serie di misure «compensative» al Tfr. Come? il vicepresidente per le relazioni industriali Aldo Fumagalli cita tra i possibili rimedi «l'accesso al credito facilitato, soprattutto per le aziende più piccole, la riduzione del costo del lavoro commisurata agli oneri aziendali di finanziamento dei fondi e l'eliminazione del contributo (0,2%) delle aziende al fondo di garanzia del Tfr». http://www.assinews.it/rassegna/arti...e150105fo.html |
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Fondenergia è al top
Negoziali / Battuto il Tfr Ifondi pensione chiusi hanno fatto meglio del Tfr. Solo pochi degli oltre 20 fondi negoziali con gestione finanziaria attiva non sono riusciti a raggiungere il 2,5%, la rivalutazione che il trattamento di fine rapporto ha avuto nel 2004. Il dato del 2,5% non è definitivo, perché la rivalutazione relativa al mese di dicembre sarà resa nota solo la settimana prossima, però se uno scostamento dovesse esserci sarà minimo. Anche i dati definitivi di tutti i fondi chiusi italiani non saranno disponibili che fra pochi giorni. Nella tabella accanto, infatti, potete leggere i rendimenti del 2004 per alcuni fondi e relativi al periodo gennaionovembre per altri, quelli che non hanno ancora diffuso il dato di dicembre. Ma la sostanza non cambia. La stragrande maggioranza di questi fondi hanno fatto meglio del Tfr. Nella tabella abbiamo anche indicato il benchmark relativo al 2004: si vedrà che è sempre superiore al rendimento effettivo dei fondi. Questa comparazione, però, va fatta con un minimo di cautela. Il rendimento è dato al netto delle tasse e delle commissioni di gestione, mentre il benchmark è indicato al lordo. Per quanto riguarda i migliori nella classifica del rendimento, c'è da notare che nelle primissime posizioni del 2004 ci sono Laborfonds e Solidarietà veneto, due fondi chiusi regionali. Laborfonds, infatti, è riservato ai dipendenti aziende operanti nel Trentino Alto Adige, mentre l'altro ai lavoratori delle aziende venete. Buoni anche i rendimenti di Cometa e Fonchim i due fondi di categoria più grandi. Cometa, il fondo riservato ai lavoratori dell'industria metalmeccanica con circa 324mila aderenti e a 1,9 miliardi di patrimonio gestito, ha registrato una crescita del 3,90%. Fonchim, il fondo negoziale del comparto chimico, con 115mila aderenti e 900 milioni di patrimonio, ha avuto rendimenti che sono andati dal 7,6% del fondo Crescita (secondo migliore rendimento assoluto in Italia) al 2,09% di quello Moneta. La palma del migliore spetta a Fondenergia:+10,51% per il comparto Dinamico. http://www.assinews.it/rassegna/arti...150105fo4.html |
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Casse alleate per l'integrativa
L'Adepp progetta di istituire un ente unico per gestire la previdenza complementare La sfida conquista l'interesse di tutte le categorie. Ma la strada della previdenza complementare per i liberi professionisti resta stretta tra il bacino di utenza potenziale e l'incognita delle risorse. L'Adepp (l'associazione delle Casse private) già dalla prossima assemblea di febbraio dovrebbe entrare nel vivo del confronto sulla configurazione di un Fondo interprofessionale di gestione della previdenza complementare. La struttura del Fondo. Si tratterà di una "unico condominio" coabitato dagli enti professionali, ma suddiviso nelle relative gestionie. Dovrebbe aprirsi non solo ai professionisti, ma anche ai familiari, ai dipendenti degli studi e ai "fuori Albo". «L'autorizzazione del Fondo a operare — ha detto il presidente dell'Adepp, Maurizio de Tilla — dovrebbe già essere contenuta nella legge di riforma delle pensioni». «Il patrimonio — ha proposto Paola Muratorio, presidente di Inarcassa — potrebbe essere diviso in due quote: una amministrata in comune da tutte le Casse da parte dei gestori esterni e l'altra direttamente in "casa"». Le chiavi del successo dell'impresa sono due: un bacino di utenza adeguato e la confluenza delle risorse. Per incentivare l'avvio, de Tilla ha proposto di destinare, obbligatoriamente, una quota tra lo 0,5 e l'1%, "stornata" dal contributo soggettivo del primo pilastro. Le reazioni. Per il presidente della Cassa dottori commercialisti, Antonio Pastore, «l'ipotesi de Tilla non è sufficiente. Si dovrà dare agli iscritti, su base volontaria, la possibilità di versare di più. Ma non oltre il massimo del contributo soggettivo del 17% (il minimo è 10%) varato dalla Cassa nel 2004». L'adesione volontaria, invece, è «condizione imprescindibile» per Paolo Salvadori, (Cassa ragionieri). Il "primo pilastro" «è già soddisfacente ma ulteriori prestazioni rappresentano, comunque, una sfida» per Francesco Maria Attaguile (notariato), che chiede di puntare a «una piena detraibilità fiscale». Al contrario, «il contributo soggettivo è intoccabile», per Giuseppe Iogna (periti industriali), «a meno che non sia "ritoccato" per sostenere il "primo pilastro" che, nel caso delle Casse a contributivo "secco" non può permettersi distrazioni di fondi». Sulla stessa linea anche Alessandro Lombardi, (veterinari), «favorevole al Fondo integrativo. Ma non a scapito della previdenza obbligatoria o a prelievi con il silenzio-assenso». Insiste su «libera adesione e su un fisco equivalente a quello degli attuali fondi pensione» il direttore generale della Cassa dei medici (Enpam), Leonardo Zongoli. Mentre Antonio Schiavon (presidente della Cassa infermieri) — anticipando l'indagine sul gradimento che l'Adepp avvierà nei prossimi mesi — ha già condotto una prima rilevazione «per verificare la possibilità di attrarre i circa 320mila infermieri dipendenti che già aderiscono all'Inpdap». Le professioni sanitarie. Ma la capacità delle Casse di medici e infermieri di attrarre, per il "secondo pilastro", l'interesse del personale sanitario dipendente, è tutta da verificare. Rosanna Dettori (Fp-Cgil) ricorda che, il 9 dicembre, è stata siglata, tra Aran e sindacati, «un'ipotesi di accordo per l'istituzione del Fondo nazionale di pensione complementare per i lavoratori di Regioni, autonomie locali e Ssn. Un Fondo chiuso che godrà del controllo sulla corretta gestione anche delle rappresentanze dei lavoratori». Uno dei nodi sta infatti nella capacità di monitoraggio e indirizzo delle linee d'investimento. Per i medici dirigenti, ha spiegato Serafino Zucchelli (Anaoo) «un Fondo integrativo è una necessità imprescindibile su cui permane un colpevole ritardo. Valuteremo nel merito la possibilità di aderire a un "Fondo Adepp", a condizione che, o nella sua struttura di gestione o all'interno dell'Enpam, siano rappresentati gli interessi dei sanitari dipendenti». http://www.assinews.it/rassegna/arti...220105pe2.html |
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La gestione segue le regole ordinarie
La possibilità per le Casse private dei professionisti di istituire, con gestione separata, forme pensionistiche complementari risponde a un'esigenza delle categorie, le quali, in mancanza di valide alternative di carattere collettivo, si sono dedicate in massa alla sottoscrizione di piani individuali, nonostante il costo elevato. Il comma 35 dell'articolo 2 della legge delega 243/2004 consente alla Casse di ricorrere all'istituzione diretta oppure attraverso la tipica via negoziale mediante accordi stipulati tra le organizzazioni rappresentative. I liberi professionisti sono tra i possibili destinatari di forme di previdenza privata a capitalizzazione, anche se le esperienze compiute sono risultate parecchio deludenti. La delega, in fondo, ha preso atto di un limite della disciplina previgente. Non aveva senso costringere queste categorie, la cui vita associativa trascorre tra Ordini, Collegi e Casse previdenziali, a percorrere l'itinerario pensato per quei soggetti che hanno nei sindacati e nelle associazioni professionali il loro punto di aggregazione e nella contrattazione collettiva il modo di relazionare con interlocutori e controparti. Dal momento che gli Ordini e i Collegi svolgono altre funzioni, toccava alle Casse il compito di promuovere forme integrative, mediante le quali le rappresentanze di queste categorie possono dare risposte a problemi effettivi di tutela, (che fino a ora gli associati hanno dovuto affrontare da soli), ma anche accompagnare le necessarie riforme dei regimi obbligatori, in futuro meno generosi. Con quali criteri le Casse potranno istituire e gestire "direttamente" i fondi pensione? La legge è chiara su un punto: la gestione deve essere separata. Non saranno, quindi, gli attuali Consigli di amministrazione (che pure si sono dedicati, in questi anni, a trattare con criteri finanziari i notevoli surplus di bilancio) ad attribuirsi l'onere delle nuove funzioni. La disciplina dei fondi, inoltre, prevede un ampio bagaglio normativo (l'obbligo della convenzione con un soggetto di mercato, la banca depositaria, le regole della partecipazione, i requisiti del responsabile del fondo eccetera), certamente valevole anche nel caso dei liberi professionisti. Nei confronti delle Casse (l'Adepp aveva chiesto, durante la discussione parlamentare, modifiche più ampie, rivendicando un'interessata "specificità") la legge 243/2004 si è limitata ad aggiungere un nuovo comma al decreto legistlativo 124/93, con riguardo alla questione del potere istitutivo. Per tutto il resto i liberi professionisti dovranno attenersi alle regole comuni. http://www.assinews.it/rassegna/arti...220105pe3.html |
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Pensioni senza pensieri
Fondi previdenziali. Come li vedono i residenti in altri 15 Paesi La stagione della pensione, se la si raggiunge intorno ai 58 anni come vorrebbero molti italiani, non è poi così negativa: si può intraprendere una nuova attività, si possono coltivare hobby, dedicarsi ai viaggi, aiutare i propri familiari o essere impegnati nel volontariato. E a fronte di queste numerose possibilità, i futuri pensionati italiani, dichiarando di essere molto o abbastanza soddisfatti dello status che assumeranno, guidano la classifica dei più felici tra i residenti in 15 Paesi del mondo. È uno dei risultati emersi nella recente ricerca realizzata a livello mondiale da Axa Asicurazioni («Pensione, una nuova vita dopo il lavoro?»), ricorrendo ai principali istituti di ricerca (in Italia ha operato Doxa su un campione di 608 persone, includendo sia pensionati sia lavoratori, scelti in modo da costituire un gruppo significativamente rappresentativo in termini di età, sesso e luogo di residenza) con lo scopo di valutare la percezione della qualità della vita in pensione tanto da parte di chi lo è già, quanto da parte di chi ancora lavora. Inoltre, si sono volute in qualche modo misurare le differenze esistenti tra l'aspettativa e la realtà, ossia se l'esperienza della pensione delude o meno, come ci si prepara e quanto prima di affrontare questa particolare stagione della vita. Per quanto riguarda l'Italia, però, le sorprese non finiscono qui. Se, infatti, la percezione della vita da pensionato è vista molto positivamente, in quanto il periodo di vita attiva può inclinarsi o rallentare solo dopo i 75 anni, età in cui, secondo i più, si diventa veramente vecchi, solo in pochissimi si preparano alla pensione. Dal sondaggio emerge infatti che solo il 18% dei lavoratori italiani conosce l'ammontare della propria pensione (in Germania lo sa il 34%) e molti lavoratori ritengono che la pensione sarà inferiore all'ultimo stipendio percepito. Quindi, ci sarà un peggioramento della propria situazione economomica. Non solo. L'Italia è il Paese in cui è maggiore il divario tra pensione ricevuta e pensione percepita come indispensabile per vivere. A fronte di 1.368 euro necessari per sostenere le spese di casa, i futuri pensionati stimano di ricevere 877 euro. Nel Regno Unito, a fronte di spese per .1057 euro, gli intervistati stimano di ricevere 1.622 euro e in Francia, a fronte di spese per la casa pari a 1.586 euro, i futuri pensionati ritengono di percepire 1.529 euro. Dietro di noi ci sono portoghesi (ritengono di dover far fronte a spese per 751 euro solo con una pensione di 649 euro)e i residenti ad Hong Kong. Più in generale, rispetto ad altri cittadini europei, gli italiani sono tra i meno informati sulla data della loro pensione e su quello che comporta. Questo perché, se in media gli italiani si inziano effettivamente a preparare alla pensione con delle forme di risparmio o degli interventi ad hoc solo a partire dai 51 anni, nel Regno Unito lo si fa già a 30 anni, in Nuova Zelanda a 32, in Usa a 34 anni, in Olanda a 35, in Spagna e Portogallo a 46 anni. E sulla base del campione rappresentativo appena il 24% degli interpellati dichiara di essersi preparato finanziariamente e psicologicamento al traguardo pensionistico. Tanto che su 15 Paesi da questo punto di vista precediamo solo il Giappone. Insomma, considerando le numerose problematiche che coivolgono il tema della previdenza complementare, da questo sondaggio si evince che l'Italia è veramente indietro. Fondi previdenziali 2 / Nuove strategie di investimento Piazza Affari torna a essere attraente L' cattuale dibattito sulla riforma pensionistica e sullo smobilizzo del flusso di Tfr offre un'occasione per una valutazione delle scelte di allocazione strategica dei fondi pensione negoziali degli ultimi 5 anni. Il principio basilare dell'allocazione di un patrimonio è quello della diversificazione e un portafoglio è efficiente se, a parità di rischio, consente di ottenere un rendimento superiore. Le serie storiche di lungo periodo hanno sempre indicato come portafogli sufficientemente diversificati e quindi fra i più efficienti quelli investiti sui mercati internazionali. La storia degli ultimi 5 anni però è stata diversa: il primo biennio ha coinciso con l'apice della bolla speculativa sui mercati azionari mentre il secondo ha coinciso con il peggior crollo delle Borse dalla crisi del '29. Dalla fine del 2002 però è cominciato un lento ritorno alla normalità sia nei rendimenti che nelle correlazioni fra i mercati. Al fine di meglio esprimere alcuni ragionamenti, abbiamo provato ad applicare i pesi dell'allocazione dei fondi pensione negoziali a un portafoglio simulato la cui componente obbligazionaria è costituita dall'indice JPMorgan e quella azionaria dall'indice Msci Italy total return. La performance lorda è stata "nettizzata" per l'effetto fiscale e confrontata con la performance dei fondi pensione negoziali e con il Tfr negli stessi periodi analizzati nella relazione Covip. Ebbene, un portafoglio investito all'incirca per il 75% in titoli di Stato area euro e per il 25% nella Borsa italiana, negli ultimi 60, 36, 18, 8 e 6 mesi, avrebbe realizzato non solo un rendimento, in ciascun periodo analizzato, maggiore della media dei fondi pensione negoziali e del Tfr, ma avrebbe avuto una volatilità inferiore (a 5 anni: 25,7% del MSCI Italy vs. 28,45 del MSCI Emu); quindi, sarebbe stato più efficiente. Del resto, le esperienze dei fondi pensione dei Paesi più evoluti in questo settore dimostrano che, ai fini della sostenibilità nel lungo periodo dell'equilibrio fra impegni formali o promesse implicite (in Italia ad esempio: ottenere rendimenti non inferiori al Tfr) e rendimenti attesi, è assai rilevante quanta parte è investita in attività domestiche. Nel lungo periodo un mix di allocazione tra obbligazioni e azioni consente una buona copertura sia rispetto all'inflazione sia quello degli incrementi retributivi. Come noto, il ritorno dell'investimento azionario, che in genere offre una buona copertura alle impennate inattese dell'inflazione e ai recuperi di produttività, è determinato da quattro componenti: il rendimento da dividendi, il saggio di crescita reale degli utili societari, la variazione nel tempo del multiplo borsistico PE e il tasso di inflazione attesa. Tra queste componenti, il dividend yield riveste un ruolo determinante in un mondo a bassa inflazione e a bassa crescita nominale come quello attuale. Il dividend yield dell'indice del mercato azionario italiano è fra i più alti al mondo: nell'anno in corso per il Mib30 è pari al 3,2% contro l'1,9% dell'S&P500, il 2,3% del francese Cac40 e l'1,9% del Dax30 (Germania). Perché, allora, non incrementare l'allocazione strategica sulla Borsa italiana che presenta un binomio rischiorendimento e un dividend yield fra i migliori al mondo? http://www.assinews.it/rassegna/arti...s220105pe.html |
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Ai blocchi la pensione a sconto
Pronte le agevolazioni fiscali per fondi e polizze. Anche col Tfr Tutti i lavoratori che vorranno sottoscrivere fondi pensione e polizze previdenziali potranno dedurre dal reddito imponibile fino a 5.164,23 euro (10 milioni delle vecchie lire), anche se possiedono un reddito inferiore a 43mila euro. Le prestazioni che riceveranno al momento della pensione saranno assoggettate all’imposta del 15% che, dopo il 15esimo anno di adesione, si ridurrà annualmente del 2 per cento. Sono queste le agevolazioni fiscali più importanti che il ministero del Welfare ha intenzione di introdurre, per consentire l’atteso decollo della nuova previdenza: sono contenute nella bozza dei decreti attuativi che il sottosegretario Alberto Brambilla ha presentato martedì scorso, 18 gennaio, alle parte sociali. Novità sono previste anche per quanto riguarda la destinazione del Trattamento di fine rapporto (Tfr), qualora il lavoratore resti «silenzioso» e non eserciti alcuna opzione. La legge delega non ha dato alcuna preferenza ai diversi strumenti. Il lavoratore, in base alle regole approvate lo scorso luglio, è cioè libero di versare le quote di liquidazione maturate, nei fondi di categoria o in quelli aperti oppure nelle polizze previdenziali. Ma, è scritto sempre nella delega, in caso di mancato pronuncia entro sei mesi dall’entrata in vigore dei regolamenti attuativi, il suo Tfr confluirà automaticamente nelle forme di previdenza complementare, secondo la regola del silenzio-assenso. In che modo avverrà questo trasferimento? Proprio su questo punto interviene Brambilla nella bozza dei decreti attuativi. Scaduti i sei mesi, in caso di mancata comunicazione da parte del dipendente sarà il datore di lavoro a scegliere fra tre strumenti: fondo pensione aziendale, fondo di categoria o di settore, fondo regionale. Le parti sociali però hanno chiesto che i lavoratori possano intervenire nella decisione. E il sottosegretario si è detto disposto ad accogliere le loro istanze nel testo definitivo: «Bisognava stabilire un criterio per orientarsi tra i diversi strumenti, nel caso in cui il lavoratore non si pronunci. Sarà il datore di lavoro a decidere - conferma il sottosegretario - ma in accordo con le parti sociali ». Nonostante qualche dettaglio da mettere a punto con le parti sociali, il grosso del lavoro sembra ormai pronto. I temi affrontati vanno dal Tfr ai vantaggi fiscali, fino alla nuova Covip (la Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Analizziamo per punti le novità previste nella bozza. TFR. Per quanto riguarda il Tfr, oltre alle modalità del conferimento in caso di silenzio del lavoratore, è espressamente stabilito che potrà essere investito in linee con protezione del capitale o con un rendimento minimo garantito. Lo scopo è incentivare la nascita di prodotti adatti ai lavoratori più prudenti, che possono così abbandonare la rivalutazione automatica del Tfr (pari al 75% dell’inflazione più l’1,5%) senza perdere la tranquillità. FONDO RESIDUALE. Il decreto attuativo introduce il fondo pensione residuale, gestito dall’Inps, finalizzato all’acquisizione delle quote Tfr dei lavoratori che non si siano pronunciati e non abbiano una forma collettiva o aziendale alla quale aderire. Il fondo pensione sarà amministrato da un comitato di gestione composto da esperti che abbiano maturato una particolare esperienza nel settore, nominati dal ministero del Lavoro di concerto con quello dell’Economia. VIA I PALETTI. Il lavoratore potrà chiedere il trasferimento della sua posizione ogni due anni. Il decreto elimina infatti i vincolie le norme che ostacolanola libera circolazione all’interno delle forme di previdenza complementare autorizzate dalla Covip. Ma si potrà essere iscritti a un solo fondo, anche se si avrà la facoltà di «scegliere più linee d’investimento » all’interno del prodotto, per meglio tutelare le quote del Tfr versato. A questa regola le parti sociali muovono però qualche critica. «La portabilità del contributo dovrebbe essere concordata con il datore di lavoro - dichiara Adriano Musi, segretario generale aggiunto della Uil - Altrimenti il rischio è che l’azienda debba gestire un eccesso di posizioni per i suoi lavoratori». FISCALITÀ. Sono le norme sulla tassazione la «bomba favorevole che farà crescere rapidamenteil sistema», affermaBrambilla. Incosaconsistono?Leregole attualiprevedonola deducibilità dei contributi versati, nella misura del 12% del reddito annuo complessivo, con il limite massimo di 5.164,23 euro.Ma se il 12% del proprio stipendio è inferiore alla predetta soglia (e quindi il reddito annuo è più basso di 43mila euro) i vantaggi fiscalinon possono essere sfruttati appieno. Quandoi regolamenti entreranno in vigore varrà per tutti il tetto dei 5.164,23 euro. E, soprattutto, verrà abbassata la tassazione al momento della prestazione. Sarà fissata un’aliquota complessiva del 15%, ridotta del2% per ogni anno successivo al 15esimo anno di partecipazione al fondo. «Finorail vantaggioalla sottoscrizione dei fondi pensione e delle polizze previdenziali era soprattutto nel differimento d’imposta, tra il momento della sottoscrizione e la pensione - sottolinea Brambilla -Ma le nuove norme abbassano sensibilmente la soglia. E la riduzione del 2% annuo consentirà di avvicinare la soglia complessiva a circa il 10%». Nessuna novità è invece prevista per quanto riguarda la tassazione dei rendimenti (capital gain). L’aliquota rimarrà all’ 11%, più bassa comunque del 12,5% applicato in genere alle altre forme d’investimento. IMPRESE. Per le aziende il decreto prevede misure di compensazione a fronte della perdita del Tfr. In particolare stabilisce di elevare dal 3% al 4-5% (dell’ammontare di Tfr versato a forme di previdenza complementare) l’accantonamento in una speciale riserva in sospensione d’imposta. Ma anche in questo caso le richieste delle aziende vanno oltre la bozza proposta del ministero del Lavoro. «Il fondo in sospensione d’imposta ha vantaggi esigui e soprattutto vale solo per le aziende che fanno utili - dice Danilo Oreste Broggi, presidente di Confapi - E anche per quanto riguarda gli strumenti compensativi, per l’accesso al credito bisogna stabilire quali siano le risorse a disposizione». COVIP. L’istituto presieduto da Luigi Scimia avrà competenza sull’intera previdenza complementare. Tutte le forme pensionistiche individuali, anche di natura assicurativa, dovranno ottenere l’autorizzazione dalla Covip per assicurare il rispetto dei princìpi della confrontabilità dei costi, della trasparenza e della portabilità. http://www.assinews.it/rassegna/arti...f220105pe.html |
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