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Vecchio 03-05-04, 14:13   #1 (permalink)
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fondi pensione vs. pip

PREVIDENZA Come orientarsi con la libertà di scelta tra i vari strumenti


Pensione di scorta, dove è più ricca

I piani individuali perdono la gara con i Fondi: tutta colpa dei costi. Versando 100.000 se ne incassano 20.000 in meno


M eglio il Fondo pensione o i Piani pensionistici individuali? La domanda è tornata d’attualità ora che la riforma previdenziale sembra prevedere una parità di trattamento tra tutti gli strumenti previdenziali. Se la norma verrà approvata in via definitiva i dipendenti potranno, liberamente, destinare il loro Tfr e anche il contributo aziendale a un Fondo chiuso, cioè di categoria, a un Fondo aperto o a un forma pensionistica individuale (i Fip). Ma quale prodotto scegliere? Se si guarda solo al lato dei costi, la soluzione individuale non sembra essere particolarmente conveniente. A fronte di un versamento complessivo di 100.000 euro il montante accumulato, che alla fine sarà convertito nella pensione integrativa, potrà oscillare dai 126.775 euro garantiti, in media, dai Fip contro i 146.400 che si possono ottenere, sempre in media, aderendo a un Fondo pensione aperto. Anche all’interno della stesse compagnia i piani escono sempre battuti dai Fondi.
Sono questi i risultati di una simulazione condotta da Consultique, una società indipendente di consulenza finanziaria. L’analisi ha riguardato i prodotti offerti da quattro fra le maggiori compagnie d'assicurazione che operano nel settore. Per ognuna sono stati esaminati tutti i costi della polizza pensionistica, o Fip, e del fondo aperto. Sono stati ipotizzati un versamento annuo di 5.000 euro l'anno per vent'anni in una linea obbligazionaria che renda in media il 4,5% annuo, una performance sostanzialmente in linea con quella delle gestioni assicurative tradizionali. Tutti i prodotti analizzati sono di tipo unit linked, agganciati a fondi comuni d'investimento e sicav. L'unica eccezione è il Fip di Alleanza: si basa su una gestione assicurativa tradizionale che garantisce il consolidamento dei risultati e un rendimento minimo annuo del 2,5%.
Non sono state prese in considerazione le variabili fiscali, che sono comuni a tutti prodotti e quindi non incidono sul risultato finale: la deducibilità sui premi versati, il 12% sul reddito complessivo con un massimo di 5.164,57 euro l'anno, e l'aliquota dell'11% sul rendimento maturato ogni anno.
In tutti i casi considerati, i fondi aperti permettono di ottenere un montante maggiore e sono quindi più convenienti. Ma come si spiega la differenza dei risultati? «Nei fondi aperti - spiega Giuseppe Romano, direttore dell'ufficio studi di Consultique - le spese più rilevanti sono rappresentate dalle commissioni di gestione annua, che per le linee obbligazionarie oscillano dallo 0,7 all'1,5%. E il costo sale in misura notevole se si sottoscrivono quelle bilanciate e soprattutto azionarie. Nelle polizze pensionistiche, invece, incidono soprattutto i caricamenti su ogni versamento, che arrivano al 5%. In alcuni prodotti, peraltro, vengono rimborsati se si completa il programma previdenziale. Inoltre nei Fip si pagano pure le commissioni di gestione dei fondi comuni d'investimento sottostanti, e quindi si verifica una duplicazione degli oneri».
La restituzione delle commissioni potrebbe consentire a molti Fip di ridurre il distacco rispetto ai Fondi pensione offerti dalla stessa casa.
Rispetto ai Fondi aperti, però, i Fip presentano criteri di calcolo della rendita complessivamente più favorevoli e, in alcuni casi, una gestione finanziaria più flessibile: a volte, infatti, è possibile suddividere il versamento fra varie linee d'investimento a diverso profilo di rischio. «Ma questo è vero solo sulla carta - ribatte Romano - perché in molti casi le gestioni si limitano a ridurre in maniera automatica l'esposizione azionaria con il crescere dell'età, senza un effettivo valore aggiunto: le differenti caratteristiche, insomma, non giustificano i costi nettamente più elevati che caratterizzano i Fip. Per ridurre il divario nella copertura pensionistica per ora conviene aderire ai fondi pensione».
Ma Romano vede anche un altro rischio all’orizzonte: «Se si arriverà alla parità fra tutti gli strumenti previdenziali c’è il pericolo che tutti i costi si allineino verso l'alto».


Roberto E. Bagnoli
Corriere della sera
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Vecchio 03-05-04, 15:18   #2 (permalink)
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Re: fondi pensione vs. pip

Citazione:
Scritto da redon
PREVIDENZA Come orientarsi con la libertà di scelta tra i vari strumenti


Pensione di scorta, dove è più ricca

I piani individuali perdono la gara con i Fondi: tutta colpa dei costi. Versando 100.000 se ne incassano 20.000 in meno


M eglio il Fondo pensione o i Piani pensionistici individuali? La domanda è tornata d’attualità ora che la riforma previdenziale sembra prevedere una parità di trattamento tra tutti gli strumenti previdenziali. Se la norma verrà approvata in via definitiva i dipendenti potranno, liberamente, destinare il loro Tfr e anche il contributo aziendale a un Fondo chiuso, cioè di categoria, a un Fondo aperto o a un forma pensionistica individuale (i Fip). Ma quale prodotto scegliere? Se si guarda solo al lato dei costi, la soluzione individuale non sembra essere particolarmente conveniente. A fronte di un versamento complessivo di 100.000 euro il montante accumulato, che alla fine sarà convertito nella pensione integrativa, potrà oscillare dai 126.775 euro garantiti, in media, dai Fip contro i 146.400 che si possono ottenere, sempre in media, aderendo a un Fondo pensione aperto. Anche all’interno della stesse compagnia i piani escono sempre battuti dai Fondi.
Sono questi i risultati di una simulazione condotta da Consultique, una società indipendente di consulenza finanziaria. L’analisi ha riguardato i prodotti offerti da quattro fra le maggiori compagnie d'assicurazione che operano nel settore. Per ognuna sono stati esaminati tutti i costi della polizza pensionistica, o Fip, e del fondo aperto. Sono stati ipotizzati un versamento annuo di 5.000 euro l'anno per vent'anni in una linea obbligazionaria che renda in media il 4,5% annuo, una performance sostanzialmente in linea con quella delle gestioni assicurative tradizionali. Tutti i prodotti analizzati sono di tipo unit linked, agganciati a fondi comuni d'investimento e sicav. L'unica eccezione è il Fip di Alleanza: si basa su una gestione assicurativa tradizionale che garantisce il consolidamento dei risultati e un rendimento minimo annuo del 2,5%.
Non sono state prese in considerazione le variabili fiscali, che sono comuni a tutti prodotti e quindi non incidono sul risultato finale: la deducibilità sui premi versati, il 12% sul reddito complessivo con un massimo di 5.164,57 euro l'anno, e l'aliquota dell'11% sul rendimento maturato ogni anno.
In tutti i casi considerati, i fondi aperti permettono di ottenere un montante maggiore e sono quindi più convenienti. Ma come si spiega la differenza dei risultati? «Nei fondi aperti - spiega Giuseppe Romano, direttore dell'ufficio studi di Consultique - le spese più rilevanti sono rappresentate dalle commissioni di gestione annua, che per le linee obbligazionarie oscillano dallo 0,7 all'1,5%. E il costo sale in misura notevole se si sottoscrivono quelle bilanciate e soprattutto azionarie. Nelle polizze pensionistiche, invece, incidono soprattutto i caricamenti su ogni versamento, che arrivano al 5%. In alcuni prodotti, peraltro, vengono rimborsati se si completa il programma previdenziale. Inoltre nei Fip si pagano pure le commissioni di gestione dei fondi comuni d'investimento sottostanti, e quindi si verifica una duplicazione degli oneri».
La restituzione delle commissioni potrebbe consentire a molti Fip di ridurre il distacco rispetto ai Fondi pensione offerti dalla stessa casa.
Rispetto ai Fondi aperti, però, i Fip presentano criteri di calcolo della rendita complessivamente più favorevoli e, in alcuni casi, una gestione finanziaria più flessibile: a volte, infatti, è possibile suddividere il versamento fra varie linee d'investimento a diverso profilo di rischio. «Ma questo è vero solo sulla carta - ribatte Romano - perché in molti casi le gestioni si limitano a ridurre in maniera automatica l'esposizione azionaria con il crescere dell'età, senza un effettivo valore aggiunto: le differenti caratteristiche, insomma, non giustificano i costi nettamente più elevati che caratterizzano i Fip. Per ridurre il divario nella copertura pensionistica per ora conviene aderire ai fondi pensione».
Ma Romano vede anche un altro rischio all’orizzonte: «Se si arriverà alla parità fra tutti gli strumenti previdenziali c’è il pericolo che tutti i costi si allineino verso l'alto».


Roberto E. Bagnoli
Corriere della sera

mi puoi spiegare la differenza tra un fondo aperto e un fip?
scarpelli non  è collegato   Rispondi citando
Vecchio 03-05-04, 16:30   #3 (permalink)
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http://www.economia.unimore.it/marot...i_pensione.pdf
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