![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
![]() |
|
|
Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: May 2003
Messaggi: 3,006
Popolarità: 42949682 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Domandona per espertoni: gli IAS
Non ho visto nessuno farne riferimento, però è possibile che mi sia sfuggito.
E' in corso di elaborazione, da parte dell'International Accounting Standard Board, un complesso sistema di regole da valere nella variegata realtà dei sistemi di bilancio in vigore nella comunità europea. Le prime 32 IAS rules sembra che siano state approvate, saranno in vigore già dal 2005 e di esse le società quotate dovranno tenere conto già nella redazione dei bilanci per l'esercizio 2004. Ho letto poco, male e assimilato ancora meno di questa che mi sembra un'importante opera di coordinamento e di riscrittura delle regole del reporting finanziario in generale e di redazione dei bilanci societari in particolare. Non ho basi sufficienti per offrire al forum un mio commento. Mi piacerebbe che qualche esperto desse la sua opinione, possibilmente semplice e comprensibile al club degli ignoranti di cui mi onoro di appartenere per il solo fatto di volerne uscire. Mi piacerebbe sapere se la strada degli IAS essere l'occasione per : - rimediare al gap -che cogliamo nel sistema italiano.. ma non è che negli altri paesi vada meglio- tra apparenze dei bilanci societari e realtà patrimoniale effettiva delle società quotate; - favorire una riscrittura, che sia più aderente alla realtà odierna, delle norme civilistiche in materia di bilancio e di società (ovviamente, soprattutto quelle per azioni e soprattutto quelle che dovrebbero tutelare il risparmio e, ancora prima, prevengano o curino gli aspetti patologici degli andamenti delle imprese) - portare a una revisione, in senso perequativo, della fiscalità indirizzata all'area delle società commerciali e dell'impresa in generale; - Imporre parametri più realistici che consentano di pervenire ad una valutazione meno paranoide del fattore "rischio" (sia d'impresa che d'investimento) - COORDINARE, ALMENO A LIVELLO EUROPEO, I SISTEMI E GLI ORGANISMI NAZIONALI DEI CONTROLLI SULLE SOCIETA' E LA BORSA. C'è una marea di articoli e commenti sugli ias. A me sembra che questa potrebbe essere una rivoluzione, spero positiva, nel modo di "fare i bilanci". Però sembra che non ne parli nessuno, a parte tecnici, osservatori e commentatori specializzati.... Copincollo un estratto di un articolo dal Sole 24ore "Commissioni di vigilanza unite sugli Ias In vista del 2005 un coordinamento di esperti tra le Consob dei Paesi membri di Laura Cavestri Si stringono le maglie della vigilanza contabile nell'Unione europea. Il Cesr (Committee of European Securities Commissions), ovvero l'organismo internazionale che riunisce le Consob europee, ha diffuso ieri mattina il suo Standard 2. In pratica, un documento d'intesa per disciplinare il coordinamento delle attività di vigilanza sull'informazione contabile in Europa. «Lo Standard 2 - spiega l'introduzione al documento - intende contribuire a realizzare in Europa una efficace vigilanza sui nuovi Principi contabili internazionali (Ias/Ifrs) elaborati dallo Iasb», l'International accounting standard board, la cui adozione sarà obbligatoria, almeno per i bilanci consolidati di tutte le imprese quotate, a partire dal 1° gennaio 2005. Il documento - in tutto 5 pagine - introduce un meccanismo di coordinamento e convergenza delle informazioni e delle azioni intraprese dalle autorità di vigilanza contabile in un mercato regolamentato, dal 2005, da norme di condotta comuni. Un principio chiave inserito nel nuovo standard è l'istituzione di una European Enforcers Coordination Session (Eecs), una sorta di sede dedicata al confronto sulle decisioni assunte e sulle esperienze maturate in materia di vigilanza. Si afferma, inoltre, il principio in base al quale tutti i supervisori dovranno tener conto dei precedenti costituiti dalle decisioni in ambito contabile già adottate dalle Commissioni di vigilanza di altri Paesi Ue. Le autorità di settore, inoltre, si consulteranno - compatibilmente con i limiti di tempo e i vincoli di riservatezza - prima di adottare le decisioni più importanti (in modo da condividere orientamenti e valutazioni). È previsto poi lo sviluppo di una banca dati per ordinare e archiviare le decisioni delle autorità di vigilanza europee. La catalogazione per database non è obbligatoria ma - si legge nel documento - è considerata la via più agevole: perché entro un periodo di tempo certo dall'emanazione di una decisione in materia contabile, i dettagli possano essere messi a disposizione delle "vigilanze" nazionali (in ogni caso, rigorosamente quelli dei soli Paesi affiliati al Cesr). ..." .......eccetera.. bye Ryan |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Legal Opinionist
Data registrazione: May 2000
Messaggi: 9,648
Popolarità: 10714095 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
in soldoni il problema è che si vuole riavvicinare la redazione del bilancio al sistema americano, ma mentre il bilancio da noi è utilizzato per stabilire gli utili, avendo come punto di riferimento il capitale sociale, per cui i principi sono tendenzilamente rigidi e prudenziali, ad esempio quello di indicazione a prezzo di costo, in nordamerica il bilancio è preminentemente strumento di informazione (per cui il prezzo da indicare - brutta la traduzione! - è il valore "equo"), di conseguenza andrebbero studiati dei sistemi di correlazione fra le due tecniche di redazione, dato che comunque la distribuzione degli utili deve restare legata a principi prudenziali e certi: staremo a vedere.
|
|
|
|
|
|
#3 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: May 2003
Messaggi: 3,006
Popolarità: 42949682 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Citazione:
Di principi "prudenziali e certi" ne avremmo proprio bisogno. Invece attualmente il nostro sistema mi pare che offra una certezza che è solo formale. Ad esempio, il metodo di contabilizzazione delle immobilizzazioni immateriali, per quel poco che ne capisco, non so se risponda a un criterio di prudenzialità e di certezza. Perchè non introdurre (come mi pare gli ias in linea di tendenza porteranno a fare) una classificazione dello stato patrimoniale più aderente alla realtà ? Il valore dei marchi, dei brevetti, delle partecipazioni, le stesse spese per investimenti, non si prestano, potenzialmente, ad una valutazione fuorviante? (e mi pare che negli ultimi anni di casi di bilanci 'taroccati' anche -ma non solo- su queste valutazioni ce ne siano stati a sufficienza). Forse sto amplificando troppo la portata degli ias... Da quello che leggo, mi pare che la musica potrebbe cambiare sotto moltissimi aspetti... però il fatto che non se ne parli mi induce a ritenere che la strada sarà lunga.. Nel frattempo ci imbatteremo ancora in società che, dopo aver presentato utili per anni su un impianto economico anche apprezzabile, all'improvviso devono portare a bilancio gli effetti di una finanza disinvolta e creativa.... e i libri... |
|
|
|
|
|
|
#4 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jun 2000
Messaggi: 647
Popolarità: 479188 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
se non prendo lucciole per lanterne,
uno dei probelmi più importante è la contabilizzazione dei derivati, in special modo per le banche. I criteri americani sono per la contabilizzazione ai valori di mercato o marking-to-market; i criteri europei per la valutazione al prezzo di costo. Quando si parla di derivati la situazione è potenzialmente esplosiva, il costo non riflette il rischio. Mi sembra di avere anche letto, che tra le banche europee solo HSBC abbia adottato i criteri americani. scusate per i troppi mi sembra e forse |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jun 2000
Messaggi: 647
Popolarità: 479188 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
Non si può discutere con i forse e mi sembra, quindi mi sono anadato a ricercare 'The Economist'
6 marzo 2004 Fair's Fair traduzione mia QUELLO CHE E' GIUSTO E' GIUSTO La disputa sulla contabilità dei derivati ha enormi conseguenze. La disputa nasce dalla necessità di trovare il modo per meglio contabilizzare i derivati. Attualmente sono contabilizzati al prezzo di costo. L'omissione più clamorosa nella contabilità delle società europee è la quasi assenza dei derivati.... Banche e assicurazioni utilizzano in modo massiccio questi strumenti. La valutazione di questi strumenti al prezzo di costo sarebbe assurda .... La IASB vuole contabilizzare i derivati secondo il criterio del 'fair value'..... Se le banche non vogliono rendere pubblici i 'fair values' delle loro posizioni in derivati, non dovrebbero rivolgersi al mercato quanto si tratta di raccogliere capitale, dice Jeannot Blanchet, un analista di Morgan Stanley. Le banche sembra che non amino i 'fair values' a causa dello 'smoothing', ovvero le pratiche contabili che hanno come fine mostrare una curva dei loro guadagni con meno volatilità possibile. Utilizzare il 'fair value' farebe uscire da sotto il tappeto parecchio sudicio (n.d.t) svelando cosa sia la contabilità con il metodo del costo: una bugia bella e buona. Questa prospettiva sta facendo scorrere brividi freddi sui gropponi di parecchi banchieri in Europa. |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||