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Vecchio 10-05-04, 01:42   #1 (permalink)
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Margini discrezionali di un'amministrazione comunale nel definire un accordo iure...

...privatorum con un cittadino....

In due parole: ho fatto una proposta di accordo in via privata ad un'amministrazione comunale per concludere una vecchissima e complicata vicenda di un ex esproprio immobiliare per pubblica utilità, in modo tale da mettere fine alla contesa. Le questioni da risolvere sono due: quella politica, ovvero la volontà di accettare la mia proposta, ritenuta eccessivamente onerosa dall'ufficio tecnico, ed esorbitante quanto, a loro avviso, sarebbe dovuto in base ai danni subiti e al valore di mercato dei beni; e quella giuridica, ovvero la possibilità (o meno) prevista dall'ordinamento, in caso l'amministrazione volesse accettare la mia proposta, di poterlo fare in modo lecito.

Devo approfondire praticamente tutto in merito, anche gli aspetti base dato che diritto amministrativo l'ho dato da un pezzo In particolar modo:

1) quale organo ha il potere di prestare il consenso

2) quali altri organi eventualmente devono essere coinvolti nel procedimento e con che ruoli e vincoli (firma l'ufficio tecnico? Il sindaco? L'uno deve avere un parere dall'altro o viceversa? Parere vincolante o meno? ecc, ecc)

3) di quanta discrezionalità può disporre l'organo deputato a stipulare l'accordo, nel discostarsi o da parametri tendenzialmente oggettivi o magari da un parere obbligatorio che li esprima? Quanto, in altre parole, la decisione può essere politica e di conseguenza meno tecnica e limitata? (ad es. in merito alla valutazione dell'interesse pubblico di un sifatto accordo che sblocchi l'annosa contrapposizione e dia il via ai lavori; alla valutazione della posizione connessa degli assegnatari dei lotti di terreno reso edificabile; alla considerazione di ciò che le persone che rappresento hanno patito a causa di tanto mal governo locale precedente, ecc...)


Vi sarei tanto grato se mi aiutaste ad inquadrare la questione e soprattutto mi deste degli spunti (siti, libri, giurisprudenza,...) per approfondire.

Un saluto,

Strd.

Ultima modifica di Strd : 10-05-04 alle ore 01:48
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Vecchio 10-05-04, 23:14   #2 (permalink)
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se mi mandi un messaggio privato ti lascio il cellulare...potrò spiegarti ogni cosa a voce.
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Vecchio 11-05-04, 18:00   #3 (permalink)
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Vecchio 16-05-04, 11:56   #4 (permalink)
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Re: Margini discrezionali di un'amministrazione comunale nel definire un accordo iure...

Citazione:
Scritto da Strd
...privatorum con un cittadino....

In due parole: ho fatto una proposta di accordo in via privata ad un'amministrazione comunale per concludere una vecchissima e complicata vicenda di un ex esproprio immobiliare per pubblica utilità, in modo tale da mettere fine alla contesa. Le questioni da risolvere sono due: quella politica, ovvero la volontà di accettare la mia proposta, ritenuta eccessivamente onerosa dall'ufficio tecnico, ed esorbitante quanto, a loro avviso, sarebbe dovuto in base ai danni subiti e al valore di mercato dei beni; e quella giuridica, ovvero la possibilità (o meno) prevista dall'ordinamento, in caso l'amministrazione volesse accettare la mia proposta, di poterlo fare in modo lecito.

Devo approfondire praticamente tutto in merito, anche gli aspetti base dato che diritto amministrativo l'ho dato da un pezzo In particolar modo:

1) quale organo ha il potere di prestare il consenso

2) quali altri organi eventualmente devono essere coinvolti nel procedimento e con che ruoli e vincoli (firma l'ufficio tecnico? Il sindaco? L'uno deve avere un parere dall'altro o viceversa? Parere vincolante o meno? ecc, ecc)

3) di quanta discrezionalità può disporre l'organo deputato a stipulare l'accordo, nel discostarsi o da parametri tendenzialmente oggettivi o magari da un parere obbligatorio che li esprima? Quanto, in altre parole, la decisione può essere politica e di conseguenza meno tecnica e limitata? (ad es. in merito alla valutazione dell'interesse pubblico di un sifatto accordo che sblocchi l'annosa contrapposizione e dia il via ai lavori; alla valutazione della posizione connessa degli assegnatari dei lotti di terreno reso edificabile; alla considerazione di ciò che le persone che rappresento hanno patito a causa di tanto mal governo locale precedente, ecc...)


Vi sarei tanto grato se mi aiutaste ad inquadrare la questione e soprattutto mi deste degli spunti (siti, libri, giurisprudenza,...) per approfondire.

Un saluto,

Strd.
posso risponderti? (ovviamente tu sottoporrai questo parere al tuo legale.. cmq è di discreta affidabilità..)

1) il potere del consenso (che poi consiste nell'approvazione dei termini dell'"accordo bonario" in materia urbanistica) appartiene al Consiglio Comunale, tranne che la misura dell'indennizzo non sia legato a parametri previamente approvati dallo stesso consiglio comunale in apposita disciplina regolamentare.. (ma mi pare di capire che non sia questa l'ipotesi e che quindi si tratta di una valutazione discrezionale)

2) se il comune ha "dirigenti" (e in Comune te lo sapranno dire), il dirigente, dopo le modifiche introdotte dalla riforma delle Autonomie Locali, ha il potere di gestione. In questo potere (brutta parola.. in realtà è una "funzione" che l'ente esercita attraverso questo che possiamo definire un rappresentante con potere di firma, un mandatario) il dirigente firma il contratto o la convenzione, che, per la natura ed oggetto della transazione, sarà nella forma pubblica (a rogito di notaio o segretario comunale e successiva trascrizione nei rr.ii.)

3) è il quesito più "tosto".. E' il vero nòcciolo della faccenda: il diritto amministrativo tutela (e fino a poco tempo lo faceva con un piglio al limite del patto leonino.. vedasi il regime degli espropri ante sentenza della Corte Costituizonale) gli interessi della Pubblica Amministrazione. Nel fare questo, l'unico limite alla decisione è dato dal valore: in materia di espropri, riconquistata costituzionalmente la pari dignità tra soggetto pubblico e soggetto privato, il valore deve costituire un "giusto ristoro" per l'espropriato che transige. E' nettamente prevalsa nella prassi (e in giurisprudenza) il raccordo con il "valore di mercato" del bene in transazione. Il riferimento una volta era dato dal valore da richiedersi espressamente all'Ufficio Tecnico Erariale, da rivalutarsi secondo gli indici Istat di settore. Oggi si può sicuramente riferirsi -come base di trattativa- al valore di mercato che la trattazione di consimili immobili (analoghe caratteristiche costruttive, vetustà, localizzazione urbanistica, destinazione.. ecc.) hanno registrato mediamente nella zona.
L'unico controllo cui è assoggetabile l'accordo è quello, eventuale e non automatico, della Corte dei Conti in sede di controllo del bilancio (conto consuntivo del Comune), che può accertare l'eventuale possibile danno patrimoniale conseguito eventualmente all'amministrazione per la transazione ad un valore ritenuto troppo basso (nel caso di vendita di bene comunale, o troppo alto nel caso di pagamento di un corrispettivo o, come nel tuo caso, di un'indennità)
La responsabilità di tale azione sarebbe in capo al dirigente, solo di tipo amministrativo nel caso di accertata buona fede; rilievo penale assumerebbe nell'ipotesi di dolo o colpa grave (accordo sottobanco... e quant'altro).

di più nin zo'

bye

Ryan

(non sono un tecnico, non sono un legale.. e non sono tante altre cose. Però quello che ho scritto farà un buon servizio a te e a chi ti assiste legalmente. Ciao)

Ultima modifica di ryanfol : 16-05-04 alle ore 12:23
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Vecchio 16-05-04, 23:11   #5 (permalink)
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ciao Ryan e soprattutto grazie per il significativo contributo che mi hai dato. Il diretto interessato sono io non solo nel senso che curo interessi anche miei e indirettamente miei (proprietà di famiglia allargata), ma anche nel senso che non ho attualmente avvocati di riferimento. Quello presso cui faccio pratica legale non si occupa di diritto amministrativo, quindi mi tocca sbrigarmela da me

Ho capito subito la qualità dell'intervento

Per quanto riguarda il merito della questione, oltre ai vostri contributi, farò una ricerca in una libreria giuridica specializzata per farmi un'idea delle opere che ci sono sull'argomento (responsabiltà giuridiche degli enti locali et sim.; contratti di diritto pubblico; convenzioni urbanistiche, danno erariale e voci simili), ho già qualche titolo che poi vi posterò quì.

Inutile dire che il punto di partenza è stato l'epico e per certi versi intramontabile Manuale di Diritto Amministrativo del Sandulli, un'opera per la quale non si può che dire grazie al defunto autore

Sto valutando (sempre e solo questioni di tempo, ovviamente) di condividere i risultati della mia ricerca indicando percorso, fonti e sunto, potrebbe essere utile anche a me per "sistemare" la questione.

A presto, ciao

Strd.
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Vecchio 18-05-04, 19:21   #6 (permalink)
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Per chi volesse approfondire la materia propongo la lettura del D.P.R. n. 327 del 8 giugno 2001...
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