![]() |
| Home | | | Notizie | | | Mercati | | | ETF | | | CFD | | | Forex | | | Forum | | | Quotazioni | | | Servizi | | | Approfondimenti | | | Education | | | Meteo |
|
|
|
|||||||
| Registrazione | Blog | FAQ | Gruppo sociale | Calendario | Cerca | I messaggi di oggi | Segna i forum come già letti |
|
Titolo di riferimento: PARMALAT
Quotazione al 10/02/2012 1,5680 EUR (-1,82 %)
|
Notizie | Analisi tecnica | Analisi operativa | Quotazioni |
![]() |
|
|
LinkBack | Strumenti discussione | Valuta discussione | Modalità visualizzazione |
|
|
#1 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Parmalat: che fare? (leggete questo, non l'altro)
Sono stato a Milano sabato, alla meritoria iniziativa organizzata da Roberto Portinari con l'assistenza e la partecipazione di altre persone (fra l'altro erano presenti gli Avv.ti Cianci e Adami oltre ad un avvocato americano in rappresentanza dello studio Milberg Weiss etc. etc.).
Volevo chiarirmi un po' le idee sul da farsi e devo dire che alcuni interventi, in particolare quello dell'Avv. Cianci sulle prospettive del processo penale e di Pietro Adami sulla class action a New York, mi sono stati molto utili e come prima cosa vorrei ringraziarli per il loro contributo. Data la complessità della situazione, però, devo ammettere che non ho risolto tutte le mie perplessità ed anche se ho capito che, a parte alcuni adempimenti urgenti nei prossimi mesi tipo l'insinuazione al passivo, c'è tempo per decidere quali inziative intraprendere e in quale sede, vorrei confrontarmi con voi per delineare una sorta di stato dell'arte della vicenda giudiziaria. Oltre a tutto sono rimasto letteralmente sconvolto nell'osservare e scambiare due parole con alcune persone sedute vicine a me: gente dall'aria semplice che sicuramente si trovavano per la prima volta a dover affrontare questioni di procedura legale e fallimentare e manifestavano chiaramente il disagio (se non l'angoscia) di dover prendere decisioni su una materia di cui sono probabilmente totalmente all'oscuro, raccogliendo personalmente in mezzo a mille difficoltà informazioni ed indicazioni che possano essere in qualche modo utili a recuperare almeno una parte dei loro risparmi, nel totale disinteresse (o ignoranza o, peggio, disinformazione) dei loro intermediari, dei politici, della stampa, etc. Vado a mangiare un boccone e proverò a delineare, dal mio punto di vista, questo stato dell'arte, e una proposta concreta. |
|
|
|
|
|
#2 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Atto primo: insinuazione al passivo
Come è ormai noto la Parmalat e un buon numero di sue controllate, fra cui gran parte delle finanziarie che hanno materialmente emesso i bond, sono state ammesse alla procedura di liquidazione (csiddetta Prodi-bis integrata dal decreto Marzano).
A seconda della data in cui le varie società sono state messe in liquidazione la prima cosa da fare sarà iscriversi al passivo . In pratica bisogna scrivere una raccomandata alla Procura di Parma nelle forme indicate dalla Procura stessa sul loro sito: Avviso ai creditori Parmalat . Il facsimile della domanda dovrebbe essere questo: Aduc - Facsimile insinuazione al passivo Consiglierei però di aspettare perchè a breve potrebbero esserci delle novità. Oltre a tutto il primo termine (a seconda della tipologia di obbligazioni che si hanno sottoscritto) è il 20 aprile. Gira con insistenza la voce che il governo potrebbe inserire un emendamento al decreto Marzano per prevedere in qualche modo l'ammissione al passivo d'ufficio (o collettiva) di tutti gli obbligazionisti. Mi auguro che sia così, anche se mi chiedo perchè non è ancora stato fatto. Magari con un altro decreto: possibile che in questo paese passino con motivazioni di urgenza solo provvedimenti che servono a togliere uno o due personaggi eccellenti da situazioni imbarazzanti e non si riesca con il consenso di tutti a varare una norma che provveda a semplificare gli adempimenti burocratici per decine di migliaia di persone? L'insinuazione al passivo non è infatti un atto poi così banale: è vivamente consigliabile effettuarla tramite un avvocato perchè in assenza di un domicilio eletto a Parma eventuali comunicazioni relative al procedimento (anche solo che la nostra domanda non può essere accettata perchè presenta degli errori formali) verrebbero affisse presso la Cancelleria del Tribunale... col risultato che molto probabilmente non ne verremo mai a conoscenza. Credo che dovremmo studiare un modo per esercitare la massima pressione per ottenere che i politici varino immediatamente un decreto che stabilisca che in casi come questo gli intermediari abbiano l'obbligo di trasmettere all'autorità giudiziaria l'elenco completo dei loro clienti che detengono in portafoglio titoli ammessi alla procedura di liquidazione e che si facciano carico di trasmettere a loro eventuali comunicazioni del Tribunale. Fra l'altro mi risulta che un gran numero di pseudocomitati stia raccogliendo adesioni (e fior di quattrini) proprio con il pretesto di svolgere questo compito. Sarebbe un ottimo modo per togliere a questi sciacalli un facile pretesto
|
|
|
|
|
|
#3 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Atto secondo: la richiesta dei danni
Naturalmente l'insinuazione al passivo da sola non basta: essa serve unicamente agli obbligazionisti in quanto creditori per recuperare una parte di quello che han perso.
Non è una strada percorribile dagli azionisti, nè tantomeno potrà servire agli obbligazionisti se non per recuperare una piccola parte di quanto investito. Circolano stime che dicono che questa parte dovrebbe essere intorno al 20%, suddiviso fra contanti, nuovi titoli di credito con scadenza prolungata e azioni della "Nuova Parmalat". Questo perchè, si dice, a fronte di un debito che pare si aggiri intorno ai 14.500.000.000 (14,5 mld) di euro, il valore delle attività della Parmalat può essere stimato in 3 mld €. Ecco quindi che gli obbligazionisti (se vogliono recuperare almeno una parte di quell'80% che pare essere svanito nel nulla) e a maggior ragione gli azionisti, che rischiano di trovarsi in mano degli oggetti da scripofilia (non è una forma di perversione, si tratta di "certificati azionari originali d'epoca da collezione e per l'arredamento") devono intraprendere una qualche forma di iniziativa legale per chiedere i danni a chi ritengono li abbia truffati. |
|
|
|
|
|
#4 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
A chi chiedere i danni
1) A Calisto Tanzi, alla famiglia, ai dirigenti della Parmalat, ai consiglieri di amministrazione della Spa. Questi i primi responsabili, e grazie a Dio sono praticamente tutti in galera.
A questo proposito vorrei però ricordare quello che ha sostenuto l'avvocato americano dello studio Milberg Weiss etc. etc.: there won't be cheques sent from jail. Come dire che dalla prigione non ci spediranno degli assegni... 2) Ai revisori dei conti (Deloitte e Grant Thornton) e al collegio dei sindaci della Spa: ai cosiddetti controllori, interni ed esterni. Qui sicuramente c'è più trippa, ovviamente se parliamo delle società di revisione e nel caso in cui si riuscisse a provarne le responsabilità): Grant Thornton International is the world's leading accounting, tax and business advisory organization dedicated to mid-size companies. Partners of the member firms of Grant Thornton provide personal attention and seamless service delivery to public and private clients around the globe. Our Guiding Principles serve as the foundation for each step we take toward achieving our vision. Global U.S. Revenues $1.84 bil. $485 mil Staff 21,500 2,952 Partners 2,270 328 Offices 585 48 Deloitte Touche Tohmatsu is an organization of member firms devoted to excellence in providing professional services and advice. Through these firms, Deloitte serves more than one-half of the world's largest companies. Deloitte: By the numbers 2003 2002 2001 2000 Revenues (US$) $15.1 $12.5 $12.4 $11.2 People 119,770 100,398 95,447 92,064 Countries 144 141 140 130 Offices 656 687 708 700 3) Alle agenzie di rating (vogliamo fare il nome?) sempre nel caso che ne venissero provate le responsabilità (scusate il piccolo disclaimer). 4) Alla Consob e alla Banca d'Italia se credete, come io penso, che il livello di controllo esercitato sulle banche e sulle società quotate in borsa sia stato, a dir poco, vergognoso. 5) A tutte le banche e le istituzioni finanziarie che a tutti i livelli hanno coperto e forse incoraggiato gli illeciti commessi da Parmalat e qui la lista rischia di non finire più, dalle principali banche italiane a parecchie di quelle estere. 6) Agli intermediari finanziari qualora li riteniate responsabili di avervi spinto a fare investimenti troppo rischiosi o comunque non adeguati alla vostra situazione. Non a caso alcune banche hanno messo in piedi iniziative per prevenire un'ondata di reclami che potrebbe avere un effetto devastante. Io stesso opero nel settore, ma vi posso assicurare che quando sento in televisione il pensionato che racconta come gli hanno fatto investire la liquidazione (110.000 €) unicamente in una obbligazione Parmalat, penso al mio collega che ha fatto l'operazione e mi auguro che venga presto dislocato a pulire delle latrine (insieme a coloro che l'hanno messo in quella posizione senza fornirgli una adeguata formazione o assistenza). A proposito delle banche: occhio quando vi propongono risarcimenti parziali in cambio di una rinuncia da parte vostra ad intraprendere azioni legali. Spesso ci provano anche in situazioni in cui sono palesemente dalla parte del torto solo per scongiurare l'eventualità di un rimborso integrale. Purtroppo le persone che ne sono vittime sono anche le meno informate su queste cose (sicuramente non frequentano il FOL) e interpretano l'offerta della banca come un "gesto di buona volontà"
Ultima modifica di negusneg : 24-02-04 alle ore 00:21 |
|
|
|
|
|
#5 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Come chiedere i danni
Sarò per forza di cose sintetico data l'ora:
1) class action. Per il momento le adesioni sono chiuse, probabilmente verranno riaperte fra un anno o giù di lì (pietro66 = Pietro Adami può confermare o smentire). Nel frattempo il giudice di NY deciderà se gli italiani (azionisti ed obbligazionisti) possono essere ammessi. La class action non è incompatibile con altre azioni svolte in Italia, ovviamente a patto che non riguardi gli stessi soggetti (non posso farmi liquidare i danni da Citigroup sia a NY che in Italia). Il vantaggio è che i tempi saranno più rapidi (2-3 anni), che non ci sono spese da anticipare (si fanno carico di tutto gli avvocati), che ci si può ritirare senza spese (nel caso in cui in Italia, ad esempio, parta un'iniziativa che si ritiene possa avere maggiore successo) e che il team di avvocati è molto agguerrito e professionale (anche perchè intascano una bella fetta del risarcimento, nel caso in cui lo riescano ad ottenere). Lo svantaggio è che la parcella degli avvocati a fine causa può arrivare a mangiare circa un terzo del totale del risarcimento 2) causa penale a Milano, principalmente per il reato di aggiotaggio. Ci hanno spiegato che anche in sede penale ci si può costituire parte civile e, in caso di condanna, ottenere un risarcimento, oltre a tutto per i danni morali oltre che materiali. Se però ho capito bene in caso di assoluzione, prescrizione, insufficienza di prove insomma di non condanna non ho più diritto a risarcimenti (chiedo conferma ad esperti del ramo). La causa dovrebbe partire a breve con rito abbreviato, mi interesserebbe sapere se ci sono dei termini per aderire o se lo si può fare nel corso del dibattimento. 3) causa penale a Parma, dovrebbe occuparsi dei reati di bancarotta fraudolenta e, credo, truffa aggravata. Valgono le stesse considerazioni (e domande) di cui sopra con l'avvertenza che questa causa avrà probabilmente tempi più lunghi. Già dalla condanna in primo grado però (se ho ben interpretato l'Avv. Cianci) potrebbero scattare i risarcimenti. 4) causa civile. Indipendente dalle prime due, finalizzata unicamente alla richiesta di risarcimento, non richiede necessariamente la condanna penale (è proprio così ).
|
|
|
|
|
|
#6 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Quando chiedere i danni
E qui torniamo all'argomento di questo 3D. Da quanto detto sopra mi sembra ovvio che è meglio aspettare.
Intanto che si chiarisca meglio la situazione reale della Parmalat e che Bondi faccia una proposta di ristrutturazione del debito. Poi per vedere che direzione prendono le indagini di Milano e Parma. Infine per capire bene da chi si vuole essere rappresentati. Già ci sono sedicenti rappresentanti di comitati che sono finiti nel registro degli indagati (imputati di aggiotaggio) Vi riporto una notizia (da Vita, nonprofit online, ma l'hanno battuta anche le agenzie) e faccio un'ultima proposta: Citazione:
Facciamo sentire la nostra voce, se possibile, tutti uniti. Anche solo per non dovere assistere allo squallido spettacolo dei comitati e/o studi di avvocati che si sbranano come sciacalli affamati davanti a una carogna Oltre a tutto, se mi è consentita una considerazione personale, sono stati "limitati" i ricorsi collettivi: bene, io da dieci anni non ho avuto incidenti in automobile, eppure pur essendo nel frattempo passato ad una assicurazione on line spendo quasi il triplo di dieci anni fa . Complimenti!
|
|
|
|
|
|
|
#7 (permalink) | |
|
Member
Data registrazione: Dec 2003
Messaggi: 4,677
Popolarità: 42949681 ![]() |
Sembra che anche a Parma abbiano deciso di sveltire i tempi...
Citazione:
|
|
|
|
|
|
|
#9 (permalink) |
|
Member
Data registrazione: Jul 2002
Messaggi: 21,553
Popolarità: 0 ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() |
...
Parmalat: la strada delle class action
(24/02/2004) Anche Altroconsumo allunga una mano ai risparmiatori sventurati che si ritrovano nel portafoglio obbligazioni Parmalat. “Abbiamo stipulato un accordo con uno studio legale americano per consentire agli italiani detentori dei bond di aderire alla class action in partenza negli Stati Uniti”, così Paolo Martinello, il presidente dell’associazione dei consumatori che vanta circa 300mila iscritti spiega l’iniziativa. Sulla scorta dell’esempio dell’Aduc che per prima aveva trovato un accordo con lo studio Milberg Weiss Bershad Hynes & Lerach di San Diego, quindi anche Altroconsumo persegue la strada delle azioni collettive made in Usa. Secondo Martinello, infatti, non ci sono preclusioni alla partecipazione di investitori italiani alla class action americana. “Sono oltre 4.500 i risparmiatori traditi che si sono rivolti ad Altroconsumo per questo problema – dice Martinello – perchè sono consapevoli che soggetti multinazionali come le banche, le società di revisione ecc. possono essere condannati a risarcire i danni causati ai risparmiatori di tutto il mondo compresi gli italiani”. In altri termini, in mancanza in Italia di una previsione legislativa che preveda le class action, ci si rivolge al Paese del capitalismo per eccellenza che dagli Anni 30 fa delle azioni collettive un baluardo della tutela dei consumatori contro la strapotenza economica delle multinazionali. In realtà, spiega il presidente di Altroconsumo, è sul tavolo delle trattative governative un bozza di progetto di legge del ministro delle Attività Produttive, Antonio Marzano. Secondo indiscrezioni, il disegno di legge prevederebbe l’introduzione delle azioni collettive mitigate rispetto al modello americano. In America è un’azione legale iniziata da un soggetto che chiede di essere autorizzato ad agire per sè e per gli altri colpiti dallo stesso fatto illecito. L’iniziativa è promossa da uno studio legale: in caso di sconfitta gli aderenti non sono tenuti a pagare alcuna spesa, mentre in caso di vittoria è lo stesso giudice stabilire il “quantum” dovuto agli avvocati. La versione italiana prevederebbe una doppio azione giudiziale. La prima collettiva che può essere iniziata esclusivamente dalle associazioni dei consumatori. La seconda è invece individuale e riguarda i singoli aderenti alla class action che sulla scorta della sentenza favorevole possono richiedere il risarcimento dei danni. Martinello la vede bene. “Sono sostanzialmente favorevole – dice –, in Parlamento potremmo fare degli ulteriori passi in avanti, ma per l’introduzione delle azioni collettive in Italia sarebbe già un grande passo in avanti”. Sulla possibilità di trasporre tout court il modello americano in Italia è infatti risoluto: “Non è possibile – dice Martinello – perchè il modello americano favorisce la tutela della massa dei consumatori a scapito dei singoli (una volta che la class action si è chiusa nessuno può entrare in un secondo momento) e questo sarebbe incompatibile, per esempio, con l’art. 24 della Costituzione che sancisce l’inviolabilità del diritto del singolo ad agire in giudizio”. Tobia De Stefano http://www.miaeconomia.it/retrieval/...page=&pagenum= |
|
|
|
![]() |
| Segnalibri |
| Strumenti discussione | |
| Modalità visualizzazione | Valuta questa discussione |
|
|
| Chi siamo- Pubblicità- Contatti- Disclaimer- Mappa- Credits | ||
| © 2000-2012 Browneditore S.p.A. - Tutti i diritti riservati. Prima di utilizzare anche parzialmente i contenuti di questo sito, vogliate cortesemente consultare il disclaimer. | ||