Vincevano tutte le cause e ne andavano fieri. A Subiaco, paese a 50 chilometri da Roma, li chiamavano quelli della «giustizia fai da te». Padre e figlio, avvocati rampanti, specializzati in infortunistica stradale. Con la complicità del giudice di pace e di uno zio assicuratore, instauravano processi su incidenti stradali mai avvenuti coinvolgendo testimoni e carrozzieri compiacenti. Con un solo scopo: truffare le compagnie assicurative. Il giro d'affari, organizzato tra casa e uffici giudiziari, è stato bloccato con l’operazione coordinata dalla Procura di Perugia che ha portato ieri a tre arresti per associazione a delinquere finalizzata e truffa. In manette sono finiti l'avvocato Giorgio Cicini, 58 anni, il figlio Paolo, 33 anni (entrambi del Foro di Tivoli) e lo zio Massimiliano, 65 anni, assicuratore di Paliano, nel frusinate. Il giudice di pace, Aldo Frugoni, 73 anni, di Arsoli, già arrestato nell'ottobre del 2003 per tentata concussione e immediatamente sospeso dal servizio, questa volta se l'è cavata invece con una denuncia.
L'indagine era partita proprio con l'arresto del magistrato onorario: aveva proposto ad un avvocato di Montepulciano l'aggiustamento di una sentenza in cambio di 1500 euro. Per tutta risposta, invece, l'assistito del legale, un maresciallo dei carabinieri, l'aveva denunciato. Dalla Procura di Montepulciano, visto il coinvolgimento di un magistrato appartenente alla Corte d'Appello di Roma, la vicenda era così passata a quella di Perugia, che a sua volta ha affidato le verifiche ai militari dell’Arma di Subiaco. In realtà i carabinieri avevano già raccolto voci sull’«attività» del quartetto. «Ma le pare che uno per vincere una causa deve rivolgersi solo a quegli avvocati», si era sentito chiedere un giorno il tenente Pietro Rajola Pescarini, comandante della Compagnia.
Gli investigatori hanno cominciato a spulciare i primi fascicoli riguardanti processi già definiti, ravvisando una serie di irregolarità. Frugoni trattava per lo più cause che non gli competevano per territorio e che si concludevano sempre con la vittoria degli avvocati Cicini. Azioni legali promosse all'insaputa dei clienti (le loro firme sui documenti venivano falsificate): spesso si trattava di automobilisti vittime di incidenti stradali già soddisfatti in via stragiudiziale oppure in attesa di risarcimento. Allo zio, gestore di una filiale Ina Assitalia di Paliano, invece, spettava solo il compito di spacciarli per suoi assicurati. Un lavoro certosino, che non aveva suscitato sospetti alle agenzie assicurative truffate. Da una prima ricostruzione degli investigatori, è infatti emerso che i quattro, per evitare ricorsi, si accontentavano di cifre inferiori ai 5.000 euro.
I carabinieri del Nucleo operativo di Subiaco non escludono l'apertura di altri filone d'indagine. Ieri mattina, in presenza del pm Claudia Comodi, hanno sequestrato nello studio degli avvocati decine di fascicoli, su cui, a quanto pare, erano state apportate modifiche per coprire le truffe precedenti e, soprattutto, per cercare di metterne in atto di nuove. Intanto nella gestione del gruppo dedito alla «giustizia fai da te» hanno fatto la loro comparsa anche cinque carrozzieri della zona sublacense: spettava a loro preparare preventivi che poi venivano gonfiati. Uno di loro ha confessato di averne elaborati alcuni per i Cicini senza vedere le auto. «Andavo a fiducia», si è giustificato.
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