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21 settembre 2005
L'Associazione chiede nuove garanzie. Il presidente dell'ente di previdenza sollecita l'ok alla riforma. Tfr, l'Abi non firma Niente intesa sull'accesso al credito Altro che la firma del protocollo d'intesa annunciata dal sottosegretario al welfare, Alberto Brambilla: l'Abi ieri ha riservato al governo la più raggelante delle docce fredde, ribadendo una volta per tutte di non volerne sapere di accordi senza avere prima la garanzia non solo di un solido fondo statale a tutela dei prestiti concessi ma anche della possibilità di avere l'ultima parola su ogni richiesta di finanziamento. ´Non abbiamo nessun dovere ad erogare', ha liquidato il presidente, Maurizio Sella, al termine del comitato esecutivo a palazzo Altieri. ´Il confronto continua'. Al momento il contrasto sembra totale. ´La presenza del fondo di garanzia è per noi irrinunciabile', ha detto Sella, ´come lo è una verifica preventiva in sede europea sotto il profilo della concorrenza per essere sicuri che questo non venga valutato come aiuto di stato'. Ma le banche arrivano a mettere in dubbio, assoluta novità, la corsia privilegiata riservata dal ministro del welfare, Roberto Maroni, ai fondi negoziali rispetto a quelli aperti e ai pip. ´Crediamo più opportuno offrire la piena possibilità di scelta per i dipendenti', continua Sella, che conclude rilanciando la necessità di individuare appositi meccanismi che permettano alle banche di valutare ogni singola richiesta di credito. Uno stop pesantissimo che ha spinto anche le altre parti sociali ad alzare le barricate contro il decreto legislativo. ´Finché non abbiamo tutti gli elementi il nostro giudizio resta sospeso. La palla ora passa al governo, da cui stiamo aspettando ancora indicazioni', ha dichiarato in serata il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei. Escluso, dunque, che la giunta di viale dell'Astronomia riunita oggi prenda una posizione definitiva. Finché non si capisce che piega prenderà la trattativa con le banche, le bocce restano ferme. ´La firma del protocollo da parte dell'Abi è una condizione in assenza della quale non possiamo esprimere ancora un giudizio', continua Bombassei. E al plotone di chi spara sulla riforma tornano ad aggiungersi le assicurazioni. Questa mattina, infatti, il presidente dell'Ania, Fabio Cerchiai, ha convocato la stampa dopo settimane di silenzio, per un intervento che promette scintille. ´Se la riforma non va in tilt da sé, noi abbiamo comunque perso', dichiarano dall'associazione. ´Adesso tireremo fuori i sassolini dalle scarpe, facendo capire a tutti perché questa riforma è un danno per i lavoratori'. Una giornata tutta da dimenticare, dunque, per il ministro leghista che tra nove giorni dovrebbe portare il dlgs al giudizio del governo. Ma in pochi, ormai, credono che si possa rispettare la scadenza della legge delega. ´Di giorno in giorno i problemi paiono aumentare anziché diminuire e si allontana la possibilità di concludere decentemente l'iter del decreto entro il 6 ottobre', afferma in una nota il segretario confederale, Morena Piccinini. ´Chi di dovere, a partire dal ministro, faccia chiarezza perché questa nebbia è fitta e pericolosa più di quella che si può incontrare nelle novembrine notti padane'. Ciliegina sulla torta, il mistero sulla bozza del dlgs che le commissioni parlamentari starebbero vagliando in questi giorni. ´Ci risulta si stanno preparando a esprimere il parere di conformità alla legge delega esclusivamente sulla base del testo originario del decreto, quello privo dagli emendamenti avanzati dall'avviso comune', continua la Piccinini. ´Temiamo che il parlamento non tenga conto dell'impegno preso dal ministro nei confronti delle nostre modifiche, che potrebbero addirittura venire sottaciute. Cosa che consideriamo gravissima'. http://www.assinews.it/rassegna/arti...220905po3.html Tfr, per Baldassarre illegittimo escludere le polizze Antonio Baldassarre dà ragione alle compagnie di assicurazione sulla riforma del Tfr. Il presidente emerito della Corte Costituzionale ha risposto alla richiesta di parere dell’Ania (inviata il 9 settembre) sulla legittimità delle limitazioni imposte dai decreti attuativi alla libertà di movimento del contributo del datore di lavoro all’interno delle forme pensionistiche a danno di fondi aperti e polizze assicurative. «Qualsiasi normativa tale da comprimere la libertà di circolazione è di per sé sospetta d’illegittimità e di contrasto con i principi e i criteri direttivi posti dalle legge-delega», ha risposto Baldassarre. Ma non è soltanto l’Ania ad opporsi ai privilegi riservati ai fondi chiusi dalla riforma. Anche l’Abi non gradisce le penalizzazioni subite dai fondi aperti e non molla la presa neppure sul finanziamento alle imprese che saranno private del Tfr: «Siamo d’accordo su un tasso massimo del 2% superiore all’Euribor (pari quindi oggi al 4,16%) ma non accettiamo l’obbligo a concedere credito. E poi vogliamo tutele che il fondo di garanzia non sia considerato dall’Ue aiuto di stato». http://www.assinews.it/rassegna/arti...220905ba2.html |
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23 settembre 2005
Tfr, prestiti con « tetto » al 4,16% RIFORME IN CANTIERE • Raggiunta l'intesa con l'associazione bancaria per i finanziamenti a compensazione ROMA • Fissa un tasso d'interesse massimo sui prestiti alle imprese del 4,16 per cento. E fa leva su Fondo di garanzia, « interamente a carico del bilancio dello Stato » . Che offre « garanzie dirette » sulle operazioni di finanziamento a copertura del 100% dell'importo dovuto per capitale, interessi, anche moratori. Il protocollo d'intesa tra Abi e Governo sulle facilitazioni per l'accesso al credito è realtà: è stato firmato nella tarda serata di mercoledì e ora sarà allegato alla nuova versione del decreto attuativo sulla riforma del Tfr. Resta ancora da individuare la copertura necessaria per alimentare il Fondo di garanzia. Ma il ministro Roberto Maroni non ha dubbi: dopo l'accordo con l'Abi la « strada è spianata: il nuovo testo sarà portato al Consiglio dei ministri del 30 settembre » . Anche se non lo dice, a rendere estremamente fiducioso Maroni è anche la nomina a ministro dell'Economia di Giulio Tremonti, con cui, notoriamente, la Lega ha un buon feeling. Il ritorno di Tremonti al dicastero di via XX settembre dovrebbe favorire, agli occhi di Maroni, un'immediata soluzione della questione della copertura per le compensazioni. Ma Maroni deve fare i conti anche con le parti sociali. Confindustria, anche dopo la riunione di ieri della Giunta, continua a mantenere sospeso il giudizio sulla riforma del Tfr. Anche perché Maroni non ha fornito i chiarimenti richiesti la scorsa settimana. Non solo. Ieri il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha sottolineato come le dimissioni di Domenico Siniscalco abbiano « ulteriormente complicato le cose » . Maroni, tra l'altro, deve ancora dare una risposta alla richiesta di incontro formulata da tutte le 23 organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie dell'avviso comune sul Tfr. L'accordo con l'Abi. Sull'accesso al credito ( ovvero su una delle forme per compensare le imprese della perdita del Tfr) la soluzione individuata dal protocollo tra Abi e ministero del Welfare prevede che tutte le aziende ricevano dalla banca che aderisce all'intesa il finanziamento alla " prima richiesta", purché non siano in stato fallimentare o siano oggetto di procedure concorsuali. In altre parole, verrebbe attivato un meccanismo semi automatico di accesso al credito ma con valore di sostanziale automaticità. Il tetto massimo di interesse applicato dalle banche nei prestiti alle aziende è stato fissato a quota 4,16 per cento. Il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, ha sottolineato che il Fondo di garanzia dello Stato coprirà il 100% del credito erogato. Il nodo copertura. In aggiunta ai fondi già previsti dal decreto competitività ( oltre 700 milioni per i prossimi tre anni) dovrà essere prevista un'ulteriore " dote" di quasi 400 milioni per il solo 2006 per coprire il Fondo di garanzia pubblico e avviare la riduzione dei cosiddetti oneri impropri ( maternità, malattia e assegni familiari). Su questo punto il confronto tra il ministro Maroni e l'ex titolare dell'Economia Siniscalco era rimasto in sospeso. « Non siamo riusciti a risolvere il problema perché con Siniscalco in questi giorni non è stato possibile dialogare » , ha affermato il ministro del Welfare. Ma con il ritorno di Tremonti all'Economia, Maroni è convinto che la situazione si possa sbloccare subito. Il Fondo di garanzia. Tra le richieste di Confindustria e delle altri 22 organizzazioni firmatarie dell'avviso comune sul Tfr c'è quella di verificare la compatibilità del Fondo di garanzia disegnato dal Welfare con le regole Ue al fine di evitare che si configuri un aiuto di Stato ( con conseguente stop). « Avremo modo e tempo di chiarire con Bruxelles, poiché il decreto entra in vigore il 1 gennaio 2006, che non si tratta di aiuti di Stato » ha detto ieri Maroni. La tabella di marcia. Secondo il percorso tracciato da Maroni, l'ultima versione del decreto attuativo sul Tfr sarà approvata definitivamente dal Consiglio dei ministri del 30 settembre, che dovrebbe, contestualmente, dare il via libera anche a un Dl ad hoc sulla copertura. Operazione che dovrebbe essere resa possibile dal contemporaneo varo della Finanziaria 2006. Tutto dovrebbe dunque concludersi entro il 6 ottobre ( termine ultime per l'esercizio della delega): le nuove regole potrebbero così entrare in vigore dal 1 gennaio 2006. http://www.assinews.it/rassegna/arti...230905la3.html |
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23 settembre 2005
Tfr, prestiti con « tetto » al 4,16% RIFORME IN CANTIERE • Raggiunta l'intesa con l'associazione bancaria per i finanziamenti a compensazione ROMA • Fissa un tasso d'interesse massimo sui prestiti alle imprese del 4,16 per cento. E fa leva su Fondo di garanzia, « interamente a carico del bilancio dello Stato » . Che offre « garanzie dirette » sulle operazioni di finanziamento a copertura del 100% dell'importo dovuto per capitale, interessi, anche moratori. Il protocollo d'intesa tra Abi e Governo sulle facilitazioni per l'accesso al credito è realtà: è stato firmato nella tarda serata di mercoledì e ora sarà allegato alla nuova versione del decreto attuativo sulla riforma del Tfr. Resta ancora da individuare la copertura necessaria per alimentare il Fondo di garanzia. Ma il ministro Roberto Maroni non ha dubbi: dopo l'accordo con l'Abi la « strada è spianata: il nuovo testo sarà portato al Consiglio dei ministri del 30 settembre » . Anche se non lo dice, a rendere estremamente fiducioso Maroni è anche la nomina a ministro dell'Economia di Giulio Tremonti, con cui, notoriamente, la Lega ha un buon feeling. Il ritorno di Tremonti al dicastero di via XX settembre dovrebbe favorire, agli occhi di Maroni, un'immediata soluzione della questione della copertura per le compensazioni. Ma Maroni deve fare i conti anche con le parti sociali. Confindustria, anche dopo la riunione di ieri della Giunta, continua a mantenere sospeso il giudizio sulla riforma del Tfr. Anche perché Maroni non ha fornito i chiarimenti richiesti la scorsa settimana. Non solo. Ieri il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha sottolineato come le dimissioni di Domenico Siniscalco abbiano « ulteriormente complicato le cose » . Maroni, tra l'altro, deve ancora dare una risposta alla richiesta di incontro formulata da tutte le 23 organizzazioni sindacali e datoriali firmatarie dell'avviso comune sul Tfr. L'accordo con l'Abi. Sull'accesso al credito ( ovvero su una delle forme per compensare le imprese della perdita del Tfr) la soluzione individuata dal protocollo tra Abi e ministero del Welfare prevede che tutte le aziende ricevano dalla banca che aderisce all'intesa il finanziamento alla " prima richiesta", purché non siano in stato fallimentare o siano oggetto di procedure concorsuali. In altre parole, verrebbe attivato un meccanismo semi automatico di accesso al credito ma con valore di sostanziale automaticità. Il tetto massimo di interesse applicato dalle banche nei prestiti alle aziende è stato fissato a quota 4,16 per cento. Il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, ha sottolineato che il Fondo di garanzia dello Stato coprirà il 100% del credito erogato. Il nodo copertura. In aggiunta ai fondi già previsti dal decreto competitività ( oltre 700 milioni per i prossimi tre anni) dovrà essere prevista un'ulteriore " dote" di quasi 400 milioni per il solo 2006 per coprire il Fondo di garanzia pubblico e avviare la riduzione dei cosiddetti oneri impropri ( maternità, malattia e assegni familiari). Su questo punto il confronto tra il ministro Maroni e l'ex titolare dell'Economia Siniscalco era rimasto in sospeso. « Non siamo riusciti a risolvere il problema perché con Siniscalco in questi giorni non è stato possibile dialogare » , ha affermato il ministro del Welfare. Ma con il ritorno di Tremonti all'Economia, Maroni è convinto che la situazione si possa sbloccare subito. Il Fondo di garanzia. Tra le richieste di Confindustria e delle altri 22 organizzazioni firmatarie dell'avviso comune sul Tfr c'è quella di verificare la compatibilità del Fondo di garanzia disegnato dal Welfare con le regole Ue al fine di evitare che si configuri un aiuto di Stato ( con conseguente stop). « Avremo modo e tempo di chiarire con Bruxelles, poiché il decreto entra in vigore il 1 gennaio 2006, che non si tratta di aiuti di Stato » ha detto ieri Maroni. La tabella di marcia. Secondo il percorso tracciato da Maroni, l'ultima versione del decreto attuativo sul Tfr sarà approvata definitivamente dal Consiglio dei ministri del 30 settembre, che dovrebbe, contestualmente, dare il via libera anche a un Dl ad hoc sulla copertura. Operazione che dovrebbe essere resa possibile dal contemporaneo varo della Finanziaria 2006. Tutto dovrebbe dunque concludersi entro il 6 ottobre ( termine ultime per l'esercizio della delega): le nuove regole potrebbero così entrare in vigore dal 1 gennaio 2006 http://www.assinews.it/rassegna/arti...230905la3.html |
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23 settembre 2005
L'Ania all'attacco: il decreto limita la libertà di scelta dei lavoratori ROMA • « Incostituzionale » e « limitativo della concorrenza » , oltre che « immorale e iniquo » . L'Ania boccia seccamente il decreto attuativo della riforma del Tfr, nell'ultima versione messa a punto nei giorni scorsi dal ministro Roberto Maroni. E afferma che si appellerà alle commissione Affari costituzionali dei due rami del Parlamento, senza escludere un eventuale ricorso alla Consulta e all'Antitrust. Nel mirino dell'Associazione delle imprese di assicurazione è soprattutto la corsia preferenziale ai fondi pensione chiusi prevista dall'ultima " bozza Maroni" a discapito dei fondi aperti e delle polizze assicurative. Il provvedimento « non è conforme alla delega » e genera « un monopolio di fatto dei fondi chiusi » , ha affermato il presidente dell'Ania, Fabio Cerchiai, nel corso di una conferenza stampa, in cui ha sottolineato che la strada corretta era quella tracciata dal testo originario del decreto. Non è mancato un botta e risposta a distanza con Maroni. « Quella dell'Ania è un'opinione personale, che non condivido e che sarà smentita dai fatti, per questo non mi preoccupo » , ha detto Maroni commentando le critiche dell'Ania. Cerchiai ha immediatamente controreplicato: « Noi chiediamo al ministro di rispettare la volontà del Parlamento, che nella legge delega ha inteso garantire al singolo lavoratore la libertà di scegliere circa la designazione dei propri investimenti ( Tfr e contributo del datore di lavoro) » . Concetti che il presidente dell'Ania aveva già espresso nella conferenza stampa. Le assicurazioni, infatti, puntano il dito sulla parte del " nuovo" decreto che consente al datore di lavoro di versare il contributo a suo carico, tra il 2 e il 4% della retribuzione lorda, solo per i lavoratori che aderiscono a un fondo pensione previsto dai contratti collettivi. « Questo principio— ha detto Cerchiai — costringe i lavoratori a mettere il Tfr nei fondi chiusi: si nega la libertà di scelta. Ci sono dei profili che limitano la concorrenza, e, quindi, di interesse anche per l'Antitrust » . Secondo il presidente dell'Ania, ad essere conforme ai princìpi della legge delega era la prima versione del decreto, ovvero quella approvata il 1 ? luglio dal Consiglio dei ministri. Cerchiai ha poi giudicato « acriticabile » la decisione dell'Abi di siglare il protocollo di intesa con il Welfare sull'accesso al credito agevolato per le imprese. Alcune critiche, invece, sono state rivolte a Confindustria: « Non riusciamo a capire — ha detto Cerchiai — e ad approvare la posizione di Confindustria. Montezemolo ha più volte affermato la necessità di un mercato aperto e concorrenziale e poi sottoscrive un accordo che evidenzia un mercato chiuso più che concorrenziale » . Le affermazioni dell'Ania non sono piaciute affatto ai sindacati, che sono andati subito all'attacco. Adriano Musi ( Uil) ha definito « sorprendente la testardaggine dell'Ania » . E Renata Polverini ( Ugl) ha aggiunto: « L'Ania sembra preferire la fiction » . http://www.assinews.it/rassegna/arti...230905la4.html |
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23 settembre 2005
Intesa Abi-Welfare sull´accesso al credito per le imprese. Le assicurazioni: riforma incostituzionale. Il ministro: non mi preoccupano Sì delle banche a Maroni sul Tfr ROMA - Sulla previdenza integrativa è stato raggiunto l´accordo tra Abi e ministero del Welfare. Sciolto uno dei nodi più spinosi che frenava il cammino della riforma: la compensazione alle aziende che perderanno il Tfr (un flusso di denaro pari a 13 miliardi di euro, che da sempre ha costituito una fonte di autofinanziamento per le aziende). Confindustria chiedeva una facilitazione nell´accesso al credito per sostituire il Tfr e l´ha ottenuta. Il sistema bancario si è infatti impegnato a garantire finanziamenti a un tasso di interesse massimo del 4,16% (contro un tasso di rivalutazione del Tfr che attualmente si aggira intorno al 3%). Nessuna azienda sarà esclusa. Roberto Maroni conta di portare il provvedimento in Consiglio dei ministri il 30 settembre (il decreto delegato va approvato entro il 6 ottobre). Ma l´Ania, l´associazione delle imprese di assicurazioni continua a mettersi di traverso. Il presidente Fabio Cerchiai ha definito «incostituzionale» il nuovo testo e non esclude il ricorso alla Consulta. Sotto accusa la norma che consente al datore di lavoro di versare il contributo a suo carico (tra il 2 e 4% della retribuzione lorda) solo ai fondi pensione previsti dai contratti collettivi. Una norma che non c´era nella legge delega approvata dal Parlamento - accusa Cerchiai - e che tra l´altro, nella sostanza, nega al lavoratore la «libertà di scelta», creando «un monopolio di fatto dei fondi chiusi». Una presa di posizione che lascia tranquillo Maroni. «Quella dell´Ania - ha detto il ministro del Welfare - è un´opinione personale». Secca la replica di Cerchiai: «Chiediamo al ministro di rispettare la volontà del Parlamento». Prudente la Confindustria. Alberto Bombassei, vicepresidente dell´associazione, sottolinea infatti che «il Fondo pubblico di garanzia dei crediti potrebbe essere interpretato da Bruxelles come un aiuto di Stato». (b.ar.) http://www.assinews.it/rassegna/arti...p230905ba.html |
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26 settembre 2005
Inchiesta Quanto possono ottenere dalla previdenza integrativa tre lavoratori tipo con l’avvio della riforma Maroni. Costi e performance i veri aghi della bilancia Pensioni, come avere mille euro al mese Q uanto può valere l’adesione a un fondo pensione? Anche 315.000 euro di capitale per un venticinquenne se il gestore scelto sarà in grado di battere costantemente l’inflazione del 3% e non applicherà commissioni esagerate. Se, invece, il giovane punterà sulla prudenza (rendimento reale dell’1%) il capitale scenderà a 230.000 euro. In termini di pensione vuol dire un aumento lordo che oscilla tra i 10 e 14.000 euro l’anno, intorno ai mille euro il mese. Nelle stesse due ipotesi un 38enne potrà accumulare 153.000 euro (scenario ottimistico) o 123.000 euro (quadro pessimistico). Vale a dire una rendita integrativa lorda che va da 567 a 702 euro al mese. Un 48enne in quindici anni maturerà una pensione di scorta mensile di 289-330 euro. In tutte e tre i casi, come si può vedere dai grafici qui a fianco, la copertura pensionistica è destinata a salire. E di molto. Sono questi gli interessanti risultati di un’elaborazione condotta per Corriere Economia da Consultique, un network di consulenti finanziari indipendenti. Un dipendente di 48 anni con 23 anni di contributi alle spalle avrà nel 2020 un vitalizio pubblico di base pari al 72,1% della retribuzione finale. Aggiungendovi la pensione di scorta potrà arrivare al 79% nello scenario pessimistico (rendimento annuo dell'1% in termini reali, al netto di un'inflazione al 2%) e all'80% in quello ottimistico (performance del 3%). «Percentuali di tutto rispetto - commenta Giuseppe Romano , direttore dell'ufficio studi e ricerche di Consultique - che si avvicinano a quelle che in passato si ottenevano con la sola pensione pubblica. Man mano che si scende con l'età e l'anzianità lavorativa, però, il taglio alla pensione pubblica sarà più pesante». Per un trentottenne con 13 anni di contributi il vitalizio di base sarà pari al 63,4% dell'ultima retribuzione: con la pensione di scorta potrà salire al 74,2 e al 76,7% a seconda dei rendimenti (oltre dieci punti in più). Per un venticinquenne neo-assunto la copertura sarà il 57,3% del reddito finale: con l'integrativa, potrà salire al 69% o al 73% guadagnando dai 12 ai 16 punti. E colmando il gap creato dal metodo contributivo. Certo, il prezzo da pagare sarà pesante: rinunciare al Tfr, il 6,91% della retribuzione lorda. Grazie al meccanismo di rivalutazione (l'1,5% più il 75% dell'inflazione) il Tfr garantirebbe un montante che, al lordo delle tasse, va dai 48.335 euro del primo esempio ai 95.838 del secondo e ai 180.836 del terzo. Al Tfr bisognerà aggiungere un versamento ulteriore, che nell'esempio è del 2,4% diviso a metà con l'azienda. «Il contributo personale dell’1,2% si recupera con la deducibilità fiscale», spiega Romano -. Il costo vero è la rinuncia al Tfr, ma per molti non ci sarà altra scelta». Il sacrificio del Tfr, a patto che il gestore sappia farlo fruttare adeguatamente, può valere un capitale aggiuntivo di 24.000 euro per il 48enne, di 58.000 per il 38enne e di 135.000 nel caso del lavoratore più giovane. I parametri delle elaborazioni sono prudenziali. «Per il Pil è stato ipotizzato un incremento annuo dell'1,5% in termini reali, un dato che corrisponde all'andamento negli ultimi trent'anni - spiega Romano - mentre le retribuzioni passate sono cresciute per tutti gli esempi del 2% in termini reali, quindi il 4,5% nominale. Quelle future, invece, sono decrescenti in relazione al minore orizzonte temporale: sempre in termini reali 1% per il primo, 1,5% per il secondo e 2% per il terzo». Negli esempi i lavoratori smettono di lavorare sfruttando le finestre d'uscita previste dalla riforma Maroni per la pensione anticipata. Accanto alle performance, l'altra variabile determinante è quella dei costi: si è ipotizzato un caricamento dell'1% sul versamento e dello 0,30% sul montante. Se aumentano, come previsto da alcuni prodotti previdenziali, il capitale è destinato a sgonfiarsi. Con 13 anni di contributi si può puntare a quota 77% Anche per chi ha una discreta anzianità alle spalle, 13 anni di contributi e 38 anni di età, il taglio sarà pesante: nel 2030 avrà una pensione di base di 39.979 euro, il 63,4% della retribuzione finale. Potrà contenere il disastro versando l'intero Tfr e un contributo aggiuntivo del 2,4%, di cui l'1,2% a carico dell'azienda. In relazione al periodo più lungo dei versamenti, però, l'assegno di scorta varierà in misura sensibile secondo l'andamento dei mercati finanziari: il lordo sarà di 6.814 euro l'anno in caso di rendimenti annui dell'1% in termini reali, al netto di un'inflazione al 2%. Salirà invece a 8.435 euro se la performance annua sarà del 3%, sempre in termini reali. Il tasso di copertura salirà così al 74-77%. Per chi è a metà del guado un bonus di 300 euro Quarantotto anni, ventitré di contributi, un reddito attuale di 32.800 euro. Il destino pensionistico di chi è a metà del guado, come si può notare dall’elaborazione condotta da Consultique, non sarà infausto. A sessantatré anni, nel 2020, il lavoratore riceverà una pensione di base di 36.566 euro l'anno, il 72% dell’ultimo stipendio. Versando alla previdenza integrativa il 9,31% della retribuzione (di cui l’1,2% a carico dell'azienda), l'assegno di scorta sarà pari a 3.478 euro l'anno in caso di rendimenti fiacchi (1% in termini reali, al netto di un'inflazione del 2%). Salirà a 3.961, con una performance annua reale del 3%, il 5% nominale. In termini di rendita mensile vogliono dire dai 289 ai 330 euro in più. Arrivando così a sfiorare l’80% dell’ultima retribuzione. Così i giovani cancellano l’incubo «mezzo stipendio» Vivere a mezza pensione, o poco più. Se non metterà mano al portafoglio, è questo l’amaro futuro che attende un venticinquenne neoassunto. Oggi ha un reddito di 20.000 euro: quando staccherà, nel 2043, incasserà una pensione di 50.588 euro, il 57,3% del reddito finale (88.317 euro). Sembrano cifre elevate, ma bisogna considerare la lunghezza del periodo. Sarà possibile colmare in parte il divario destinando alla previdenza integrativa il Tfr (il 6,91% della retribuzione lorda) e un contributo del 2,4%, di cui l'1,2% a carico dell'azienda. L'assegno di scorta sarà pari a 10.374 euro l'anno al lordo delle tasse con rendimenti annui reali dell'1%, al netto di un'inflazione del 2%. Aumenterà invece a 14.191 euro se le performance saranno del 3%. 26 settembre 2005 Inchiesta Quanto possono ottenere dalla previdenza integrativa tre lavoratori tipo con l’avvio della riforma Maroni. Costi e performance i veri aghi della bilancia Rendimento garantito se si sta zitti L a scadenza è sempre più vicina, dieci giorni esatti: entro il 6 ottobre dovrà essere varato il decreto sul Tfr. E malgrado qualche passo in avanti, i tempi tecnici sono davvero stretti e il percorso rimane molto accidentato. L'ultima bozza del provvedimento contiene una novità importante per il silenzio-assenso: il meccanismo, in pratica, con cui sarà trasferita alla previdenza complementare la liquidazione dei lavoratori che non manifesteranno l'intenzione di mantenerla in azienda, dove si rivaluta con un tasso dell'1,5%, più il 75% dell'inflazione. Secondo il documento, per ricevere il Tfr dei dipendenti che non si sono espressi, il fondo pensione dovrà prevedere «linee d'investimento che consentano di garantire rendimenti comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr». Questa disposizione viene fortemente criticata dal mondo finanziario e dagli stessi fondi. «Questa norma non ha senso - sottolinea Guido Cammarano, presidente di Assogestioni -. Che cosa significa comparabile, e come si fa a confrontarsi con un Tfr che viene determinato a posteriori?». «Dovremmo aggiungere una linea garantita alle nostre tre attuali - sostiene dal canto suo Nicola Messina, presidente di Fonchim, la cassa di categoria dei chimici - senza sapere neanche il numero dei potenziali destinatari. I costi sarebbero inevitabilmente più alti: l'esigenza di una qualche garanzia è giusta, ma non può essere soddisfatta così». «E' molto difficile replicare il Tfr - spiega Alessandro De Carli, responsabile dei fondi aperti di Sanpaolo Sgr, uno dei big del settore -. Bisognerebbe semplicemente prevedere, come stabiliva la versione precedente, che in caso di conferimento tacito del Tfr le somme debbano essere investite nelle gestioni più prudenziali». Vi è inoltre il problema dei fondi monocomparto, che prevedono una sola linea d'investimento, con performance uguali per tutti gli iscritti. Se la disposizione dovesse essere confermata, potrebbero essere costretti a scelte eccessivamente caute, che penalizzeranno gli altri iscritti. Nel trasferimento del Tfr la bozza assegna un'assoluta priorità ai fondi chiusi o negoziali. Entro il primo luglio 2006 (ma appare possibile uno slittamento al primo gennaio 2007), se i lavoratori non manifesteranno l'intenzione di mantenerlo presso l'azienda, il Tfr sarà trasferito al fondo previsto dai contratti collettivi: sarà possibile un diverso accordo aziendale che, però, dovrà essere notificato dal datore di lavoro al dipendente in forma diretta e personale. Se esistono più fondi, la liquidazione finirà a quello a cui avranno aderito il maggior numero di dipendenti dell'azienda o, in subordine, a quello con più aderenti. Negli altri casi, infine, andrà ad un fondo da costituirsi presso l'Inps. Per i lavoratori di prima occupazione il termine di sei mesi scatterà dall'assunzione. Prima dell'avvio dei sei mesi per il silenzio assenso l'azienda dovrà informare il dipendente sulle diverse scelte disponibili, e se entro trenta giorni dalla scadenza non avrà fornito alcuna indicazione dovrà indicargli il fondo a cui sarà conferito il Tfr. L'ultima versione del decreto suscita forti critiche da Assogestioni e Ania. «Va contro la legge delega - spiega Cammarano - e non permette libertà di scelta e una reale concorrenza tra i vari strumenti». L'associazione delle compagnie bolla come incostituzionale il decreto. corriere |
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Tfr: Cerchiai, bozza Maroni è incostituzionale e contro concorrenza
26/09/2005 La bozza di decreto legge sulla previdenza integrativa preparata dal ministro del Welfare Roberto Maroni, che recepisce l'avviso comune, è ''incostituzionale e contro la concorrenza''. Il presidente dell'Ania, Fabio Cerchiai, chiede l'intervento dei presidenti di Camera e Senato per fermare il decreto che potrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri il prossimo 30 settembre. ''Si costringono i lavoratori a mettere i soldi nei fondi chiusi dove vogliono i sindacati e i datori di lavoro -dice Cerchiai -. Questo è illegale, immorale oltre che incostituzionale e contro la libera concorrenza. Mi meraviglio che Confindustria lo abbia firmato, dato che il presidente Montezemolo parla spesso di libera concorrenza. Qui si sta giocando con il fuoco e sulla pelle dei lavoratori. Questa è una finta riforma della previdenza''. La bozza della riforma previdenziale messa a punto dal ministro del Welfare, secondo Cerchiai, ''è palesemente in contrasto con la delega parlamentare che prevede la possibilità di scelta da parte del lavoratore di far confluire il contributo del datore di lavoro al fondo che preferisce''. E allora il numero uno dell'Ania si chiede ''a che gioco sta giocando il governo?. Qui c'è in gioco la previdenza e quindi i risparmi dei lavoratori. E' inconcepibile che il lavoratore non sia l'unico a decidere cosa fare dei suoi soldi. Spero che la Commissione Affari costituzionali abbia il coraggio di bocciare questo testo contrario alla delega del parlamento''. ''Ora chiediamo formalmente ai presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera, di sottoporre questa pseudo-bozza al parlamento - dice Cerchiai- ma non vogliamo risposte formali, ma sostanziali. Non ci si dica che questa bozza di Maroni non è formale, mentre è sostanziale. La situazione è grave, non per l'industria assicurativa ma per il singolo lavoratore''. Non manca un affondo nei confronti di Confidustria, rea di aver firmato l'accordo con i sindacati sulla destinazione del Tfr. ''La posizione di Confindustria è incomprensibile -dice Cerchiai-. Montezemolo, di cui mi vanto di essere amico e tale rimarrà, in più sedi ha parlato di mercato libero, ma ha sottoscritto un accordo per un mercato chiuso. Noi preferiamo un mercato competitivo e aperto''. Il presidente dell'Ania è pronto ad andare fino in fondo nella sua battaglia contro la riforma della previdenza integrativa così come la vorrebbe il ministro del Welfare. ''Se la legge sarà approvata così, noi ricorreremo alla Corte Costituzionale -minaccia Cerchiai-. I lavoratori che non aderiranno ai fondi chiusi perderanno il contributo del datore di lavoro, che in genere è circa un 30% del contributo versato. Nessun lavoratore sceglierà un fondo aperto perché sarebbe farsi un torto da solo. E' chiaro che ci sono i profili di una grave limitazione della concorrenza e quindi potrebbe intervenire anche l'Antitrust. Questa legge, quindi, sarebbe non solo anticostituzionale ma anche contro la concorrenza''. ''Chiaramente -continua Cerchiai- si andrebbe ad un monopolio di fatto di fondi chiusi. Si tratta di un finto avvio della previdenza complementare. Se il governo vuole approvare questa legge così, abbia il coraggio di farsi cambiare la legge delega dal parlamento. E Maroni non dica che bisogna far presto, perché sono dieci anni che si discute di previdenza integrativa''. Il numero uno dell'Ania, poi, non nasconde che comunque ''gran parte dei lavoratori aderirà ai fondi chiusi, ma la differenza di un sistema concorrenziale aperto - dice - è che magari dopo due anni il lavoratore potrà decidere se continuare nel fondo chiuso, oppure scegliere una banca o una compagnia assicurativa o il Fip''. Il flusso annuo dei contributi da destinare alla previdenza integrativa vale circa 13 miliardi di euro l'anno, spiega Cerchiai, e ''purtroppo se la legge è sbagliata la Corte Costituzionale ci metterà del tempo per decidere, Nel frattempo il danno per i lavoratori sarà già fatto''. Fonte: Adnkronos |
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