19 giugno 2004
Nuove regole per i fondi. Davvero?
Qualche dubbio sulle novità di Bankitalia su costi di performance, rischi e limiti agli investimenti
Un testo corposo che raccoglie tutte le norme che regolano l’attività delle società di gestione e i loro prodotti. È il libro omnia dell’industria del risparmio gestito che Banca d’Italia sta mettendo a punto in questi giorni recependo la direttiva europea sugli Oicr (fondi e sicav). E che si presenta come una vera rivoluzione per il settore perché introduce tante novità che coinvolgeranno inevitabilmente sia gli addetti ai lavori sia i risparmiatori. I nuovi articoli, per esempio, prevedono cambiamenti per il calcolo delle cosiddette commissioni di performance, quelle trattenute quando il fondo comune batte un parametro di riferimento. Ma intervengono anche sul controllo interno del rischio della società di gestione e non mancano di pronunciarsi sui limiti d’investimento dei fondi.
Gli articoli più dibattuti che rischiano di alzare un polverone tra le società di gestione (Assogestioni e Abi stanno preparando le loro osservazioni da consegnare a Banca d’Italia) sono quelli che riguardano l’applicazione delle commissioni di performance (o d’incentivo) che, secondo quanto scritto dai tecnici di Via Nazionale, dovranno essere calcolate prendendo a riferimento un periodo minimo di 12 mesi e dovranno confrontarsi con un parametro coerente con la politica del gestore. Non solo: nel caso in cui il fondo abbia un benchmark (praticamente in tutti i fondi tranne i flessibili), dovrà essere utilizzato quello come parametro e poi dovrà essere fissato un «fee cap», cioè un limite percentuale, rispetto al valore del fondo, che racchiuda sia i costi di incentivo sia quelli di gestione (le commissioni fisse annue). Queste norme renderanno sicuramente più trasparente il settore dei fondi ma potrebbero essere facilmente raggirate dalle società di gestione. Oggi una rilevazione più frequente permette alle sgr di incassare commissioni anche se il periodo successivo non riescono a superare l’indice di riferimento. E domani? Molte aziende, quando queste nuove regole entreranno in vigore (probabilmente inizio 2005), per mantenere costante la produttività rivedranno probabilmente la politica di pricing, trasformando i vecchi costi variabili in commissioni fisse. Se così sarà, però, per il sottoscrittore cambierà ben poco perché alla fine pagherà sempre lo stesso conto, anche se sarà composto da voci diverse.
Ma le sgr potranno essere incentivate anche a spendere di più per il controllo interno. Le nuove norme di Banca d’Italia sono categoriche anche su questo fronte e chiedono alle società strumenti e procedure di risk management adeguati all’attività che svolgono. Economie di scala potranno invece derivare dalla possibilità offerta ai gestori di affidare il calcolo del Nav del fondo (il net asset value, cioè il valore della quota) alla banca depositaria. Finora ogni società doveva effettuare questa valutazione internamente, con costi ingenti. Ma anche in questo caso la nuova regola potrebbe rappresentare un boomerang per i sottoscrittori. La spesa della delega del servizio all’esterno potrebbe infatti ricadere proprio sul valore del fondo, riducendo i guadagni dei clienti. Il testo di Banca d’Italia, infine, introduce anche novità importanti per l’operatività dei gestori. Per esempio, permette ai fondi comuni di investire in depositi presso le banche (fissando al 20% delle attività il limite in un unico istituto) e hanno anche aumentato dal 10% al 20% la possibilità di acquistare fondi o sicav. E poi cambiamenti ci sono anche per gli investimenti in derivati che potranno essere utilizzati «purché l’esposizione non superi il valore del patrimonio netto del fondo».
http://www.assinews.it/rassegna/arti...f190604fo.html