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Vecchio 17-11-04, 10:50   #41 (permalink)
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Unipol e Cattolica tra i gestori dei comparti d'investimento di Cometa
17/11/2004

Cometa, il Fondo pensione complementare dei metalmeccanici ha conferito a Unipol e Cattolica il mandato di fornire una linea a rendimento garantito nell'ambito di una scelta multicomparto che la cassa ha deciso di offrire ai propri iscritti.

Cattolica e Unipol amministreranno quindi Sicurezza,che garantirà agli iscritti un rendimento minimo annuo del 2,5%. A gestire il Comparto Monetario Plus (che darà un rendimento pari all’Euribor più lo 0,75%) saranno invece Generali e Crédit Agricole. Mentre Duemme e Société Générale si occuperanno del Comparto Crescita che potrà detenere fino al 60% del patrimonio in azioni. Più lunga invece la lista dei gestori di Comparto Reddito (massimo 30% in azioni) che comprende Axa, Bnp Paribas, Epsilon, Pioneer, Ras e Sanpaolo Imi. In quest’ultimo comparto confluiranno i patrimoni degli iscritti (arrivati oggi a 325mila) che non faranno una scelta esplicita per indirizzare i loro capitali.

Cometa, con oltre 324.000 aderenti e con circa 2 miliardi di euro di patrimonio, rappresenta oggi il principale Fondo Pensione italiano ed in prospettiva, a seguito dei presumibili effetti della riforma previdenziale, si proporrà come una delle più importanti realtà a livello europeo.

Aggiudicandosi il mandato di gestione di parte degli assets finanziari del fondo Cometa, Unipol e Cattolica rafforzano la propria presenza nel settore della previdenza complementare in vista dell'attuazione della riforma del sistema pensionistico recentemente approvata dal Parlamento.
http://www2.assinews.it:8080/testi/v...171104com.html
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Vecchio 17-11-04, 11:00   #42 (permalink)
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Se i fondi pensione investono all’estero


di ADRIANO BONAFEDE

Il tema di come i fondi pensione investono i nostri soldi è ancora poco presente se non fra una ristretta cerchia di addetti ai lavori e fra quei lavoratori che ne hanno già uno (sono oltre 2,6 milioni ma ancora pochi rispetto all’intera platea). Se davvero la previdenza integrativa uscirà finalmente dal suo limbo, come promette questo governo (sebbene ancora non si sappia da dove verranno fuori i soldi per compensare le imprese della perdita del Tfr) si può giurare che tutti saranno molto interessati.
Un tema comunque importante, sollevato di recente, è quello dell’investimento all’estero, dove per "estero" s’intende naturalmente tutto ciò che è fuori dall’area euro. Quindi l’area del dollaro principalmente, e quella della sterlina e dello yen. Siccome i fondi pensione esistenti hanno il "dovere" di produrre rendimenti positivi per i loro soci (essendo il risultato finale dell’investimento convertito nel pagamento di una pensione aggiuntiva, necessaria per la sussistenza del lavoratore), l’idea finora è stata quella di lasciare al gestore professionale un certo margine per investimenti all’estero ma con una totale copertura del rischio di cambio. I dati dicono che i fondi pensione esistenti sia quelli di antica costituzione sia quelli più recenti, nati dopo la riforma Dini del 1995 investono all’estero mediamente una cifra compresa tra il 10 e il 15 per cento dei loro asset. Però hanno l’obbligo di copertura totale contro il rischio di cambio.
Alcuni esperti, tra cui Stefano Zoffoli, che si occupa di strategie d’investimento per Julius Baer Asset management di Zurigo, hanno però mostrato che anche i fondi pensione, entro certi limiti prefissati, potrebbero chiedere al gestore di non coprire integralmente il rischio di cambio, ma soltanto in parte, cercando di cavalcare questa possibilità per ottenere un extrarendimento. Questa tecnica si chiama currency overlay, che significa appunto l’utilizzo del rischio valutario come ulteriore livello di creazione di performance.
Non c’è niente di nuovo in questa tecnica. Molti fondi comuni d’investimento la usano già. Soprattutto per i fondi obbligazionari questa tecnica è già largamente usata. Mentre è meno utilizzata per i fondi azionari, anche se ce ne sono molti che la utilizzano.
Dunque si tratta di applicare questa tecnica anche a uno strumento più conservativo come il fondo pensione. Certo, suona male dire che il fondo possa gestire attivamente il rischio di cambio. Ma dovrebbe farlo soltanto per una piccola parte dell’investimento all’estero, mantenendo un profilo di rischio complessivamente basso, compatibile con gli obbiettivo di rendimento del fondo stesso. «Il gestore spiega Zoffoli deve trovare una copertura ideale del rischio di cambio, ad esempio il 60 o l’80 per cento e poi gestire attivamente il rischio di cambio rimanente con l’obbiettivo di ottenere un rendimento aggiuntivo».
Ma come si può gestire attivamente il rischio di cambio? «Il punto dice Zoffoli è che il mercato dei cambi non è così efficiente come si può pensare. Gli hedge fund sanno bene come sfruttare queste inefficienze, ma possono farlo anche gli altri gestori. Ci sono molti modi di farlo. Noi ad esempio abbiamo fatto una simulazione sul lungo periodo con il dollaro contro il marco, acquistando di volta in volta la valuta con il tasso d’interesse più alto, e abbiamo avuto una performance positiva. In un’altra simulazione abbiamo comprato valuta quando era sopra la media mobile degli ultimi 30 giorni e venduto quando era al di sotto: abbiamo raggiunto una performance media del 9 per cento annuo».


http://www.repubblica.it/supplementi...38vallone.html
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Vecchio 18-11-04, 12:22   #43 (permalink)
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18 novembre 2004

Anche grazie allo Sna, gli interessati potranno optare per il trasferimento in tutti i tipi di fondi.

Sul tfr la scelta spetta al lavoratore

Esclusa la destinazione obbligatoria. Arriva il silenzio-assenso

La riforma della previdenza è diventata legge lo scorso 21 settembre con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Con questa riforma, che comunque ha bisogno di alcuni decreti attuativi sui quali il governo deve ancora pronunciarsi, si libererà un flusso economico stimato intorno a circa 6/8 miliardi di euro l'anno, pari alla metà del tfr che si accantona in Italia in forma di liquidazione. Le novità di questa riforma, rispetto a quella firmata dal ministro Dini, riguardano la non obbligatorietà del passaggio del tfr dei lavoratori dipendenti a un fondo. Solo con il meccanismo del silenzio-assenso, come previsto dalla legge, il trattamento di fine rapporto potrà transitare automaticamente ai fondi chiusi di categoria, se esistono, a un fondo pensione aperto, oppure ai Fip. La legge di riforma interesserà il futuro pensionistico di quasi 30 milioni di cittadini e modificherà radicalmente la commercializzazione dei prodotti previdenziali. E di conseguenza inciderà su tutto il settore delle polizze vita.
E questo grazie anche allo Sna. Al riguardo, è il caso di ricordare quanto avvenuto lo scorso anno. Esattamente il 27 febbraio 2003, giorno in cui fu approvata in prima lettura dalla camera dei deputati la legge delega di riforma previdenziale. Dalle destinazioni del tfr il legislatore aveva escluso le forme pensionistiche, i cosiddetti Fip o Pip, che dal 1° gennaio del 2001, a seguito del dlgs 47/2000, erano entrate a pieno titolo nella previdenza integrativa. Ritenendo questa esclusione un fatto discriminatorio e contrario alle regole della libera concorrenza, lo Sna aveva contestato la legge delega. La contestazione, unita alla pressione di lobbying esercitata dall'Ania in sede governativa, ha contribuito alla modifica della legge stessa. Di conseguenza si è dovuto annettere alle previste destinazioni del tfr anche i Fip. Senza questa modifica, le reti agenziali sarebbero state tagliate fuori dal business previdenziale. A tutto vantaggio del sistema bancario.

Torniamo all'oggi. Nei primi sei mesi di quest'anno i volumi relativi ai Fip volontari sono raddoppiati, ma restiamo su valori irrisori rispetto alla nuova produzione vita. Considerando il numero dei potenziali clienti, l'entità dei possibili versamenti e che la sottoscrizione dei contratti dipenderà da una scelta allocativa del proprio tfr, si preannunciano, soprattutto nella seconda parte del 2005, spazi di mercato molto importanti per la nostra categoria. In pochi mesi si giocherà quasi tutta la partita. I nuovi player, i fondi negoziali aziendali e regionali, le banche, i broker, i promotori finanziari, sono già sul piede di guerra. In quest'ottica diventano fondamentali la formazione e la professionalità per elaborare scelte che possano massimizzare le opportunità commerciali.

Significativo è il risultato di un'indagine effettuata da un noto quotidiano nazionale, in base alla quale si segnala che due terzi dei lavoratori dipendenti manterranno il tfr là dov'è oggi, cioè nell'azienda in cui lavorano. A conferma della mancanza di cultura previdenziale nel nostro paese. A quei due terzi di lavoratori andrebbe spiegato che la liquidazione del tfr, caso unico in Europa, viene fatta in forma di capitale e non in rendita vitalizia. Ovvero, quella somma, riscossa una tantum all'età della quiescenza, non ha fini previdenziali. Se i nostri genitori oltre alla liquidazione hanno percepito anche una dignitosa pensione pari a circa l'80% dell'ultima retribuzione, è lecito domandarsi: quanto potranno ricevere dall'Inps i giovani lavoratori di oggi, pensionati di domani?

Gli ottimisti parlano di un massimo del 30-50% dello stipendio. I pessimisti non si aspettano nulla.

Forse sarebbe opportuno affidare il proprio tfr alle compagnie di assicurazioni che da secoli si occupano di previdenza. E magari investirlo in un prodotto che garantisce un rendimento certo come quello previsto per il tfr, pari all'1,5% più l'inflazione. Oppure in altri prodotti più dinamici. Dallo stesso sondaggio risulta che di quel terzo dei lavoratori dipendenti che preferisce trasferire il tfr in uno dei quattro strumenti previsti dalle legge: il 41,7% opta per il fondo chiuso; il 28,3% per i Fip; il 16,7% per il fondo aperto; il 13,3% per il fondo regionale.

In seconda battuta, quindi, il lavoratore sceglie la consulenza professionale degli agenti di assicurazione. Pertanto, la campagna attivata da ´qualcuno' e tesa a far prevalere la logica del collocamento a ´basso costo' offerto dai canali bancari, o peggio via internet, sembra non sia stata apprezzata dai lavoratori. Grazie anche alla nostra costante informazione, esiste chi, nel momento di affidare il proprio tfr, sa di potersi rivolgere a interlocutori specializzati, la cui consulenza ha sì dei costi di entrata maggiori, ma questi si traducono in affidabilità e sicurezza per un futuro di serenità.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...o181104pr.html
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Vecchio 22-11-04, 10:44   #44 (permalink)
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22 novembre 2004

PREVIDENZA Nella nuova guida del «Corriere», in edicola per un mese, gli esempi su quanto può rendere il Tfr investito in Fondi e Pip

Per non vivere a mezza pensione

La rendita di giovani e autonomi coprirà poco più del 50% del reddito. Ma mettendo in gioco la liquidazione...

V ivere a mezza pensione, con un vitalizio che in molti casi sarà pari alla metà dell'ultimo stipendio. E’ la triste prospettiva che attende molti lavoratori italiani, in prima fila i giovani entrati da poco nel mondo del lavoro, gli ex co.co.co e i lavoratori autonomi in generale. Dovranno destinare somme consistenti alla previdenza integrativa se vorranno evitare, in futuro, un drastico abbassamento del proprio tenore di vita. Per chi avrà una carriera piatta, la copertura andrà dal 78% di un giovane che inizia a lavorare a 27 anni e che verserà ininterrottamente contributi per 38 anni, al 58% di un'impiegata con nove anni di versamenti alle spalle e al 52% di un commerciante, sempre rispetto alla retribuzione o al reddito finale. Per chi brucerà le tappe, però, le percentuali scenderanno bruscamente al 59%, 46% e 44%. Nei tre profili realizzati dall'Irsa (Istituto per la ricerca e lo sviluppo delle assicurazioni), e presentati in questa pagina, cambiano le situazioni personali, ma non muta l'evidenza dei numeri. Una galleria più ampia del futuro previdenziale di numerosi lavoratori italiani, con i consigli su come correre ai ripari, viene offerta nel libro «Le nuove pensioni», realizzato in collaborazione con l'Ania e in vendita da oggi in abbinamento con il Corriere della Sera a 5,90 euro, più il prezzo del quotidiano.
I tre profili esaminati sono caratterizzati da età, condizioni professionali e redditi differenti. Nei primi due la pensione verrà calcolata con il metodo contributivo, che si basa sulle somme versate durante l'intera carriera lavorativa: nel terzo, invece, si applicherà il criterio misto (il retributivo, più favorevole, sino al 31 dicembre 1995, il contributivo dopo questa data). In tutti questi casi sono stati ipotizzati un pensionamento a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne, limiti più alti di quelli attuali.
Già sotto questo profilo, quindi, gli esempi sono piuttosto ottimistici, perché si basano su una vita lavorativa più lunga rispetto alla media. Ma lo sono anche perché considerano un percorso regolare: sempre più spesso, invece, i periodi da dipendente si alternano con quelli da autonomo, e quindi con contribuzione più bassa. Senza contare i rischi di perdere il posto di lavoro. Per ogni caso sono stati previsti un incremento del Pil (Prodotto interno lordo) dell'1% in termini reali, al netto di un'inflazione annua del 2,5, e due tipologie di carriera, piatta e dinamica: al netto dell'inflazione le retribuzioni o i redditi crescono ogni anno rispettivamente dell'1 e del 2,5%.
La ciambella di salvataggio viene dagli strumenti di previdenza complementare: a patto, però, di versare fin da subito somme consistenti e sperando che si realizzino davvero i rendimenti previsti: l'1,5% ogni anno in termini reali, quindi il 4% nominale.
Per i due profili relativi a lavoratori dipendenti si è ipotizzato che, a partire dal 2005 (quando scatterà il silenzio-assenso previsto dalla riforma previdenziale), il Tfr, pari al 6,91% della retribuzione lorda, sia interamente devoluto ad un fondo pensione o a un Piano previdenziale individuale (Pip). Il risultato, vale a dire la percentuale della pensione integrativa rispetto all'ultima retribuzione, sarà ancora migliore se al Tfr si aggiungeranno, nei primi due profili, il contributo del lavoratore e quello dell'azienda. Negli esempi è stata utilizzata l'aliquota media per il 2003 di contribuzione ai fondi chiusi o negoziali, il 2,4%, divisa in quote paritetiche: in questo modo si arriva ad un versamento complessivo del 9,31% della retribuzione lorda.
Nel terzo caso, che si riferisce ad un commerciante di 45 anni, si è ipotizzato invece che il versamento alla previdenza complementare sia pari al limite più alto fra quello in cifra assoluta di 5,164,57 euro e il 12% della retribuzione complessiva. In pratica è stato considerato come già operativo l'innalzamento del beneficio fiscale, previsto dalla riforma previdenziale: oggi, infatti, fra i due limiti si applica quello più basso.
In tutti casi, i versamenti previsti sono molto più alti di quelli attuali, davvero piuttosto risicati: in media ai Fondi pensione affluisce oggi un contributo di 1.328 euro, di cui 669 derivano dal Tfr per i dipendenti, e di 1.000 per gli autonomi.

IL NEOASSUNTO - Il primo esempio si riferisce ad un giovane di 27 anni, che comincia a lavorare nel 2005, con un reddito lordo di 20.000 euro l'anno: se avrà una carriera piatta, la copertura della pensione arriverà ad una percentuale più che accettabile, appunto il 78% rispetto all'ultima retribuzione, mentre se brucerà le tappe arriverà al 59% del reddito finale.
La previdenza complementare gli permetterà di recuperare il divario e, addirittura, di migliorare il reddito complessivo rispetto alla retribuzione finale: sarà necessario però un versamento addirittura di trentotto anni, senza interruzione. Solo con il Tfr arriverà al 121% della retribuzione finale, in caso di carriera piatta, o al 92%, se l'incremento retributivo annuo sarà invece del 2,5% al netto dell'inflazione. Va però detto che, rispetto ai suoi genitori, il giovane perderà la liquidazione.
Aggiungendo il contributo del 2,4%, diviso in quote paritetiche con l'azienda, il tasso di copertura salirà rispettivamente al 136 o 103%.

L’IMPIEGATA - Dire addio alla liquidazione sarà una scelta praticamente obbligata anche per l'impiegata trentacinquenne del secondo esempio, che ha un reddito lordo di 25.000 euro: la pensione di base sarà pari al 58 o 46%. Soltanto con il Tfr arriverà al 94 e 76% dell'ultima retribuzione, rispettivamente in caso di carriera piatta o dinamica: aggiungendo anche il contributo, la copertura complessiva salirà al 107 nella prima ipotesi e all'87% nella seconda.

IL COMMERCIANTE - Grazie al sistema misto di calcolo della pensione - retributivo e contributivo - il commerciante dell'ultimo profilo avrà prospettive meno catastrofiche di quelle che attendono molti lavoratori autonomi: con un reddito attuale di 30.000 euro, avrà una rendita pubblica pari al 52 o 44% dell'ultima retribuzione, a seconda che questa cresca ogni anno dell'1 o del 2,5% al netto dell'inflazione.
Con la previdenza integrativa potrà arrivare ad una copertura complessiva dell'87 o del 72%, sempre rispetto alla retribuzione finale. In cambio, però, ogni anno dovrà versare il limite più alto fra 5.164,57 euro o il 12% del reddito complessivo: lo sconto massimo, in pratica, che il fisco gli concederà, sempre nel caso che sia migliorato l'attuale regime di deducibilità sui contributi versati.

Roberto E. Bagnoli

http://www.assinews.it/rassegna/arti...221104as4.html
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Vecchio 25-11-04, 11:36   #45 (permalink)
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Dall'Adepp le linee guida per la costituzione.


Fondi integrativi, Casse al lavoro

Previdenza complementare dei professionisti al via. In vista dell'emanazione del decreto di attuazione della delega pensionistica (legge 243/2004) che consente alle Casse di previdenza professionali di istituire fondi pensione complementari gli enti stanno già mettendo a punto alcune linee guida per affrontare la gestione della nuova partita. E far decollare da subito, all'indomani dell'entrata in vigore del decreto delegato, i fondi pensione complementare che interessano oltre 1 milione di professionisti. Quanto ai criteri comuni sui quali le Casse hanno già avviato una riflessione, e che saranno elaborati in sede Adepp (l'Associazione degli enti di previdenza privatizzati), si va dall'ipotesi di realizzare un fondo unico per tutti i professionisti all'adozione di criteri per realizzare economie di scala e di scopo. Come per esempio l'utilizzo di un unico modello di gestione finanziaria o il ricorso alla stessa banca depositaria per l'attività di custodia delle risorse e di controllo sulle operazioni. È quanto è emerso dall'incontro organizzato ieri a Roma da Inarcassa, la Cassa di previdenza degli ingegneri e degli architetti, nell'ambito della convocazione del comitato dei delegati che si riunisce domani e venerdì per approvare il bilancio preventivo 2005 dell'ente. ´Ci stiamo già attivando su tanti fronti', ha spiegato Paola Muratorio, presidente di Inarcassa, che ha confermato ´l'intenzione di elaborare insieme agli altri enti dell'Adepp le linee guida per l'attuazione della previdenza complementare', e ha annunciato l'avvio di un'indagine Inarcassa su un campione di iscritti per sondare il loro grado di consapevolezza delle trasformazioni dei sistemi di previdenza e le attese sulla pensione futura', ha sottolineato Muratorio.
Sul fronte tfr, invece, si fa sempre più probabile l'ipotesi che gli stanziamenti necessari per incentivare il passaggio ai fondi pensione non vengano inseriti nella prossima Finanziaria. Eventualità confermata anche dal sottosegretario Alberto Brambilla secondo il quale la copertura può essere trovata non solo con la manovra, ma anche in un disegno di legge collegato o nello stesso decreto delegato (in realtà la legge delega fa espressamente riferimento alla legge finanziaria). Contrari Cgil, Cisl e Uil che ritengono lo slittamento incomprensibile, mentre il presidente dell'Ania Giovanni Galli parla di un ´affossamento' della riforma. In ogni caso il punto potrà essere fatto il 1° dicembre alla prima riunione convocata dal ministero con le parti sociali.

http://www.assinews.it/rassegna/arti...o251104ca.html
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Vecchio 25-11-04, 11:40   #46 (permalink)
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Fondi, coro di no al rinvio
Sindacati e Ania criticano lo slittamento delle misure




ROMA • Parte il confronto tra il Governo e la parti sociali sullo stato di attuazione della riforma previdenziale. E, con tutta probabilità, i primi nodi a essere affrontati saranno quelli del nuovo Casellario dei pensionati e della data del decollo del piano per le pensioni integrative, che rischia di scattare non prima della prossima estate. Ieri il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha convocato per mercoledì 1 dicembre Confindustria, sindacati, Confcommercio, Confartigianato e Confapi. Una convocazione che è arrivata nello stesso giorno in cui Cgil, Cisl e Uil hanno manifestato la loro netta contrarietà a un eventuale slittamento (sempre più probabile) del varo delle misure per favorire il decollo della previdenza complementare, a cominciare dall'uso del Tfr (con il "silenzioassenso") e dal ricorso ad incentivi fiscali. Un rinvio definito «incomprensibile» anche dal direttore generale dell'Ania, Giampaolo Galli.
Ancora ieri, però, il Governo non aveva preso una decisione sull'inserimento o meno della copertura necessaria per attuare le misure sulla previdenza integrativa previste nel maxi-emendamento alla Finanziaria. Il sottosegretario al Welfare, Alberto Brambilla, ha detto che la "copertura" potrebbe essere inserita anche in un Ddl collegato e direttamente nei decreti attuativi della riforma. In questo caso il piano non decollerebbe prima della tarda primavera (o inizio estate) del 2005. Brambilla, del resto, ha ripetuto che i decreti attuativi prenderanno forma «dai primi mesi del prossimo anno». Il rinvio, quindi, appare l'ipotesi più probabile.
Ma i sindacati non sono affatto d'accordo. «È uno sbaglio che pagheranno le future generazioni», ha detto il leader della Cisl Savino Pezzotta. Per il numero due della Uil, Adriano Musi, lo slittamento sarebbe «incomprensibile e grave». Secondo Morena Piccinini (Cgil), «si fa un danno doppio: non solo non si fa decollare la previdenza integrativa ma, per l'incertezza, si blocca anche ciò che è in corso».
Per il direttore generale dell'Ania, Galli «il fatto che non venga finanziata la riforma del Tfr può far parlare di rinvio con un po' di ottimismo e di affossamento con un po' di realismo». Galli poi ha osservato come sia «grave che la questione si blocchi per un problema di finanziamento, anche perché per il 2005 si tratta di stanziare dai 20 ai 100 milioni di euro, un finanziamento non eccessivamente oneroso».
Il fronte degli scontenti per un eventuale rinvio, insomma, diventa sempre più ampio. Ed è anche di questo che si discuterà nell'incontro del 1 dicembre. Fino a prima della scorsa estate il Governo aveva sempre detto che le misure per le forme integrative sarebbero scattate il 1 gennaio 2005. Poi nelle scorse settimane il ministro Maroni ha ripetuto che il decollo sarebbe avvenuto non prima della prossima primavera. Quanto al nuovo Cassellario, il decreto attuativo dovrebbe essere emanato il 6 dicembre.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e251104an.html
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Vecchio 25-11-04, 11:42   #47 (permalink)
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La nuova previdenza integrativa fa gola ai broker
24/11/2004

I broker AIBA analizzano gli effetti della Riforma Maroni

Ha riscosso un grande successo il convegno organizzato dall'AIBA sugli effetti della cosiddetta Riforma Maroni.

Segno ben preciso dell'attenzione che i broker italiani riservano alla nuova previdenza complementare. Una torta che promette di diventare appetitosa considerato che il conferimento del Tfr ai Fondi Pensione può finalmente portare il giusto carburante a tutto il settore.

Entro pochi mesi con i primi decreti attuativi della riforma pensionistica migliaia di lavoratori italiani dovranno scegliere se mantenere il proprio trattamento di fine rapporto presso l'azienda o trasferirlo nei fondi pensione. Grazie al meccanismo del silenzio-assenso chi non dovesse dare risposta entro sei mesi si troverebbe automaticamente i propri soldi trasferiti nella previdenza integrativa. Insomma, il governo scommette sulla pigrizia degli italiani per assicurare ai fondi pensione un'ampia fetta dei 12-13 miliardi di euro.

Dei quali il settore assicurativo pensa di intercettare una percentuale intorno al 50 per cento. Che vuol dire 6-8 miliardi di euro circa.
Ma cosa c'entrano i broker con la previdenza integrativa? Ma perché mai un broker dovrebbe impegnare tempo e risorse per prepararsi ed entrare a due piedi in un ambito tecnicamente difficile da leggere e caratterizzato da una bassa remunerazione?

"I broker, in particolare i medio piccoli", ha spiegato il vice presidente dell'Aiba, Luigi Aprile, avevano riservato poco interesse ed attenzione ai Fondi Pensione, in quanto il ruolo per loro previsto dall'attuale normativa è abbastanza residuale.
La nuova riforma Maroni, consentirà di poter scegliere liberamente tra i diversi Fondi disponibili sul mercato, con una sostanziale equiparazione tra Fondi negoziali, Aperti o PIP, e con l'esigenza da parte del dipendente di dover valutare la convenienza o meno del trasferimento al Fondo del Tfr maturando.
La scelta si presenta difficile per aziende e dipendenti, in particolare per la Pmi: conviene? come valutare le differenti caratteristiche dei prodotti ?
Il broker che è già riconosciuto dall'azienda come un "problem solver", non può non essere al loro fianco nel momento di una scelta così complessa. Chi meglio di lui può fornire una consulenza veramente indipendente, a differenza di altri intermediari o alle Banche che non potrebbero che limitarsi alla proposta del loro prodotto.
Che vantaggi ne avrebbe il broker considerando la bassa remunerazione ? Certamente il consolidamento del proprio rapporto complessivo con l'Azienda, che non avrebbe certamente difficoltà ad apprezzare concretamente la consulenza ed i servizi aggiuntivi ricevuti. Inoltre proponendosi come consulente e fornitore di servizi anche in questo settore, potrà sfruttare le sue capacità per approcciare nuovi segmenti di clientela"

I relatori del convegno, hanno invitato i broker ad individuare il mercato di riferimento partendo dalla segmentazione del proprio portafoglio. Sono considerati fattori di successo: la presenza di clienti nella Pmi, se queste imprese hanno scarso livello di sindacalizzazione, se la maggioranza della clientela ha un'età compresa tra i 25 e i 40 anni, se il broker è percepito come "problem solver". Superato questo primo esame al broker non rimane da chiedersi se ha la possibilità di proporre le soluzioni più adeguate.

E proprio questo è il nodo principale. Se i promotori finanziari non sembrano interessati alla distribuzione di prodotti previdenziali perché poco remunerativi, e se banche e agenti possono offrire solo il prodotto del proprio marchio, il broker ha invece davanti a sé la grossa opportunità di offrire liste di prodotti di natura diversa alle imprese.

Per essere sempre più vicina ai propri associati offrendo loro servizi aggiornati "l'AIBA - spiega Aprile - organizzerà a breve incontri di formazione e metterà a punto strumenti e metodologie per la valutazione delle diverse offerte di previdenza complementare, dai fondi negoziali, ai fondi aperti e ai Fip."
http://www2.assinews.it:8080/testi/v...241104int.html
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Vecchio 25-11-04, 11:43   #48 (permalink)
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Usa: le aziende rivedono i piani previdenziali
25/11/2004

Il 90% delle aziende statunitensi è orientato ad effettuare modifiche ai propri piani previdenziali. E' quanto emerge da uno studio congiunto Mercer Human Resource Consulting-Mercer Investment Consulting effettuato su 242 aziende.

La maggioranza delle società intervistate ha affermato, in particolare, che le modifiche prevedono il congelamento dell'accumulo dei piani DB (defined benefit), l'esclusione dai piani DB dei nuovi assunti e l'eliminazione o riduzione di quanto versato dal datore di lavoro aò pensionato per l'assistenza medica.

Lo studio rileva che i cambiamenti demografici in atto, l'instabilità del mercato del lavoro e l'incerta situazione economica indurranno le aziende a rivedere periodicamente i propri piani pension istici. Dallo studio risulta, infine, che negli ultimi tre anni il 38% delle aziende ha cambiato il piano DB e, nello stesso periodo, il 60% ha cambiato il piano DC (defined contribution).


http://www2.assinews.it:8080/testi/m...251104mer.html
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Vecchio 26-11-04, 11:45   #49 (permalink)
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Stentano i fondi pensione





MILANO • Prosegue molto lentamente il cammino dei fondi pensione aperti: nel terzo trimestre 2004 l'attivo netto ha raggiunto quota 2 miliardi di euro, con un incremento del 2,5% rispetto al trimestre precedente. Ne dà notizia Assogestioni specificando che il numero degli iscritti si è attestato a 374.095 unità e la raccolta ha segnato un +67,7 milioni, in linea con lo stesso periodo del 2003.
La previdenza complementare stenta ancora a decollare, in attesa della spinta propulsiva che sarà data dal conferimento del tfr ai fondi pensione con il meccanismo del silenzio assenso. Ad oggi i lavoratori sono in stand by in quanto il Governo non ha ancora emanato i decreti delegati previsti dalla legge di riforma delle pensioni.
Solo allora verranno fissati i dettagli in materia e i lavoratori dovranno prendere una decisione sul futuro del loro trattamento di fine rapporto. Tra gli attuali aderenti ai fondi pensione aperti, a fine settembre assume sempre più importanza il peso dei contributi dei lavoratori dipendenti che si attesta al 35,8% del totale dei flussi in entrata, anche se quello dei lavoratori autonomi con il 50,5% rimane la maggioranza. Con lo scopo di percepire un trattamento integrativo al regime previdenziale di base, i fondi pensione aperti, a differenza di quelli chiusi o contrattuali, sono presi in considerazione da tutte le categorie di lavoratori. Tra gli istitutori, le Sgr sono le preferite dagli aderenti (113.903 iscritti) con un attivo netto di 740 milioni, seguono le Sim (106.415 iscritti, 521 milioni), le banche (80.488 iscritti, 270 milioni) e le imprese di assicurazione (73.289 iscritti, 471 milioni). In particolare Banca Intesa, con Intesa Previdenza Sim, conta 106mila iscritti con un attivo di 521 milioni (26% del totale) e Arca Sgr 62mila iscritti con 354 milioni di attivo (17,7%). Il 47,6% dell'attivo netto è investito in titoli e Oicr (organismi di investimento collettivo del risparmio) azionari, il 43,7% in bond e Oicr obbligazionari. L'investimento complessivo in Oicr costituisce il 34,5% del totale, in leggera crescita rispetto ai trimestri precedenti.
http://www.assinews.it/rassegna/arti...e261104fp.html
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Vecchio 30-11-04, 09:46   #50 (permalink)
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Pensioni, allo studio il decreto normativo



La riforma della previdenza integrativa rischia di slittare a metà 2005 perché la spesa necessaria non sembra trovare spazio in Finanziaria. Ma si sta studiando un decreto attuativo, di carattere normativo, che intanto permetta al sistema di decollare chiarendo i meccanismi di funzionamento del silenzio-assenso. La novità è stata annunciata da Luigi Scimia, presidente della Covip (Commissione di vigilanza sul sistema previdenziale) durante un convegno organizzato a Roma da Banca Finnat. L’ipotesi è circolata negli uffici del ministero del Lavoro quando sono state evidenti le difficoltà di reperire 1,4 miliardi richiesti per compensare le aziende dalla fuoriuscita del Tfr. E per rendere la tassazione dei prodotti pensionistici più conveniente. Intanto, a giorni dovrebbe essere pubblicato il decreto del ministero del Tesoro per stabilire i criteri di gestione dei fondi nati prima del 1993 (cosiddetti preesistenti).
http://www.assinews.it/rassegna/arti...m301104pe.html
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